Torah im Derech Eretz ( – Torah con "la via della terra" o "secondo il mondo") è una filosofia dell'Ebraismo ortodosso articolata da Rabbi Samson Raphael Hirsch (1808–88), che formalizza la relazione tra l'Ebraismo tradizionalmente osservante e il mondo moderno. Alcuni si riferiscono alla risultante modalità come "Neo-ortodossia".Cfr. anche Rabbi Eliyahu Meir Klugman, Rabbi Samson Raphael Hirsch, architect of Judaism for the modern world, Mesorah (1996) ISBN 0-89906-632-1
Derech Eretz La frase Torah im Derech Eretz si ritrova per la prima volta nella Mishnah nel Trattato Pirkei Avot (2:2): "Bello è lo studio della Torah con derech eretz, poiché con entrambi si dimentica il peccato". Il termine derech eretz, letteralmente "la via della terra", è intrinsecamente ambiguo, con una vasta gamma di significati nella letteratura rabbinica, che si riferiscono tra l'altro al guadagnarsi da vivere e comportarsi in modo appropriato.
Comportamento appropriato e buon carattere
In Talmud e Midrash ci sono approssimativamente 200 insegnamenti che riguardano derech eretz quale comportamento decoroso, educato, rispettoso, riflessivo e civile.. Un insegnamento esemplificativo è che "Derech eretz viene prima della Torah" (Midrash Vayikra Rabbah 9:3) – non si può assimilare la Torah fino a quando non si dimostra Derech Eretz in tutto ciò che si fa. Ci sono molti di tali insegnamenti espressi dai Rishonim e Acharonim (autorità post-talmudiche). La letteratura Mussar infatti presenta un intero corpus filosofico dedicato al tema dei middot (tratti caratteriali) e del "comportarsi come un mentsh "(essere umano raffinato).La parola tedesca Mensch (lett. "essere umano") e l'equivalente yiddish מענטש - mentsh significa "persona d'integrità e onore" - cfr. Merriam-Webster's Online Dictionary Qui, il modo in cui ci si comporta è considerato come manifestazione esterna dei propri middot.
Guadagnarsi da vivere Il significato di Derech Eretz nella succitata Mishnah è generalmente considerato come "guadagnarsi da vivere",Cfr. per es. Maimonide, Commentario della Mishnah, ad loc e la Mishna è quindi letta come "Bello è lo studio della Torah combinata col 'guadagnarsi da vivere'". In consonanza, l'interpretazione rabbinica stabilisce un requisito generale di guadagnarsi da vivere, ma in modo tale che si possa anche studiare e vivere la Torah.. Questa opinione infatti si estende ad una codificazione della Legge ebraica: "[Uno] dovrebbe lavorare ogni giorno in maniera sufficiente per mantenersi... e dovrebbe occuparsi della Torah per il resto del giorno e della notte; colui che si sostiene con le proprie mani è ad un grande livello".Rema sul Shulkhan Arukh, Yoreh De'ah 246:21
Il linguaggio di questa codificazione è rappresentativo del valore generale assegnato dalla letteratura rabbinica al lavoro di per sé e del requisito simultaneo che il lavoro sia un mezzo per raggiungere fini spirituali e non materiali.Cfr. per esempio, Qohelet Rabbah 1:34; Kitzur Shulchan Aruch 31:7 Come afferma il Pirkei Avot 4:1: Chi è ricco? Colui che si accontenta della propria sorte. Come vien detto (): "Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d'ogni bene"; "sarai felice" in questo mondo, "e godrai d'ogni bene" nel Mondo a venire.
Questa frequente citazione della Mishnah contiene sia il requisito del lavoro sia un ammonimento contro il materialismo.Cfr. per es. Menachem Schneerson, Insights Into Pirkei Avos Anche il Rashi, commentando il versetto, afferma che colui che si sostiene da sé si guadagna questo mondo ed il prossimo.
La tradizione rabbinica riconosce che raggiungere un giusto equilibrio potrebbe creare difficoltà pratiche e filosofiche (per es. la necessità di istruzione secolare/laica in opposizione ad una formazione vocazionale limitata) e le varie problematiche sono quindi ampiamente discusse – in vari trattati del Talmudint. al., Berachot 35b), nella letteratura halakhica (per es. Mishneh Torah Deot Cap. 5, Talmud Torah Cap. 3), come anche nella filosofia ebraica, filosofia chassidica e letteratura etyica Mussar. Cfr. anche cit. D. Schnall, Y. Breitowitz, M. Taubes Si veda anche "Provvidenza nell'Ebraismo".
Conoscenza del mondo naturale Il Maharal di Praga, Judah Loew (1525–1609), afferma che Derech Eretz non si limita al "guadagnarsi da vivere"; il concetto comprende anche hanhaga tiv`it, "operare nel mondo naturale". In merito il Maharal, nel suo Derech Chaim, commenta sulla Mishnah, Avoth 3:20, che discute dell'interrelazione tra "Torah e farina (kemakh)" come anche tra "Torah e Derech Eretz". Kemakh, farina, chiaramente si riferisce a sostentamento monetario (mentre la Torah si riferisce a sostentamento spirituale). Quindi Derech Eretz si riferisce a più che solo a "guadagnarsi da vivere" e include la conoscenza e le abilità che ficilitano il successo nel "mondo della Natura".
Conoscenza di cultura e società
Rabbi Samson Raphael Hirsch (1808–1888), incorporando quanto sopra, fu tra i primi ad estendere la definizione di Derech Eretz includendoci una vasta conoscenza della cultura e società e relativa interazione. Hirsch afferma che "Derech Eretz include tutto ciò che deriva dal fatto che l'esistenza dell'uomo, la sua missione e vita sociale, si svolgono sulla Terra, utilizzando i mezzi e condizioni terreni. Pertanto questo termine descrive soprattutto i modi di guadagnarsi da vivere ed il mantenimento dell'ordine sociale. Comprende anche i costumi e le considerazioni di comportamento che l'ordine sociale genera, come anche tutto ciò che riguarda l'educazione civica e umanistica."id., commentario su Pirkei Avoth. La concezione di Hirsch comporta anche la specifica che non c'è nessun compromesso sulla stretta aderenza alla legge ebraica. La risultante filosofia dell'Ebraismo ortodosso nel mondo moderno, denominata appunto "Torah im Derech Eretz", viene discussa qui di seguito.
Rabbi S.R. Hirsch
Quando Hirsch giunse a Francoforte sul Meno per la prima volta nel 1851, proclamò Torah im Derech Eretz come motto e stendardo della sua congregazione, lIsraelitische Religionsgesellschaft - frase che da allora fu il sinonimo di Hirsch e della sua filosofia. Come si è visto, Hirsch non fu l'unico ad estendere il significato di Derech Eretz ad un'ampia conoscenza del mondo secolare, anzi il suo ruolo fu quello di formalizzare una filosofia di Derech Eretz che incorporasse una risposta concreta alla modernità. Nella visione di Hirsch, Derech Eretz si riferisce non solo ai mezzi di sostentamento, ma anche all'ordine sociale, con i relativi costumi e le considerazioni di cortesia e correttezza, così come l'istruzione generale. Hirsch sviluppa quindi un concetto di Derech Eretz che abbraccia la cultura occidentale, pur mantenendo il rispetto rigoroso della legge ebraica.Su Hirsch e la sua filosofia, cfr. int. al., Y. Y. Weinberg, The Teachings of Rabbi Samson Raphael Hirsch su daat.ac.il ; Eliezer Segal, Rabbi Samson Raphael Hirsch and Neo-Orthodoxy, su ucalgary.ca, anche per il relativo saggio.
Coinvolgimento mondano Hirsch cerca di dimostrare in tutti i suoi scritti che la combinazione di Torah e Derech Eretz non solo è possibile ma necessaria, se l'Ebraismo deve "dominare" non solo la sfera religiosa della vita personale e comunitaria, ma anche quella laica e mondana. Per Hirsch, il compimento della Tōrāh - Derech Eretz - richiede pertanto il coinvolgimento mondano e la partecipazione generale nella società, facilitata dalla conoscenza necessaria. "L'Ebraismo non è una semplice aggiunta alla vita: comprende tutta la vita. Essere ebrei non è una mera parte, ma è la somma totale del nostro compito nella vita. Essere un ebreo nella sinagoga e in cucina, nei campi e in magazzino, in ufficio e sul pulpito... con l'ago e lo scalpello, con la penna e il martello - questo è ciò che significa essere un ebreo."Hirsch, Religion Allied to Progress, in Collected Writings of Rabbi Samson Raphael Hirsch, Philipp Feldheim, 1984-2012 (9 volumi). ISBN 0-87306-786-X
Cultura e istruzione laica Nella visione di Hirsch, l'Ebraismo deve "includere la promozione consapevole dell'istruzione e della cultura". Hirsch parla del Mensch-Yisroel ("Uomo d'Israele"), la "personalità religiosa illuminata" come ideale: cioè l'ebreo che è orgogliosamente ebreo, un credente nei valori eterni della Tōrāh, ma che possiede anche la capacità di impegnarsi e influenzare la cultura e il sapere contemporaneo. "In verità, quanto più l'Ebraismo comprende il totale dell'uomo ed estende la sua missione dichiarata alla salvezza di tutto il genere umano, tanto meno sarà possibile limitare la sua visione alla sinagoga. [Così] quanto più l'ebreo è ebreo, tanto più universalista sarà la sua visione e le sue aspirazioni [e] tanto meno distaccato sarà... dall'arte o dalla scienza, dalla cultura o dall'istruzione... [e] tanto più gioiosamente applaudirà ogni volta che vede la verità e la giustizia e la pace e la nobilitazione dell'uomo".
Legge ebraica
È importante sottolineare che Hirsch era molto chiaro sul fatto che Derech Eretz in nessun senso permette compromessi halakhici. A suo avviso, l'Ebraismo è "un santuario intoccabile che non deve essere sottoposto a giudizio umano, né dipendere da considerazioni umane" e il "progresso è valido solo nella misura in cui esso non interferisca con la religione". Afferma che "l'ebreo non vorrà compiere nulla che non possa compiere come ebreo. Qualsiasi passo che lo porti via dall'Ebraismo non è per lui un passo avanti, non è progresso. Esercita questo controllo di sé senza rimpianti, perché non vuole compiere la propria volontà in terra, ma opera al servizio di Dio". Nelle sue Le Diciannove lettere di Ben UzielHirsch, The Nineteen Letters, trad. di Karin Paritzky, annotazioni di Rabbi Joseph Elias, Philipp Feldheim, 1994. ISBN 0-87306-696-0 Hirsch osserva che sarebbe stato meglio per gli ebrei non esser stati emancipati se il prezzo che hanno dovuto pagare è stato quello dell'assimilazione.
Interpretazione
La filosofia del Torah im Derech Eretz è stata variamente interpretata nell'ambito dell'Ortodossia. La gamma di interpretazioni si pone in particolare alla luce della tensione tra l'insistenza di Hirsch sulla fedeltà alla legge e alla tradizione ebraiche e le sfide poste da ciò sull'interazione con il mondo secolare.
Secondo un'"interpretazione restrittiva", l'esporsi ad una filosofia secolare, alla musica, all'arte, alla letteratura, o all'etica deve essere funzionale. Secondo un'"interpretazione mediana", questa esposizione è lecita e persino necessaria, per il bene della dominazione dei valori della Torah sulle proprie cose mondane. Secondo un'"interpretazione estensiva" questa esposizione è ammissibile, fornendo un complemento - e anche una sintesi - alla Tōrāh.
Così, in materia di coinvolgimento nel mondo secolare, l'"interpretazione restrittiva" limita essenzialmente Derech Eretz ad una propria attività professionale; la conoscenza ammissibile sarebbe limitata alla conoscenza correlata al funzionale e all'occupazione, e (forse) a quella conoscenza secolare che permette di meglio interpretare e comprendere la Tōrāh. L '"interpretazione mediana" incoraggia lo studio della conoscenza laica, ma solo nella misura in cui questa permette l'applicazione della visione e della filosofia della Torah alla conoscenza e alla cultura umane. L'"interpretazione estensiva" permette l'acquisizione generale della cultura e della conoscenza secolari come preziose di per sé.