miniatura|upright=0.7|I "Bronzi di Riace" costituiscono uno dei simboli di Reggio Calabria e dello stesso museo.In primo piano la statua A (il giovane), in fondo la statua B (il vecchio). Il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC), o Museo nazionale della Magna Grecia, è un museo statale italiano. Espone una delle più ragguardevoli collezioni di reperti provenienti dalla Magna Grecia.
Formato inizialmente da un nucleo di materiale ceduto dal museo civico della città, sorto nel XIX secolo, il Museo archeologico nazionale della Magna Grecia è cresciuto poi con i molti reperti, frutto delle varie campagne di scavo condotte fino ad oggi dalla Soprintendenza archeologica della Calabria. I reperti oggi rinvenuti in Calabria non sono più riuniti e custoditi in un museo unico, bensì esposti in quelle località nelle quali nuovi ritrovamenti hanno permesso di allestire piccoli musei locali (Crotone, Locri, Roccelletta di Borgia, Sibari, Lamezia Terme), che affiancano il museo reggino.
È di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che dal 2014 lo ha annoverato tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.Cfr. DPCM 29 agosto 2014, n. 171.
Museo
Le collezioni archeologiche del museo comprendono materiali di scavo da siti della Calabria, della Basilicata, e della Sicilia, che illustrano l'arte e la storia della Magna Grecia dall'VIII secolo a.C., e materiale dei periodi precedenti (preistoria e protostoria) e successivi (periodi romano e bizantino).
Tra i materiali più significativi: I Bronzi di Riace: ritrovati in provincia di Reggio, sono due grandi statue in bronzo, originali greci della metà del V secolo a.C. pervenuti in eccezionale stato di conservazione, che potrebbero raffigurare, secondo recenti studi, Tideo e Anfiarao o Eteocle e Polinice de I sette contro Tebe, provenienti da un più numeroso gruppo di guerrieri bronzei. La Testa del Filosofo, ritrovata insieme ad altri pezzi a Porticello, nei pressi di Cannitello (frazione di Villa San Giovanni), è parte un ritratto di Pitagora di Samo del V sec. a.C. ed è un rarissimo esempio di ritrattistica greca; La Testa di Basilea, originale greco in stile "tardo-severo" del V sec. a.C. parte di una statua di Zeus Liberatore trovata nel relitto di Ponticello. Si tratta si una riacquisizione recente da parte del museo poiché fu trafugata al ritrovamento e venduta al museo di Basilea, da cui prese il nome prima della restituzione. il Kouros di Reggio, scultura arcaica in marmo pario che raffigura Apollo Reggino, risalente al VI sec. a.C. proviene dal tempio di Apollo maggiore (rinvenuto sotto la stazione Lido); L'acrolito di Apollo Aleo in marmo, da Cirò; Il gruppo dei Dioscuri che scendono da cavallo nella battaglia della Sagra, da Locri Epizefiri; Il Cavaliere Marafioti, scultura che raffigura uno dei due Dioscuri a cavallo portato da una sfinge, pertinente al tempio di Zeus di Locri Epizefiri; La collezione di pinakes, ex voto in terracotta recanti a rilievo scene del ratto di Persefone provenienti da Locri Epizefiri; Le Tavole bronzee, dell'archivio del tempio di Zeus di Locri Epizefiri; Diverse collezioni di gioielli, di specchi in bronzo, e medagliere. La corte del museo, la piazza Paolo Orsi, ospita inoltre mostre temporanee per valorizzare gli oggetti in riserva, ad esempio l'esposizione Mostra Ade e Persefone: Signori dell’Aldilà.
Fino al 2008 la Pinacoteca civica di Reggio Calabria era ospitata nel Museo nazionale.
Palazzo Piacentini
Il museo ha sede nel palazzo Piacentini, edificio realizzato fra il 1932 e il 1941 su progetto di Marcello Piacentini, dal quale prende il nome. È considerato una delle opere più significative tra gli edifici costruiti per scopo museale, grazie alle ampie vetrate che illuminano gli ambienti espositivi, per lo più a spazio aperto: sulla facciata principale è scolpita una serie di grandi medaglioni che riproducono le monete di altrettante città della Magna Grecia. Il museo occupa oggi tutti e quattro i livelli dell'edificio (tre piani e un seminterrato).
Dal 2009 al 2013 il museo è stato chiuso per lavori di ristrutturazione e ampliamento e il 21 dicembre 2013 è stata temporaneamente riaperta la sala che ospita i Bronzi di Riace; la riapertura definitiva è avvenuta il 30 aprile 2016, alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del ministro per i beni culturali Dario Franceschini. Fulcro dell'ampliamento, progettato da Paolo Desideri, sono il nuovo cortile interno coperto da un lucernario e la terrazza panoramica sullo Stretto di Messina.
Distribuzione degli ambienti Pianterreno: sezioni di Preistoria e Protostoria, con reperti provenienti dal territorio calabrese; prima parte della sezione dedicata alle colonie della Magna Grecia, che ospita ritrovamenti provenienti dagli scavi di Locri Epizephiri; primo piano: seconda parte della sezione delle colonie greche, che ospita ritrovamenti provenienti dagli scavi di Rhegion, Matauros, Medma, Kaulon; sezione di numismatica; sezione romana e bizantina; secondo piano: Pinacoteca comunale (oggi trasferita ad altra sede); seminterrato: sezione di archeologia subacquea, allestita nel 1981, ospita una collezione di anfore e di ancore, i Bronzi di Riace e i Bronzi di Porticello.
Storia del museo nazionale miniatura|upright=1.4|La "Real palazzina", serie di edifici tra i quali sorgeva il Museo civico. Nel 1882 venne istituito il Museo civico, che nel clima della nuova unità nazionale, raccoglieva e diffondeva cultura alla cittadinanza con testimonianze della storia e della cultura locale, reperti archeologici, memorie del risorgimento e collezioni di pittura.
Il "Museo civico di Reggio", con sede presso il Palazzo arcivescovile sul lungomare, era costituito dalle sezioni: etnologia; arte medievale; arte moderna; arte risorgimentale; numismatica.
Nel 1907, sotto la direzione di Paolo Orsi, fu istituita la Soprintendenza archeologica della Calabria, che eseguì intensi scavi a Reggio, a Locri e nei principali centri di interesse archeologico della Calabria.
Dopo il terremoto del 1908 che distrusse la città, Paolo Orsi propose la creazione di un grande museo nazionale, in cui esporre i materiali degli scavi statali insieme a quelli delle collezioni civiche. La soprintendenza archeologica, insediatasi nel 1925 a Reggio, si preoccupò di realizzare un nuovo edificio per il "Museo centrale della Magna Grecia" o "Museo nazionale della Magna Grecia". Iniziato nel 1932, fu progettato da Marcello Piacentini. I principi di Piemonte assisterono alla benedizione della prima pietra, fatta dall'arcivescovo monsignor PujiaNella prima pietra venne inserita la seguente pergamena: "Alla presenza Augusta delle LL.AA.RR. Umberto e Maria Josè di Savoia, in solenne rito e tripudio di popolo, nel Decimo Maggio dell'Era Fascista, data alla Patria da Benito Mussolini. È posata la prima pietra di questo Museo, dove tesori sopravvissuti alle tante avversità distruttrici perpetuano la civiltà Millenaria della Prima Italia..
La nuova sede presto dovette essere chiusa a causa della seconda guerra mondiale, che impose il trasferimento del materiale in altri siti più sicuri. Nel 1954 quindi le collezioni del Museo civico furono riunite a quelle del Museo nazionale, che fu aperto al pubblico nel 1959.
Nel 1962 vennero inaugurate le sezioni preistorica, protostorica e locrese, il lapidario e la pinacoteca nel 1969, mentre nel 1973 si apriva la sezione numismatica.
All'indomani del ritrovamento dei Bronzi di Riace, nel 1981 venne allestita la sezione di archeologia subacquea, dedicata alla memoria del soprintendente Giuseppe Foti, scomparso poco prima dell'inaugurazione. Nel 1982 venne riordinata la sezione delle colonie e subcolonie ioniche e tirreniche, furono quindi aperte al pubblico altre 40 sale espositive al primo e al secondo piano dell'edificio.
La pinacoteca d'arte medievale e moderna, esposta al secondo piano, è stata in seguito spostata presso la nuova Pinacoteca civica di Reggio Calabria, per far posto ad altre collezioni tematiche archeologiche in allestimento. Il museo è diviso in sei sezioni, disposte in quattro piani e in ordine cronologico e topografico.
Chiuso per restauro nel novembre 2009, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha riaperto al pubblico il 30 aprile 2016.
L’elemento principale dell’allestimento attuale è il nuovo cortile interno, coperto da un soffitto in vetro trasparente, sostenuto da una struttura tecnologicamente avanzata.
Il piano interrato di Palazzo Piacentini ospita due ampie sale destinate a esposizioni temporanee.
Collezioni Si accede al Museo da piazza De Nava. All'ingresso si trovava la statua di un telamone in tufo, proveniente da un edificio pubblico del III secolo a.C. di Montescaglioso. Nel 2015 il telamone è stato restituito al Museo di Montescaglioso.
Preistoria e protostoria
La sezione ospita la ricostruzione di vari ambienti e raccoglie materiali calabresi risalenti alla preistoria e alla protostoria del territorio, che sono il risultato di scavi stratificati presentati in ordine cronologico attraverso la documentazione offerta dai vari siti, ed esposti nella lunga sala dedicata.
Gli oggetti più antichi, del paleolitico inferiore, risalgono a 600.000 anni fa, e sono "choppers" (ciottoli scheggiati), trovati presso Casella di Maida, al centro della Calabria.
All'ingresso della sala si trovano due grandi diorami con la rappresentazione di scene di vita delle popolazioni del paleolitico medio e superiore. Di seguito si trova la riproduzione dell'incisione raffigurante un Bos taurus primigenius, una incisione paleolitica risalente a circa a 12.000 anni dal presente, scoperta nel 1961 su di un masso - insieme ad altre due figure più piccole e insieme a molti segni lineari - presso il Riparo del Romito nel comune di Papasidero, lungo la valle del fiume Lao che è al confine con la Basilicata.
Accanto all'incisione è stata ricostruita una tomba in cui si vedono gli scheletri di due individui che furono inumati contemporaneamente, affiancati e parzialmente sovrapposti, in una posizione inconsueta. Infatti l'individuo di sesso femminile sottostante, passa il braccio sinistro intorno al collo, come in un gesto d'affetto, al giovane uomo parzialmente soprastante, deforme per rachitismo.
Un altro diorama allestito per raffigurare scene di vita del Neolitico (8.000-5.000 anni fa), seguito da alcune vetrine con oggetti in terracotta, bronzo e ferro quali: vasi, brocche, coppe, asce, spade e fibule, che vanno dal Neolitico alle età successive, provenienti da varie località calabresi quali: Praia a Mare, Torre Galli, Santa Domenica di Ricadi, Roccella Ionica, Amendolara, Cassano all'Ionio.
Colonie della Magna Grecia
Fiore all'occhiello del Museo Nazionale di Reggio è la vastissima collezione che riguarda le colonie della Magna Grecia, ripartita su due piani dell'edificio per la grande quantità di reperti. Altre sezioni della collezione magnogreca, quali: Sibari, Crotone, Scalea, Tortora e Amantea, sono in allestimento.
Lokroi Epizephyrioi (Locri Epizefiri) La ricca collezione del museo sulla Magna Grecia inizia al pianterreno con la sezione di Locri Epizefiri. Il materiale proviene dagli scavi effettuati nell'area della città antica dove, fortunatamente, non si è sovrapposto un abitato moderno. Ciò ha permesso di facilitare le ricerche archeologiche che hanno portato alla luce uno dei centri della Magna Grecia più conosciuti e studiati.