You Can't Read This Book. Censorship in an Age of Freedom ("Non puoi leggere questo libro: la censura in un'età di libertà") è un saggio scritto da Nick Cohen e pubblicato da Fourth Estate, un marchio della HarperCollins.Recensione del libro di Cohen, di Denis MacShane, su The Guardian & The Observer 12/02/2012.

Dalla rivoluzione che non fu in Iran, al Grande Firewall della Cina e all'imposizione di super-ingiunzioni da parte dei ricchi sfondati per proteggere la loro vita privata, gli avversari tradizionali di libertà di parola - il fanatismo religioso, il potere plutocratico e gli stati dittatoriali - sono fiorenti e per molti aspetti trovano il mondo un posto molto più confortevole nei primi anni del XXI secolo che non nel tardo XX. Con queste affermazioni si apre il libro di Nick Cohen, un resoconto di controversie che inizia con la reazione catastrofica della sinistra e destra alla pubblicazione e denuncia dei I versi satanici nel 1988,Salman Rushdie, I versi satanici (nell'originale inglese, The Satanic Verses), 1988. che li ha visti "andare a letto" con gli estremisti radicali. Si conclude al frangente in cui anche nel trasgressivo Occidente liberato, dove tanto sangue è stato versato per la libertà, dove la ribellione è stile conformista e fare il dissenziente la mossa intelligente per far carriera nel campo delle arti e dei media, è possibile scrivere un libro e finire distrutti o morti.Nick Cohen, You Can't Read This Book, cit., ed. tascabile 2013, "Introduction" e blurb.

Contenuti

"Uno dei rassicuranti miti dei nostri tempi", scrive Cohen all'inizio del suo libro, "è che abbiamo visto una massiccia espansione della libertà di espressione. Forse il prezzo pagato è stata l'esplosione delle disuguaglianze tra le nazioni e al loro interno, oltre alle guerre di religione che rievocano il XVII secolo. Ma che diamine, ironizza l'autore, questi sono gli spiacevoli effetti collaterali di un mondo molto più libero e meglio informato".Nick Cohen, You Can't Read This Book, pp. 29-53.

Twitter e Facebook, insieme a giornalisti coraggiosi e avvocati dei diritti umani, hanno ampliato in maniera eccezionale i confini della libertà, o così va il discorso. Guardate l'Iran, l'Egitto, la Libia o la Cina: sicuramente i mass media sociali e gli inventori di Google e Wikipedia hanno scaricato il censore nella pattumiera della storia... Ma Nick Cohen subito afferma che la verità è ben altra. In un resoconto stimolante - sebbene a volte esasperante - si scaglia tanto contro la stupida sinistra quanto contro la tronfia destra; rimesta nei bassifondi della politica per riscoprire i sintomi inquietanti di ciò che non dovrebbe accadere. In un libro polemico ma ben strutturato e con fonti adeguate, l'autore mette vigorosamente alla gogna la nuova censura. Porta numerosi esempi, tra cui un oratore dell'University College (Londra) che tempo fa ha dichiarato che gli ebrei "hanno monopolizzato tutto: l'Olocausto, Dio, il denaro, l'interesse, l'usura, l'economia mondiale, i media, le istituzioni politiche".Cfr. anche Recensione del libro, di Hanif Kureishi, su The Independent 27/01/2012. Quando qualche protesta è stata sollevata contro questo antisemitismo infiammatorio stile anni trenta, la risposta dell'università è stata quella di cercare di far tacere i manifestanti, accusandoli di "islamofobia". Oppure si prenda il caso di Roman Polański, che qualche anno fa drogò e sodomizzò una ragazza di 13 anni e poi fuggì dagli Stati Uniti piuttosto che affrontare la giustizia. Quando Vanity Fair pubblicò un articolo sul comportamento di Polanski, il regista li citò in giudizio in un tribunale di Londra. Perché Londra se Vanity Fair è una rivista scritta e pubblicata a New York? - si chiede Cohen. Polanski ha preferito Londra perché a Londra c'è il commercio della diffamazione globale e i giudici si dilettano a favorire i diffamati. Londra è dove oligarchi russi, venditori di armi mediorientali e, soprattutto, i "rispettati" membri della nuova ricchezza britannica possono godersi la cortesia della nuova censura dei tribunali anglofoni.Nick Cohen, You Can't Read This Book, pp. 176-183, 206-208 & passim.

Il libro s'inoltra negli inquietanti meandri delle recenti casistiche censoriali, dove l'autore critica aspramente anche l'intellighenzia liberale per il suo ipocrita fallimento nel sostenere lo scrittore Salman Rushdie quando gli islamisti cominciarono a bruciare i suoi libri. Con grande vergogna degli ideali britannici di libertà, John le Carré e il laburista Roy Hattersley trovarono scuse a favore dei mullah. Persino il saggista Ian Buruma arrivò a chiamare Ayaan Hirsi Ali una "fondamentalista illuminista" perché aveva ripudiato la censura dei Fratelli Musulmani e dei suoi epigoni islamici. Cohen prosegue riportando che, in nome della fede del XXI secolo, i gay vengono assassinati, le donne vengono lapidate, le ragazze si ammalano a causa di abiti religiosi asfissianti e che negano loro il sole a viso e corpo, e medici vengono uccisi nella "civile" America quando aiutano le donne a controllare la loro fertilità. Dopo che venne inventata l'"islamofobia" come concetto due decenni fa, il Vaticano ha lanciato una campagna alle Nazioni Unite per riconoscere la "cristianofobia". Il diritto degli uomini, (sempre gli uomini! esclama Cohen) vestiti di lunghe tuniche a censurare parole e pensieri sta aumentando, non diminuendo.Nick Cohen, You Can't Read This Book, pp. 22-48, 107-108, 124-125 & passim.

Alla fine, sostiene Cohen, la società odierna deve nuovamente affermare i valori dell'Illuminismo sia di Voltaire che di John Stuart Mill, quando hanno proclamato la libertà di parola. Ciò non è da confondere con la libertà di informazione, un processo che, negli Stati Uniti, è stato dirottato da interessi corporativi per evitare qualsiasi discussione pubblica che potrebbe sfidare il loro potere. In Gran Bretagna esiste l'esempio eclatante dell'Assessore alle Informazioni che si è rifiutato di comunicare alle vittime dello scandalo hacking le rispettive intrusioni illegali nella loro vita privata.Cfr. il recente scandalo dei giornali di Rupert Murdoch, che origliavano su personalità, attori, politici e vittime di criminalità ecc. Cfr. You Can't Read This Book, cit., pp. 183-186 & passim, ref. News of the World e hacking scandal.You Can't Read This Book: Censorship in an Age of Freedom - recensione su Evening Standard 12/01/2012. Christopher Graham, un ex-burocrate della BBC, detiene 4000 nomi di vittime dell'intrusione illegale da parte dei media: ha mandato questi nomi ai proprietari di tali media e alla polizia, ma non alle vittime stesse. Solo in Gran Bretagna può succedere, dice Cohen, che la persona incaricata di garantire la libertà di informazioni (secondo la Legge britannica del "Freedom of Information Act") agisca paradossalmente come un censore. Nel libro, l'autore afferma che il nuovo autoritarismo unisce i suprematisti religiosi, i comunisti cinesi, i cleptocrati russi, gli "uomini di Davos" e i super-ricchi di Fortune 500, in una nuova rete di censura postmoderna. Abbiamo più informazioni che mai, conclude Cohen, ma la verità è più difficile da trovare e facile da sopprimere: maggiore libertà e maggiore censura coesistono. E questo non doveva accadere. Cohen pone domande inquietanti che plutocrati offshore e i loro editori non voglio sollevare e a cui i legislatori non sanno rispondere.Nick Cohen, You Can't Read This Book, ss.vv. "Internet", "Libel Law", pp. 184-85 & passim.

Analisi

In questo libro, l'autore Nick Cohen raccoglie in otto capitoli un disparato gruppo di eventi censoriali relativamente recenti e ne fa una narrazione polemica ed avvincente. Tra i vari casi, descrive quello di Salman Rushdie (che chiama il nuovo "Affare Dreyfus"), quello del perseguitato artista indiano Maqbool Fida Husain, la soppressione del romanzo The Jewel of Medina di Sherry Jones, le vignette danesi, l'astensione di South Park dall'usare immagini di Maometto (ma non di immagini di altre religioni), la reazione ai libri di Ayaan Hirsi Ali, la condanna a morte per blasfemia della donna cristiana pakistana Asia Bibi, e il successivo assassinio di governatore del Punjab Salmaan Taseer, l'informatore di Amnesty International Gita Sahgal, l'ingiunzione di privacy del banchiere Fred Goodwin (uno dei fautori della crisi finanziaria del 2008), il caso di dumping tossico Trafigura, il trattamento dello scienziato e divulgatore Simon Singh quando ha criticato le basi mediche della Chiropratica, e alcuni procedimenti giudiziari ai sensi delle leggi antiterrorismo. Nel loro insieme, tutti questi casi l'autore vuole intimare che siano la prova, in primo luogo, di una rinascita dei peggiori aspetti della religione, sostenuti dal furto del linguaggio universalista a difesa di cause particolaristiche; in secondo luogo, dell'emergere di una cultura globale di denuncia, assistita da Internet; terzo, l'oppressione da parte plutocrata di scrittori investigativi, basandosi su leggi nuove o recentemente estese a proteggere privacy e reputazioni immeritate. Tutto ciò, afferma Cohen, trova espressione nella censura corrente.

È giusto dire che la censura abbia una definizione e non tante altre. Cohen infatti è contro l'inflazione del significato delle parole che insiste che tutto è censura - perché allora nulla è censura. Censura non è, per esempio, la semplice manipolazione dei fatti, in chiamata "spin". Giusto è anche distinguere tra i tipi di censura: grave o "vera" censura è caratterizzata dalla rimozione di tutte le scelte alla persona censurata. Al suo estremo, uccide.Recensione del libro di Anthony Julius, su Standpoint marzo 2012. È ora, comunemente, una forma di terrore. Vi è, poi, la censura che fa male (al soggetto) e altri tipi abbondano, un po' meno consequenziali, come la soppressione editoriale. Cohen diventa acutamente battagliero e polemico quando, per esempio, mette a confronto la magistratura inglese con la polizia segreta di una dittatura, trovandone diversi paralleli. Cohen fornisce inoltre valide ragioni nel caso della fatwa contro Rushdie. Pare certo che I versi satanici siano blasfemi - ma altrettanto certo che non è propaganda politica, né agitprop o incitamento. Non è certo un incitamento alla violenza. In particolare, Rushdie non incita alla violenza contro l'Islam. Sono stati invece gli islamisti, un movimento della destra religiosa radicale, che ha incitato alla violenza contro di lui. Il mondo è cambiato dopo la fatwā di Khomeini, sostiene Cohen. La fatwa è stato un incitamento all'omicidio senza precedenti - nemmeno preceduto da un processo farsa - e ha ridisegnato i confini del mondo libero. E il risultato, chiede Cohen? Un trionfo per il liberalismo, in quanto Rushdie è vivo e il libro continua ad essere letto. Ma il liberalismo si è anche ritirato: le minacce contro Rushdie hanno paralizzato i migliori istinti della cultura occidentale. Nessun giovane artista del livello di Rushdie oserebbe mai scrivere oggi una versione moderna di Versi satanici, e se lo facesse, nessun editore oserebbe pubblicarlo.Recensione, di Jonathan Heawood su The Telegraph 08/03/2012.