Il tour dei British and Irish Lions 2013 fu il 30º tour ufficiale della formazione interbritannica di rugby a 15 dei British and Irish Lions; si tenne per la 13ª volta in Australia, dal al , e consisté in una serie di 10 incontri, di cui tre test match contro gli Wallabies, programmati per gli ultimi tre sabati della spedizione. Gli altri sei incontri in tale Paese si tennero contro le cinque franchise australiane in Super Rugby (Brumbies, Melbourne Rebels, Reds, Waratahs e Western Force) più una formazione mista di giocatori provenienti dal Queensland e dal Nuovo Galles del Sud. Il primo incontro della spedizione si tenne altresì a Hong Kong contro la selezione britannica a inviti dei .
Allenatore capo della squadra dei British Lions fu il neozelandese Warren Gatland, capitano il gallese Sam Warburton.
La serie dei tre test match fu vinta dai British Lions per 2 a 1: a due incontri iniziali combattuti (rispettivamente 23-21 per i Lions e 16-15 per l') fece riscontro un terzo incontro dominato e largamente vinto dalla formazione interbritannica per 41-16; si trattò della prima vittoria in una serie dal tour del 1997 in Sudafrica e della prima vittoria in Australia dal tour del 1989.
Gli incontri infrasettimanali senza valore di test match si risolsero in sei vittorie e una sconfitta (contro i Brumbies a Canberra).
La preparazione Il tour fu pianificato dal 2010, con la nomina di Andy Irvine, presidente della Federazione rugbistica scozzese, a manager dei Lions. Lo schema previsto fu quello di tre test match contro gli Wallabies (la nazionale australiana) più altri sette incontri, uno dei quali di apertura a Hong Kong contro i Barbarians.
Il 4 settembre 2012 Irvine annunciò il neozelandese Warren Gatland, C.T. del , alla guida dei British Lions; lo staff tecnico di Gatland, annunciato in seguito, fu composto dagli assistenti inglesi Graham Rowntree (allenatore degli avanti) e Andy Farrell (tre quarti) nonché i gallesi Rob Howley (tre quarti) e Neil Jenkins (allenatore ai calci).
La squadra, inizialmente composta di 37 elementi e resa nota a fine aprile 2013, schierava 21 avanti e 16 tre quarti, con predominanza di elementi provenienti dal vincitore del Sei Nazioni 2013 (15 giocatori); a seguire l' con 10 giocatori tra cui il giovane Owen Farrell, uno dei due mediani d'apertura scelti da Gatland; 9 giocatori, compreso l'altro mediano d'apertura Jonathan Sexton, provenivano dalla federazione dell', mentre 3 erano gli scozzesi.
L'inglese Jonny Wilkinson, ritiratosi dalla Nazionale dopo la , ma all'epoca ancora recordman di punti dei Lions, inizialmente si dichiarò indisponibile a un'eventuale chiamata per concentrarsi sulla Heineken Cup che vedeva la sua squadra, il , in lizza per il titolo europeo; tuttavia, dopo la vittoria di tale trofeo e il riconoscimento di miglior giocatore europeo per la stagione 2012-13, Wilkinson annunciò la propria disponibilità a Gatland in caso di necessità di rimpiazzi a seguito di infortuni, circostanza confermata dallo stesso Gatland, intenzionato a considerare un'eventuale convocazione di Wilkinson solo in caso di necessità.
Le reazioni australiane alle convocazioni di Gatland rasentarono il sarcasmo; nel puntualizzare che l'origine di otto giocatori della spedizione era esterna alle Isole Britanniche, il commentatore sportivo Jamie Pandaram scrisse che sul campo si sarebbero visti «uno scarto neozelandese» (Sean Maitland, internazionale per la ) «e un sudafricano già coinvolto in un caso di cocaina» (Matt Stevens, inglese, sospeso per due anni tra il 2009 e il 2011 per uso di stupefacenti), anche se il britannico Daily Telegraph ribatté alla polemica australiana rimarcando che gli Wallabies annoveravano un C.T. neozelandese (Robbie Deans) e un giocatore-chiave come Quade Cooper, peraltro cugino del citato Maitland, proveniente da Auckland. Altri commenti, più tecnici, riguardavano il dubbio circa determinati elementi sulla capacità di ricoprire alcune posizioni-chiave, come quello espresso dall'ex Wallaby David Campese sul ruolo di mediano d'apertura affidato a Owen Farrell o quello di un altro ex internazionale australiano, Tim Horan, riguardo alla fascia di capitano conferita al ventiquattrenne gallese Sam Warburton.
Il tour
Prima ancora di partire per Hong Kong Warren Gatland dovette porre rimedio alla prima defezione del tour, che avvenne per motivi disciplinari: l'inglese Dylan Hartley, tallonatore del Northampton, ricevette una squalifica di undici settimane dalla RFU per avere insultato l'arbitro Wayne Barnes durante la finale di Premiership 2012-13 a Londra contro il Leicester; la sospensione copriva qualsiasi attività, compresa quella internazionale, e quindi per Hartley, che non presentò appello, fu impossibile partecipare al tour. Al suo posto fu convocato l'irlandese Rory Best, proveniente dall'Ulster.
Il prologo del lungo tour, a Hong Kong, fu incoraggiante per i britannici: il 1º giugno, infatti, questi sconfissero i Barbarians per 59-8 con otto mete contro una, anche se l'aspetto che il C.T. Gatland trovò più soddisfacente fu la tenuta fisica dei suoi giocatori per tutta la durata della gara nonostante la temperatura fosse di 30 ºC e l'umidità dell'aria toccasse punte del 94%, condizione decisamente più sfavorevole dell'inverno australe in cui la squadra si apprestava a disputare gli altri incontri del tour.
I Lions sbarcarono a Perth, in Australia Occidentale, il 3 giugno, due giorni prima del loro incontro con la prima delle franchise in ordine di calendario, il Western Force. L'incontro che si tenne al Patersons Stadium di fronte a più di 35 000 spettatori vide i Lions imporsi nettamente per 69 a 17, con nove mete, tutte trasformate, e due piazzati; tuttavia la squadra perse l'irlandese Cian Healy, infortunatosi a una caviglia e, il giorno dopo, il gallese Gethin Jenkins, vittima di uno stiramento al polpaccio di una gamba, sostituiti rispettivamente dall'inglese Alex Corbisiero e lo scozzese Ryan Grant, che così aumentò a quattro elementi la consistenza della rappresentanza del suo Paese nella spedizione.
L'8 giugno, a Brisbane, i britannici ebbero ragione dei Reds, la franchise del Queensland, ma solo a prezzo di una battaglia molto fisica, in cui persero l'irlandese Tommy Bowe per una frattura alla mano e grazie alla precisione al piede dell'inglese Owen Farrell (una trasformazione e cinque piazzati), autore di 17 punti e decisivo nel punteggio finale di 22-12. In seguito alla previsione di almeno due settimane di indisponibilità di Bowe, Warren Gatland annesse al tour un altro irlandese, Simon Zebo, in forza al Munster.
Il terzo incontro in terra australiana si tenne l'11 giugno a Newcastle tra una selezione mista di giocatori provenienti dai club del Queensland e del Nuovo Galles del Sud, in massima parte dilettanti; i giovani australiani furono sconfitti per 64 punti a 0, con i Lions autori di 10 mete, 7 delle quali trasformate. Una contrattura alla coscia al tre quarti irlandese Jonathan Sexton mise in allarme Gatland, che il giorno dopo il match di Newcastle convocò il giovane inglese del Gloucester Billy Twelvetrees, in quel momento impegnato con la sua Nazionale nel tour in Argentina.
Al Football Stadium di Sydney, il 15 giugno, andò di scena l'incontro tra la franchise di casa, gli Waratahs, e i Lions. Davanti a circa 41 000 spettatori i britannici ottennero una convincente vittoria con trenta punti di margine, 47-17; tuttavia Gatland dovette fronteggiare l'ennesimo infortunio, quello di Jamie Roberts, che lo costrinse a prelevare un altro inglese dal tour in Argentina, Christian Wade, e a richiamare dalle vacanze negli Stati Uniti Brad Barritt, anch'egli proveniente dall'Inghilterra, in forza ai Saracens.
A Canberra, il 18 giugno, giunse la prima battuta d'arresto nel tour, singolarmente all'indomani di una conferenza stampa in cui Gatland aveva scaramanticamente espresso l'idea di accettare volentieri una sconfitta contro i Brumbies in cambio di una vittoria nel primo test match contro l'; in realtà i Lions, in una serata fredda e con tracce di neve a bordo campo, avevano mostrato segni di affaticamento nonostante l'innesto a sorpresa dell'ultimo convocato in ordine di tempo, il trentaseienne gallese Shane Williams, ormai ritirato dal rugby internazionale dal 2011 e a fine carriera nei giapponesi Mitsubishi Dynaboars, e inserito da Gatland in squadra come sostituto una tantum per tale partita. Per la prima volta dall'inizio del tour i Lions non realizzarono mete; l'ultimo incontro in cui non ne avevano marcata neppure una era stato l'ultimo test del tour del 2005.
La serie dei test match Il primo test match contro l' si tenne il 22 giugno al Suncorp di Brisbane, diretto dall'arbitro neozelandese Chris Pollock. L'incontro si svolse per tutta la sua durata su un piano di quasi perfetto equilibrio, tanto che alla fine del primo tempo lo score vedeva i Lions prevalere di un solo punto, 13-12; alla fine dell'incontro, con i britannici in vantaggio per 23-21 (figlio di due mete e tre calci piazzati per parte, più due trasformazioni a una per la squadra ospite), l'australiano Kurtley Beale calciò a lato il piazzato che avrebbe potuto dare la vittoria agli Wallabies, e i Lions si aggiudicarono il primo test match della serie.
Il 25 giugno i Lions disputarono a Melbourne, città dove quattro giorni più tardi era previsto il secondo test match, il loro ultimo incontro infrasettimanale, all'AAMI Park contro i Rebels, la franchise australiana più giovane del Super Rugby (disputa il torneo dal 2011). I Lions vinsero la partita 35-0, con cinque mete a zero, tutte trasformate, nella seconda frazione di gioco si distinsero per impegno quegli elementi di seconda fascia in vista di un loro possibile impiego nel test match del sabato successivo.
Altrettanto in bilico fino alla fine fu il secondo test match, che poteva dare ai Lions la vittoria nella serie con una gara di anticipo: fino a sei minuti dalla fine nessuno dei due contendenti era andato a meta, e i britannici conducevano 15-9 grazie a cinque calci piazzati del gallese Halfpenny contro i tre del Wallaby Christian Lealiʻifano; una meta al 74' di Adam Ashley-Cooper, poi trasformata dallo stesso Lealiifano, diede all' i sette punti necessari per ribaltare il risultato e portare la serie sull'1-1, rimandandone l'esito all'ultima gara in programma a Sydney la settimana successiva.
Per il terzo e decisivo incontro della serie Gatland decise alcune esclusioni di peso, la più importante e controversa delle quali riguardò quella dell'irlandese Brian O'Driscoll, che, stante l'indisponibilità di Sam Warburton, avrebbe dovuto partire da capitano nell'ultimo incontro del tour ; O'Driscoll non fu neppure incluso nelle riserve, e Gatland ammise dovette trattarsi della decisione tecnica più difficile della sua carriera da allenatore; l'ex giocatore irlandese Keith Wood parlò di «errore clamoroso» rimarcando come la presenza e l'esperienza di O'Driscoll in campo, al suo quarto e ultimo tour, fosse importante per il suo ruolo di punto di riferimento dei più giovani in squadra; stessa opinione espressero anche altri colleghi australiani. David Campese azzardò che tale decisione di Gatland avesse di fatto consegnato la vittoria della serie nelle mani dell', mentre un altro ex Lions, anch'egli irlandese, Willie John McBride, ipotizzò che Gatland fosse caduto in un tranello messo a punto dalla stampa australiana, e che il C.T. degli Wallabies Robbie Deans non attendesse altro che una notizia del genere. Al posto di O'Driscoll fu schierato il gallese Jamie Roberts; gallese anche il capitano, il seconda linea Alun Wyn Jones.
La sera del 6 luglio, allo Stadium Australia di Sydney, si tenne quindi l'ultimo incontro della serie; dei 23 prescelti, 11 erano gallesi (10 titolari), 4 irlandesi (3 dei quali schierati dall'inizio), 7 inglesi (5 dei quali in panchina) e un solo scozzese, partito da rincalzo; a dirigere l'incontro il francese Romain Poite.