La Triumph Motorcycles è una casa motociclistica inglese con sede a Hinckley.
Storia
Dalle origini alla seconda guerra mondiale
Le origini della società risalgono al 1884 quando Siegfried Bettman si stabilì a Coventry dopo aver lasciato Norimberga, allora parte dell'Impero tedesco. Bettman vendeva biciclette e in questa sua attività utilizzava il marchio Triumph. Successivamente alla ditta si unì un altro ingegnere della stessa città tedesca, Maritz Schultze. Sempre la stessa città della Baviera sarà sede, nel 1896, di una sussidiaria per commercializzare le sue biciclette, la Triumph Werke Nürnberg AG. In seguito questa società diverrà parte della Triumph-Adler AG una volta acquisita da Max Grundig, fondatore della Grundig AG, nel secondo dopoguerra. Con la comparsa dei primi motori, nel 1902 la ditta affiancò alla produzione di biciclette quella delle motociclette.
Nel 1920 la Triumph acquisì un impianto di produzione di automobili, sempre a Coventry, ed entrò in questo mercato. Le auto venivano vendute con il marchio Triumph Motor Company mentre le motociclette e le biciclette portavano il marchio Triumph Cycle Co..
Nel 1936 Jack Sangster della Ariel Motorcycles Ltd acquistò la divisione motociclistica della ditta creando la Triumph Engineering Co. Ltd. Alla guida di questa nuova società venne posto molto personale proveniente dalla Ariel.
Seconda guerra mondiale La produzione di motociclette proseguì a Coventry fino alla seconda guerra mondiale. La città venne duramente colpita durante un bombardamento tedesco "a tappeto" facente parte della campagna, il cosiddetto The Blitz, che la Luftwaffe portò avanti tra il 7 settembre 1940 e il maggio 1941. Nel bombardamento rimasero danneggiati anche gli impianti ed i macchinari della ditta che, una volta recuperati, venne trasferita in una nuova fabbrica a Meriden nel West Midlands dove la produzione riprese.
Dopoguerra Nel 1951 la Triumph venne venduta da Sangster ai rivali della BSA. In questo periodo venne costruito in grandi numeri il modello Speed Twin 500 cm³ progettato da Edward Turner prima del conflitto ed entrato in produzione nel 1937.
Nello sforzo di ripianare i debiti contratti con gli Stati Uniti d'America durante il conflitto, a seguito della legge affitti e prestiti, la quasi totalità della produzione della Triumph del primo dopoguerra veniva esportata negli USA. Qui il marchio era diventato famoso con il film Il selvaggio del 1953. In questa pellicola Marlon Brando guidava una 6T Thunderbird del 1950. Anche in seguito (1963) una Triumph (una Trophy) appariva in un film in una scena divenuta celebre: era in La grande fuga, dove Steve McQueen tentava di saltare dei reticolati. La Triumph Trophy verrà successivamente migliorata e potenziata ed acquisirà prima il nome di Thunderbird poi, a seguito di modifiche e potenziamenti al telaio e al motore, di Wonderbird e successivamente (a seguito di alcuni affinamenti riguardanti la ciclistica) quello di Bonneville.
Infatti per soddisfare i gusti dei motociclisti americani, abituati a percorrere lunghe distanze, Turner aumentò la cilindrata del motore Speed Twin portandola a 650 cm³. La nuova moto prese il nome di Thunderbird, nome che in seguito la Triumph cedette alla Ford che lo utilizzò per una sua vettura.
Nell'anno successivo verrà realizzata, a partire dalla Thunderbird, la Wonderbird, una moto espressamente pensata per conquistare i record di velocità sulle superfici dei laghi salati, in una località, Bonneville, che darà in seguito il nome ad una moto della Triumph. Il motore da 650 cm³, dotato di doppio carburatore e alimentato anche con nitrometano, fu il detentore del record di velocità dal 1955 al 1970.
Nel 1955 fu realizzata la Tiger T110, versione più spinta della Thunderbird, che nel 1959 fu affiancata e poi sostituita da una versione a doppio carburatore, che, in onore dei record ottenuti, verrà denominata Bonneville. La Triumph Bonneville sarà la moto che entrerà nella storia della casa motociclistica inglese. Questo, sia grazie all'interessamento di illustri appassionati ed esponenti del cinema come Marlon Brando e Steve McQueen, sia per l'indiscussa qualità tecnica della moto.
Negli anni sessanta il 60% della produzione Triumph, e circa l'80% di quella B.S.A., veniva esportato. Questo rendeva la ditta molto vulnerabile alla cosiddetta invasione giapponese, cioè l'arrivo in massa sui mercati occidentali delle moto prodotte nel Paese del Sol Levante.
All'inizio degli anni settanta la minaccia venne sottovalutata, nonostante la qualità di questi prodotti fosse già conosciuta, in quanto le prime motociclette giapponesi che giunsero in Europa e negli Stati Uniti d'America erano modelli di piccola cilindrata. A quell'epoca la Triumph si posizionava invece nella fascia delle moto di maggior cilindrata. Quando cominciarono a comparire le prime moto giapponesi a 4 cilindri e di grossa cubatura l'entità del problema con il quale la ditta, ma in generale anche tutti i produttori europei e americani, si sarebbe dovuta confrontare divenne evidente. Per reagire a questi prodotti venne sviluppato un motore a tre cilindri di 750 cm³, in due versioni leggermente diverse, destinati ad equipaggiare la Triumph Trident e la BSA Rocket 3.
La Triumph Trident introdusse alcune importanti migliorie per essere più competitiva con le più sofisticate moto giapponesi, quali il freno a disco anteriore e la lubrificazione del motore a carter secco con radiatore dell'olio separato, tuttavia l'avviamento era ancora a pedivella, mentre le altre concorrenti erano già dotate di avviamento elettrico. Le caratteristiche che si facevano apprezzare di più nella moto inglese erano un telaio più leggero e con un baricentro più basso, una maneggevolezza e una tenuta di strada nettamente superiore alle moto italiane e giapponesi concorrenti, come confermavano le prove su strada dell'epoca. I limiti principali erano costituiti da una complicata distribuzione aste e bilancieri e da trafilaggi di olio che richiedevano una continua, accurata e costosa manutenzione della testata e dei carter del motore, ancora verticali (la BSA invece aveva i cilindri inclinati). La Trident partecipò per alcuni anni alle gare per moto derivate dalla serie, sia in Italia (dove furono messe in pista dall'importatore Bepi Koelliker: tra i suoi piloti Walter Villa e Gianfranco Bonera, future stelle del motomondiale) che all'estero (dove vinse diverse edizioni del Production TT e del Bol d'Or).
Dalla crisi ad oggi Quando il gruppo BSA finì schiacciato dai debiti (1972) il governo inglese lo aiutò a fondersi con la Norton-Villiers. Nacque così il gruppo Norton-Villiers-Triumph, o più brevemente NVT.
Iniziò però un periodo piuttosto burrascoso. I lavoratori dello stabilimento Triumph di Meriden si opposero (1974) allo spostamento degli impianti di Meriden a quelli di Small Heath, sede della BSA: iniziò un periodo di diciotto mesi di sciopero, al termine del quale la Triumph riuscì a staccarsi dalla Norton, diventando una cooperativa. Sotto la gestione della cooperativa, la Triumph continuò a produrre la Bonneville e la Tiger (entrambe 750 cm³ bicilindriche), soprattutto per il mercato americano. La difficoltà di reperire fondi, anche per sviluppare nuovi modelli, portò al fallimento, avvenuto nel 1983, della cooperativa.
Il marchio venne acquistato dal miliardario John Bloor che fondò una nuova società: la Triumph Motorcycles Ltd anche se inizialmente la denominazione della ditta era Bonneville Coventry Ltd. La produzione, per coprire il gap tra la vecchia e la nuova gestione, continuò per un breve periodo presso la Racing Spares di Les Harris nel Devon. La nuova società rinacque a Hinckley. La gamma dei modelli prodotti riprendeva i nomi dei veicoli storici e il debutto avvenne nel 1988.
Venne sviluppata una nuova gamma di motori modulari tricilindrici - da 750 e 900 cm³ - e quadricilindrici - da 1.000 e 1.200 cm³ - che si dimostrò un successo.
In seguito la gamma dei quattro cilindri venne, lentamente, eliminata. Pertanto la produzione attuale si concentra esclusivamente sui motori bicilindrici e sui motori a tre cilindri, che segnano la continuità con la tradizione della Triumph. La Triumph Rocket III è la moto di serie con il motore di maggiore cilindrata attualmente in produzione; nella sua seconda versione (2020) monta infatti un monumentale propulsore tre cilindri in linea di ben 2.500 cm³ che eroga una potenza di 167 CV ed una coppia di 221 Nm.
Nel maggio 2019, Triumph lancia l'innovativo Project TE-1 e si prepara ad entrare nel mercato dell'elettrico. Il progetto TE-1 è finalizzato allo sviluppo di un veicolo elettrico su due ruote dotato di tecnologia evoluta ed innovative soluzioni di design integrato, frutto della collaborazione tra Triumph Motorcycles, Williams Advanced Engineering, Integral Powertrain Ltd, e WMG presso l’Università di Warwick, finanziato dall’Office for Zero Emission Vehicles britannico.
Scooter e tre ruote Nel 1960, nonostante una forte opposizione interna da parte di coloro che pensavano che la produzione di scooter avrebbe potuto indebolire l'immagine della compagnia, la Triumph ne realizzò alcuni. Il primo fu il Triumph Tina che montava un motore a due tempi di circa 100 cm³ e il cambio automatico. Essendo pensato quale veicolo utilitario era anche dotato, sul manubrio, di un cestino porta-spesa. Ne venne realizzata anche una versione a tre ruote, destinata a coloro che cercavano un veicolo che, rispetto ad un mezzo a due ruote, fosse più stabile. Nella pubblicità comparve anche Cliff Richard, una popolare popstar, ma nonostante questo le vendite furono piuttosto scarse, specie quelle della versione a tre ruote la cui progettazione aveva assorbito fondi rilevanti, e la produzione di entrambi i modelli venne rapidamente interrotta.
Un altro scooter realizzato dalla Triumph fu il Tigress. Al contrario del Tina questo veicolo era destinato ad un uso più evoluto; era caratterizzato da buone prestazioni e, sfruttando le conoscenza acquisite nella produzione delle motociclette, buona maneggevolezza. Era disponibile sia con un motore due tempi da 175 cm³ che con un quattro tempi bicilindrico da 250 cm³. Il cambio era a quattro marce con comando a pedale. Le vendite premiarono il modello di cilindrata maggiore che poteva raggiungere i 100 km/h, aveva sospensioni efficienti e, nonostante le ruote di piccolo diametro tipiche di questi veicoli, buona tenuta di strada. I difetti principali si concentravano principalmente sulla qualità della costruzione. Il Tigress venne commercializzato anche con il marchio BSA con la denominazione di Sunbeam.
Cronologia 1883 Arrivo di Bettman in Gran Bretagna 1886 La ditta di Bettman cambia la denominazione in Triumph Cycle Company 1888 Viene acquistato uno stabilimento a Coventry ed inizia la produzione di biciclette 1889 Vengono trasferiti a Coventry anche gli uffici della Triumph 1902 Prima moto prodotta. Il motore è prodotto dalla ditta belga Minerva 1903 Viene creata a Norimberga, Germania, la Triumph Werke Nurnberg (TWN) per la produzione di moto per il mercato tedesco 1905 Prima moto con motore realizzato dalla stessa Triumph 1907 Raggiunta una produzione di mille moto e prodotto un nuovo motore da 450 cm³ 1908 Prima moto dotata di cambio. Vittoria al TT tra le monocilindriche 1909 Primo motore sperimentale bicilindrico da 616 cm³ e 3,5 cv. Prime prove della frizione multidisco 1911 La gamma si amplia a quattro modelli con motore da 3,5 dotato di frizione multidisco di serie 1913 Entra in produzione di un modello con motore due tempi da 225 cm³ con cambio a due rapporti. La moto viene battezzata Junior o Baby Triumph 1914 Debutto della Type A Roadster con motore da 550 cm³ e 4 cv 1915 Debutto del Triumph Model H con motore da 550 cm³ a valvole laterali e trasmissione a tre marce Sturmey-Archer Durante la prima guerra mondiale la Triumph produce 30.000 motociclette per le Forze Armate Britanniche e dell'Intesa