La speculazione in ambito commerciale o finanziario consiste nell'acquisto, nella vendita o nell'assunzione di posizioni su beni, strumenti finanziari o altre attività economiche con l'obiettivo di ottenere un profitto dalle variazioni future del loro valore o prezzo, piuttosto che dal loro utilizzo diretto o dal rendimento intrinseco. In ambito finanziario la speculazione si manifesta frequentemente attraverso operazioni ad elevato rischio, spesso di breve periodo, basate sull'aspettativa di oscillazioni dei mercati, come nel caso della speculazione edilizia, delle operazioni su azioni, valute, commodity e strumenti derivati.

Secondo parte della teoria economica, la speculazione svolge una funzione fisiologica nel sistema capitalistico in quanto garantisce liquidità e contribuisce alla formazione dei prezzi; tuttavia, fenomeni speculativi particolarmente aggressivi possono aumentare l'instabilità finanziaria, favorire fenomeni di panic selling, amplificare i crolli borsistici e produrre effetti negativi sull'economia reale, tra cui perdita di posti di lavoro, crisi aziendali e necessità di interventi pubblici di salvataggio del sistema bancario o industriale.

Per limitare gli abusi, le autorità di vigilanza finanziaria monitorano le operazioni di mercato e sanzionano pratiche illegali quali la manipolazione del mercato e l'abuso di informazioni privilegiate. In Italia tali funzioni sono svolte dalla CONSOB, mentre a livello dell'Unione europea opera l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), incaricata di coordinare la regolamentazione dei mercati finanziari e contrastare gli abusi di mercato.

Origine del termine Nel senso comune del termine, per «speculazione» si intende una qualunque operazione intesa a ottenere un vantaggio o utile sfruttando senza scrupoli situazioni favorevoli.

Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l'attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di "guardare lontano" e "guardare in profondità con attenzione", e così in senso traslato "guardare nel futuro" o "prevedere il futuro". Già la voce in tardo latino speculatio, speculationis indica l'attività di indagine filosofica. Il termine viene utilizzato oggi in ambito filosofico con l'accezione di riflessione, meditazione, conservando quindi l'originario senso etimologico della vedetta romana che guarda in lontananza.

Caratteristiche dell'attività La differenza con molte altre attività di investimento, anch'esse basate sul concetto di valore atteso, è che nell'attività speculativa il valore atteso non si fonda su stime statistiche robuste, o quantomeno significative, ma deriva da un'attività previsiva puramente soggettiva. Si rifà a questa accezione il senso del termine usato in ambito filosofico di "produrre conseguenze da un'asserzione priva di solida base", che nella finanza equivale a produrre previsioni senza una solida base statistica. Ciò espone l'operatore speculativo a grandi rischi, i quali possono essere remunerati da altrettanto grossi guadagni, ma che possono anche portare al rapido fallimento del progetto speculativo e dell'azienda stessa.

La speculazione si differenzia dall'arbitraggio per il fatto che, mentre la prima opera sulle differenze di prezzo di uno stesso bene in tempi diversi, il secondo è un modo di lucrare sulle differenze di prezzo presenti in luoghi diversi. In altre parole, mentre l'arbitraggio ricerca il lucro nel fattore "spazio" (acquisto e vendita su due mercati diversi), la speculazione lo ricerca giocando sul fattore "tempo" (vendita successiva all'acquisto e viceversa).

Tra le principali tecniche speculative rientrano le vendite allo scoperto (short selling), che consistono nella vendita di titoli presi in prestito con l'aspettativa di riacquistarli successivamente a un prezzo inferiore, trattenendo la differenza come profitto. Tali operazioni possono essere accompagnate da strategie di pressione psicologica o informativa sul mercato, volte ad accentuare il ribasso dei prezzi. Ulteriori pratiche speculative prevedono l'utilizzo di strumenti derivati quali futures e CFD, che consentono agli operatori di esporsi a valori nominali molto superiori al capitale effettivamente investito tramite meccanismi di margine e di leva finanziaria, amplificando sia i potenziali guadagni sia le perdite, che possono superare il capitale iniziale.

La posizione della teoria economica Varie sono le definizioni di speculazione date dalle diverse correnti di pensiero economico. Nell'ambito dell'economia capitalistica due sono fondamentali: quella keynesiana e quella neoclassica.

Secondo John Maynard Keynes la speculazione era l'arte di capire cosa gli altri operatori di mercato avessero pensato riguardo al futuro: a questo proposito è famosa la metafora del concorso di bellezza. Per indovinare quale bella ragazza vincerà un concorso di bellezza il nostro parere conta poco perciò è inutile cercare di capire quale sia la donna più bella. Per indovinare la vincente dobbiamo invece cercare di capire come voterà la maggioranza dei giurati. La stessa cosa vale per il mercato azionario: bisogna indovinare come agirà la maggioranza degli operatori.

I pensatori della scuola neoclassica invece intendono la speculazione come l'attività di un operatore che si assume dei rischi per i quali richiede un'adeguata remunerazione. Secondo questa scuola di pensiero lo speculatore è un elemento fondamentale del mercato in quanto assicura liquidità e concorre alla formazione di un prezzo efficiente.

Secondo Ludwig von Mises, appartenente alla scuola austriaca, ogni attore economico è uno speculatore, in quanto l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerta. Il modo distintivo di pensare dello speculatore sta nella capacità di comprendere i vari fattori che determineranno il corso degli eventi futuri. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione.Human Action Scholar, pag. 58

Sempre secondo Mises, "la speculazione anticipa i futuri cambiamenti dei prezzi; la sua funzione economica consiste nel pareggiare le differenze di prezzo tra differenti luoghi e differenti punti nel tempo e, attraverso la pressione esercitata sulla produzione e sul consumo, nell'adattare domanda ed offerta l'uno all'altro".Nation, State and Economy, p. 176

Tipologia Scorte speculative La speculazione non si concentra soltanto in Borsa, ma anche nei mercati dell'economia reale.

Le scorte speculative consistono nell'acquisto all'ingrosso di grandi quantità di beni materiali indifferenziati (commodity come petrolio, gas, materie prime, grano) e di consumo, che vengono tenuti in magazzino in attesa di una vendita futura a prezzi maggiori.

Si diffonde nei periodi di ripresa economica e di crescita dei prezzi a due cifre, come accadde in Italia negli anni del primo dopoguerra.

Più raramente le scorte speculative riguardano beni intermedi degli operatori economici, dove il tempo crea un rischio di obsolescenza tecnologica, e perdita di valore.

I prodotti derivati (opzione put e opzione call) assegnano legalmente un diritto all'acquisto o vendita di beni a un prezzo e quantità noti, diritto che se esercitato permetterebbe la creazione o lo smobilizzo di scorte speculative. In genere gli operatori si limitano a una regolazione dei pagamenti, senza movimentazione fisica delle merci.

Speculazione sui tassi di cambio La fuga dei capitali all'estero può essere motivata da una legislazione fiscale più vantaggiosa, ma anche dalla stabilità monetaria del Paese ospitante. Un'inflazione a due cifre mette a serio rischio nel tempo il valore reale e il potere di acquisto dei depositi bancari: un bene che all'anno t0 costava 100 unità di moneta, all'anno t+1 lo stesso bene costa 110.

Viceversa, la svalutazione sostiene le esportazioni, ma la stessa politica monetaria rende molto vantaggioso il rientro dei capitali, che lucrano la differenza sul tasso di cambio.

La speculazione si basa anche su transazioni di cambio molto frequenti nel tempo, e di bassissimo guadagno unitario (high-frequency trading). Anche se nei mercati c'è perfetta simmetria informativa perché i tassi di cambio fra le principali monete sono noti a tutti in tempo reale, esistono dei tempi di reazione per cui l'aggiustamento fra i tassi di cambio non è altrettanto istantaneo.

Facendo i calcoli, ci si aspetterebbe ad esempio che il cambio euro/dollaro diviso per il cambio dollaro/yen, sia sempre (e ovunque, in tutti i mercati) uguale al cambio euro/yen: invece, cambiare euro prima in dollari (senza spenderli) e poi da dollari in yen, ha un costo diverso che cambiarli da euro in yen direttamente e senza passare per i dollari.

Si dice che queste sono equazioni tendenziali, vere non in ogni istante di tempo, ma dopo un certo tempo finito, detto tempo di aggiustamento, viziato dal fatto che mentre i tassi di cambio si allineano tra loro, continuano anche a variare: in questo caso mentre il tasso di euro/yen dovrebbe allinearsi a euro/dollaro e dollaro/yen presi come le due variabili indipendenti, questi ultimi continuano anche a variare.

Per alcune monete, oggetto di attacchi speculativi e di un ruolo non adeguato della Banca Centrale, la variazione è praticamente del tutto casuale. Il tempo di allineamento minimo fra i tassi di cambio non è calcolato e noto teoricamente, e può essere tale da consentire una speculazione anche da parte di operatori umani e non automatici.

Speculazione rialzista e ribassista nella Borsa valori La speculazione può essere al rialzo, in cui si compra subito un bene per rivenderlo in futuro ad un prezzo maggiore, oppure al ribasso, vendendo subito un bene il cui prezzo si ritiene diminuirà in futuro.

Di norma, la speculazione rialzista viene semplicemente attuata acquistando e accumulando un bene per rivenderlo in futuro quando il prezzo aumenterà. La speculazione ribassista invece può essere attuata ritardando l'acquisto di un bene ad un momento futuro, prevedendo che il prezzo diminuisca, oppure vendendo allo scoperto, ciò impegna lo speculatore che attua questa operazione a vendere un titolo a lui concesso in prestito e a riconsegnarlo all'intermediario finanziario nella medesima quantità in futuro, prevedendo di acquistarlo dal mercato quando il prezzo è diminuito.

Oltre a ciò, da un punto di vista teorico, dato che la moneta è un bene come altri, chiunque speculi al rialzo sul prezzo di un bene sta, nello stesso istante, speculando al ribasso sul valore della moneta rispetto a quel bene e viceversa.

La differenza pratica tra le operazioni di speculazione al rialzo e al ribasso è che speculando al rialzo sul prezzo di un bene, lo speculatore rischia una quantità limitata di capitale (quello speso per acquistare il bene da rivendere, che si traduce in una perdita massima del 100% del capitale), mentre uno speculatore al ribasso rischia una quantità indeterminata di capitale (quello che dovrà spendere per acquistare il bene futuro e assolvere al contratto, che in caso di mercato rialzista si traduce in un perdita indeterminata, che potrebbe essere ben oltre il 100% del capitale).

Parallelamente, lo speculatore al rialzo può guadagnare una quantità indeterminata di denaro in futuro rivendendo il bene su cui sta speculando, mentre lo speculatore al ribasso può, al massimo, guadagnare il prezzo del bene che ha precedentemente venduto allo scoperto (nel caso il prezzo del bene sia diventato zero in futuro).