Il suo nome è associato ad importanti contributi alla chirurgia oftalmica e in particolare a una tecnica innovativa di estrazione della cataratta, presentata all'Académie nationale de médecine di Parigi nel 1842Giovan Battista Quadri, Monographie de la double dépression destinée à détruire la cataracte. Méthode inventée a pratiquée en 1838 par G.B. Quadri dans la Clinique Royale de Naples précédée du discours prononcé par l'auteur à l'Académie Royale de Médicine de Paris le 27/12/1842, Paris, 1845, pp. 1-10, e alla formazione della pupilla artificiale, illustrata all'Accademia delle Scienze di Napoli nel 1848Giovan Battista Quadri, Memoria sopra un nuovo istrumento inventato ed usato per fermare con maggior facilità la pupilla artificiale, Napoli, 1848, pp. 5-6. Di primaria importanza fu il suo ruolo nella fondazione ed organizzazione presso l'Università di Napoli della Clinica di Oftalmiatria, collegata ad una scuola per l'inserimento dei ciechi nella vita normaleTommaso Virnicchi, Negrologia del professor Giovan Battista Quadri, Napoli, 1851, pp. 3-8. Dal 1840 è stato decano della Regia Facoltà di Medicina di Napoli.. In seguito alla repressione conseguente ai moti rivoluzionari del 1848, venne allontanato dalla Clinica, ove fu reintegrato nel giugno del 1850.Linda Iacuzio, "L'insegnamento della medicina nell'Ospedale degli Incurabili e nel Collegio Medico Cerusico di Napoli. Note sull'insegnamento dell'oculistica", in Arturo Armone Caruso & Antonio Del Prete (a cura di), La nascita dell'oculistica Campana,Giannini Editore, Napoli, 2005, pp.121-127 Morì l'anno successivo a Napoli in seguito ad una grave dissenteria. La sua opera di chirurgo oftalmico fu proseguita dal figlio Alessandro Quadri, anch'egli valente oculistaIacuzio Linda, op. cit., pp. 121-127.
"Quando il professore abbia cognizioni precise e teorie estese, e quando egli abbia praticato molte cure felici, e si abbia guadagnato favorevole opinione presso il pubblico, allora gli sarà più facile acquistarsi piena fiducia nell'animo dell'infermo, e de' parenti."
(Giovanni Battista Quadri, Annotazioni pratiche sulle malattie degli occhi, Libro II, Articolo VIII, par. 3Giovambatista Quadri, Annotazioni pratiche sulle malattie degli occhi, Girard, Napoli, 1818; vol. II, p. 130)
Biografia
La giovinezza
Giovanni Battista Orazio Nicolò Quadri nacque il 12 settembre 1780 a Vicenza, da Domenico Quadri e Teresa Meneghi. Appassionato delle materie letterarie, della filosofia, delle belle arti e della musica, si distinse già dodicenne come improvvisatore di versi . A sedici anni vennero pubblicati due sonetti ("I. Spande ovunque terror l'orrenda fronte" e "II Saggia colomba, che i celesti strali") nel Canzoniere per la monacazione di nobile donzella veneta in tre volumi, dedicato al Patriarca di Venezia, dato alle stampe nel 1796 da un poeta arcade con lo pseudonimo di Gerildo Cariside; nell'opera erano presenti anche i versi di Ugo Foscolo, di Vincenzo Monti, di Iacopo Vittorelli e di Ippolito PindemonteGabriella Botti, "Da ospedale-ricovero a ospedale clinico: il Collegio medico-cerusico degli Incurabili di Napoli", in G. Botti, L. Guidi, L. Valenzi, (a cura di), Povertà e beneficenza tra Rivoluzione e Restaurazione, Napoli, 1990, pp.239-258. Il Quadri esprimeva nei versi, dedicati alla nobildonna Maria Toderini, in procinto di entrare in un convento di clausura, la preoccupazione per la discesa dei francesi, capeggiati dall'allora giovane condottiero Napoleone Bonaparte, tanto da auspicare una sospirata pace, che vedeva perorata proprio dalle preghiere della nobile vergine.. Nel corso della sua formazione Giovanni Battista Quadri fu allievo del Monti, che ottenne a Pavia la cattedra in eloquenza nel 1802, e raggiunse anche una straordinaria perizia nel disegno, che si rivelerà molto utile nella sua carriera di scienziato, consentendogli di corredare con illustrazioni tracciate di proprio pugno i trattati di chirurgia oculareGiovan Battista Quadri, op. cit., pp.1-143.
Gli studi universitari e i primi incarichi di insegnamento (1802-1814)
L'esatta cronologia degli studi universitari del Quadri non è ben nota. Dalle documentazioni dell'epoca. risulta che si fosse laureato in Medicina all'Università di Pavia, ma anche che avesse studiato a Bologna Scienze naturali e Medicina. Spinto dal desiderio di compiere ricerche sulle scienze naturali, in particolare per la classificazione delle piante e di alcuni minerali, intraprese, con gli scarsi mezzi di cui poteva disporre, un viaggio a piedi percorrendo gran parte dell'Italia e parte della Svizzera. Conseguì successivamente la laurea in Chirurgia all'Università di Padova, dove fu uno dei migliori allievi di Giovanni Battista Morgagni e fu successivamente nominato professore di Chimica Nel 1805 venne chiamato alla cattedra di Anatomia e Chirurgia all'Università di Bologna, nella quale insegnò per nove anni.Nel 1807 pubblicò a Bassano del Grappa una Guida per gli studiosi dell'arte di ostetricia. Nello stesso anno pubblicò a Milano una monografia su una specie sconosciuta di fungo velenoso scoperta in Toscana, a Vallombrosa, dal titolo Notizia intorno a una specie di fungo velenoso, corredata da un minuzioso disegno e da una dettagliata descrizioneGiovan Battista Quadri,pp. 3-5,Notizia intorno a una specie di fungo velenoso,Milano,1807. Contemporaneamente iniziò ad operare agli occhi col metodo appreso dal suo maestro Antonio Scarpa, autore di un Saggio di osservazioni sulle malattie degli occhi e fautore del metodo della depressione della cataratta. Il fallimento dei primi tre interventi di cataratta praticati secondo la tecnica di Scarpa lo spinsero a recarsi a Vienna per apprendere il metodo praticato da Georg Joseph Beer e a far pratica con lui. Al suo ritorno andò crescendo il numero delle persone che volevano farsi operare agli occhi dal giovane chirurgoBernardo Quaranta, op.cit., pp. 3-8. A Firenze sperimentò per la prima volta la corotecnica, un intervento innovativo sul segmento anteriore dell'occhio; queste ricerche contribuirono alla diffusione della fama internazionale del QuadriRaffaele Barbagallo Fichera, Omaggio di una medaglia tributato dagli studenti di Medicina al loro insigne Maestro signor Giovanni Battista Quadri, Tipografia C.Cataneo, Napoli, 1826, pp. 1-35.
Il periodo napoletano (1812-1851)
Nell'ottobre 1814 il Quadri si trasferì a Napoli, all'Ospedale della Pace, invitato dal conte Zurlo, ministro dell'interno del re di Napoli Gioacchino Murat. Dopo soli due mesi gli fu affidata la cattedra di Oftalmiatria con sede nell'Ospedale degli Incurabili di NapoliGiuseppe De Crecchio, "Nascita della moderna Oculistica Campana", in Arturo Armone Caruso & Antonio Del Prete, (a cura di), La nascita dell'oculistica Campana, Giannini Editore, Napoli, 2005, pp. 129-135.
Il successivo traguardo professionale si realizzò il 13 marzo del 1815, con l'inaugurazione sempre a Napoli del primo reparto di Clinica Oculistica in Italia (Clinica Reale di Oftalmiatria), di cui gli fu affidata la direzione, incarico in cui profuse tutte le energie fino alla morte nel 1851Linda Iacuzio, op. cit., pp. 121-127. All'Istituto, che in breve tempo divenne un punto di riferimento per tutta l'Italia meridionale, era collegata una scuola volta ad inserire i ciechi nella vita normale, sul modello di quella esistente a ParigiGiuseppe De Crecchio, op. cit., pp.129-135. Nel 1818 l'Imperatore d'Austria Francesco I chiese una relazione sull'Ordinamento della Clinica, intendendo realizzarne una simile a Vienna, che effettivamente venne istituita l'anno successivo, sotto la direzione del prof. Georg Joseph Beer, che era stato maestro del Quadri.. Negli anni successivi, la fama del Quadri si estese a livello internazionale, tanto che giungevano pazienti provenienti dall'Inghilterra, dalla Russia, dalla Polonia, dalla Spagna, dall'Egitto e, perfino, dall'America; numerosi chirurghi venivano a Napoli ad assistere ai suoi interventi e gli allievi della Clinica operavano con successo in tutta Italia e all'estero. La sua attività presso la Clinica di Oftalmiatria può essere ben conosciuta grazie ai volumi delle Annotazioni pratiche sulle malattie degli occhi., che scrisse negli anni dal 1818 al 1830, in cui sono descritte tutte le tappe della sua attività professionale: la costituzione del primo reparto, il gabinetto di patologia, le diete per gli ammalati, il registro in cui venivano puntualmente riportati i pazienti curati e gli interventi effettuati, la costituzione della biblioteca di oculistica, una delle più fornite del tempo. Nel 1818 pubblicò il primo volume del trattato ed una monografia su La cura del gozzoTommaso Virnicchi, op. cit., pp. 3-8. Nello stesso anno venne nominato Chirurgo capo dell'Ospedale Militare di Napoli. Nel 1825 diede alle stampe il secondo volume delle Annotazioni pratiche sulle malattie degli occhi.
Per la cura della cataratta, allora definita ecraxiologia, giunse alla determinazione di sostituire la tecnica della reclinatio lentis fino ad allora in voga con l'estrazione attraverso la sclerotica (tecnica attualmente conosciuta col nome di lensectomia via pars plana)Giovan Battista Quadri, Monographie de la double dépression destinée à détruire la cataracte. Méthode inventée a pratiquée en 1838 par G. B. Quadri dans la Clinique Royale de Naples precédée du discours prononcé par l'auteur à l'Académie Royale de Médicine de Paris le 27. 12. 1842, op. cit., pp. 1-8. Gli interventi venivano eseguiti senza anestesia, attraverso modalità minuziosamente descritte, "con operatore ed operando seduti l'uno contro l'altro, essendo l'operando immobilizzato in parte dallo stesso sgabello dell'operatore sotto del quale sono immobilizzate le gambe, ed in parte dall'assistente che gli è dietro le spalle e che gli tiene la testa cercando di non farla allontanare dall'operatore, che si trova in una posizione più elevata dell'operando, la cui testa corrisponde all'altezza della clavicola dell'operatore”Giovan Battista Quadri, Annotazioni pratiche sulle malattie degli occhi, Girard, Napoli, 1842, volume II, pp. 5-130. Quadri veniva chiamato anche in altre sedi ad eseguire interventi chirurgici e portò l'Oftalmologia napoletana ai massimi livelli in Italia ed in EuropaGiuseppe De Crecchio, op. cit., p. 133.