Raffadali è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.

Sorta inizialmente in epoca medievale come casale arabo, divenne, in seguito alla conquista normanna della Sicilia, feudo della nobile famiglia dei Montaperto. Dopo un periodo di abbandono, fu riedificata a partire dal 1523.. Nel XIX secolo divenne capoluogo di circondario del Regno delle Due Sicilie, e, in seguito all'annessione al Regno d'Italia, capoluogo di mandamento, ruolo che mantenne fino al 1923. Il nucleo cinquecentesco si estese soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento.

Centro storicamente legato all'agricoltura, luogo di origine del pistacchio di Raffadali, ha perso la tradizionale vocazione agricola in favore del settore terziario. Prevalgono le medie e piccole imprese artigianali.

Geografia fisica Territorio

Raffadali è situata nell'entroterra agrigentino, in una posizione che domina la Valle del Drago.

L'altitudine è compresa tra i 250 m s.l.m. dell'area meridionale, al confine con i comuni di Agrigento e di Joppolo Giancaxio, e i 652 m s.l.m. del Modaccamo, a nord del centro abitato, al confine con il territorio di Agrigento. L'altitudine del centro abitato è di 420 m s.l.m..

Il territorio comunale copre un'area di circa 1 617 ettari e conta una densità di 574 abitanti per km². Si trova in una zona collinare fra i fiumi Platani e Salso, con un'altitudine di 425 m sul livello del mare.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 .

Orografia Il paese si trova su un rilievo collinare calcareo, ricoperto di marne limitatamente ad alcune zone, e posto al di sopra di un substrato argilloso tortoriano. L'aspetto fisico del territorio è caratterizzato da affioramenti argillosi tortoriani, segnati dal reticolo idrografico, le cui parti sommitali presentano affioramenti lapidei calcarei e gessosi di tipo evaporitico. Degni di nota sono pure gli affioramenti di trubi.

Idrografia Il territorio comunale fa parte di tre bacini idrografici diversi: il 58% ricade nel bacino del fiume San Leone, il 41,97% ricade nel bacino del fiume Canne, lo 0,03% ricade nel bacino del fiume Platani.

I terreni impermeabili si estendono per il 70% del territorio raffadalese, mentre il restante 30% è costituito da terreni permeabili.

Falde acquifere sono presenti: tra la contrada Butermini e il vallone Solfara, nel settore nord-orientale, in cui si trovano le sorgenti Canalicchio e Vasca; in corrispondenza della piccola sorgente nella zona del Canale, a est del centro storico; nel territorio compreso tra la località Sant'Anna e contrada Buagimi, fino alla SS118..

Piccole sorgenti, di modesta portata, si trovano nelle contrade Butermini, Monariti, Rognosa, Buagimi e Safo.

Flora La vegetazione del territorio comunale è quella tipica delle aree costiere semiaride dell'area mediterranea in cui prevale l'attività agricola: gran parte dei terreni è destinata alla semina, mentre le aree alberate sono caratterizzate da olivi, mandorli e pistacchi.. Sono inoltre presenti macchie di pini e eucalipti.

Clima Il clima è di tipo "mediterraneo" con temperatura media di 26 - 28 °C in luglio e agosto e con punte massime di 30 - 40 °C.

Classificazione climatica: zona C, 1177 GG.

Origini del nome Tradizionalmente si faceva derivare il toponimo "Raffadali" dall'unione del termine saraceno raffa, che significa "terra", con il nome "Alì". L'area in cui sorge l'attuale cittadina avrebbe fatto parte della Terra di Alì, comandante della fortezza araba di Guastanella..

Di questa leggenda si servì la famiglia dei signori feudali di Raffadali per legittimare la propria antichità e nobiltà. Un documento dei Montaperto del 1481 riproduce quello che si credeva essere un privilegio del 1095, in cui si riporta che, quando la fortezza fu assediata e conquista dai normanni guidati dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia, tra gli assedianti si distinsero Giovanni Matteo Montaperto, e Giorlando Montaperto, suo figlio. Per premiare il loro valore il Gran Conte Ruggero avrebbe infeudato i Montaperto della Terra di Alì..

Di là dalla leggenda, è stato ipotizzato che il toponimo Raffadali derivi dall'arabo "Rahl-Afdal" (Villaggio eccellentissimo).

Le forme antiche del toponimo furono: Rafadalis nell'opera di Francesco Maurolico; Raphadalis in Filippo Briezio, Claudio Mario Arezzo, Tommaso Fazello; Raffadale negli atti pubblici..

Storia

Preistoria Il territorio presenta testimonianze preistoriche di estremo interesse che dimostrano la continuità della presenza umana sin dal Neolitico superiore, con resto di capanne, ingrottati, reperti fittili, e sculture litiche. I reperti più antichi risalgono al età della pietra, precisamente all'eneolitico (4000 a.C.), e sono stati rinvenuti in contrada Pietra Rossa, dove si trova una necropoli costituita da decine di loculi, nei quali erano sepolti degli scheletri, in posizione fetale, per simboleggiare il ritorno alle viscere della terra, la grande genitriceIl sito di Cozzo Pietra Rossa è inserito nell'elenco a p. 100 con la sigla AG027: area sepolcrale del bronzo antico, con tomba a grotticella.

Nel Piano territoriale regionale è indicata la presenza di tombe a grotticella della prima età del bronzo in parte ampliate e riutilizzate per camere funerarie con loculi in età romana e bizantina. Accanto ai corpi gli archeologi hanno scoperto una moltitudine di ceramiche, piuttosto grossolane, che testimoniano lo stanziamento di una popolazione, il cui sostentamento si basava sull'agricoltura e l'allevamento. Un altro sito archeologico presente a Raffadali è Cozzo Busonè, situato in prossimità della SS118. La necropoli è costituita da diverse tombe a grotticella artificiale, dodici delle quali andarono perdute a causa dei lavori di sventramento della collina per opera di una società produttrice di calcare. L'archeologo Bianchini fu il primo a condurre degli scavi nel sito scoprendo l'esistenza di diverse tombe, la tipologia delle quali varia da semplici nicchie, per un singolo individuo, a intere stanze circolari, destinate ad accogliere un intero nucleo familiare. Le ceramiche e i reperti litici ritrovati ci svelano la presenza della cultura di Castelluccio (XVIII secolo- XV secolo a.C.). Tra i reperti di maggior valore ritrovati figurano due idoletti femminili, le cosiddette Veneri di Busonè, raffiguranti la Dea Madre. Le restanti tracce di una necropoli preistorica sono rintracciabili presso il colle Palombara, dove sono state rinvenute alcune ossa cementate in una spessa formazione cristallina.

Età antica Nel periodo greco, probabilmente, nel territorio dell'odierna Raffadali sorgevano svariati casali agricoli, popolati da contadini. Della presenza romana, emergono testimonianze nel sito di Terravecchia. Secondo il Picone tali luoghi costituivano l'antica Erbesso. Ad avvalorare la tesi vi è la presenza delle fondamenta di edifici. Tra gli importanti reperti ritrovati si ricordano il sarcofago con Ratto di Proserpina, ritrovato nel Cinquecento in contrada Grotticelle, dove sono note anche altre testimonianze del periodo romano, e il Rilievo delle Vestali, raffigurante sacerdotesse nell'atto di offrire un sacrificio, in presenza di una figura maschile togata. Il sarcofago venne custodito prima nel palazzo dei principi di Montaperto, che in seguito lo donarono alla chiesa madre del paese, dove è tuttora conservato. Risalente al periodo bizantino è la necropoli di Grotticelle, nella quale si trovano diverse decine di tombe cristiane a loculo.

Età medievale Gli arabi giunsero nel territorio intorno al primo quarto del IX secolo: introdussero la coltura degli agrumi, delle rosacee (pero, albicocco, pistacchio) e forse del carrubo e organizzarono e realizzarono la canalizzazione delle scarse riserve idriche.

Sul finire dell'XI secolo con il castello di Monte Guastanella, il feudo è concesso alla famiglia MontapertoAntonino Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390). Associazione Mediterranea, 2006, Le famiglie feudali, pp. 25 e 280-281. Nel 1177 compare per la prima volta nei registri della diocesi di Agrigento e nel Trecento il villaggio aveva una parrocchia dedicata a San Leonardo, oggi scomparsaM. Girolamo Morreale, Salus Infirmorum. La patrona di Raffadali e il paese.. Compare anche la denominazione di "Raalfala" nei registri delle rendite ecclesiastiche della diocesi.Passata nel secolo XIII con gli Angioini alla famiglia Nigrell e poi a Bonmartino di AgrigentoAntonino Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390). Associazione Mediterranea, 2006, Le famiglie feudali, tornò da questo per permuta nel 1289 ai Montaperto che la tennero con alterne vicende fino alla fine del secolo XIV; appartenne nel XIV secolo anche a Scaloro degli Uberti per eredità Montaperto.

Età moderna

L'odierna cittadina venne fondata sulle rovine dell'antico casale. Nel 1507 Pietro Montaperto ottenne dal re Ferdinando lo "ius populandi" per la espansione dell'agglomerato urbano, e iniziò i lavori di consolidamento del castello e di costruzione della chiesa madre.

Nel 1649 Giuseppe Nicolò Montaperto intervenne per reprimere una rivolta degli agrigentini contro il vescovo Trajna, accusato di costringere la popolazione alla fame. Per premiare il coraggio e la fedeltà dei Montaperto, Filippo IV di Spagna insignì la famiglia feudataria di Raffadali del titolo principesco. L'ultimo signore di Raffadali fu Salvatore Montaperto Valguarnera.

Età contemporanea Agli inizi dell'Ottocento Raffadali si trasformò da borgo del feudo a borgo rurale di piccoli e medi proprietari, rimanendo ai vecchi feudatari il diritto enfiteutico sulle frazioni del fondo.. Nel 1909 Raffadali divenne di nuovo sede di pretura, dopo che questa era stata soppressa nel 1892.

Raffadali è stato uno dei centri siciliani maggiormente attivi nella storia del movimento contadino a partire dai fasci siciliani e fino alle lotte contadine che caratterizzano il primo e soprattutto il secondo dopoguerra, quando la cittadina divenne una delle roccaforti del Partito Comunista Italiano in Sicilia. Raffadali ha dato i natali a due personaggi di primo piano nella storia del PCI, Cesare Sessa e Salvatore Di Benedetto, che ne furono entrambi sindaci. Divenne famosa in quegli anni anche per il corteo che veniva organizzato il 1º maggio per la Festa dei Lavoratori.

Simboli

Lo stemma di Raffadali è così descritto dallo statuto comunale:

Il gonfalone del comune di Raffadali riproduce lo stemma su fondo rosso, arricchito di decori florealiIl gonfalone è disciplinato dalle disposizioni statutarie del comune..

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa madre di Santa Oliva

Situata al centro del paese, la Chiesa madre fu edificata a partire dal 1507 e dedicata alla Madonna degli Infermi: vi furono trasferite nel 1608 la parrocchia di Santa Oliva e l'arcipretura, dall'antica chiesa madre dedicata a Sant'Oliva oggi scomparsa. Vi sono conservati il sarcofago di Raffadali, raffigurante il ratto di Proserpina, e una statua lignea cinquecentesca di Maria santissima degli Infermi con Bambino.

Chiesa di San Giuseppe La chiesa di San Giuseppe ha una facciata barocca risalente al XVIII secolo. All'architetto Saverio Bentivegna sono da ascrivere gli interni, realizzati nel XIX secolo. Sorge accanto al monastero delle suore collegine..

Chiesa di San Giacinto Giordano Ansalone La chiesa di San Giacinto Giordano Ansalone è l'edificio di culto più recente. L'impianto planimetrico è a navata unica, e lo stile della facciata e delle decorazioni interne marcatamente moderno. Chiesa di Santa Maria del Rosario