Origini preistoriche e indoeuropee
La presenza dell'uomo in Grecia è datata a partire dal paleoliticoCfr., tra gli altri, V. Milojcic, J. Boessneck, D. Jung, H. Schneider. Paläolitikum um Larissa in Thessalien. Bonn, Habelt, 1965. Nel neolitico inferiore (VII millennio a.C.) si registrano i primi insediamenti permanenti che avviarono le economie agricole e di allevamentoCfr., tra gli altri, Fritz Schachermeyr. Das ägäische Neolithikum, (« Studies in Mediterranean Archaeology », vol. VI), Lund, Carl Bloms 1964.. Questa civiltà agricola è la più antica d'Europa e proveniva dall'OrienteWalter Burkert. La religione greca. Milano, Jaca Book, 2003., infatti nessuna specie cerealicola (orzo o frumento), né gli animali da allevamento, quali capre o pecore, sono originari della Grecia"L'Età del bronzo cominciò in Grecia intorno al 3000 a.C., grazie all'adozione di tecniche sviluppatesi nel vicino mondo orientale. [...] Le coltivazioni dei cereali e la domesticazione di certi animali, le novità che segnano l'inizio del Neolitico, vennero importati dall'Oriente, presumibilmente dall'Asia Minore." (Moses Israel Finley. La Grecia dalla preistorica all'età arcaica. Bari, Laterza, 1972, p. 5).. La pratica dell'agricoltura si diffuse dalla "Mezzaluna Fertile", ovvero tra gli attuali Iran e Cisgiordania, all'Asia minore, giungendo in Grecia. Sempre dall'Oriente giunse in Grecia la lavorazione della ceramica e del metallo (III millennio) e, infine, la scrittura. Scarse sono le testimonianze religiose di questo periodo, a differenza dei più recenti siti neolitici danubiani studiati in tal senso da Marija Gimbutas.
Numerose statuette rappresentanti una figura femminile dal ventre e dalle natiche esagerate, forse una "divinità madre" presente nello stesso periodo in Grecia ma anche negli altri insediamenti neolitici europei, asiatici e africani. Tra i vari siti neolitici rinvenuti in Grecia occorre segnalare quello di Achilleion, in Tessaglia, dove è stata portata alla luce una maschera di argilla appesa ad un palo che ricorda la maschera di Dioniso appesa al palo raffigurata in numerosi vasi greci. Allo stesso modo si fanno risalire le Tesmoforie a culti preistoriciE. Simon. Die Götter der Griechen. Monaco, 1969, p. 92.. Inoltre si potrebbe congetturare una eredità cultuale a Demetra con sacrifici di maiali..
Ma, congetture a parte, in conclusione, come già ebbe modo di constatare lo studioso svedese Martin Persson Nilsson, della religione elladica "noi non sappiamo nulla"Martin Persson Nilsson. The Mycenaean Origin of Greek Mythology. Berkeley, University of California Press, 1932, I.3.1.. I popoli migratori Indoeuropei-Greci si stabilirono su un sostrato non indoeuropeo già presente nel bacino del Mediterraneo durante l'età del Bronzo – probabilmente a partire dal XX secolo a.C. "Il sostrato pregreco è molteplice e in esso c'è per lo meno uno strato indoeuropeo". Ne consegue che all'arrivo degli Indoeuropei-Greci, la Grecia era già abitata da altri popoli, alcuni di questi di origine indoeuropea, probabilmente provenienti dall'Anatolia; i nuovi arrivati abbracciarono quindi culti già pienamente sviluppati. Queste tradizioni precedenti erano note ai greci, che erano consapevoli che la Grecia fosse stata abitata da altri popoli prima del loro, indicati con diversi nomi: Pelasgi, Tirseni, Lelegi, Cari ed Eterocretesi.
Gli Indoeuropei in Grecia Con Esiodofr. 7 (Hesiodi Carmina, recensuit Aloisius Rzach, Lipsia, Teubner 1908); cfr. anche Apollodoro, Biblioteca I, 7, 3; nello scolio al Simposio di Platone 208d viene aggiunta Xenopatra. i Greci fanno partire la loro stirpe dall'eponimo fondatore Elleno, re della Tessaglia e figlio di Deucalione. Elleno ebbe tre figli: Xuto, Eolo e Doro. Dal figlio di Xuto, Ione, ebbero origine gli Ioni, da Eolo e Doro rispettivamente gli Eoli e i Dori. Dal sud dei Balcani giunsero quindi nell'attuale Grecia, sempre secondo la tradizione, gli invasori "Elleni". Fino alla metà dello scorso secolo gli studiosi ritennero che tale mitoHerbert Jennings Rose Elleno in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 771 nota che più che di "mito" si tratta di un'antica teoria etnologica formulata "nella tradizionale veste mitologica della genealogia". possedesse un qualche fondamento, ma studi successivi dimostrarono tuttavia che le differenze dialettali sono rilevabili solo dopo il crollo di Micene, quindi non possono essere antecedenti al II millennio.
Il greco e il greco antico sono lingue di origine indoeuropea"Il greco è stato e continuerà a essere una delle lingue fondamentali per lo studio della famiglia linguistica indoeuropea. E questo per due ragioni complementari. Da un lato perché è uno dei due rami indoeuropei che risale al II millennio a.C. grazie alle tavolette micenee. Certo tale testimonianza ha un valore relativo a causa delle imprecisioni dell'alfabeto in cui è scritta e del carattere crudo, di tipo inventariale, di questa documentazione. Ma i testi che seguono in antichità, i poemi omerici, messi per iscritto nell'VIII secolo a.C., risalgono attraverso la tradizione orale fino all'epoca micenea, di cui narrano gli avvenimenti e le gesta eroiche. Questo significa che tra i testimoni del I millennio, solo il vedico del gruppo indiano può competere con loro per antichità. La seconda ragione dell'importanza del greco per la comparazione, in parte conseguenza della prima, è lo stato di conservazione fonetica del greco. Nonostante la perdita di taluni fonemi (fondamentalmente laringali, la /y/ e in parte la /w/), il greco ha conservato intatta la struttura antica delle parole e soprattutto delle sillabe finali, essenziali nelle lingue con flessione suffissale." ().. Per quanto attiene a questa lingua, essa ci è nota a partire dai testi in lineare B risalenti al XV secolo a.C.. Gli Indoeuropei-Greci giungevano probabilmente dall'Epiro e dalla Tessaglia occidentale, sviluppando in Grecia quella che noi indichiamo come Civiltà micenea, civiltà che cadde in rovina intorno al XIII secolo a.C., quando, probabilmente, irruppe nella penisola il popolo, sempre indoeuropeo, dei Dori.
Per quanto attiene alle credenze religiose degli indoeuropei, Régis Boyer evidenzia come molte religioni da loro derivate si limitarono inizialmente a personificare gli elementi naturali come il Cielo, il Giorno, la Notte, la Terra, l'Oceano, il Tuono, il Vento e, riprendendo Georges Dumézil, nota come esse presentino ovunque delle triadi divine e la nozione di "Destino"Régis Boyer. Il mondo indoeuropeo in L'uomo indoeuropeo e il sacro. "Trattato di antropologia del sacro" vol.2. Milano, Jaca Book, 1992, pp. 16-7..
Sempre al riguardo della religione indoeuropea, l'archeologia linguistica ha evidenziato il nome di un solo dio comune a tutte le religioni di origine indoeuropea: *dyằus, col significato di "luminoso", in greco antico , in latino Iovis (genitivo; latino arcaico Diovis); accompagnato dal termine indoeuropeo di "padre", *pətḗr, in greco antico , latino Iūppiter, umbro Iupater, sanscrito Dyauṣpitā col significato di "Padre Luminoso".
Émile Benveniste nel suo Le Vocabulaire des institutions indo-européennes (1969) ha ricostruito accuratamente alcuni termini propri della religione greca che risultano comuni alle altre lingue indoeuropee. Tra questi possono essere segnalati: hierós (foneticamente con l'eolico hiarós) nel suo significato di "sacro"Vero è che il termine latino per "sacro" è sacer/sakros, tuttavia, nota, Benveniste (op. cit., p. 433) in latino, ma di radice etrusca, abbiamo Aesar, nome del dio etrusco, da cui Caesar (cfr. «futurumque ut inter deos referretur, quod aesar, id est reliqua pars e Caesaris nomine, Etrusca lingua deus vocaretur» Svetonio, Vita dei Cesari II (Augusto), 97). Ma anche l'osco aisusis (sacrificiis), il volsco esaristrom (sacrificium) e l'umbro esono (sacrificalis). Così l'etrusco aisuna, eisna, aisna col significato di "divino". Anche se, questi termini italici conservano un collegamento diretto con il dio e non con il sacro, mentre nel greco l'alveo del divino è collegato al termine theîos. corrispondente al sanscrito vedico iṣiraḥ, laddove, tuttavia, mentre il greco antico indica ciò che attiene al "sacro", il vedico indica ciò che è "potente"; ma nel caso delle disposizioni dello "spirito" del sacrificante i cui termini possono sovrapporsi: hierón ménos ("spirito" sacro), iṣiram manaḥ ("spirito" ardente); hósios/hosíē, termine vicino a hierós quindi sempre nell'ambito semantico del "sacro", ma con il significato di "prescritto dalla legge divina"Hósios/hosíē compare due volte nell'Odissea: oud' hosíē kakà rháptein allḗloisin (XVI, 423) «non è consentito dalla legge divina tramare iniziative gli uni contro gli altri»; allo stesso modo quando la serva esulta di fronte ai proci massacrati, Ulisse la rimprovera perché non è consentito dalla legge divina (oukh' hosíē, XXII, 412) gioire di fronte agli uccisi. La nozione di hósios/hosíē compare cinque volte negli Inni omerici con accezione analoga, come nellInno a Ermes (I, 130), quando Ermes, turbato dall'odore delle carni, desidera cibarsene, ma infine si risolve a non farle passare per la sua "sacra gola" (hieres kata deires); in quanto dio non può infatti praticare lhosíē, cioè accedere al cibo desacralizzato ciò è prescritto dalle leggi degli dèi solo agli uomini. (ciò che è "prescritto dalla legge umana" è indicato come díkaios). Hósios/hosíē corrisponde quindi al termine "santo""Il confronto tra l'hosiotes e il concetto romano di sanctitas è naturale e molto istruttivo" (Károly Kerényi, Religione antica, p. 83). "Viene definito hosion non solo l'uomo che conduce una “vita pura”, bensì anche ogni altra realtà considerata dal punto di vista della purezza: ad esempio un luogo dove accade qualcosa che, pur essendo lecita in base alle leggi non scritte della vita, sarebbe tuttavia proibita secondo le leggi di un'esigenza di purezza rigorosamente religiosa. Ogni edificio statale non espressamente consacrato come santuario, hieron, apparteneva agli hosia. L'hosion occupa dunque chiaramente una posizione intermedia fra lo hieron e il totalmente profano. Una scissione della vita antica –qui il sacro, là il profano- è del tutto impossibile." (Károly Kerényi, Religione antica, pp. 83-4).. hágios (ionico, in Erodoto), con i collegati hágnos (omerico) e házomai (omerico); nella nozione di ciò che è temuto, se violato, per il conseguente castigo divino; è relazionato quindi al tempio o alla giovine vergine dedicata. Generalmente relazionato al sanscrito yai- (sacrificio, da cui yajña), ma anche con l'avestico yaz (nel significato anche di "riverire"). Paul KretschmerGlotta, X, pp. 155 e sgg. e Antoine MeilletDictionnaire étymologique de la langue latine (1932), voce "sacer-sanctus". lo relazionano con il latino arcaico sak.
Le religioni minoica e micenea: le religioni egee
La civiltà minoica fiorì nell'area dell'Egeo a partire dal III millennio a.C. Vestigia di questa civiltà sono presenti soprattutto a Creta nelle località di Cnosso, Agía Triáda, Zakros, Malia e Festo. A partire dal XVIII secolo a.C., questa civiltà si irradiò nell'Egeo giungendo a Santorini (Thera), ma influenzò anche il continente con presenze a Micene, Tirinto, Pilo di Messenia, Atene, Iolco, Orcomeno e Tebe. In quest'ultimo caso, tuttavia, non fu il popolo cretese o i popoli insulari di probabile origine non-indoeuropea a fondare questa civiltà palaziale, bensì i Greci indoeuropei. Ne consegue una reciproca influenza, in questi centri, vicino orientale e cretese.. Tra il XVI e XIV secolo a.C. i Greci indoeuropei si impossessarono degli insediamenti egei giungendo nella stessa Creta.