Le donne di conforto furono ragazze e giovani donne coinvolte in un sistema di prostituzione in bordelli militari gestiti dall'esercito dell'Impero giapponese., p. 215. La locuzione italiana, al pari di quella inglese comfort women, è una traduzione del termine giapponese ianfu (慰安婦)., p. 69. Ianfu è un eufemismo che sta per shōfu (娼婦) che significa "prostituta/e". I documenti relativi alla Corea del Sud affermano che non fosse una forza volontaria, p. 159. e dal 1989 diverse donne si sono fatte avanti, testimoniando che i soldati giapponesi le avevano rapite.
Storici come Lee Yeong-Hun e Ikuhiko Hata affermano che le donne di conforto reclutate fossero volontarie. Altri storici invece, basandosi sulle testimonianze di ex-reclutate e dei soldati giapponesi ancora in vita, sostennero che l'esercito e la marina giapponese furono entrambe coinvolte, direttamente o indirettamente, nella coercizione, nell'inganno e talvolta nel sequestro di giovani donne nei territori occupati dalle loro forze.. La storica sudcoreana Park Yu-ha propone una visione più sfumata, evidenziando la complessità delle relazioni tra le donne reclutate e i soldati e criticando la narrazione dominante in Corea del Sud, che tende a rappresentarle esclusivamente come vittime di schiavitù sessuale.
La stima del numero di donne coinvolte varia, da un minimo di 20 000, citato dagli accademici giapponesi, ad un massimo di 410 000 donne, citato dagli studiosi cinesi;, p. 88. il numero esatto, tuttavia, è ancora argomento di ricerca e dibattito. Ciò di cui si è certi è che esse provenissero dalla Corea, dalla Cina, dal Giappone e dalle Filippine; si sa anche che nei "centri di conforto" si impiegassero donne provenienti anche dalla Thailandia, dal Vietnam, dalla Malesia, da Taiwan, dall'Indonesia e da altri territori occupati. Questi "centri" si trovavano in Giappone, in Cina, nelle Filippine, in Indonesia, nella Malesia Britannica, in Thailandia, in Birmania, in Nuova Guinea, a Hong Kong, a Macao e nell'Indocina Francese..
Secondo varie testimonianze, le giovani donne dei paesi sotto il controllo imperiale giapponese venivano prelevate dalle loro case e, in molti casi, ingannate con promesse di lavoro in fabbriche o nell'ambiente della ristorazione. Una volta reclutate, venivano incarcerate nei "centri di conforto" e deportate in paesi a loro stranieri.;;;. Uno studio del governo olandese descrive come i militari giapponesi stessi reclutassero con la forza le donne nelle Indie Orientali Olandesi.. Lo studio rivelò che 300 donne olandesi furono coinvolte nel sistema di bordelli militari giapponesi.
Storia postbellica Non vi furono discussioni relative al problema delle donne di conforto fino alla chiusura dei centri, dopo la guerra di Corea. Il Giappone non ne parlò poi finché non ristabilì le relazioni con la Corea del Sud, nel 1965.
Nel 1973 Kakou Senda scrisse un libro sul sistema delle donne di conforto, concentrando l'attenzione sul ruolo giapponese. Il suo libro fu ampiamente criticato dagli storici giapponesi e coreani, poiché distorcerebbe la realtà dei fatti. 韓国挺身隊問題対策協議会・挺身隊研究会 (編)『証言・強制連行された朝鮮人軍慰安婦たち』 明石書店 1993年 Tuttavia, fu la prima menzione del dopoguerra relativa al sistema della schiavitù sessuale e divenne una fonte importante per l'attivismo degli anni novanta., p. 148.
Nel 1974 uno studio cinematografico sudcoreano realizzò un film pornografico chiamato Chonggun Wianbu ("Corpi volontari delle donne"), in cui erano protagonisti proprio i soldati giapponesi e le donne di conforto. Il primo libro coreano sull'argomento venne pubblicato nel 1981, era però un plagio del libro scritto da Kim Il-Myeon, coreano trapiantato in Giappone., p. 160.
Nel 1989 la testimonianza di Seiji Yoshida fu tradotta in coreano. Ben presto però i giornalisti giapponesi e coreani smascherarono quella che era in realtà una truffa; tuttavia, dopo la pubblicazione, diverse donne si fecero avanti affermando di essere state sequestrate da soldati giapponesi. Nel 1996, Yoshida ammise che le memorie erano una sua invenzione.
In seguito a numerose testimonianze, fu emanata la dichiarazione di Kono del 1993 che confermò l'effettiva esistenza di abusi durante la guerra..
Istituzione del sistema Prostituzione militare giapponese La corrispondenza militare dell'esercito imperiale giapponese mostra che l'idea di creare i "centri di conforto" aveva lo scopo di prevenire gli stupri di guerra, che avrebbero incrementato l'ostilità dei locali verso i soldati giapponesi.
Data la ben organizzata ed aperta natura della prostituzione in Giappone, era logico che si dovesse organizzare una prostituzione anche per le forze militari giapponesi.. L'esercito giapponese istituì i centri del comfort anche per prevenire la trasmissione di malattie veneree ed intercettare lo spionaggio nemico. Secondo lo storico Yoshiaki Yoshimi, questa soluzione aggravò invece i problemi che avrebbe dovuto risolvere. Yoshimi asserisce che « [...] l'esercito imperiale giapponese aveva soprattutto timore che lo scontento covato dai soldati potesse esplodere in sommosse o rivolte. Così provvidero con le donne di conforto.».
Delineamento Il primo "centro di conforto" (bordello) venne istituito nella concessione giapponese di Shanghai nel 1932. Le prime donne di conforto furono prostitute giapponesi che si offrirono volontarie per questo servizio. Tuttavia, con il proseguire della campagna d'espansione giapponese, i militari nipponici si trovarono a corto di volontarie, decidendo così di impiegare le donne che vivevano nelle zone invase.. Molte donne accettarono le richieste di lavoro fatte dai giapponesi per operaie o infermiere, non sapendo che sarebbero state destinate ai bordelli militari..
Nelle prime fasi della guerra, le autorità giapponesi reclutarono le prostitute con metodi convenzionali. Nelle aree urbane venne usata la pubblicità convenzionale, attraverso intermediari, assieme al sequestro. Sempre gli intermediari misero degli annunci sui giornali che circolavano in Giappone, Corea, Taiwan, Manciukuò e in Cina. Queste soluzioni ben presto, specialmente in Giappone, esaurirono il numero delle volontarie.;;. Il Ministero degli affari esteri resistette all'ulteriore rilascio di visti di viaggio per le prostitute giapponesi, credendo che il fatto avrebbe danneggiato l'immagine dell'Impero del Giappone.;. I militari cominciarono così a cercare le donne di conforto al di fuori del Giappone, soprattutto in Corea e nella Cina occupata. Molte donne furono ingannate e truffate e quindi costrette ad aggregarsi ai bordelli militari.;;.
Con il proseguimento della guerra cambiarono anche le modalità di reclutamento. A causa dello sforzo bellico, i militari non furono più in grado di rifornire le unità giapponesi; i militari allora si rifornirono dai locali, esigendo o saccheggiando le loro risorse. Lungo la linea del fronte, soprattutto nelle campagne dove vivevano meno persone, i militari giapponesi esigevano spesso che i governanti locali fornissero loro le donne per i bordelli. Quando la popolazione locale, specialmente i cinesi, era considerata ostile, i soldati eseguirono la Sanko sakusen ("politica dei tre tutto" - uccidi tutti, saccheggia tutto, distruggi tutto), che includeva il sequestro e lo stupro indiscriminato dei civili.;;.
Nel 1944 l’Office of War Information (OWI) (agenzia governativa statunitense incaricata dell’informazione e della propaganda durante la seconda guerra mondiale) redasse il Japanese Prisoner of War Interrogation Report No. 49, un rapporto basato su interrogatori condotti dalle forze alleate in Birmania dopo l’assedio di Myitkyina. Il rapporto descrive il funzionamento dei centri di conforto presenti nell’area, indicando che le donne erano soggette a regolamenti militari, controlli sanitari periodici e a un sistema di compensi economici, con vitto e alloggio forniti dall’amministrazione militare. Secondo quanto riportato nel documento, le donne interrogate dichiararono di essersi arruolate volontariamente tramite intermediari civili, spesso provenendo da contesti di prostituzione regolamentata preesistenti, sulla base di contratti che prevedevano pagamenti e anticipi.
Richieste d'archivio e prove Il 17 aprile 2007 Yoshiaki Yoshimi e Hirofumi Hayashi annunciarono la scoperta, negli archivi relativi al processo di Tokyo, di sette documenti ufficiali dai quali emerge che le forze militari imperiali, come la Tokeitai (polizia militare della Marina), obbligassero le donne i cui padri avevano attaccato la Kenpeitai (polizia militare dell'Esercito) a lavorare nei bordelli del fronte cinese, indocinese ed indonesiano. Questi documenti furono resi pubblici al processo per i crimini di guerra. In uno dei documenti si cita un tenente, che confessò di aver organizzato un bordello e di essersene servito egli stesso. Un'altra fonte afferma che gli uomini del Tokeitai avevano arrestato alcune donne per strada e, dopo esami medici coatti, le avevano costrette a lavorare nei bordelli..
Il 12 maggio 2007 il giornalista Taichiro Kajimura annunciò di aver scoperto trenta documenti del governo olandese, che furono presentati al processi di guerra a Tokyo come prove di un caso di prostituzione forzata nel 1944, a Magelang..
Nel settembre 2007 il governo sudcoreano designò Bae Jeong-ja come collaboratore pro-Giappone (Chinilpa) per gli studi sull'argomento..
I numeri sulle donne di conforto La carenza di documenti ufficiali rese difficile stimare il totale delle donne di conforto. Burning of Confidential Documents by Japanese Government, case no.43, serial 2, International Prosecution Section vol. 8;;;;. Gli storici sono giunti a varie stime, studiando i documenti sopravvissuti, che indicano i movimenti di soldati in una particolare area e la variazione del numero donne.. Lo storico Yoshiaki Yoshimi, che dedicò il primo studio accademico che mise in luce l'argomento, stimò il numero totale tra le 50 000 e le 200 000 donne..
Basandosi su questa stima, la maggior parte delle fonti mediatiche internazionali parla di circa 200 000 donne reclutate o rapite dai soldati per servire nei bordelli militari. La BBC cita "da 200 000 a 300 000" donne, mentre la Commissione internazionale dei giuristi cita le "stime degli storici di 100 000 - 200 000 donne.";;;.
Paesi d'origine Secondo il professor Yoshiko Nozaki dell'Università di Buffalo, la maggior parte delle donne proveniva dalla Cina e dalla Corea.;.;;;, p. 309. Il professor Yoshiaki Yoshimi, dell'Università di Chuo, afferma che vi erano circa 2 000 centri, dove all'incirca 200 000 donne giapponesi, cinesi, coreane, filippine, taiwanesi, birmane, indonesiane, olandesi ed australiane furono internate.. Ikuhiko Hata, docente all'Università di Nihon, stima che il numero di donne che lavoravano nei quartieri di piacere erano meno di 20 000 e che esse erano giapponesi per il 40%, coreane per il 20%, cinesi per il 10% e di altri paesi per il restante 30%. Secondo Hata, il totale delle prostitute regolarmente reclutate in Giappone era solo 170 000 in tutta la guerra.;. Altre donne venivano dalle Filippine, da Taiwan, dalle Indie orientali olandesi e da altri paesi occupati dai giapponesi..;.
In ulteriori analisi dei documenti dell'Esercito Imperiale sul trattamento per le malattie veneree dal 1940, Yoshimi conclude che, se la percentuale delle donne curate riflette la percentuale generale, il 51,8% di esse erano coreane, il 36% cinesi e il 12,2 giapponesi.
Ad oggi, solo una donna giapponese ha pubblicato la sua testimonianza. Nel 1971, un'ex comfort woman, costretta a lavorare per i soldati dell'imperatore a Taiwan, pubblicò le sue memorie sotto lo pseudonimo di Suzuko Shirota..
Trattamento delle donne di conforto