La richiesta del sangue è la maledizione che il popolo ebraico pronuncia sollevato dalle autorità giudaiche durante il processo di Gesù, testimoniata dal Vangelo secondo Matteo (), con la quale addossa su se stesso e sulla propria discendenza la responsabilità di voler versare il sangue di Cristo, colpevolizzando tutta la propria stirpe. Il passo del Vangelo di Matteo dunque attribusce unicamente al popolo ebraico la colpa di aver assassinato Cristo, scagionando di fatto i romani da ogni responsabilità.

Interpretazione

Interpretazione esegetica Il passaggio è menzionato solo nel Vangelo di Matteo ed è probabilmente un riferimento alla distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. Il teologo luterano Ulrich Luz ha descritto il passaggio come una "finzione redazionale" inventata dall'evangelista Matteo.

Secondo il teologo e biblista anglicano Nicholas Thomas Wright, il passo è una chiara allusione alla distruzione di Gerusalemme, che poi è tragicamente divenuto uno dei testi cristiani più strumentalizzati e distorti per giustificare l'antisemitismo cristiano. Rowan Williams, Arcivescovo del Galles e poi Arcivescovo di Canterbury, concorda con Wright, attribuendo il testo evangelico in questione al doloroso scisma tra ebrei e cristiani.

Secondo il biblista ateo Mauro Pesce l'assunzione di responsabilità degli Ebrei, in risposta al lavarsi le mani di Pilato "non è storica: proietta all'indietro le polemiche tra i Giudei e i seguaci di Gesù della fine del I secolo". Sulle stesse posizioni sono gli esegeti del cattolico Nuovo Grande Commentario Biblico, che sottolineano come "l'amaro, sgradevole carattere di questo versetto può essere solo capito come risultato della polemica contemporanea e alla luce della prospettiva storica di Matteo".

Il teologo e biblista cattolico Raymond Edward Brown ebbe a scrivere al riguardo:

Interpretazione teologica San Giovanni Crisostomo, citato da San Tommaso d'Aquino nella Catena Aurea, commentò riguardo all'episodio evangelico:

Similmente, il biblista domenicano Jacques-Marie Vosté ebbe a scrivere nel suo De Passione et morte Iesu Christi (1937):

Diversa è invece l'interpretazione teologica di Papa Benedetto XVI nel libro Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla resurrezione:

Note

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