Il corso dei Tintori (generalmente chiamato corso Tintori) è una strada del centro storico di Firenze, che va dalla Biblioteca Nazionale Centrale (piazza dei Cavalleggeri) a via de' Benci.
Storia
La strada si era formata, nella città dell'XI-XII secolo, appena fuori dalla Porta ai Buoi nella prima cerchia dell'era comunale, del 1172, porta così chiamata poiché all'esterno di essa si teneva regolarmente un mercato del bestiame. Alla fine del XIII secolo ed entro l'inizio del XIV la zona fu inglobata nelle mura di Arnolfo e fu in prevalenza destinata, per la sua vicinanza all'Arno, a tutta quella serie di lavorazioni poco nobili, che necessitavano di un costante afflusso d'acqua.
In particolare su questa sponda si concentravano, fino alle mura, gli opifici dei tintori, coloro cioè che coloravano i tessuti (soprattutto lana e seta), che poi venivano esportati a caro prezzo. La tintura necessitava di ammoniaca per il fissaggio dei colori e questa era ottenuta esclusivamente dall'urina, rendendo le tintorie particolarmente maleodoranti e sgradevoli. Inoltre richiedeva molta acqua per le operazioni di lavaggio e risciacquo. Il loro mestiere era indispensabile alle potenti corporazioni dell'Arte della Lana e della Seta, per questo riuscirono ad ottenere la concessione di uno stemma proprio e di una sede per le adunanze dell'Arte dei Tintori, con ospedale e oratorio dedicato a sant'Onofrio, in questa strada, dove poi sorse la Biblioteca nazionale centrale. La prima notizia di questa istituzione risale al 1280.
Se lo "spedale" era dedicato alle tipiche malattie professionali dei tintori (quali dermatiti, congiuntiviti e artrosi), oltre a ospitare i membri troppo inabili al lavoro per anzianità o infortunio, esso era riservato agli uomini. Per le donne i Tintori acquistatrono poi nel 1339, nell'attuale via delle Casine, un terreno dove fecero erigere complesso di edifici che ospitavano l'Università dei Tintori, lo spedale di Sant'Onofrio per le donne, una nuova chiesa e ampi orti.
Scavi archeologici hanno rinvenuto in questa zona tra il corso e la piazza dei Cavalleggeri tracce di vasche di tintura, canali di scolo e forni. Prima della costruzione del lungarno delle Grazie infatti la zona era solcata da prese d'acqua, volte, cateratte, gore e canaletti, in cui l'acqua, macchiata delle più varie tinte e spesso maleodorante, veniva rimandata verso l'Arno nella totale assenza di fognature.
Inizialmente la strada si chiamò "Borgo dei Tintori", quali i tipici agglomerati di case lungo le direttrici uscenti dalle porte cittadine. Cambiò nome in "corso" quando vi si iniziò dal 1331 ad organizzare, ogni 12 giugno festa di sant'Onofrio anacoreta, il "palio bianco", in cui gareggiavano i cavalli, gli asini e i muli utilizzati quotidianamente dal tintori per trasportare le balle dei tessuti. Il palio di Sant'Onofrio, che andava dal Canto degli Alberti (angolo via de' Benci) alla torre della Zecca, non era importante come la corsa dei barberi, ma era, fra quelli secondari, uno dei più seguiti.
Con la perdita di importanza delle attività manifatturiere, dal XVI secolo iniziarono a chiudere le botteghe e la zona fu "risanata" col suggello della costruzione di nuovi grandi palazzi: le attività più sgradevoli vennero confinate nelle zone più periferiche entro le mura.
Residenti celebri Nel primo Cinquecento, fino al 1523, visse in questa strada il Rosso Fiorentino, che qui studiò il cartone dellAssunzione di Maria nel chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata. La sua casa confinava con gli orti di Santa Croce e oggi non esiste più da quando venne realizzata la Biblioteca nazionale centrale. Vasari raccontò un aneddoto sull'artista, che possedeva una scimmia, un "bertuccione", ammaestrato a calarsi lungo una pergola fino ad arrivare a rubare l'uva dei frati. Quando un guardiano scoprì il ladrocinio seguì l'animale e vistolo sulla pergola la scosse "con tal forza, che fece uscire dalle buche le pertiche e le canne, onde la pergola e il bertuccione ruinarono addosso al frate".
In Corso Tintori ebbe la prima residenza fiorentina il giovane Gabriele D'Annunzio, in cui soggiornava durante i congedi dal Collegio Cicognini di Prato, presso una donna che lui chiamò "fanciulla Malinconia". La zona e il tabernacolo nella volta dei Tintori furono descritti nell'opera Le faville del maglio. Anche Vasco Pratolini ambientò in questa strada alcune parti del suo Metello (1952).
La strada terminava al Canto degli Alberti, tra palazzo Corsi-Horne, già Alberti, ricordati da uno stemma vicino alla cantonata, e palazzo Mancini. Qui si riuniva nel XVI secolo la Potenza del Signore dei Tintori, una delle potenze festeggianti fiorentine, la quale aveva come stemma un paiolo col fuoco acceso sotto in campo bianco, ovvero il "vagello", usato appunto nel processo della tintura di alcuni particolari colori.
Descrizione La via corre da piazza dei Cavalleggeri a via de' Benci. Lungo il tracciato si innestano la volta dei Tintori e via Antonio Magliabechi.
Attualmente la via, che continua a mantenere carattere essenzialmente residenziale nonostante la presenza di varie attività commerciali e uffici, è interessata da un notevole traffico sia automobilistico (nonostante si apra con una porta a controllo telematico di accesso alla Z.T.L.) sia pedonale, visto che rappresenta uno degli accessi privilegiati al centro storico per chi proviene dalla zona di Firenze sud o dall'area di parcheggio degli autobus turistici presente sui lungarni.
Edifici