Le guerre romano-etrusche furono una serie di conflitti tra Romani e città etrusche, combattuti dalla fondazione di Roma (VIII secolo a.C.) al III secolo a.c.

Contesto storico

Secondo il mito delle origini di Roma, come ci ha tramandato Virgilio, gli Etruschi, guidati dal re Mezenzio, alleato con il re Turno dei Rutuli, attaccarono i Latini e gli esuli troiani, guidati dal re Latino ed Enea. Latini e Troiani uscirono dallo scontro vittoriosi, anche se Enea venne ucciso in battaglia. La pace venne, quindi, conclusa stabilendo che il fiume Tevere sarebbe risultato il confine naturale tra Etruschi e Latini.. Una volta fondata la città di Roma sul Palatino, i Romani apparvero col tempo, secondo Livio, "così potenti da poter rivaleggiare militarmente con qualunque popolo dei dintorni". Una dopo l'altra caddero molte delle vicine città appartenenti alle popolazioni dei Ceninensi,; Fasti trionfali celebrano per l'anno 752/751 a.C. il trionfo di Romolo sul popolo dei Ceninensi (Caeniensi) .Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1., degli Antemnati,.Fasti trionfali celebrano per l'anno 752/751 a.C. il trionfo di Romolo sugli abitanti di Antemnae (Antemnates) . dei Crustumini e dei Sabini.Dionigi di Alicarnasso, VII, 35, 4; VIII, 78, 5..

Casus belli Gli abitanti dell'Etruria, ritenendo Roma troppo vicina e potente, decisero di attaccarla, senza attendere che diventasse troppo forte.. I successivi scontri tra Romani ed Etruschi vennero causati dalla vicinanza e dall'espansionismo con l'antica città rivale di Veio. Quest'ultima era una città ricca che, posta a soli 20 km da Roma su un altopiano facilmente difendibile, controllava un attraversamento del Tevere e dominava tutto il territorio posto sulla sua riva destra. Il fiume costituiva il confine naturale fra il territorio etrusco e quello delle popolazioni latine, ma soprattutto, era la principale via di traffico dal mare verso l'interno e costituiva il miglior collegamento fra il sud dell'area etrusca tradizionale e il primo avamposto etrusco nel meridione italiano, che era Capua, quasi incastrata fra Latini e l'incombente marea colonizzatrice dei greci che risalivano la Penisola.

Sul lato sinistro del Tevere, ma in posizione di controllo della navigazione e dei commerci, Veio vide nascere e in breve tempo crescere una pericolosa concorrente: Roma.

Non ci volle molto tempo perché i Veienti comprendessero quanto quella nuova città sarebbe stata determinante per la loro ricchezza se non proprio per la loro esistenza. Fondamentale era il controllo dei septem pagi e delle saline poste alla foce del fiume e del commercio del sale che se ne ricavava. Roma, quindi si era posta fra Veio e il mare e controllava i controllori. D'altra parte, per Roma la città etrusca era il primo grosso ostacolo per la sua espansione commerciale e militare verso l'Etruria ed era strettamente alleata alle città di Capena (fondata, secondo la tradizione, da Veienti guidati dal leggendario re Properzio), Falerii e Fidene.

Forze in campo I Romani, durante la dominazione dei Tarquini, appresero dagli Etruschi le modalità e l'arte del combattimento. Fu solo dopo la fine della Monarchia e la cacciata dei re etruschi, e la successiva conquista dei territori dell'Italia meridionale (a cominciare dal Latium Vetus), in seguito ad una serie interminabile di guerre contro i Sabini, Volsci, Equi, Ernici, Latini e Sanniti, che la costante evoluzione di tecnica, tattica e strategia permise ai Romani di superare i loro antichi maestri etruschi. Il risultato finale fu la sottomissione degli antichi territori dell'Etruria.

Romani

Non si conosce con esattezza la struttura dell'esercito in questa fase: Mommsen riteneva che a quel tempo l'organizzazione militare di Roma fosse regolamentata delle "Leggi del leggendario Re [V]Italus"Theodor Mommsen, The History of Rome, Volume 1, p. 22 ma, in generale, il contenuto di queste leggi è a noi totalmente sconosciuto, nonostante Aristotele vi faccia riferimento come ancora parzialmente in vigore, ai suoi tempi, presso alcune popolazioni dell'Italia.Aristotele, Politica, VII, 9, 2

Secondo la tradizione fu Romolo a creare, sull'esempio della falange greca,. la legione romana. Egli iniziò a dividere la popolazione che era adatta alle armi, in contingenti militari. Ogni contingente militare era formato da fanti e 300 cavalieri, scelti tra la popolazione, e che chiamò legione (latino: legio),Plutarco, Vita di Romolo, 13, 1.Grant, The History of Rome, p. 22; Boak, A History of Rome to 565 AD, p. 69 una tradizione di cui gli studiosi riconoscono l'evidente carattere di arbitrarietà.L'Encyclopedia Britannica, undicesima edizione (1911), definisce questi numeri "evidentemente artificiosi e inventati." In seguito sembra, sempre secondo la leggenda, che l'esercito raddoppiò il numero dei suoi armati, quando la città di Roma s'ingrandì e alla stessa si unirono i Sabini, portando gli effettivi a fanti e 600 cavalieri.Plutarco, Vita di Romolo, 20, 1. A partire da Servio Tullio o comunque dai Tarquini, gli effettivi subirono un nuovo incremento, che portò il numero teorico dei fanti a e dei cavalieri...

Ora sulla base dei recenti ritrovamenti archeologici si è potuto notare che il primo esercito romano, quello di epoca romulea, era costituito da fanti che avevano preso il modo di combattere e l'armamento dalla civiltà villanoviana della vicina Etruria. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi con lance, giavellotti, spade (con lame normalmente in bronzo, e in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 e i 56 cm.), pugnali. e asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi un'armatura composta da elmo e corazza, gli altri una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore.. Gli scudi avevano dimensioni variabili (comprese tra i 50 e i 97 cm.) e di forma prevalentemente rotonda (i cosiddetti clipeus, abbandonati secondo Tito Livio attorno alla fine del V secolo a.C..) atti ad una miglior maneggevolezza. Plutarco racconta, inoltre, che una volta uniti tra loro Romani e Sabini, Romolo introdusse gli scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature.Plutarco, Vita di Romolo, 21, 1.

Etruschi

Considerata la loro organizzazione federale di città-stato, in caso di guerra gli eserciti erano reclutati su base cittadina e richiamando alle armi i cittadini secondo ricchezza e posizione sociale: di conseguenza composizione, equipaggiamento e aspetto degli eserciti doveva variare molto. Le formazioni armate comprendevano corpi di opliti, di truppe leggere e di cavalleria, ognuno con i propri equipaggiamenti e con i propri compiti.

Gli opliti erano soldati con servizio permanente: erano sottoposti a costante addestramento, sostenevano il maggior peso del combattimento, combattevano compatti ed erano armati di lancia, spada, difesi da scudo, elmo e corazza o un piccolo pettorale al centro del petto. Considerata la loro esiguità numerica, si può pensare che combattessero affiancati da guerrieri con armamento e protezioni minori.Guerrieri di II e III classe (Ivo Fossati, Gli eserciti etruschi, Milano, E.M.I. Edizioni Militari Italiane - collana "De Bello", 1987) Al loro fianco si trovavano reparti di truppe leggere, che comprendevano fanti armati alla leggera e tiratori scelti (arcieri o frombolieri), con il compito di provocare il nemico, disturbarlo e disorganizzarlo prima dell'urto degli opliti. La cavalleria si basava sulla mobilità e aveva compiti di avanguardia ed esplorazione, di ricognizione, scorta, inseguimento al termine della battaglia.

Fasi delle guerre Epoca regia di Roma (753-509 a.C.)

I primi re, Fidenati e Veienti (753-616 a.C.)

Il primo scontro secondo la leggenda avvenne tra la vicina città di Fidene e il primo re di Roma, Romolo. Di questo primo scontro si conoscono due diverse versioni. Una prima, secondo cui Roma riuscì a catturare Fidene, facendola assalire all'improvviso da un gruppo di cavalieri cui era stato dato ordine di tagliare i cardini delle porte di accesso della città, consentendo a Romolo di presentarsi inaspettatamente con l'intero esercito.Plutarco, Vita di Romolo, 23, 6. La seconda versione riporta che i Fidenati si affrettarono a scatenare il conflitto contro i Romani, armando squadroni di cavalieri e spedendoli a devastare le campagne tra Fidene e Roma e a terrorizzare gli abitanti della zona. La reazione romana non si fece attendere. Romolo stesso, a capo di un esercito, si diresse verso nord seguendo il Tevere fino a un miglio dalla città nemica, che sembra riuscì ad occupare dopo una tremenda battaglia divampata davanti alle sue mura.

Secondo Plutarco, Romolo non la distrusse né la abbatté dalle fondamenta, al contrario fece di Fidene una colonia romana in cui insediò ben coloni.Plutarco, Vita di Romolo, 23, 7. La guerra scatenata da Fidene fu come una febbre contagiosa che colpì gli animi degli stessi Veienti che si trovavano ad ovest del Tevere.. La conseguenza immediata fu che Romolo fu costretto a combattere anche loro, riuscendo a battere anch'essi e ad occupare il territorio dei Septem pagi (ad ovest dell'isola Tiberina) oltre alle Saline,. costringendo i Veienti ad arretrare i loro confini,Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 2.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.11. in cambio di una tregua della durata di cento anni. Questa guerra fu l'ultima combattuta da primo re di Roma.Plutarco, Vita di Romolo, 26, 1.

Dopo gli anni di Romolo e il pacifico regno di Numa Pompilio, con Tullo Ostilio la tregua sembra venne interrotta. Sembra che Fidenati e Veienti tornarono a guerreggiare contro Roma. Secondo Livio vennero spinti da Mezio Fufezio, il dittatore di Alba Longa, il quale era stato precedentemente sconfitto dai Romani ed era diventato, in sostanza, suddito di Roma..

I Fidenati si ribellarono apertamente contro Roma. Tullo Ostilio convocò Mezio e il suo esercito da Alba Longa e, insieme con l'esercito romano, marciarono verso Fidene. I due eserciti attraversarono l'Aniene e si accamparono nei pressi della sua confluenza con il Tevere. L'esercito di Veio, allora, attraversò il Tevere insieme con i Fidenati, e formò uno schieramento pronto per l'imminente battaglia nei pressi del fiume. I Veienti si trovavano più vicini al fiume, mentre i Fidenati a monte. Intanto l'esercito romano-albano si schierò di fronte al nemico, con i Romani davanti ai Veienti e gli Albani di fronte ai Fidenati.

Quando la battaglia iniziò, Mezio e le sue truppe si diressero lentamente verso le montagne, con l'intenzione di disertare. Tullo esortava i suoi soldati, dicendo loro che l'esercito albano si stava allontanando in accordo con i suoi ordini. I Fidenati, udito quello che Tullo Ostilio aveva appena detto sugli Albani, temendo che Mezio potesse aggredirli alle spalle, si diedero alla fuga abbandonando la battaglia. I Romani così poterono concentrarsi sui soli Veienti ed ebbero la meglio.

Dominazione etrusca a Roma (616-509 a.C.)

Con la fine del VII secolo a.C. l'espansione etrusca verso il meridione d'Italia, portò anche all'occupazione di Roma antica. Sotto i re etruschi Tarquinio Prisco,Floro, I, 5. Servio TullioFloro, I, 6. e Tarquinio il Superbo,Floro, I, 7. Roma si espanse in direzione nord-ovest, venendo in conflitto contro i Veientani dopo la scadenza del trattato che aveva concluso la precedente guerra..