Biografia Laureatosi in giurisprudenza a Roma, esercitò la professione di avvocato cassazionista e insegnò diritto della navigazione, diritto internazionale, diritto privato comparato e teoria generale del diritto, materie su cui pubblicò numerosi studi. Fu tra i docenti fondatori della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Teramo, istituita nel 1993, di cui ne fu preside. Presso tale Ateneo tenne l'insegnamento di diritto internazionale e diresse un corso di perfezionamento post-universitario in studi dei valori giuridici e monetari.

Morì a Roma nell'agosto 2006.

La teoria del «valore indotto» della moneta La prima pubblicazione di Auriti in materia monetaria fu il pamphlet Principi ed orientamenti per una moneta europea nel dicembre 1977, quando era presidente del Centro studi politici e costituzionali, anteriore di due anni all'istituzione del Sistema monetario europeo. Nel testo la creazione di una moneta europea è presentata come condizione essenziale dell'unificazione politica del continente e in funzione anti-egemonica rispetto al dollaro: consentire alla valuta statunitense di mantenere il proprio status di moneta di riserva avrebbe significato accettare una forma di subordinazione coloniale, mentre l'autonomia monetaria europea richiedeva un mercato autosufficiente nelle materie prime strategiche. La moneta europea prospettata da Auriti però era pensata come sostitutiva dell'assetto uscito dagli accordi di Bretton Woods ed era priva di riserva monetaria, dunque diversa dall'euro e da qualunque altra monenta in uso.

Muovendo dalle riflessioni sulla moneta e sull'usura del poeta statunitense Ezra Pound, Auriti elaborò una concezione della moneta come unità di misura del valore, il cui valore deriverebbe unicamente dalla convenzione con cui la collettività la accetta negli scambi: il cosiddetto «valore indotto». Nella sua esposizione la moneta è anzitutto una fattispecie giuridica, e il passaggio dalla convenzione al potere d'acquisto è illustrato per analogia con l'induzione elettromagnetica: come la dinamo trasforma energia meccanica in energia elettrica, così l'accettazione collettiva trasformerebbe una previsione giuridica in un bene reale. Ne discendeva che nemmeno l'oro avrebbe un valore intrinseco, avendo anch'esso soltanto il valore che la convenzione gli attribuisce. Da questa premessa faceva discendere la tesi della «proprietà popolare della moneta»: poiché il valore sarebbe creato dai cittadini che accettano la convenzione, a essi spetterebbe la proprietà del denaro all'atto dell'emissione.

Le tesi principali e le obiezioni Auriti sosteneva che le banconote, non essendo convertibili in oro, costituissero «una falsa cambiale», priva di un controvalore reale. Secondo la ricostruzione della Banca d'Italia, l'obbligo di convertibilità dei biglietti in metallo prezioso, concepito per garantire il valore della moneta, fu abbandonato dopo la prima guerra mondiale perché nei momenti di crisi imponeva restrizioni monetarie che aggravavano le crisi stesse; da allora il valore delle banconote è garantito dal corso legale e dall'obiettivo di stabilità dei prezzi assegnato alle banche centrali. Nella stessa ricostruzione, il potere d'acquisto della moneta non dipende dal contenuto aureo ma dalla proporzione fra la massa monetaria e i beni prodotti dall'economia: la Banca d'Italia richiama come esempio la rivoluzione dei prezzi del Cinquecento, provocata non da moneta priva di valore intrinseco ma dall'afflusso di oro e argento dalle Americhe in quantità eccessiva rispetto ai beni disponibili.

Auriti esponeva questo aspetto della sua teoria con il seguente anedotto: «Immaginate che Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia, sia in volo sul Pacifico. L'aereo precipita e lui si lancia con il paracadute atterrando su un'isola abitata solo da indigeni. Fazio porta con sé una valigetta con 100 milioni di lire. Va dagli indigeni, chiede da mangiare, un alloggio e propone di pagare con le banconote che ha al seguito. Gli indigeni lo guardano e si mettono a ridere. Ovviamente essi non riconoscono il valore convenzionale di quei pezzi di carta. Perciò dove sta il loro valore? Nel popolo che l'accetta!»

Una seconda tesi di Auriti era che le banche centrali, emettendo moneta e prestandola, si approprino indebitamente del signoraggio e indebitino gli Stati per un ammontare pari all'intera moneta emessa, all'origine del debito pubblico. Per la Banca d'Italia il reddito da signoraggio non consiste nel valore facciale dei biglietti, ma nel flusso di interessi generato nel tempo dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione, al netto dei costi di produzione, che sono a carico della banca centrale. Nell'Eurosistema tale reddito monetario è trasferito alla BCE, ridistribuito alle banche centrali nazionali in proporzione alla quota di capitale e da queste fatto affluire ai rispettivi Stati, che restano i titolari ultimi della sovranità monetaria.

Auriti riteneva inoltre che le banche centrali fossero società per azioni private a tutti gli effetti e che la Banca d'Italia rischiasse di finire nelle mani di soggetti privati. Il capitale della Banca d'Italia è rappresentato da quote di partecipazione che possono appartenere soltanto a banche e imprese assicurative con sede legale e amministrazione centrale in Italia, a fondazioni di origine bancaria, a enti previdenziali e a fondi pensione italiani; la legge n. 5 del 2014 ha fissato un limite massimo del 3 per cento alla quota detenibile da ciascun partecipante, elevato al 5 per cento dalla legge n. 234 del 2021, e alle quote eccedenti tale soglia non spettano né il diritto di voto né alcun diritto economico o patrimoniale, i cui dividendi sono imputati alle riserve statutarie.

Ricezione Le tesi di Auriti non hanno avuto riconoscimento nella teoria economica e sono ricondotte alle teorie del complotto sul signoraggio: Il Foglio le ha descritte come «una singolare idea della moneta, basata su una teoria del complotto sul signoraggio». Già nel 1998, dando conto della sua influenza su Beppe Grillo, il settimanale Il Mondo osservava che l'argomentazione di Auriti procedeva per affermazioni perentorie anche su questioni tecnicamente complesse.

Iniziative pubbliche Negli anni novanta Auriti fu segretario generale del Sindacato antiusura (SAUS) e condusse una campagna contro la Banca d'Italia, che accusava di essersi appropriata della sovranità monetaria. Nel 1998 collaborò con Beppe Grillo allo spettacolo Apocalisse morbida, incentrato sulla polemica contro l'istituto di emissione; nello stesso periodo fu consulente di Alleanza Nazionale e parlamentari di quel partito, del Centro Cristiano Democratico e di Forza Italia presentarono una proposta di legge volta a recepire le sue tesi sulla moneta popolare. Auriti si definiva «apartitico». Il disegno di legge, presentato al Senato l'11 gennaio 1995 con il numero 1282 e intitolato Proprietà popolare della moneta, ebbe come primo firmatario il senatore Luigi Natali e fu sottoscritto da altri sedici senatori; assegnato il 30 gennaio successivo alla 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) in sede referente, non giunse mai all'esame dell'aula, poiché in commissione l'esame non fu neppure avviato. Un testo con il medesimo titolo fu ripresentato nella legislatura successiva dal senatore Antonino Monteleone (Alleanza Nazionale), che lo depositò il 18 dicembre 1996; assegnato l'11 febbraio 1997 alla stessa commissione e nella stessa sede, ebbe identica sorte e non fu mai portato in esame.

Il SIMEC Nell'estate del 2000 Auriti mise in circolazione a Guardiagrele il SIMEC, una valuta complementare che intendeva dimostrare sperimentalmente la sua teoria. Aprì un banco di cambio presso il quale le lire potevano essere convertite in SIMEC, spendibili in alcune decine di esercizi convenzionati del paese, dove la valuta era accettata per il doppio del valore di acquisto; secondo il resoconto di Il Messaggero l'iniziativa attirò acquirenti da tutta la regione e in una ventina di giorni furono cambiati circa cinque miliardi di lire. A metà agosto 2000 l'Autorità giudiziaria di Chieti dispose il sequestro dei SIMEC e Auriti fu denunciato per raccolta illecita di risparmio; il sequestro fu successivamente annullato dal Tribunale del riesame, ma l'esperimento non riprese.

Attività politica Nel 2004 fu candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Italia meridionale con la lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, senza risultare eletto.

Eredità Le tesi di Auriti sono state riprese dai sostenitori del cosiddetto signoraggismo e circolano prevalentemente in rete. Nel 2022 Il Foglio ha ricondotto a una «scuola auritiana» le posizioni sulla moneta e sulle banche espresse da esponenti di Fratelli d'Italia, collocandole nel filone complottista della destra italiana che guarda a Ezra Pound come teorico economico.

Opere Comproprietà navale e società fra caratisti, Milano, Giuffrè, 1952. Sulla teoria delle società commerciali, Roma, Sallustiana, 1953. Applicazione di una teoria dell'utilità ad una teoria del diritto e delle persone giuridiche, Roma, Failli, 1954. La polizza di carico, Padova, CEDAM, 1957. Il diritto di proprietà nello Stato socialista, Roma, Edizioni Internazionali Sociali, 1962. La nave in costruzione. Contributo ad una teoria dei beni, Padova, CEDAM, 1965. Contributo allo studio del contratto di noleggio, Milano, Giuffrè, 1970. Appunti di diritto della navigazione, Chieti, Solfanelli, 1983. . La proprietà di popolo, Palermo, Edizioni Thule, 1977. Principi ed orientamenti per una moneta europea, Chieti, Solfanelli, 1977. Considerazioni sul regime giuridico del trasporto multimodale, Chieti, Solfanelli, 1979. L'ordinamento internazionale del sistema monetario. Principi ed orientamenti per una riforma del sistema monetario, Chieti, Solfanelli, 1981. . Il valore del diritto. Appunti di teoria generale del diritto, Chieti, Solfanelli, 1988. Il paese dell'utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound, Chieti, Tabula Fati, 2002. .

Note

Voci correlate Teorie del complotto sul signoraggio Valuta complementare Ezra Pound Eterodossia (economia)

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