Sculture nella città è stata una mostra/allestimento a cielo aperto che ha visto la città di Spoleto trasformata in "Città Museo" nell'estate del 1962, nell'ambito della V edizione del Festival dei Due Mondi.
Ideazione e progetto Il direttore artistico delle Arti Visive del Festival dei Due Mondi, Giovanni Carandente, chiede ad alcuni artisti contemporanei di creare delle opere da esporre in città, en plein air, e di donarle poi a SpoletoUn nutrito carteggio fra Carandente e gli artisti presenti, avente come oggetto aspetti sia artistici sia organizzativi, è custodito al piano terra del Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive, Biblioteca Carandente. L'iniziativa, avallata con entusiasmo da Gian Carlo Menotti, ma con non poca preoccupazione in merito alla copertura finanziaria, viene intitolata Sculture nella città.
Maestri del dopoguerra espongono negli spazi esterni, in modo da coniugare la bellezza antica e quella moderna. Nel pieno rispetto per il patrimonio storico e artistico della città, le opere di 53 tra i più noti scultori del XX secolo vengono collocate nelle strade, tra le case, nei giardini, nelle piazze, nei vicoli, lungo le pendici della Rocca Albornoziana; in totale 104 sculture di artisti di tutto il mondo appaiono ovunque. Ogni scultura è posta in un luogo adatto, che deve saperla comprendere e valorizzare.
È il primo evento globale che relaziona una città ad alto valore storico con opere contemporaneeLorenza Trucchi, Il Gazzettino, Una mostra favolosa nella notte di Spoleto, 21-07. Spoleto con i suoi spazi e scorci, diventa museo e l'arte, non più sistemata e racchiusa in quattro mura, vive laddove si svolge la vita di ogni giorno, è alla portata di tutti, esperti e no, e può essere toccata oltre che vista. Importante, per la riuscita dell'impresa, è la collaborazione dell'architetto Alberto Zanmatti che disegna tutte le basi per le sculture. Giovanni Carandente così parla dell'evento:
Per l'occasione Carandente invita il fotografo Ugo Mulas a ritrarre gli artisti, durante il lavoro nelle officine, e le opere nelle diverse collocazioni. Mulas coglie il singolare aspetto che le vie di Spoleto assumono: la gente intenta alle occupazioni di sempre e sullo sfondo le immobili presenze delle sculture. Grazie a lui l'avvenimento gode di un'ingente documentazione fotografica,Le foto di Ugo Mulas sono conservate ed esposte al Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive in parte pubblicata trent'anni dopo dallo stesso Carandente nel volume Una città piena di Sculture (1992) e quarantacinque anni dopo in Sculture nella città. Spoleto 1962 (2007). Nasce così
L'Italsider, la maggiore industria siderurgica italiana di allora, mette a disposizione le proprie officine, da Bagnoli a Piombino, da Lovere a Cornigliano, da Savona a Voltri, perché, seguendo i più normali metodi operativi in atto al loro interno, dieci fra gli scultori invitati vi costruiscano, con i materiali delle officine e con l'aiuto degli operai, le sculture monumentali per la città. La rivista aziendale dell'Italsider contribuisce all'iniziativa con propri servizi fotografici.
L'esperimento viene definito "leggendario" dalla stampa internazionaleKaren Wilkin, The New Criterion, gennaio 1992. Le fotografie vengono pubblicate sulla stampa di tutte le lingue, perfino araba.. Il successo è tale che, nelle settimane successive al termine del Festival, le sculture presenti riescono ancora a destare l'interesse del pubblico e della stampa, e sono numerose le troupe cinematografiche provenienti da tutto il mondo pronte a immortalare l'evento.
Solo alcune sculture rimangono patrimonio della città di Spoleto, le altre vengono smontate e riconsegnate agli autori.
Nel periodo settembre-dicembre 2015, dopo 53 anni, la Fondazione Pomodoro ricorda Sculture nella città e celebra Giovanni Carandente con una mostra intitolata "Tutto è felice nella vita dell'arte". Negli spazi milanesi della fondazione vengono esposte fotografie di Ugo Mulas, bozzetti e modelli delle opere che vennero effettivamente collocate a Spoleto.
Gli artisti presenti e le opere
Kenneth Armitage Two linked figures, 1949, bronzo. Girl without a face, 1958-59, bronzo. Foto Hans Arp Apparat d'une danse, 1962, bronzo Foto Kengiro Azuma Mu, 1962, gesso patinato André Bloc Double Superposition, 1958, ferro polito Sculpture Fontaine, 1962, rame, ottone e metallo bianco Alexander Calder, Calder, foto di Ugo Mulas La Veuve Noire, 1959, ferro. Foto Teodelapio (Stabile), 1962, ferro. Foto di Ugo Mulas Eugenio Carmi Rilievo, 1962, acciaio inossidabile Foto di Ugo Mulas Lynn Chadwick Stranger III, 1959, bronzo. Two winged figures, 1962, ferro Foto Eduardo Chillida Oyarak, 1956, ferro Beguirari, 1956, ferro Ettore Colla Rilievo, 1959, ferro Esagramma, 1962, ferro La grande spirale, 1962, ferro. Foto di Ugo Mulas Foto del 2012 Altezza 13 m. La scultura, prestata alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma in occasione di una mostra nel 1968, non è mai stata restituita a Spoleto. Pietro Consagra Colloquio col vento, 1962, acciaio FotoConservata al Houston Museum of Fine Arts Colloquio spoletino o Colloquio con il demonio, 1962, acciaio Foto Costas Coulentianos Mani, 1962, ferro e argentone Harold B. Cousins Orphèe, 1962, ferro Wessel Couzijn Passion enchaînée, 1962, bronzo Dušan Džamonja Scultura metallica, 1962 Kosso Eloul Scultura, 1962, travertino Herbert Ferber Calligraph with cluster, 1961, bronzo Lucio Fontana Virginia, 1961, bronzo polito Nino Franchina Spoleto 1962, 1962, ferro e acciaio Foto di Ugo Mulas Lo stregone, ferro Foto Cancello, 1962, ferro Franco Garelli Oggi sposi, 1962, ferro e legno Quinto Ghermandi L'albero della paura, 1959, bronzo L'eclisse, 1962, bronzo Émile Gilioli L'ange, 1962, bronzo polito Foto Shamai Haber Scultura, 1962, pietra Otto Herbert Hajek Raumknoten, 125, 1959, bronzo Rudolf Hoflehner Condition méditative, 1959-60, bronzo Robert Jacobsen Sculpture polychrome, 1960, ferro Berto Lardera Rythme héroique, n. 1, 1952-53, ferro Henri Laurens Le grand Amphion, 1953-54, bronzo Foto Leoncillo Leonardi Le affinità patetiche, 1961, grès bianco Jacques Lipchitz Sacrifice, 1948, bronzo Foto Seymour Lipton Codex, 1961, nichel e altri metalli Foto
Carlo Lorenzetti Spoleto 1962, 1962, ferro Giacomo Manzù Pattinatrice, 1958, bronzo Cardinale, 1959, bronzo Foto La grande chiave, 1959, bronzo Foto Marino Marini Pomona, 1949, bronzo Foto Cavallo e Cavaliere, 1956-57, bronzo Foto Il guerriero, 1959-60, bronzo Étienne Martin Booz, 1953, bronzo Umberto Mastroianni Hiroshima, 1960, bronzo Il sole, 1961-62, bronzo Invasione, 1962, bronzo Luciano Minguzzi Pas-de-quatre, 1958, bronzo e ferro Foto Mirko Totem, 1961, bronzo Motivo dentato, 1961, bronzo Henry Moore Glenkiln Cross, 1955-56, bronzo Foto Reclining Figure, 1957, bronzo Foto Eduardo Paolozzi Frog, 1958, bronzo Foto Figure, 1958-59, bronzo Alicia Penalba Homenaje a Vallejo, 1962, bronzo Foto Beverly Pepper The gift of Icarus, 1962, acciaio inossidabile e ferro Foto Sculpture, 1962, ferro e acciaio Mobile, 1962, ferro e acciaio Augusto Perez Il Re, 1959, bronzo Arnaldo Pomodoro La colonna del viaggiatore, 1962, acciaio Foto Scultura, 1962, ferro Germaine Richier Don Quichotte de la forêt, 1951, bronzo Foto Le Roi, 1962, bronzo La Reine, 1962, bronzo James Rosati Delphi, III, 1960-61, bronzo Foto Jason Seley Baroque portrait, n. 3, 1961, paraurti di automobile e acciaio Pablo Serrano Bóvedas para el hombre, 1962, bronzo David Smith, Foto di Ugo Mulas Cubi, IX, 1961, acciaio Foto Da Voltri I a Voltri XXII, 1962, acciaio inossidabile Foto: Voltri II, Voltri V, Voltri VI, Voltri VII, , Voltri XII, , Voltri XIV, Voltri XV, Voltri XVI, Voltri XVII, Voltri XVIII, , Large Circle, 1962, acciaio Foto Compass Circle, 1962, acciaio Untitled, 1962, acciaio FotoLe sculture di Smith esposte furono ventisette. Gran parte di esse si possono oggi ammirare in un'ala della National Gallery of Art a Washington, in una sala dedicata all'artista, la cui struttura si ispira al Teatro romano (Spoleto), e alle cui pareti è documentata la mostra del 1962. Desiderando ancora sviluppare i temi affrontati a Spoleto, Smith si fece spedire tonnellate di acciaio da Voltri a Bolton Landing e nei successivi diciotto mesi realizzò altre venticinque sculture conosciute come la serie Voltri-Bolton Francesco Somaini Ferito III. Addio, 1960, ferro La punta, 1962, ferro Drago Tršar Manifestacije, 1960, bronzo Alberto Viani Scultura, 1958, bronzo polito Fritz Wotruba Liegende Figur, 1960, pietra calcarea Figura, 1961, bronzo Ossip Zadkine Orphée, 1949, gesso patinato Foto Arlequin hurlant, 1956, gesso patinato Foto La poétesse, 1962, bronzo Foto
Opere donate a Spoleto La Colonna del viaggiatore di Arnaldo Pomodoro La Colonna del viaggiatore segna il passaggio di Pomodoro alla scultura volumetrica. Alta 6 metri con 60 cm di diametro, realizzata in acciaio, è la prima opera di grande mole realizzata dallo scultore. Conclusa la mostra del 1962, l'opera viene generosamente donata alla città dall'artista, il quale riceverà poi un numero crescente di commesse, tanto che oggi le sue sculture di grande mole si ergono in diverse città del mondo, quali Roma, New York, Tokio, Mosca e Los Angeles.
Posta originariamente all'incrocio tra via Flaminia e viale Trento e Trieste, è stata rimossa per un lungo periodo. È stata di nuovo collocata nello stesso luogo nel luglio del 2014.
Colloquio spoletino di Pietro Consagra Pietro Consagra realizza due opere per Spoleto: Colloquio col vento, collocata in piazza del Mercato; oggi si trova al Houston Museum of Fine Arts, in Texas. Colloquio Spoletino, (chiamato anche Colloquio col demonio), originariamente collocata in cima alla gradinata di via Salara vecchia e donata alla città a fine mostra. A lungo conservata nell'atrio del Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive, al riparo dalle intemperie, è tornata in via Salara vecchia nel gennaio del 2015. Ambedue le opere fanno parte del primo periodo artistico dell'autore (I Colloqui, appunto) che va dal 1952 al 1963.
Spoleto 1962 di Nino Franchina L'artista siciliano Nino Franchina per l'occasione realizza tre opere: Lo Stregone, oggi alla Galleria d'Arte Moderna di Torino. Cancello, che tuttora si può ammirare all'ingresso della casa spoletina di Giovanni Carandente in via del Duomo Spoleto '62, alta circa 12 metri, nella quale è evidente quell'estensione verso l'alto e quella tensione che caratterizzano gran parte delle opere di Franchina. Ha mantenuto nel tempo la collocazione originaria davanti al Palazzo Comunale.
Stranger III di Lynn Chadwick
Lo scultore inglese invia Stranger III, un bronzo del 1959 che regala a Carandente. Accetta poi che questi ne faccia dono alla città e, ritenendo la collocazione particolarmente felice e suggestiva, concorda di lasciarla per sempre dove ancora si trova, al termine della scalinata, (via dell'Arringo) che conduce in piazza del Duomo. L'opera, appartenente ad una nutrita serie dallo stesso titolo, si ispira a forme antropomorfe. L'artista invia anche un disegno per la base. Dopo un lungo restauro, nel 2007 torna ad elevarsi sul muro prospiciente la piazza del Duomo.
Chadwick espone anche Two winged figures, composta da due forme in ferro dipinto, una nera e una gialla, realizzate nelle officine di Cornigliano.
Il dono di Icaro di Beverly Pepper
L'opera, in ferro e acciaio, viene progettata nel 1962 dall'artista americana Beverly Pepper, la quale per la prima volta si cimenta nell'arte della scultura presso le officine Italsider di Piombino. Realizza altre due opere quali Sculture (Nature in iron) e Mobile (Leda).