Attivo ad Alessandria d'Egitto,Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, IV.7; Epifanio di Salamina, Contro gli eretici, xxiv. 1. fu discepolo di MenandroEusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, IV.7. oppure di un presunto interprete di Pietro apostolo di nome GlauciasClemente alessandrino, Stromata, VII.17. (ma gli studiosi moderni dubitano di Glaucias).Birger A. Pearson, A Companion to Second-Century Christian "Heretics" Basilides the Gnostic. Gli Atti della disputa con Manes affermano che per un certo periodo insegnò tra i Persiani.Archelao di Carcara, Atti della disputa con Manes, 55. Si ritiene che abbia scritto oltre due dozzine di libri di commento sui vangeli, oggi perduti, intitolati Exegetica, cosa che lo individua come uno dei più antichi commentatori dei vangeli. Solo alcuni frammenti dei suoi lavori si sono conservati, per il resto le sue idee sono note solo attraverso le confutazioni fatte dai suoi nemici.

I sostenitori di Basilide, i basilidiani, formarono un movimento che durò per almeno due secoli dopo la sua morte; Epifanio di Salamina, alla fine del IV secolo, testimonia la presenza di gnostici basilidiani in Egitto. È però probabile che la scuola si sia fusa con il filone principale dello Gnosticismo nella seconda metà del II secolo.

Biografia Le scarse notizie riguardanti la sua vita derivano dagli scritti dei primi eresiologi, anche se spesso le notizie che danno sono in contrasto fra loro. Per esempio quanto affermato da Epifanio di Salamina, ovvero che fu discepolo di Menandro ad Antiochia di Siria e solo in seguito si trasferì ad Alessandria d'Egitto, è piuttosto inverosimile, dato che sia Eusebio di Cesarea, sia Teodoreto di Cirro sostengono che fosse alessandrino fin dalla nascita. Anche quanto riportato negli Atti di Archelao (LV), che Basilide era "un predicatore fra i persiani", quasi certamente è frutto di qualche confusione.

Si sa per certo, comunque, che ebbe un figlio, Isidoro, che continuò la sua opera di maestro gnostico. Inoltre, Basilide creò due profeti, che lo avrebbero annunciato, chiamati Barcabbas e Barcoph e pretendeva di avere ricevuto istruzioni da Matteo apostolo per potere diventare discepolo di un certo Glauco, un predicatore che si vantava di essere stato seguace di Pietro apostolo in persona e di avere appreso da questi gli insegnamenti segreti del Cristo.

Dottrina ed etica Degli scritti di Basilide non è rimasto praticamente nulla e non esistono testimoni gnostici contemporanei, pertanto, per conoscere la sua dottrina, si deve fare affidamento su fonti scritte da suoi oppositori: Ireneo di Lione, Contra Haereses, scritto intorno al 170; Clemente Alessandrino, Stromata, scritto tra il 208 e il 210, e il cosiddetto Excerpta ex Theodoto; Ippolito di Roma, Philosophumena, scritto intorno al 225; Pseudo Tertulliano, Contro Tutte le Eresie, un piccolo trattato di solito allegato al De Praescriptionibus di Tertulliano, ma probabilmente di altro autore, scritto intorno al 240 e basato su un perduto Compendio di Ippolito; reperti artistici dello gnosticismo come le gemme di Abraxas, e frammenti letterari come il Pistis Sophia, l'ultima parte del quale probabilmente risale alla fine del II secolo e, sebbene non prettamente Basilidiano, tuttavia illustra il primo gnosticismo alessandrino. Fonti successive sono: Epifanio, Adversus Haereses Teodoreto di Cirro, Haer. Fab. Comp. Le descrizioni del sistema di Basilide fornite dalle fonti principali, Ireneo e Ippolito, sono così divergenti tra loro da risultare inconciliabili: secondo Ireneo, Basilide era un dualista emanazionista, mentre secondo Ippolito era un evoluzionista panteistico.

Il sistema dottrinale del pensatore, secondo Ireneo (Contro le eresie, I, 24), si basava su una cosmogonia che vedeva dal Padre ingenerato nascere Nous (l'Intelletto); da questo Logos (la Ragione); da Logos, Phronesis (la Prudenza); da Phronesis, Sophia (la Sapienza) e Dynamis (la Potenza). Da questi ultimi due nacquero: virtù, arconti e angeli, che crearono il primo cielo. Da questa generazione nacquero altri esseri che costruirono il secondo cielo, e così via, fino a giungere al trecentosessantacinquesimo cielo, ciascuno dei quali corrispondeva a un ordine angelico. Ragione per cui l'anno è composto di 365 giorni. Gli angeli dell'ultimo cielo, o cielo visibile, crearono il mondo materiale e gli uomini, dividendoli in popoli diversi. Il maggiore di questi angeli era il Dio dell'Antico Testamento, protettore degli ebrei. Siccome questi desiderò che le altre nazioni fossero sottoposte alla sua protezione, gli altri principati angelici gli opposero sempre resistenza. Da questo deriva l'avversione di ogni altro popolo per questa razza. Il Padre Ingenerato e Innominato, vedendo queste cose, inviò il suo Primogenito, Nous (colui che è conosciuto come Cristo) a liberare dal potere degli angeli che avevano costruito il mondo coloro che avessero creduto in lui. Agli uomini Cristo sembrò un uomo, capace di compiere miracoli. Comunque, non fu Cristo che patì sulla croce, ma piuttosto Simone di Cirene, che fu costretto a portare la croce per lui, e fu crocifisso al posto di Cristo, poiché Cristo stesso lo aveva trasformato “così che si credesse che fosse lui”; mentre Gesù aveva assunto l'aspetto di Simone e “stando ritto in piedi irrideva i crocifissori”, per questo “se qualcuno professa fede nel crocifisso, questi è ancora servo e sotto il potere di quelli che hanno creato i corpi: invece chi lo avrà rinnegato [il crocifisso], è libero dal potere di quelli e conosce la disposizione del Padre ingenerato. Attraverso la Gnosis (la Conoscenza) di Cristo le anime degli uomini vengono salvate, ma i loro corpi periscono.

La cosmogonia basilidiana descritta da Ireneo può essere completata dalla consultazione delle opere di Epifanio e Pseudo-Tertulliano: il Dio altissimo, Padre Ingenerato, risponde al mistico nome di Abraxas; gli angeli che hanno creato il mondo lo hanno estrapolato della Materia Eterna, ma essendo la materia il principio di tutto il male essa viene disprezzata da Basilide e la sua Cristologia è essenzialmente docetica: subire il martirio per professare il Crocifisso è inutile, sarebbe come morire per Simone di Cirene, non per Cristo.

Secondo quanto descritto da Ippolito (Confutazioni, VII 20-7), che mette in relazione la gnosi di Basilide con il pensiero filosofico di Aristotele, all'inizio non esisteva nulla, allora il «Dio che non esisteva» (ouk on theos) che Aristotele definiva Pensato di pensiero (noeseos tes noesis), ebbe il desiderio di creare il mondo. Ma non il mondo come lo conosciamo e percepiamo, piuttosto un seme contenente il tutto, il Seme del Mondo (Panspermia). Anche questo seme veniva descritto, al pari del Dio, non esistente, pertanto il Non esistente (Dio) creò il Non esistente (Panspermia) dal Non esistente (il nulla iniziale).

Basilide rifiutò sempre sia l'emanazione che l'eternità della materia. "Che bisogno c'era", diceva, "di una emanazione o perché accettare Hyle [la Materia] quando Dio può parlare e di conseguenza fare; prendiamo per esempio la Genesi: Sia la luce e luce fu". Il problema maggiore che Basilide dovette quindi affrontare fu quello del passaggio dal Non Essere all'Essere. La soluzione era nel Seme del Mondo, che da un lato era Non-esistente, e dall'altro, il seme globale del mondo molteplice. La Panspermia conteneva in se stessa una tripla Filiazione (Hyiotes) del Dio non esistente: una composta di elementi raffinati, Leptomeres, una seconda di elementi più sporchi, Pachymeres, e una terza necessitante di purificazione, Apokatharseos deomenon.

Lo scopo finale di queste tre Filiazioni è il raggiungimento del Dio Non-esistente, ma ognuna lo raggiunge in modo diverso. La prima Filiazione si levò subito e volò con la velocità del pensiero al Dio Non-esistente. La seconda, rimanendo comunque nella Panspermia, e desiderando imitare la prima Filiazione si spinse verso l'alto, ma, essendo troppo sporca e pesante, fallì. Allora la seconda Filiazione prese le ali dello Spirito Santo e con questo aiuto quasi raggiunse il Dio Non-esistente. Ma quando gli arrivò vicino, lo Spirito Santo, di sostanza diversa dalla Seconda Filiazione, non poté andare oltre, quindi condusse la Seconda Filiazione vicino alla prima Filiazione e se ne andò. Ma non ritornò vuoto, come un vaso pieno di unguento trattenne l'odore dolce della Filiazione e divenne lo "Spirito di Confine" (Methorion Pneuma), tra il Supernaturale e il Terreno dove la terza Filiazione è ancora imprigionata nella Panspermia. Fuori della Panspermia, però, insieme al firmamento fu creato anche il Grande Arconte, o Regolatore; questi credette che il firmamento fosse il limite dell'universo e, ignorando il Dio supremo e tutto il mondo divino, si nominò Dio e Padrone di tutte le cose. L'arconte, allora, volle trarre dalla Panspermia un figlio. Questi era il Cristo, più sapiente e più potente dell'arconte stesso, che lo fece sedere alla sua destra e si fece consigliare sulla successiva opera di creazione. Con lui creò i cieli che arrivano fino alla Luna, ovvero La sfera dove il Grande Arconte domina, il confine più basso della quale è proprio il piano dove la luna compie le sue rivoluzioni (Ogdoad). Lo stesso processo si ripeté ed esiste un secondo Arconte, con accanto suo Figlio. La sfera sulla quale dominano è lHebdomad, posta sotto lOgdoad.

Restava ancora il problema dell'elevazione al Dio non esistente della terza Filiazione. Questa doveva avvenire attraverso il Vangelo. Da Adamo a Mosè aveva regnato l'Arconte dellOgdoad (romani 5:14); nel periodo intercorso tra Mosè e i Profeti aveva regnato l'Arconte dellHebdomad, o Dio degli ebrei. Ora, nel terzo periodo, avrebbe dovuto regnare il Vangelo. Il Vangelo venne inizialmente trasmesso dalla prima Filiazione, attraverso lo Spirito Santo, al Figlio dell'Arconte dellOgdoad; il Figlio lo comunicò a suo Padre, che si sbalordì e tremò e riconobbe il suo peccato d'orgoglio nell'essersi pensato la Divinità Suprema. Il Figlio dell'Arconte dellOgdoad lo passò, poi, al Figlio dell'Arconte dellHebdomad, che lo trasmise a sua volta a suo padre. Così ambedue le sfere, inclusi i 365 cieli e i loro Arconti principali, sono venuti a conoscenza della verità. Ma la Redenzione avverrà solo per merito della luce «che scese giù dall'alto, dalla Ogdade, al giglio della Ebdomade, scese giù dalla Ebdomade su Gesù il figlio di Maria e questo, infiammato dalla luce che gli risplendette, ricevette l'illuminazione» e finché tutte le scintille divine non saranno ricongiunte con il Padre supremo l'opera non avrà termine.