La Cleopatra morente è un dipinto a olio su tela (173 × 237 cm) realizzato dal Guercino nel 1648 e conservato a Palazzo Rosso, parte dei Musei di Strada Nuova di Genova. Storia Carlo Cesare Malvasia, nella Felsina pittrice, ricorda l'opera sotto l'anno 1648: «[fece] una Cleopatra in letto moribonda a Monsig. Carlo Durazzi Genovese».
Una documentazione più precisa è fornita dal Libro dei conti Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., che il 24 marzo 1648 registra il pagamento da parte dell'abate Carlo Emanuele Durazzo, appartenente alla famiglia Durazzo, di 125 ducatoni, equivalenti a 156 scudi e 1 lira, per un dipinto raffigurante Cleopatra. Il compenso, superiore a quello abitualmente richiesto dal Guercino per una figura intera a grandezza naturale, testimonia il particolare rilievo della commissione.
Rimasta inizialmente nella famiglia Durazzo, la tela passò successivamente per via ereditaria nella raccolta dei Brignole-Sale, nella quale è documentata nel 1756 e nel 1766. Nel 1780 Carlo Giuseppe Ratti la descrisse a Palazzo Rosso, nella «Stanza ottava, detta della Gioventù in cimento tra la Virtù e il Vizio», come «Quadro di Cleopatra sopra un letto, quando si avvelena, figura naturale, del Guercino».
Guercino tornò sul medesimo soggetto due anni più tardi: il Libro dei conti registra infatti, l'8 marzo 1650, un altro pagamento per una Cleopatra, commissionata dal genovese Girolamo Panesi, residente a Roma.
Nel 1822 la tela fu rifoderata; allo stesso intervento sono state ricondotte le due aggiunte laterali, inserite per adattare il dipinto alle dimensioni della quadratura dipinta della parete sulla quale era collocato.
Per via ereditaria l'opera giunse infine a Maria Brignole Sale, duchessa di Galliera, che nel 1874 donò Palazzo Rosso e le sue collezioni alla città di Genova. Il dipinto entrò così nelle collezioni civiche genovesi.
Nel 1991 un intervento di restauro rimosse lo strato di vernice ingiallita che alterava la superficie pittorica, restituendo leggibilità alla cromia dell'opera. Soggetto Il dipinto raffigura gli ultimi momenti di Cleopatra VII, regina d'Egitto. Dopo essere divenuta coreggente insieme al fratello, Cleopatra riuscì progressivamente ad affermare il proprio potere, legandosi dapprima a Giulio Cesare, dal quale ebbe Cesarione, e successivamente a Marco Antonio. L'alleanza con quest'ultimo la pose in aperto contrasto con Ottaviano; dopo la sconfitta subita nella battaglia di Azio del 31 a.C. e l'imminente caduta di Alessandria, la regina preferì darsi la morte piuttosto che essere condotta prigioniera a Roma e comparire nel trionfo del vincitore.
A partire dal Cinquecento il suicidio di Cleopatra fu interpretato anche come un gesto eroico, paragonabile a quello della casta Lucrezia, e la regina assunse il valore di exemplum virtutis. Il tema conobbe particolare fortuna nella pittura del XVII secolo, sostenuto anche da una vasta produzione letteraria. Secondo Pasquale Stenta, Guercino potrebbe essersi ispirato in particolare all'ultimo canto della Cleopatra composta nel 1632 da Girolamo Graziani in onore di Francesco I d'Este. Descrizione e stile Cleopatra è rappresentata seminuda e distesa sul letto, ormai prossima alla morte. Con la mano sinistra stringe l'aspide che ha portato al seno, mentre il capo si abbandona sul grande cuscino; dalla ferita provocata dal morso fuoriescono due gocce di sangue. La figura, pallida ed esangue, emerge contro il bianco delle lenzuola ed è racchiusa dall'ampio tendaggio purpureo che si apre sulla scena come un sipario, accentuandone il carattere teatrale.
La composizione è costruita con mezzi volutamente essenziali. La gamma cromatica è dominata dal bianco del letto e dell'incarnato della regina e dal rosso porpora del cuscino e del tendaggio, mentre una luce chiara investe il corpo di Cleopatra e contribuisce a isolare la figura entro lo spazio dell'alcova.
Denis Mahon individuò proprio nell'estrema semplicità della composizione e dello schema cromatico uno degli aspetti più notevoli del dipinto. A eccezione dei bianchi delle lenzuola e dell'incarnato, quasi l'unica nota decisa di colore è costituita dal «porpora funereo» del tendaggio e del cuscino. Secondo lo studioso, la fusione tra semplicità formale e riduzione cromatica conferisce alla Cleopatra morente un valore particolare nella produzione del Guercino, anticipando quel raffinato gioco di variazioni entro gamme apparentemente semplici che sarebbe divenuto più frequente nelle opere degli anni successivi.
Come emerge dal disegno a penna della Walker Art Gallery di Liverpool, Guercino pensò inizialmente hanno composizione più dinamica con la regina seduta sul letto che scosta il drappo dal del baldacchino, per poi modificare l’impaginazione della scena nei due sketch a sanguigna di collezione privata e della Royal con lection di Londra più vicini alla soluzione definitiva. Note
Bibliografia
Voci correlate Opere del Guercino
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