Dapprima legato a Cosa nostra, successivamente fondò un clan autonomo.

Biografia L'ascesa Inizialmente uomo di Giuseppe Calderone, secondo i collaboratori di giustizia Antonino Calderone, suo fratello, e Gaspare Mutolo, fu scelto dal boss catanese per far parte del commando che il 16 marzo 1978 uccise Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno legato a Totò Riina, in particolare per esserne l'esecutore materiale.

Successivamente, dopo l'omicidio di Giuseppe Calderone, Pillera si avvicinò al boss Alfio Ferlito e, dopo l'uccisione di quest'ultimo nella strage della circonvallazione, secondo la ricostruzione più accreditata ne raccolse l'eredità, diventando di fatto l'avversario principale di Nitto Santapaola e riorganizzando il proprio clan. Secondo altre ricostruzioni, Pillera non condivideva alcune regole all'interno di Cosa nostra, così si dissociò e diede vita ad una cosca indipendente, al cui interno erano affiliati boss importanti come Giuseppe Sciuto detto Pippo Tigna, Carmelo Ternullo detto Lampadina, Michele Vinciguerra detto Cicaledda, Antonino Strano Stellario detto Nino Figghiu pessu e il giovane futuro capomafia Salvatore Cappello. Il clan Ferlito-Pillera vantava all'interno dello stesso affiliazioni di altri gruppi malavitosi come il clan Laudani, prima membro se pur autonomo e successivamente nemico. Pillera non era solo il capo della propria consorteria mafiosa, ma anche il rappresentante di tutti i gruppi mafiosi non aderenti a Cosa nostra, come i clan Savasta, Laudani, Sciuto, Piacenti e Di Mauro-Puntina. Il suo arresto, nel 1986, scatenò una guerra di successione a Catania e Pillera lasciò il comando del clan al suo braccio destro e cugino Giuseppe Salvo (noto come Pippo 'u carruzzeri) e successivamente, nell'arco dello stesso periodo, venne proclamato reggente il giovane Salvatore Cappello, figlioccio di Pillera. Non è mai stato chiamato a rispondere giudiziariamente delle faide.

Condanna, scarcerazione e nuovo arresto Accusato, fra gli altri, dal collaboratore di giustizia Filippo Lo Puzzo, le cui dichiarazioni consentirono la prima grossa indagine sulla cosca Pillera nel 1987 e poi dai già citati Antonino Calderone e Gaspare Mutolo, fu condannato a 12 anni di reclusione per associazione per delinquere, ma lasciò il carcere nel 1996 per buona condotta. Tornato a Catania, secondo le ricostruzioni della stampa avrebbe ristabilito buoni rapporti con Santapaola e avrebbe tentato di riunire le famiglie della città. L'accordo con i Santapaola avrebbe tuttavia portato il suo clan a una scissione capeggiata da Salvatore Cappello. Il 1º giugno 1998 fu nuovamente arrestato. e detenuto in regime di carcere duro fino al 2004.

Note

Bibliografia

Categoria:Mafiosi di Cosa nostra