Con materialismo storico si intende, nell'ambito dell'analisi marxianaGeneralmente per marxiano s'intende ciò che riguarda il pensiero e le teorie di Marx stesso, a differenza di marxista che si riferisce a chi sostiene il marxismo (cfr. i due termini citati, in Vocabolario Treccani (2009)). di struttura e sovrastruttura, la concezione materialistica della storia intesa come storia delle società umane (materialistische Geschichtsauffassung) secondo il cosiddetto socialismo scientifico.In Dizionario di filosofia Treccani (2009), alla voce "Materialismo storico e dialettico". L'uso di questa espressione, ma non il concetto, si deve soprattutto a Engels che la impiegò nel 1859, e negli ultimi anni della sua vita scrisse ripetutamente di «concezione materialistica della storia».Nell'opera L'ideologia tedesca, la locuzione "materialismo storico" espressamente non compare ma ne viene accennata una definizione, la seguente: «La storia è una, ed è la storia della produzione in senso totale», dalla produzione economica a quella delle «necessarie sublimazioni» della base materiale, cioè le idee, il diritto, l'arte, ecc. Non si spiega la prassi partendo dall'idea bensì «la formazione dell'idea partendo dalla base materiale» (cfr. Angelo D'Orsi, Piccolo manuale di storiografia, Bruno Mondadori editore, Milano, 2002, p. 15). Il filosofo Umberto Curi, nella trasmissione RAI Zettel (min. 00:46:39), sostiene poi che: «Uno dei luoghi comuni più diffusi è quello che riguarda quella concezione filosofica nota come "materialismo storico". Abitualmente, anche nei manuali che sono più in voga nelle scuole secondarie o persino in quelli di livello universitario, si attribuisce a Marx quella dottrina così viene chiamata, definita materialismo storico...». Ebbene, è opportuno sottolineare che «Marx non ha mai impiegato nei suoi scritti l'espressione "materialismo storico"». L'unico appiglio che potremmo avere per una legittimazione dell'attribuzione a Marx di una concezione materialistica della storia è un passo della Prefazione al testo che Marx pubblica nel 1859 e che si intitola “Per la critica dell'economia politica”, prefazione nella quale Marx parla della storia e della base materialistica di questa storia ma l'espressione tecnica “materialismo storico” viene usata, per la prima volta, da Engels e viene adoperata nel contesto di una interpretazione complessiva della ricerca marxiana che Engels, tra il 1883 (anno della morte di Marx) e il 1895 (anno della sua morte), tenta di accreditare e sviluppare. Engels peraltro ha usato anche l'altra celebre espressione materialismo dialettico, di cui tratta analiticamente nell'opera Dialettica della natura, pubblicata nel 1883. Nella celebre Prefazione a Per la critica dell'economia politica (1859), Marx espone sinteticamente le categorie sopra menzionate di struttura e sovrastruttura e offre una rara delucidazione del proprio metodo storiografico.

Basandosi sulla dialettica hegeliana e dunque sulla visione dialettica della storia come continuo evolversi dei rapporti servo-padrone, Marx formula il materialismo dialettico, che mantiene questa concezione dialettica della storia liberandola però del suo idealismo, che vede la dialettica come frutto dello scontro delle idee intese nel senso filosofico letterale, ossia valori assoluti ed esistenti su un piano d’esistenza ideale e pertanto assoluto. Marx introduce una concezione materialistica della dialettica, applicandola poi alla concezione della storia (intesa come storia umana), interpretandola certamente come frutto di valori e movimenti, ma in principio come conseguenza delle condizioni materiali che li generano (non considerandoli quindi come manifestazioni di idee, ma come conseguenze di realtà materiali strutturali). Tali condizioni materiali sono in primo luogo determinate dal sistema economico, che, nell’analisi marxiana, costituisce la struttura sulla quale si costruisce la sovrastruttura in ogni sua forma.

Il materialismo L'analisi di Karl Marx è materialistica perché considera come determinanti per lo sviluppo della storia umana e per la creazione di un ordine sociale diversi fattori strutturali materiali (si tratta cioè non di un materialismo ontologico, ma di un materialismo come approccio epistemologico-scientifico applicato alla scienza della storia, materialismo storico, appunto), in particolare tecnologici ed economici. Questa visione della storia si differenzia da quella degli idealisti, che alla base dei cambiamenti politici e sociali pongono la politica, la filosofia, l'arte o la religione, quelli cioè che Marx chiama elementi sovrastrutturali.

Convinto della mutevolezza del mondo e di tutte le fasi, seguendo una prospettiva storica ma non storicistica, declinata alla luce del rovesciamento della dialettica di matrice hegeliana, Marx afferma la transitorietà del modo di produzione capitalistico. Secondo la prospettiva marxiana difatti è possibile superarlo in direzione di una nuova, superiore forma sociale.. Viene altresì considerata, nel Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, la possibilità alternativa della comune rovina delle classi in lotta.

Le affermazioni fondamentali di Marx sono le seguenti: Le fondamenta economiche di una data società – che sono il modo in cui la ricchezza è prodotta e distribuita – determinano in generale il punto d'osservazione di quella società per quanto riguarda la condotta e le relazioni dei suoi membri, ma queste condizioni sociali sono esse stesse nel processo di cambiamento e costituiscono l'elemento dinamico e mutevole nella storia. Tali fondamenta costituiscono ciò che Marx denomina struttura o modo di produzione, al cui interno possiamo distinguere due aspetti: le forze produttive (ovvero il livello maggiore o minore di specializzazione - quindi, la divisione del lavoro - ; le tecniche impiegate nei processi produttivi) e i rapporti di produzione, che forniscono il quadro giuridico e normativo entro il quale dette forze operano e si sviluppano. Vi è un'evoluzione sociale, con nuove società, con diverse basi economiche, che scaturiscono dalle vecchie – a causa di certi elementi che si sono sviluppati in queste ultime. In particolare, all'interno di ogni modo di produzione, lo sviluppo delle forze produttive entra ad un certo punto in contrasto con i rapporti giuridici di produzione, che da iniziale stimolo allo sviluppo si sono convertiti in catene. Tale contrasto genera un periodo di sconvolgimenti rivoluzionari, che pongono la premessa per la definizione di nuovi rapporti e pertanto segnano il passaggio a un nuovo modo di produzione. I cambiamenti nella struttura economica avranno a loro volta ripercussioni sul piano sovrastrutturale, sulla politica, il diritto, le espressioni culturali in senso lato. La storia, considerata come sviluppo dei rapporti di produzione e di distribuzione (e delle relative forme di proprietà che ne rappresentano il riflesso giuridico), è un susseguirsi di lotte di classe che sono tutte di natura politica, perché, anche se nascono per interessi particolari, in definitiva hanno come obiettivo il controllo del potere statale. Il capitalismo rappresenta l'ultima forma antagonistica di lotta di classe; il proletariato, classe oppressa, è anche classe universale, in quanto la propria esigenza di liberazione - particolare - interseca e collima con l'esigenza di liberazione dell'uomo da ogni forma di alienazione e sfruttamento - universale. Pertanto, il proletariato, liberando se stesso, libera di fatto l'intero genere umano da ogni forma di soggezione economica. La storia è il risultato dell'azione delle condizioni sociali sull'uomo e dell'azione dell'uomo sulle condizioni sociali. Questa idea di progresso storico risente anche dell'influsso dell'antropologia e dello storicismo, in particolare quello della concezione romantica della storia (Vico, Hegel), poi divenuta positivista (Comte) ed evoluzionistica. In un famoso saggio dal titolo Significato e fine della storia, Karl Lowith ha sostenuto il materialismo storico essere una versione secolarizzata di una teleologia della storia già presente, peraltro, in Agostino; lo stesso «Manifesto del partito comunista è anzitutto un documento profetico, un verdetto e un invito all'azione, ma non è assolutamente un'analisi puramente scientifica fondata su dati empirici».K.Löwith, Significato e fine della storia, Edizioni di Comunità 1963, pag.63. La storia sarebbe incamminata verso un fine - telos - che ne rappresenta il perfezionamento e coronamento. Il comunismo, in altre parole, ponendo fine a ogni antagonismo di classe, ad ogni forma di sfruttamento e alienazione, chiuderebbe la preistoria umana - così Marx nella già citata Prefazione all'opera Per la critica dell'economia politica - e inaugurerebbe il tempo della compiuta manifestazione del genere umano, in una versione terrena e secolarizzata, ma non meno densa di tensioni escatologiche, della città celeste prefigurata nell'opera La città di Dio.

I modi di produzione Marx distingue inoltre specifiche fasi, nella storia dei popoli, caratterizzate da varie e particolari condizioni e rapporti economici che vengono chiamate "modi di produzione".K. Marx, F. Engels, L'ideologia tedesca, pp. 182-183. Essi sono:

Il comunismo primitivo (Urkommunismus) la cui struttura materiale è costituita dalle elementari attività economiche (economia di sussistenza preistorica del paleolitico e mesolitico, la cosiddetta società dei cacciatori-raccoglitori) della caccia, dell'addomesticamento e dell'allevamento animale, dal raccogliere frutti e altri prodotti vegetali, da rudimentali esperimenti agricoli. La sovrastruttura ideale è data dalla semplicità del pensiero e del costume, dall'assenza di una istituzione statuale vera e propria e da concezioni religiose o protoreligiose, strettamente collegate ai cicli della natura. Engels, sulla scorta di Morganche definisce come tre le fasi: selvaggia, barbara e civile, in cui dividere la storia umana, distingue in questo modo di produzione due sottofasiCecilia Gatto Trocchi, Storia dell'antropologia culturale: la fase "selvaggia" vera e propria, priva di qualsivoglia sovrastruttura permanente e con un legame strettissimo al mondo naturale, come si riscontra in alcune popolazioni aborigene delle foreste, e la fase barbara, come quella delle popolazioni della Germania antica oltre i confini dell'Impero romano e degli indiani del Nord America prima dell'invasione degli europei. Nella società barbarica, nonostante non sia sviluppato uno Stato né una divisione del lavoro (salvo quella indotta da caratteristiche biologiche come il sesso o l'età), esistono alcune istituzioni di carattere tribale-gentilizio. Nel comunismo primitivo l'evoluzione sociale può essere delineata osservando il passaggio attraverso diversi tipi di matrimonio e diversi sistemi di parentela, essendo ancora la società basata su vincoli di sangue (ciò che Engels chiama "costituzione gentilizia"). Il surplus economico dato dal miglioramento delle tecniche dell'agricoltura e le conseguenti crescita e dispersione della popolazione hanno in diverse occasioni storiche condotto società di questo tipo ad evolvere (spesso in modo traumatico) in altre formazioni sociali.