Il MOSE (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un sistema di dighe mobili finalizzato alla difesa della città di Venezia e della sua laguna dal fenomeno dell'acqua alta, in concomitanza di eventi meteo-marini avversi nell'Alto Adriatico. È strutturato in quattro barriere collocate alle bocche di porto della laguna di Venezia,Le bocche di porto sono tre varchi naturali posti nei pressi di Lido, Malamocco e Chioggia che collegano la laguna di Venezia con il mare Adriatico e attraverso i quali si attua la navigazione e il flusso delle maree. composte da settantotto paratoie mobili tra loro indipendenti, incernierate al fondale su un lato e movimentate grazie alla variazione della propria galleggiabilità tramite l'immissione e l'espulsione di acqua e aria.
Avviato nel maggio del 2003, il MOSE rientra in un progetto più ampio che prevede il rinforzo dei litorali, il rialzo di rive e pavimentazioni, e più in generale la riqualificazione della laguna. Il sistema è stato progettato per difendere la laguna di Venezia da maree alte fino a e la sua entrata in funzione è stata programmata in previsione di maree superiori a .Il livello di attivazione è misurato rispetto al mareografo di riferimento posto a Venezia davanti a Punta della Salute. L'esecuzione dei lavori fu affidata al Consorzio Venezia Nuova che operava per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Magistrato alle acque di Venezia.Il Consorzio Venezia Nuova realizza gli interventi di salvaguardia di Venezia e della laguna di competenza dello Stato per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Ufficio 4 (Tecnico per la Salvaguardia di Venezia − Opere Marittime per il Veneto, con sede in Venezia) del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (ex Magistrato alle acque di Venezia), secondo quanto previsto dalla Legislazione speciale per Venezia (Legge 798 del 1984). Costituito da un gruppo di imprese di costruzione nazionali e locali, per assolvere il proprio compito, si è dotato di una struttura in grado di pianificare organizzare e gestire gli interventi nel loro complesso e nelle diverse fasi di attuazione.Il Magistrato alle Acque è l'erede di uno storico ufficio della Serenissima istituito nel 1501. Oggi è un organo locale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha responsabilità diretta e primaria in tema di salvaguardia, sicurezza e tutela idraulica di un ampio territorio che comprende, in particolare, la laguna di Venezia.
Il MOSE è stato testato per la prima volta in condizioni di effettiva operatività il 3 ottobre 2020, con esito positivo. Fino alla sua inaugurazione, si programmò l'attivazione del sistema per test o in presenza di previsioni di maree superiori a rispetto allo zero mareografico di Punta della Salute.Domenico Cacopardo, magistrato e già presidente del Magistrato alle Acque, sintetizzò il successo del MOSE in un suo articolo su Italia Oggi intitolato "Il mondo ringrazia Gianni De Michelis!" Dopo i problemi causati dal livello del mare dell'8 dicembre 2020, si sono effettuati dei test per stabilire la corretta incertezza di misura, sollevando le paratoie anche al di sotto di tale limite.) Attualmente il sistema entra in funzione per maree previste superiori a +110 cm sullo zero di Punta della Salute.
Sin dalla sua concezione e progettazione, il MOSE è stato oggetto di discussioni, contestazioni e polemiche, riguardanti sia l'efficacia sia l'efficienza dell'opera.
Relativamente all'obiettivo primario (difendere la città dall'acqua alta), si registra che a fronte di un progressivo innalzamento del livello medio del mare a Venezia, e di un aumento della frequenza delle maree ≥110 cm, dall'entrata in funzione del MOSE (2020) si è verificato in città un solo caso di acqua alta (il 16 maggio 2024). Nel 2019, anno record, si erano verificati 28 casi di acqua alta, e nel 2024 vi sono stati 12 casi di acqua alta in mare.
Interrogativi sono stati posti in merito agli alti costi di manutenzione di un sistema sommerso, legati alla corrosione provocata dall'acqua salata e all'azione abrasiva della sabbia; il deterioramento delle paratoie mobili impone infatti interventi di sostituzione e riparazione onerosi: secondo alcune stime recenti, il costo per la manutenzione di una paratoia può arrivare a circa 2,8 milioni di euro, un valore superiore al suo costo iniziale. Perplessità sono emerse riguardo ai costi di gestione: il solo funzionamento energetico del sistema comporta una spesa annua di circa 2 milioni di euro. Altri rilievi hanno evidenziato come il MOSE fosse originariamente progettato per essere attivato solo in determinate circostanze, mentre l'aumento degli eventi di acqua alta registratosi negli ultimi anni ha fatto sì che tra il 2020 e il 2025 il sistema sia stato azionato circa 100 volte. Nel 2024 si sono verificati 216 episodi di marea elevata, con una permanenza delle barriere alzate per ca. 800 ore e un carico di lavoro superiore a quello per cui il sistema era stato concepito, con un aumento del rischio di usura e un incremento dei costi di gestione.
Voci critiche rispetto al MOSE sostengono che lo studio di altre opere simili evidenzia come sistemi di protezione efficaci siano stati realizzati a costi di costruzione e di manutenzione inferiori. Si portano ad esempio la Thames Barrier di Londra - inaugurata nel 1984 e costituita da 10 paratoie mobili a protezione della capitale britannica dalle inondazioni del Tamigi - con un costo di realizzazione di ca 534 milioni di sterline (attualizzato) e una manutenzione annuale di ca 6 milioni di sterline, e la Maeslantkering di Rotterdam, una delle più grandi barriere mobili al mondo, realizzata nel 1997 a un costo di circa 450 milioni di euro, con spese di gestione e manutenzione indicate come più contenute rispetto al MOSE.
Nel giugno 2014, nell'ambito di un'inchiesta anticorruzione della magistratura italiana, furono eseguiti 35 ordini di arresto e indagate un centinaio di persone tra politici e funzionari pubblici, a cui vennero contestati reati quali la creazione di fondi neri, la corruzione e le false fatturazioni. A seguito di queste vicende giudiziarie, che videro coinvolti parte degli organi dirigenziali del Consorzio Venezia Nuova e delle sue imprese, lo Stato è intervenuto per assicurare il proseguimento dei lavori e la conclusione dell'opera. Nel dicembre 2014 l'ANAC propose la gestione straordinaria del consorzio, cui seguì la nomina di tre amministratori straordinari.
Origine del nome L'11 giugno 1980 il ministro dei lavori pubblici Franco Nicolazzi incaricò un gruppo qualificato di esperti di redigere un progetto di massima per un insieme di opere finalizzate alla difesa della laguna di Venezia dall'acqua alta, il cosiddetto "Progettone", che contemplava l'utilizzo di paratoie a spinta di galleggiamento; il 3 novembre 1988, alla presenza del ministro Gianni De Michelis, fu inaugurato il prototipo in scala reale del Modulo Sperimentale Elettromeccanico, abbreviato con l'acronimo Mo.S.E. Si trattò di un laboratorio sperimentale collocato in laguna, costituito da una paratoia in scala 1:1, inserita in una struttura che ospitava il laboratorio, formata da quattro alte torri e due container con sale comando, uffici e servizi. Questa struttura sperimentale non comparirà nell'opera di difesa. La sigla finì poi per definire l'intero sistema di dighe mobili, ed è stata spesso trascritta nelle varianti MOSE, Mose e Mo.S.E. È evidente il riferimento a Mosè e all'episodio biblico del passaggio del Mar Rosso, che permise al popolo ebraico la fuga dall'Egitto.
Storia
Il problema dell'acqua alta
I primi provvedimenti relativi alla salvaguardia della laguna di Venezia e dei suoi monumenti risalgono alla seconda metà degli anni trenta, quando divennero evidenti i danni causati dal fenomeno dell'acqua alta alla tenuta statica degli edifici lagunari. A partire dal 1937 furono emanate diverse leggi relative al mantenimento della laguna tramite la pulizia dei canali e il consolidamento degli edifici. Il 4 novembre 1966 un'alluvione particolarmente intensa sommerse la laguna: la marea raggiunse i sul mareografo di Punta della Salute e le città di Venezia e Chioggia furono gravemente danneggiate.
Dopo un iter legislativo di circa due anni, il 16 aprile 1973 fu varata la prima legge speciale per Venezia, che dichiarò il problema della salvaguardia della città di preminente interesse nazionale. La legge indicava gli obiettivi e i criteri degli interventi da attuare in laguna e definiva i soggetti istituzionali e le relative competenze: lo Stato per la salvaguardia fisica e il riequilibrio ambientale del bacino lagunare; la Regione per la prevenzione dell'inquinamento delle acque e i comuni di Venezia e Chioggia per lo sviluppo economico e sociale, il restauro e il risanamento conservativo delle strutture urbane.
L'iter progettuale Al fine di raggiungere in modo definitivo gli obiettivi specificati della legge speciale del 1973 lo Stato attraverso il Ministero dei Lavori Pubblici indisse nel 1975 un appalto concorso, ma la procedura si concluse senza la scelta di un progetto da realizzare fra quelli presentati, in quanto nessuna ipotesi d'intervento risultava essere adeguata all'insieme delle problematiche in campo.
Con un decreto del 1980 il Ministero dispose l'acquisizione degli elaborati presentati al concorso, che vennero affidati a un gruppo di esperti al fine di elaborare un progetto per la conservazione dell'equilibrio idraulico della laguna e la difesa di Venezia dal fenomeno dell'acqua alta. Dopo otto mesi di lavori il gruppo di esperti presentò nel 1981 il progetto di massima relativo agli interventi da effettuare in laguna, il cosiddetto "Progettone", che fu approvato l'anno seguente dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con la richiesta di un insieme di sperimentazioni da eseguirsi prima della sua implementazione. Il 18 dicembre 1982 venne firmata la prima convenzione con il Consorzio Venezia Nuova, a cui fu affidata la gestione del progetto tramite una legge speciale del 1984 che decretò anche la nascita di un Comitato presieduto dal Presidente del Consiglio e finalizzato allo sviluppo del progetto.
Con l'inizio dei lavori il "Progettone" fu superato, e nel 1986 il Consorzio Venezia Nuova presentò un progetto più articolato, il "Progetto Venezia", approvato il 6 giugno dal Comitato tecnico di Magistratura, e nel novembre del 1988 il progetto Progetto REA-Riequilibrio e Ambiente, che prevedeva opere mobili alle bocche di porto per la regolazione della marea in laguna. In questo ambito dal 1988 al 1992 furono eseguite sperimentazioni sul prototipo di una paratoia, il MOSE (Modulo sperimentale elettromeccanico); nel 1989 si ebbe la stesura del progetto preliminare di massima delle opere mobili, ultimato nel 1992, in seguito approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale e a ulteriori approfondimenti richiesti dal Comitato.
Il progetto definitivo Con una delibera del 6 dicembre 2001, il Comitato decise di proseguire con la realizzazione del progetto, resosi sempre più necessario visto il progressivo aumento dei casi di acqua alta. Il 30 settembre 2002 il Consorzio Venezia Nuova completò la progettazione MOSE e di tutte le opere complementari, che fu poi approvato l’8 novembre 2002 dal Comitato Tecnico di Magistratura, ricevendo il 29 novembre 2002 dal CIPE i primi 450 milioni di euro di finanziamenti. Il 3 aprile 2003 il Comitato diede il via alla realizzazione del MOSE e nello stesso anno vennero aperti i cantieri alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia.