Professore ordinario di urbanistica del Dipartimento di Architettura dell'Università degli Studi di Palermo, insegna progettazione urbanistica e pianificazione territoriale ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative.Cfr. l'elenco delle sue pubblicazioni più recenti sul sito dell'Università di Palermo.

Biografia Nel 1991 si laurea in Architettura all'Università di Palermo con una specializzazione in Urbanistica e nel 1996 il dottorato di ricerca in pianificazione urbana e territoriale, sotto la guida scientifica di Vincenzo Cabianca con cui collabora negli anni successivi. Prende parte all'avvio del corso di laurea in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale, che si ispira alla visione olistica di Adriano Olivetti, a quella analitica di Giovanni Astengo e a quella progettuale di Giancarlo De Carlo di una urbanistica come disciplina politica, tecnica e sociale complessa, capace di integrare diverse conoscenze, interpretazioni, strumenti e soggetti sociali per progettare e governare la città, il territorio e il paesaggio. Dal 2013 all'ottobre 2015 è il coordinatore del corso di studi interclasse in Scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale (triennale) e in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale (magistrale). Dal 2007 al 2009 è stato il Direttore del Dipartimento Città e Territorio dell'Università di Palermo, dal 2015 al 2019 è stato il Presidente della Scuola Politecnica.

Nel 1993 avvia rapporti di ricerca in Francia con l'Université de Paris Val de Marne, con l'Institute d'Urbanisme de Paris e il Centre de Documentation sur l'Urbanisme, attraverso i quali vengono elaborate le prime teorizzazioni sul valore del patrimonio culturale territoriale come matrice identitaria e strumento di sviluppo. Nel 1999 e nel 2000 trascorre un periodo di studio negli USA presso la Columbia University a New York, frequentando la School of Architecture and Planning, dove conduce uno studio sugli effetti della rigenerazione urbana nei quartieri di SoHo, Chelsea e Harlem sotto la direzione di Peter Marcuse, in occasione del quale approfondisce il valore delle politiche culturali e della creatività nei processi di pianificazione e di progettazione urbana. Tra il 2004 e il 2008 svolge attività di ricerca a Londra per elaborare il nuovo paradigma della città creativa.

Con il libro L'armatura culturale del territorioCfr. la scheda del libro sul sito dell'editore. inaugura un filone di studi urbanistici sulla conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio che rafforza il mainstream europeo di una pianificazione della città e del territorio alimentata dalle identità culturali, considerate sia matrici che strumenti per lo sviluppo locale sostenibile, piuttosto che valori solo da conservareCfr. Klaus R. Kunzmann, “Culture, Creativity and Spatial Planning”, Abercrombie Lecture, Liverpool, Department of Civic Design. A. Agustoni, Comunità, ambiente e identità locali, Milano, FrancoAngeli, 2005. P.A. Valentino, A. Misiani, Gestione del patrimonio culturale e del territorio. La programmazione integrata nei siti archeologici nell'area euro-mediterranea, Carocci 2004. Gli studi sull'armatura culturale del territorio hanno prodotto alcune ricerche applicate finalizzate alla individuazione di parametri qualitativi e quantitativi per la formazione di "sistemi culturali locali" in Sicilia.

Maurizio Carta è il teorico italiano della "città creativa", argomento su cui ha pubblicato il volume Creative City. Dynamics, Innovations, Actions (Barcellona, ListLab, 2007)Cfr. la recensione su Planum. The Journal of Urbanism. nel quale viene proposto un manifesto per la progettazione delle città creative di "seconda generazione" fondate sulle 3C: Cultura, Comunicazione e CooperazioneCfr. M. Sepe, “Place-identity, integration and sustainability: exploring the creative city concept”, Napoli, settembre 2008. I. Sanesi, S. Guidantoni, Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy, Milano, FrancoAngeli, 2011. P. Nijkamp, Sustainable City and Creativity: Promoting Creative Urban Initiatives, Ashgate, 2012. Lo scenario della crisi globale e il mutamento delle politiche urbane lo ha condotto alla individuazione di una terza generazione e alla conseguente elaborazione del paradigma della "città creativa 3.0"Sfoglia il saggio sulla Creative City 3.0 su Monograph., capace di generare nuova città e nuovi cicli di vita più creativi, intelligenti e sostenibili, in grado di agire come propulsori di nuove politiche urbane per uscire dalla crisi. È uno dei firmatari del "Manifesto per la cultura" promosso da Il Sole 24 Ore.Contributo al "Manifesto per la Cultura", su Il Sole 24 ORE del 22 marzo 2012.

Sui temi della rigenerazione dei waterfront ha elaborato alcune metodologie innovative e sperimentazioni progettuali, iniziate nel 2005 e sintetizzate nel 2013 nel "paradigma della città fluida", proposto nell'ambito di un progetto di cooperazione internazionale tra Italia e Malta,Cfr. il sito ufficiale del P.O. Italia-Malta "Waterfront" . e applicato al masterplan per la rigenerazione del waterfront di Palermo.

Il libro Reimagining Urbanism (Trento, ListLab, 2013)Cfr. la scheda del libro sul sito dell'editore "ListLab" . offre una interpretazione delle città occidentali nell'era della metamorfosi, intese non solo come potenti attrattrici di popolazione, ma soprattutto come soggetti attivi di nuove relazioni con le aree suburbane e le zone rurali, come attivatrici di ecosistemi creativi e come alimento di nuovi sistemi produttivi makers-based. Viene proposta una urbanistica capace di rinnovare il "metabolismo urbano", conciliandolo con la tutela dell'ambiente, con la riduzione dei consumi, con il consolidamento del welfare, nonché con l'incentivazione di startup innovative in grado di stimolare l'intelligenza e la creatività, di potenziare l'agricoltura urbana ed attuare il riciclo delle aree e delle infrastrutture, di gestire l'adattamento climatico e l'efficienza energetica delle città. Nel 2017, a partire dalle sfide che attendono le città contemporanee (il cambiamento climatico, la società della conoscenza, la diffusione della rete e l’economia circolare) Maurizio Carta propone il nuovo paradigma della “Augmented City”, una città più senziente, intelligente e open source, basata sulla creatività, sulla resilienza e sul riciclo per essere più produttiva, più fluida e reticolare. Soprattutto la città aumentata è una piattaforma spaziale, sociale, culturale ed economica che incrementa la qualità della vita dei suoi abitanti e necessita per la sua progettazione e sviluppo di un approccio strategico incrementale e adattivo.

Nel 2019 pubblica il libro Futuro. Politiche per un diverso presente (Rubbettino) con l'intenzione di rivoluzionare il modo con cui pensiamo al futuro e agiamo per realizzarlo. Il libro rifiuta una visione fatalista, ma vuole aprire il pensiero e l’azione dei lettori ad una visione della crisi che stiamo attraversando, individuando le strade per uscire dalla metamorfosi miglior di come vi siamo entrati. Il libro assume consapevolmente una prevalente dimensione politica, nella convinzione che l’architettura sia politica, e che l’urbanistica sia la più politica delle sue declinazioni, perché essa ha il privilegio – e il dovere – di dare forma ai desideri della società. Il libro ha l’ambizione palese di “nutrire l’intellettuale collettivo”, un soggetto plurale e diffuso in cui intelligenza e cultura, soggetti istituzionali e informali, abbandonata ogni separatezza elitaria, lasciate le rispettive tribù, si reintegrino nel processo di emancipazione e responsabilizzazione della cittadinanza attiva. Il libro è diviso in due parti. La prima affronta le metamorfosi che stiamo attraversando, demolendo i falsi idoli dello sviluppo e aprendo le porte alla transizione del nostro modello di vita, produzione e mobilità per affrontare il Nuovo Regime Climatico in cui siamo entrati. La seconda parte individua le principali sfide per l’Italia e soprattutto per la Sicilia e per il Mezzogiorno. Sfide culturali, sociali e politiche che richiedono di rivedere i luoghi che abitiamo, la loro sicurezza, la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, il modo con cui ci muoviamo e come produciamo.

Con il libro Città Aumentate. Dieci gesti-barriera per il futuro (Il Margine, 2021) postula una teoria per cui le città non sono solo luoghi dell’abitare, ma sono nate per essere anche potenti dispositivi creativi per costruire relazioni feconde, produrre nuove economie e accelerare l’innovazione delle comunità. Quando diventano luoghi delle diseguaglianze e del conflitto e generano povertà ed emarginazioni, invece, esse perdono la loro funzione co-evolutiva con l’umanità. Oggi, soprattutto dopo il tempo pandemico e nella crisi climatica ed energetica, le città somigliano sempre più a caotiche agglomerazioni urbane predatorie e insalubri, generando la tentazione di una fuga verso improbabili borghi-rifugio contro il contagio. La città produce l’anti-città come un’infezione che erode dall’interno il patto urbano che sta alla base del nostro vivere collettivo, muovendosi pervasiva e invisibile dentro i meccanismi di produzione dello spazio urbano contemporaneo, inquinandone l'identità, assottigliandone il tessuto sociale e aumentandone la fragilità. Il libro, quindi, invoca una rivoluzione urbana, proponendo una guida concettuale e operativa per i cittadini, i progettisti, gli imprenditori e gli amministratori per produrre la necessaria innovazione urbana attraverso attraverso dieci “gesti-barriera” per rendere la città a prova di crisi, e per cambiare un modo di vivere le città che non vogliamo più accettare. Dieci gesti-barriera da usare insieme per attivare le “città aumentate”, capaci di dare una risposta concreta alle principali sfide del secolo: mitigare e contrastare i cambiamenti climatici, rafforzare la società della conoscenza, rimodulare la globalizzazione delle reti e aumentare la sostenibilità dell’ecosistema urbano.