L’Historia ecclesiastica gentis Anglorum (letteralmente: Storia ecclesiastica del popolo degli Inglesi) è un’opera storiografica scritta in latino da Beda il Venerabile, che si ritiene completata entro il 731 d.C., quando l'autore aveva circa 59 anni. Trattando le vicende della Britannia dall’arrivo dei romani sino alla contemporaneità dell’autore, il suo focus principale verte sulla crescita del Cristianesimo in Inghilterra, costituendo al contempo una delle fonti originali più importanti sulla storia anglosassone e l'opera di evangelizzazione nelle isole britanniche.

Panoramica e contenuti LHistoria ecclesiastica gentis Anglorum è un’opera storiografica redatta da Beda il Venerabile in 5 libri. Essa ci fornisce le principali notizie che abbiamo sulla storia della Britannia dall’arrivo nell’isola di Giulio Cesare nel 55-54 a.C. sino al 731, anno in cui l’opera si suppone essere stata conclusa.

L’aggettivo “ecclesiastica”, presente nel titolo dell’opera, ne è anche la sua chiave di lettura. Infatti, lungi dall’essere un’opera storiografica di cronaca neutra, essa si rivela nella sua chiave provvidenzialistica cristiana, ereditata dallo storiografo Orosio, come un’opera che racconta la cristianizzazione e la conseguente strutturazione progressiva della chiesa in Inghilterra, in particolare nei primi 4 libri, e l’evangelizzazione dei popoli germanici continentali di Frisia (l’odierna Olanda) e Sassonia ad opera di missionari angli, nel quinto libro.

Il rapporto con Roma e l’Impero Romano è un’altra essenziale chiave di volta per la comprensione dell’opera. Nonostante nell’VIII secolo da tempo ormai l’Impero Romano non esistesse più, la consapevolezza storica dell’autore di discendere da un passato romano nella sua regione, la Britannia, era centrale per la sua opera storiografica. Infatti, i Romani sono considerati un popolo predestinato da Dio a portare il Vangelo nel mondo, e nel caso dellHistoria, a portare con sé, con una certa virulenza trionfale, la cristianizzazione degli Angli e dei Sassoni. Non a caso, Beda non dedica spazio nella sua opera né alla storia delle popolazioni della Britannia prima dell’arrivo dei Romani, e neppure ai culti pagani locali, disvelando dunque la sua opinione contraria verso tutto ciò che non era cristiano.

I primi quattro libri riguardano il primo sviluppo della chiesa in Inghilterra, con particolare attenzione all’area della Northumbria, la regione più settentrionale dell’isola, da cui proveniva l’autore, il quale risiedeva nel monastero di Monkwearmouth-Jarrow.

Nel primo libro, dopo una descrizione fisica e geografica della Britannia basata sulle opere di Solino e Plinio il Vecchio, Beda racconta la spedizione di Giulio Cesare nell’isola, avvenuta nel 55-54 a.C., e poi l’occupazione ad opera dell’imperatore Claudio nel 43 d.C., con l’allora ancora generale e futuro imperatore Vespasiano; con la conquista di Claudio, il territorio della Britannia diventa definitivamente una provincia romana. Dopodiché, prima menziona il principato di Nerone, successore di Claudio, che avrebbe rischiato di perdere la Britannia, poi si sposta verso l’epoca antonina. Sin dalle prime pagine dell’opera il racconto di Beda evidenzia il ruolo della regione come provincia romana. Per quanto concerne il tema della cristianizzazione dell’isola, Beda non ha alcuna idea di come si sia originata. Infatti, non conosceva l’esistenza dell’editto di Milano del 313 con cui si assicurò la libertà di culto dei cristiani nell’Impero, e nemmeno che certi vescovi provenienti dalla Britannia avevano partecipato al sinodo ad Arles, nel 314; notizia che implica la presenza già a quell’epoca di una struttura ecclesiastica complessa sull’isola. La mancanza di queste informazioni suggerì a Beda di non descrivere una realtà che non poteva conoscere, e infatti non ne tratta. Dopo un breve resoconto sulla Britannia nel contesto dell’Impero Romano, l’autore parla del processo e della morte del martire cristiano sant’Albano, la cui storia aveva letto in una Passio anonima. L’importanza nell’opera di questo martire deriva dalla sua provenienza britannica, permettendo così all’autore di poter rivendicare per la sua regione l’appartenenza alla Chiesa universale.

L’ultimo grande tema del primo libro è il contrasto tra le pratiche moderne della Chiesa di Roma, come vigevano all’epoca di Gregorio Magno (590-604), e le pratiche arcaiche ancora operanti sull’isola. Infatti, in seguito alla disgregazione dell’Impero Romano nel V secolo e alla perdita di contatti delle popolazioni della Britannia con la chiesa di Roma, quest’ultima innovò, in alcuni aspetti, credenze e pratiche liturgiche: innovazioni che per ovvie ragioni non vennero recepite nell’isola. Tra le più importanti è d’uopo ricordare quella del nuovo metodo di computo per calcolare la data della Pasqua, tema che Beda tratterà sia nellHistoria che in altre opere. La trasmissione di queste nuove pratiche, assieme a una nuova opera di evangelizzazione delle nuove popolazioni dell’isola, fu l’oggetto di un’importante spedizione di Papa Gregorio Magno, che l’autore racconta in modo dettagliato. Prima però di passare al racconto della missione, Beda è costretto a compiere un resoconto del declino della Britannia romana. La fase del declino coincide con l’ascesa di Massimo, usurpatore dell’impero di origine britannica, poi la progressiva incapacità dell’Impero Romano di controllare un’area così remota, fino alla nuove invasioni da parte di popoli germanici come Angli, Sassoni e Iuti. Le informazioni raccolte da Beda derivano da Gildas, il quale però non fornisce dati cronologici precisi, così come Beda stesso. D’altronde, questa parte di storia rimane ancora oggi per gli storici contemporanei particolarmente oscura.

L’ultima parte del primo libro e l’inizio del secondo trattano dell’opera di evangelizzazione di Gregorio Magno sull’isola e della trasmissione ai cristiani della Britannia delle nuove pratiche liturgiche; alla missione partecipò anche il monaco romano Agostino accompagnato da quaranta monaci italiani. Agostino è anche il protagonista del Libellus responsionum, un’opera scritta da Gregorio Magno e riportata integralmente da Beda nel primo libro, che è composto da una serie di risposte a quesiti di natura teologica utili a superare i problemi che potevano insorgere durante l’evangelizzazione dei pagani. Gli argomenti ivi trattati sono di primaria importanza anche per comprendere con chiarezza il personaggio storico di Gregorio Magno.

In seguito, si parla dell’evangelizzazione di re Edwin e del suo popolo, i Northumbri, ossia quella stirpe di Angli che abitava a nord del fiume Humber, ad opera del vescovo Paolino. Per Beda è un fatto di grande importanza perché anch’egli proveniva da quella regione.

Il secondo libro si conclude con la morte di re Edwin nella battaglia di Hatfield Chase nel 633, contro Cadwallon il re dei Britanni.

Nel terzo libro, Beda racconta dell’arrivo del monaco irlandese Aidan nell’isola di Lindisfarne, chiamato da Oswald, re di Bernicia. Aidan diffuse in Inghilterra, sino alla Northumbria, le pratiche liturgiche della chiesa irlandese, tra cui anche il differente computo della Pasqua rispetto alla chiesa di Roma; ciò comportò dei contrasti tra i cristiani abituati alle pratiche liturgiche moderne di Roma e quelli invece abituati alle pratiche irlandesi. Il re Oswiu dei Northumbri decise, per dirimere la questione, di tenere nel 664 un sinodo a Whitby. Tale avvenimento, che si concluse con la vittoria della posizione “romana” e che rese la chiesa inglese fedele a quella di Roma sino al regno di Enrico VIII nel XVI secolo, è per Beda uno degli episodi centrali della sua Historia; infatti, l’autore scriverà che la chiesa di Northumbria, da quel momento, non verrà più guidata da “un manipolo di uomini provenienti da isole remote”, ma si uniformerà alla “cattolica e apostolica” Chiesa di Cristo. L’importanza di questo avvenimento per Beda è inoltre sottolineato dalla collocazione macro-testuale, infatti si trova al centro del terzo libro, dunque al centro di tutta l’opera.

L’opera di evangelizzazione, ormai a buon punto dopo il sinodo di Whitby, apriva le porte ad una seconda fase, per così dire di “consolidamento”. Sulla spinta della chiesa di Roma, un buon numero di ecclesiastici anglosassoni locali venne istruito alla predicazione e, dunque, alla comprensione del latino, per poter portare avanti l’opera di evangelizzazione autonomamente. Ciò implicò la creazione di scuole, di scriptoria e di biblioteche, che recepivano i testi manoscritti necessari direttamente dall’Italia.

Nel quarto libro, Beda racconta l’arrivo in Britannia dell’arcivescovo Teodoro, accompagnato dall’abate Adriano. I due fondarono una scuola a Canterbury di studi avanzati di esegesi e grammatica, che avrebbe poi formato personalità ecclesiastiche dal calibro di Aldelmo e Albino, il quale sarà uno dei principali ispiratori della stessa Historia Ecclesiastica di Beda, come egli stesso dice nel prologo dell’opera. Inoltre, si adoperarono nella riorganizzazione e strutturazione della chiesa d’Inghilterra, ancorandola alla struttura e all’ortodossia cattolica di Roma. Tali iniziative sono l’oggetto di tutto il libro quarto.

Nel quinto e ultimo libro, Beda racconta delle operazioni di evangelizzazione dei popoli germanici al di fuori della Britannia a partire dall’ultimo quarto del VII secolo, ad opera di predicatori anglosassoni. Nella fattispecie, l’autore racconta delle opere di conversione dei Pitti, nell’odierna Scozia, e delle popolazioni germaniche continentali di Frisia, l’odierna Olanda, e di Sassonia. Il quinto libro, dunque, dimostra che nell’epoca di poco precedente e contemporanea a Beda, la Chiesa anglosassone si trovava in una situazione ormai così ampiamente consolidata, tanto da indurla a proseguire opere di evangelizzazione nel nord dell’Europa continentale. Importante infine menzionare, a proposito del quinto libro, la nota autobiografica che Beda il Venerabile dà di se stesso.

Di seguito, un breve schema riepilogativo dei contenuti dell’Historia ecclesiastica gentis Anglorum, tratta dall’introduzione di Lapidge alla sua edizione critica:

Libro 1. Storia della Britannia romana e antefatti dell’insediamento anglosassone, fino alla missione inviata da Gregorio, con la conversione del re Aethelberht e l’introduzione del cristianesimo a Canterbury e nel Kent.

Libro 2. Consolidamento della missione nel Kent e diffusione del cristianesimo in altri territori dell’Inghilterra, come l’Anglia Orientale, il Lindsey e la Northumbria; questo periodo iniziale di espansione ha una battuta d’arresto con la morte di re Edwin (633).

Libro 3. Nuovo impulso alla cristianizzazione in Northumbria dato da monaci irlandesi come Aidan, ma parallelo acuirsi dei problemi creati dalle loro pratiche non canoniche, risolti infine in favore dell’ortodossia romana nel sinodo di Whitby (664).

Libro 4. Età d’oro della chiesa inglese, iniziata con l’arrivo sull’isola dell’arcivescovo Teodoro (669) e dell’abate Adriano (670).

Libro 5. Diffusione del cristianesimo oltre i confini dell’Inghilterra, a nord verso i territori dei Pitti, a sud verso il continente (Frisia e Sassonia). Fonti e metodo