Gli Arditi del Popolo furono un'organizzazione paramilitare di veterani ex militari della Grande Guerra, molti dei quali ex Arditi, fondata a Roma il 17 giugno 1921 dal reduce di guerra tenente degli Arditi e anarchico Argo Secondari.Fabrizio Giulietti, Gli anarchici italiani dalla Grande Guerra al fascismo, pp. 170-171, Milano, 2015, Franco Angeli editore. Gli Arditi, sin dalla loro fondazione, furono un movimento di combattenti eterogeneo, che riuniva tra le sue file rivoluzionari, anarchici, repubblicani, comunisti e anticapitalisti.
Gli Arditi del Popolo furono tra le prime organizzazioni italiane antifasciste, ramificati in numerose sezioni, battaglioni e unità su tutto il territorio nazionale,Giulietti, op. cit., pag. 172. volti a proteggere la popolazione (soprattutto gli operai, i proletari e le fasce più deboli della società) dalla violenza squadrista dei Fasci italiani di combattimento, contrastandoli con successo in operazioni di guerriglia.Giulietti, op. cit., pp. 172-173.
Storia
La nascita degli Arditi del Popolo
Nei primi mesi del 1921 all'interno dell'arditismo si consumò una scissione tra i seguaci di Gabriele D'Annunzio, reduci dall'Impresa di Fiume, e i sostenitori di Benito Mussolini che avevano abbracciato la svolta a destra annunciata durante il II Congresso dei Fasci italiani di combattimento e la seguente costituzione delle squadre d'azione fasciste. La separazione tra arditi fascisti e fiumani, aumentò esponenzialmente la tensione tra i due movimenti, tanto che il 17 febbraio 1921 le squadre d'azione fasciste di Torino impedirono con la forza l'assemblea dei legionari fiumani, percuotendo a sangue il legionario fiumano Nino Daniele. Se da un lato la sezione milanese dell'Associazione fra gli Arditi d'Italia rimase fedele a Mussolini, dall'altro la Federazione Nazionale dei Legionari si spostò su posizioni sempre più antifasciste..
Il 27 giugno 1921 la sezione romana dell'Associazione fra gli Arditi d'Italia decise di costituire gli Arditi del popolo allo scopo di combattere le squadracce fasciste. Due giorni dopo, nel corso del congresso di Roma (29 giugno-3 luglio 1921) l'Associazione fra gli Arditi d'Italia decise di fondersi con Federazione Nazionale dei Legionari, mentre gli arditi fascisti furono riuniti da Mussolini nella Federazione Nazionale fra gli Arditi d'Italia..
Gli Arditi del Popolo nacquero nell'estate del 1921 su iniziativa di membri della sezione romana degli arditi. Loro fondatore fu Argo Secondari, tenente decorato di guerra di tendenze anarchiche.
La formazione ebbe l'appoggio dell'Internazionale Comunista. La loro nascita fu addirittura annunciata da Lenin sulla Pravda"A Roma, ha avuto luogo un comizio per organizzare la lotta contro il fascismo, al quale hanno partecipato 50 mila operai, rappresentanti di tutti i partiti: comunisti, socialisti e anche repubblicani. Vi sono andati 5 mila ex-combattenti in uniforme militare e non un solo fascista si è azzardato a farsi vedere nelle strade" (V.I. Lenin, 'Discorsi alla riunione dei membri delle delegazioni tedesca, polacca, cecoslovacca, ungherese e italiana', vol. XLII, 1968, pp. 306-307).
Antonio Gramsci, tra i vari comunisti d'Italia, nei confronti degli arditi del popolo era per mantenere una posizione attendista di possibile appoggio.Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione.
Gli arditi del popolo si resero protagonisti di alcuni scontri armati contro i militanti fascisti, sfociati in fatti di sangue con alterne fortune e vittime da ambo le parti.
Tra gli arditi del popolo si ricordano per importanza: Alberto Acquacalda, Riccardo Lombardi (non iscritto ma partecipante alle azioni), Gaetano Di Bartolo Milana, Giuseppe Di Vittorio e Vincenzo Baldazzi.
Fatti di Parma
L'evento di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi del Popolo fu la difesa del quartiere Oltretorrente di Parma dallo squadrismo fascista nell'agosto 1922.
Nei primi del mese circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci e poi di Italo Balbo, marciarono su Parma dopo aver occupato altri centri emiliani.
A presidiare la città si trovavano gli Arditi del Popolo, comandati dal deputato Guido Picelli e dal reduce decorato di guerra Antonio Cieri, le formazioni di difesa proletaria, la Legione Proletaria Filippo Corridoni, oltre a cittadini dei quartieri popolari appositamente mobilitati.
Il 6 agosto, resisi conto dell'impossibilità di conquistare la città, i fascisti passarono il controllo dell'ordine pubblico all'esercito e si impegnarono a ritirarsi.Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pagg. 153-154.
Eredità storica Tom Behan, storico, asserisce che:
Inoltre Behan fa un esplicito parallelo e richiamo storico fra la situazione di allora e i movimenti attuali anti globalizzazione, sostenendo l'importanza della partecipazione di massa a tali movimenti, anche da parte dei militanti che ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati, in quanto unico metodo per la costruzione di alternative.
Vari ex arditi del popolo lottarono nella guerra di Spagna tra il 1936 e il 1939 contro le truppe franchiste.
Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il nome di Arditi del Popolo: tra le più note, quella nella quale fu attivo Antonello Trombadori, poi esponente del PCI.
Gli Arditi del Popolo, come pure Gino Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e partigiane come quella del Battaglione Lucetti.Maurizio Maggiani Il coraggio del pettirosso, Feltrinelli, 1995.
Simboli e iconografia
Gli arditi del popolo mutuarono i simboli scelti dall'unità speciale degli arditi, che combatté per l'esercito italiano durante la grande guerra: il colore nero e i teschi, simboleggianti lo sprezzo del pericolo e della morte. Su alcune loro bandiere vi era la scritta «Lavoro o Morte».
Il teschio mutuato dall'arditismo di guerra venne variato con l'aggiunta del colore rosso degli occhi e del pugnale. La "spilla" che raffigurava il teschio per l'appunto, era da appuntare sul petto a sinistra).
Altro simbolo tipico dell'iconografia degli arditi del popolo fu la scure che spezza il fascio littorio.
Personaggi collegati e operanti nel "Fronte Unito Arditi del Popolo"
Alceste de Ambris Vincenzo Baldazzi Errico Malatesta Ercole Miani Gaetano Perillo Guido Picelli Armando Vezzelli Dante Corneli Albano Corneli Vittorio Ambrosini Riccardo Lombardi Giuseppe Di Vittorio Vittorio Picelli Umberto Marzocchi Argo Secondari Dante Gorreri Alberto Acquacalda Antonio Gramsci Ilio Barontini Aldo Eluisi Antonello Trombadori Ugo Mazzucchelli Comasco Comaschi Roberto Barsotti (fondatore degli Arditi del Popolo a Pisa)
Nella cultura di massa Canzoni Siam del popolo gli arditi, Leoncarlo Settimelli, 1973 Alle barricate, Gang, 2015 Arditi del popolo, Zeman, 2018
Filmografia Cronache di poveri amanti, regia di Carlo Lizzani, 1954 Pane e libertà, regia di Alberto Negrin, 2009 Il ribelle di Giancarlo Bocchi, 2011 Nella città perduta di Sarzana, regia di Luigi Faccini, 1980
Romanzi Una città in amore, Alberto Bevilacqua, 1962 Il viaggio misterioso, Alberto Bevilacqua, 1972. Oltretorrente, Pino Cacucci, Feltrinelli, 2003 Il coraggio del pettirosso, Maurizio Maggiani, Feltrinelli, 1995
Note
Bibliografia William Gambetta, L'esercito proletario di Guido Picelli (1921-1922), "Storia e documenti", n. 7, 2002, pp. 23–46. William Gambetta, E le pietre presero un'anima. Le Barricate del 1922, in Roberto Montali (a cura di) Le due città. Parma dal dopoguerra al fascismo (1919-1926) Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, Silva, Parma 2009, pp. 73–89. Valerio Gentili, Roma combattente, Castelvecchi, Roma, 2010. AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma. AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997. Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001. Eros Francescangeli, Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917 - 1922), Odradek, Roma, 2000. Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano, Salerno, 2002. Paolo Spriano Storia del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1967-1975, 5 volumi. Renzo Del Carria Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, (v. in particolare XVII Capitolo La giusta linea non seguita) 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966). Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata contro il fascismo, Edizioni La Fiaccola, Ragusa, 2007. Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata al fascismo (1921-22), Milieu Edizioni, Milano, 2015. Dino Erba, La leggenda nera degli Arditi del popolo. Una messa a punto storiografica, All'Insegna del Gatto Rosso, Milano, 2008. Valerio Gentili, La legione romana degli Arditi del Popolo, Roma, 2008. Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999. Gino Bianco e Gaetano Perillo I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra, a cura di Istituto storico della Resistenza in Liguria, 1965. Daniele Biacchessi Orazione civile per la Resistenza, Bologna, Promo Music, 2012. Andrea Ventura I primi antifascisti. Sarzana estate 1921. Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò, 2010.
Voci correlate Arditi Antifascismo Battaglione Lucetti Fatti di Parma Fatti di Sarzana Formazioni di difesa proletaria Legione Proletaria Filippo Corridoni Resistenza italiana
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