Biografia Poco si conosce della vita di questo vescovo bresciano. Il suo nome compare nella lista dei vescovi bresciani contenuta nel discorso che il vescovo Ramperto tenne nell'838 in occasione della traslazione delle spoglie del suo predecessore san Filastrio dalla chiesa di Sant'Andrea alla cattedrale. In questa lista Ursicino compare al 5º posto, tra Apollonio e Faustino.

Storicamente, Ursicino è documentato in una sola occasione, per la sua partecipazione al concilio di Sardica del 343/344, dove la sua presenza è attestata da Ilario di Poitiers e Atanasio di Alessandria con il nome di Ursacius ab Italia de Brixia. È da identificare anche con l'omonimo vescovo, menzionato senza sede di appartenenza, che sottoscrisse la lettera dei vescovi presenti al concilio di Sardica ed indirizzata al clero della Mereote (Egitto) per incoraggiarli nella resistenza all'arianesimo.

Ursicino è il primo vescovo bresciano al quale può essere attribuita una datazione storicamente certa. Sulla base della sottoscrizione Ursacius ab Italia de Brixia, Paolo Guerrini sostenne che il suo nome corretto fosse Ursacio, ma la forma Ursicino è quella prevalente nella tradizione più antica, dal sermone di Ramperto ai calendari liturgici anteriori al XVI secolo. La diversità delle due forme onomastiche sarebbe dovuta alle differenti letture del nome operate da sant'Ilario di Poitiers e da sant'Atanasio nelle loro opere.

Secondo alcune fonti, la sua adesione all'ortodossia nicena gli avrebbe procurato opposizioni e sofferenze tali da far sì che fosse onorato anche come martire, circostanza che tuttavia non è documentata con certezza. Ugualmente prive di prove sicure sono le tradizioni che lo indicano quale fondatore della chiesa di Sant'Andrea, della chiesa di San Salvatore extra moenia e della basilica di Sant'Apollonio, nella quale avrebbe officiato e dove sarebbe stato sepolto.

Secondo alcuni autori., Ursicino sarebbe diventato vescovo nel 320 e morto nel 347; ma non esiste nessuna documentazione coeva a sostegno di queste ipotesi.

Culto È festeggiato il 1º dicembre, e a questa data è ricordato nel Martirologio Romano di Cesare Baronio. L'odierno Martirologio, riformato a norma dei decreti del concilio Vaticano II, omette il suo nome.

L'antichità del culto tributato al santo è attestata da sette calendari liturgici databili tra l'XI e il XV secolo e da tre ordini litanici, uno dei quali risalente al IX secolo e conservato in un codice proveniente dal monastero di Santa Giulia. La ricorrenza del 1º dicembre potrebbe corrispondere all'anniversario della sua morte.

Secondo la tradizione, una parte delle sue reliquie, assieme a quelle di sant'Apollonio, sarebbe stata asportata da Adalberto Atto di Canossa, mentre la maggior parte dei resti mortali rimase nella chiesa di Sant'Apollonio. Nel XV secolo i frati Minori Osservanti, custodi della chiesa e del convento annesso, ne ravvivarono il culto. Dopo la demolizione del complesso nel 1517 nell'ambito della spianata, le reliquie furono traslate nel 1519 nella chiesa di San Giuseppe e deposte nella cripta sottostante il presbiterio, presso l'altare di san Rocco. In occasione del rifacimento dell'altare, il vescovo Giovanni Nani provvide alla loro ricognizione e ricomposizione il 1º agosto 1778. Le reliquie sono tuttora conservate in un'urna recante l'iscrizione Hic adservantur ossa S. Ursicini Brixiae Episcopi et aliorum sanctorum, mentre nella cripta è presente un affresco realizzato nel 1778 da Sante Cattaneo, che raffigura il santo vescovo in abiti pontificali.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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