Oriolo Romano (AFI: ; L'Oriolo o Uriolo in dialetto oriolese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio.

Geografia fisica

Territorio Il territorio comunale si estende sui Monti Sabatini, una zona collinare ricca di boschi cedui e d'alto fusto in particolare castagno, cerro e faggio, e fa parte del parco naturale regionale di Bracciano-Martignano. Nonostante Oriolo Romano abbia una superficie di poco superiore ai 19 km2 e si trovi a circa 22 km dal mare, la zona presenta ambienti naturali ed ecosistemi assai eterogenei e di elevato pregio: si va dalla macchia mediterranea all'ambiente maremmano per arrivare a quello montano delle faggete, presenti negli Appennini a quote superiori ai 900 m. Il territorio, situato al confine con la città metropolitana di Roma, è attraversato dal fiume Mignone e dall'affluente Biscione.

Orografia Il comune ha un'altitudine media sul livello del mare di 418 metri. Il rilievo maggiore è Monte Raschio (552 m. s.l.m.). Considerando i rilievi collinari e le depressioni presenti in un raggio di 500 metri dal centro urbano (piazza Umberto I) il dislivello massimo è di −30 m (Acquarella) e nel raggio di 1 chilometro si raggiungono i −50 m (Serrale), mentre considerando un raggio di 3 chilometri vi sono rilevanti variazioni di altitudine pari a 247 metri (Monte Raschio-Mola del Biscione). Se si considerano di rilievi montuosi compresi in un raggio di 6 chilometri, il dislivello raggiunge i 307 m (Monte Rocca Romana-Mola del Biscione); il dislivello massimo di 659 metri si raggiunge considerando i rilievi presenti nel raggio di 17 chilometri (Monte Fogliano-Mola del Biscione).Nel calcolo della variazione altimetrica si è considerato il dislivello tra le seguenti località: Piazza Umberto I (centro abitato), Acquarella, Fontana vecchia, Fosso del Serrale, Stazione di Oriolo, Mola del Biscione, Passo delle barrozze, Monte Raschio, Monte Rocca Romana, Monte Fogliano. I dati delle quote sono stati desunti dalla Lungo il corso del Mignone, tra le località Torre d'Ischia, Campetto e Castellina, al territorio collinare si sostituiscono alcune forre originatesi dall'azione erosiva dell'acqua a regime torrentizio e dai conseguenti crolli delle rupi tufacee.

Radon Numerosi studiPer approfondire l'argomento si può fare riferimento a: ; ; ; ; ; ; Anche la stampa e le amministrazioni locali si sono occupate della questione; cfr. gli articoli ; ; ; ; realizzati nei Colli Albani, Monti Sabatini, Monti Cimini e Monti Vulsini hanno dimostrato come sia presente una forte emissione di gas naturali di origine vulcanica, in particolare del radon, un gas naturale radioattivo considerato la seconda causa di morte per tumore al polmone dopo il fumo ed emesso dal sottosuolo e da alcuni materiali da costruzione provenienti da aree vulcaniche.Nel Lazio le aree vulcaniche note sono: Apparato Vulsinio, Vulcano Sabatino, Vulcano Laziale e Caldera di Latera. Lo studio effettuato nel 2013 da ISPRA e ARPA Lazio ha riscontrato nelle abitazioni del paese una concentrazione media di Radon pari a 360 Bq/m3 con un massimo di 2 194 Bq/mm3, dati al di sopra di 300 Bq/mm3, valore di riferimento massimo raccomandato dall'OMS. Per ridurre il rischio derivante dal radon di contrarre il tumore al polmone, il 3 dicembre 2010 l'amministrazione comunale ha adottato un nuovo regolamento edilizio che prevede specifiche norme per l'edificazione dei nuovi edifici.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2166 GR/G

Nella maggior parte del territorio il clima è di tipo temperato, mediterraneo. L'eterogenea orografia unità alla presenza dei bacini lacuali di Bracciano e Vico fa sì che esistano alcune aree, forre del Mignone e di monte Raschio, con un particolare microclima dove è presente il fenomeno dell'inversione termica e le temperature sono durante l'anno inferiori alla classificazione climatica ufficiale; a testimoniare in maniera visibile questa differenza è la vegetazione che vi cresce, più adatta alle condizioni climatiche di una zona temperata fredda.

Nelle forre lungo il corso del Mignone, comprese tra le località Torre d'Ischia, Campetto e Castellina, la temperatura dell'aria diminuisce scendendo verso il basso e il fenomeno dell'inversione termica è particolarmente marcato; il fenomeno è determinato dalla scarsa diffusione della radiazione solare determinando un progressivo aumento dell’ombreggiamento accompagnato da una diminuzione della temperatura, creando all’interno della forra un microclima considerevolmente più fresco e umido rispetto ai pianori esterni. Di conseguenza man mano che si scende verso il fondo della forra la vegetazione mediterranea presente sul pianoro (clima più caldo) è sostituita da altre piante più adatte alle particolari condizioni climatiche più fredde.

Origini del nome Incerta è l'origine del nome e numerose sono state le ipotesi, ma quelle plausibili sono sostanzialmente tre. Come Oriolo (), potrebbe derivare da hordeolus, ‘chicco d'orzo’, secondo un'ipotesi che risale a Gerhard Rohlfs. Più probabile appare la derivazione da aureus ‘d'oro’, in analogia con omonimi lombardi, per la fecondità del terreno o anche da Aureoulus, nome personale romano. Anche Pellegrini sostiene la derivazione da aureu(m) per il toponimo laziale.

Storia Età antica Testimonianze di presenza e frequentazione del luogo da parte dell'uomo non ancora organizzati in insediamenti stanziali si rintracciano già in epoca protostorica risalente al periodo villanoviano-etrusco e romano: in località "La Mola" sono stati rinvenuti da F. Enei frammenti ceramici con decorazioni di tipo appenninico databili al Bronzo medioCfr. ; al periodo villanoviano-etrusco appartengono tre tombe a camera in località Campetto, delle pestarole e una tomba in località Pascolaro,Cfr. mentre sono databili al periodo romano una strada che collega la località Campetto alla Mola del Biscione, resti di una cisterna in località Muraccio e una seconda a Monte Rosano, un colombario in via Aldo Moro.

Periodo medioevale Secondo una ricerca della locale sezione dell’Archeoclub d’Italia nel IV secolo, sotto il pontificato di Melchiade I, la vicina Forum Clodii era sede vescovile e il primo vescovo era stato Domiziano; dopo quella data del centro non si hanno più notizie per oltre un millennio. La località, comunque, seppure non più abitata rimane ben individuata nelle carte: nel 1234 un atto amministrativo relativo ai confini tra il Castrum Brachiani e Santa Pupa riporta la scritta “Fossatum Orioli usque ad pontem lapideum S.M. de Flore”.Cfr. . Con Fossatum Orioli si individuava la cosiddetta Fonte dell'Oriolo, l'odierna Fontana Vecchia: la località situata vicino all'inizio del Fosso della Fiora e al percorso della Via Clodia era ben conosciuta nell'antichità poiché ricca di sorgenti d'acqua. Nell'attuale territorio compreso tra Grotta Renara, Macchia della Fiora e Vigna grande, località boschive tra Vicarello, Manziana e Oriolo Romano, sono state rinvenute numerose evidenze archeologiche risalenti al periodo romano e medioevale quali ad es. le opere idrauliche dell'acquedotto Traiano e di quello costruito dagli Orsini-Odescalchi (conosciuto anche come archi di bocca di lupo) cfr. , i basoli della via Clodia, il centro di Forum Clodii, le Aquae Apollinares. Con S.M. de Flore ci si riferisce al ninfeo romano oggi chiamato Madonna della Fiora, cfr. gli articoli di e di

Fondazione e il rinascimento

Sulla facciata del palazzo Santacroce-Altieri, era presente un'epigrafe che riportava: Giorgio Santacroce quinto signore di Viano, figlio di Onofrio, disboscò la selva di Manziana, e condottovi i coloni nell'anno 1562, rese frequentata la strada Claudia, dotò di mura il castello di Oriolo, edificò la chiesa di San Giorgio (1570), edificò questo palazzo. A prescindere da questa epigrafe, oggi non più presente sulla facciata, la data di fondazione del paese è da considerarsi quella del 15 aprile 1560. Infatti, in tale data fu stipulato, a rogito notaro Ser Pietro di Viano, il Contratto fatto con li primi habitori dell'Oriolo con il quale Giorgio III Santacroce invitò nelle sue terre contadini e boscaioli, detti capannari, provenienti soprattutto dalla Toscana e dall'Umbria, da Pistoia e Siena in particolare.Cfr. Contratto fatto con li primi habitori dell'Oriolo, in Dei nomine amen Addi 18 di Aprile 1560 in . Giorgio III concesse enfiteusi e mise a disposizione case per gli abitanti con l'obbligo di disboscare macchie e di coltivare terre, corrispondendo il quinto di quanto raccolto. A seguito del primo contratto Giorgio III promulgò un secondo atto, a rogito stesso notaro, col quale, il 19 maggio 1562 stabilì Capitoli e convenzioni fra l'Illustrissimo Signore Giorgio Santacroce e i rappresentanti dei primi abitanti di Oriolo.Cfr. . Da un successivo scritto Per maggior confermazione e corroborazione delli soprascritti contratti è citato un istrumento di Messere Hercole Rafanelli del mese di dicembre 1576 che raccoglieva le volontà di Giorgio II, nel quale faceva donazioni e atti di liberalità alla popolazione, si deduce che i primi abitanti di Oriolo Romano erano chiamati oriolani anziché oriolesi come poi furono in seguito e fino a oggi inspiegabilmente appellati.Cfr. . L’appellativo di oriolani è anche confermato in numerosi atti di morte dall'archivio parrocchiale della chiesa di san Giorgio.

Nel Primo libro dei Consigli redatto nel 1575 viene riportato l'elenco dei residenti. da dove risulta la presenza di 106 persone; oltre la metà dei residenti, 64 persone, giunsero dall'Umbria, in particolare da Parrano 37, da Orvieto 10, da Gubbio 6, da Fabro 4, da Piegaro e Castel Viscardo 2, altre 27 persone dalla Toscana di cui 21 da Ficulle e 3 da Arezzo, 4 dall'Emilia-Romagna. L'origine umbra dei primi abitanti di Oriolo Romano, risulta ancora oggi, a distanza di secoli, in talune inflessioni dialettali, usi culinari e folcloristici che si possono osservare nell'attuale popolazione.«I modi di dire non appartengono alla cultura di queste zone», dice il dottor Marcello Piccioni, «perché i paesi qui intorno sono stati fondati da persone che provenivano dall'orvietano. Ad esempio ai garbo è un'espressione intraducibile che corrisponde più o meno all'espressione italiana dio lo voglia o se dio vuole, molto frequente in Umbria. Queste forme dialettali si stanno perdendo per vari motivi, immigrazioni, emigrazioni ma soprattutto a causa della televisione che ha imposto un linguaggio unificato. Rimangono modi di dire caratteristici nei toponimi, ad esempio un monte che a Canale è chiamato la bandifera nella parte che guarda ad Oriolo Romano è chiamato scialimate che significa la cosa franata.»

A seguito della decapitazione di Onofrio III Santacroce avvenuta il 31 gennaio 1604Cfr. a castel Sant'Angelo, nel 1606 i feudi di Viano e Oriolo ritornarono alla famiglia Orsini che rivendette nel 1671 alla famiglia Altieri.

Età contemporanea Il feudo restò agli Altieri fino al 1927, anno in cui fu definitivamente smembrato in base alla legge che facilitava l'affrancamento degli "usi civici".R.D.L. consultabile su

Per effetto di quella legge, l'Università agraria, associazione di contadini residenti riconosciuta come personalità giuridica dal 1894,R.D.L. consultabile su poté distribuire le terre affrancate ai residenti, mantenendo l'unitarietà dei terreni.

Il 27 maggio 1903 dai tecnici del 3º reggimento Genio Telegrafisti del Regio EsercitoCfr. Sulle ricerche ed esperimenti di Marconi nei dintorni di Roma cfr. venne sperimentata la trasmissione senza fili di un messaggio radiotelegrafico (marconigramma) tramite una postazione mobile dalla collina del Campaccio verso Roma Monte Mario inviando il seguente messaggio: “R. Prefetto Roma - Gradisca vossignoria riverente saluto popolazione Oriolo Romano che mi onoro di inviarle col telegrafo Marconi qui funzionante per esperimenti genio militare - Il Sindaco Persi”.