Vertemate con Minoprio (Vertemaa e Minòpri in dialetto comascoPer il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria., AFI: e ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia.
Geografia fisica Vertemate con Minoprio sorge a nord-ovest di Milano, nella Brughiera Briantea, per buona parte nella Bassa Comasca. Dista 14 chilometri da Como, capoluogo di provincia.
Le strade comunali coprono 23 km, quelle provinciali 3,5 km: il territorio è attraversato dall'ex Strada statale 35 dei Giovi Genova-Milano-Chiasso.
Pur non avendo una propria stazione, il comune di Vertemate con Minoprio è attraversato per un breve tratto dalla ferrovia Milano-Chiasso; la fermata più vicina è quella di Cantù Asnago. Non lontane sono altresì le stazioni di Cadorago e Fino Mornasco, gestite da Ferrovie Nord Milano.
L'altitudine media è di circa 330 metri sul livello del mare: le oscillazioni altimetriche variano tra il piano delle morene glaciali, i paleoalvei di antiche lingue derivate dai ghiacciai principali, le ondulazioni dovute ai cumuli di detriti rocciosi, strati di loss di origine eolica e le prime colline della cintura alpina che hanno come cornice le Prealpi e le Alpi. Il comune è vicino al Lago di Como e ad altri piccoli laghi (Montorfano, Pusiano, Segrino, Alserio). Il territorio comunale risulta nel complesso molto ricco d'acqua, con alcune aree quasi paludose; il corpo idrico di maggior interesse è il fiume Seveso, che segue la linea di confine tra i comuni di Fino Mornasco e Cucciago scorrendo in una valle un tempo ricca di mulini e in gran parte boschiva. Oltre al Seveso sono presenti altri piccoli corsi d'acqua e laghetti, tra cui la roggia di Desio, il ruscello Rì, il laghetto della Fondazione Minoprio, il laghetto della fornace e molti altri brevi corsi d'acqua. Vi è poi una sorgente perenne d'acqua potabile nei pressi dell'abbazia di San Giovanni.
La terra è fertile, tendenzialmente acida. Anticamente la campagna era ricca di gelsi, impiegati nell'allevamento di bachi da seta ai fini della relativa industria manifatturiera propria del Comasco. Col tempo l'agricoltura si è in parte trasformata in florovivaismo, mentre la bachicoltura e la sericoltura hanno lasciato il posto a tessiture.
Origini del nome Il nome antico di Vertemate (ancorché riferibile a "luogo elevato al vertice" del suo territorio) sarebbe Bardomagum, interpretato dallo storico Olivieri come "città o borgo dei Bardi", cantori di origine celto-gallica; per lo stesso Olivieri, Vertemate deriverebbe dalla voce gallica vertamo; Negli statuti di Como del 1335 Minoprio appare con il nome Minovrio; alcune interpretazioni riconducono così l'origine del nome alla presenza, in età romana, di un luogo sacro dedicato a Minerva, in analogia con altri toponimi norditaliani quali Minerbio o Manerbio.
Storia Il ritrovamento di reperti archeologici e sepolcri ha dimostrato che il territorio di Vertemate con Minoprio è abitato fin dall'età del Bronzo. In epoca successiva si presume che tra i primi abitanti del comasco e in particolare di Vertemate fossero presenti popoli celtici, come gli Orobi o gli Insubri ai quali venne anche attribuita la fondazione della città di Como. Ai Celti succedettero gli Etruschi, i Galli, i Romani, i Longobardi con i quali si raggiunse un elevato livello economico e artistico.
La storia di Vertemate con Minoprio è caratterizzata da episodi particolari e sporadici collegati agli avvenimenti storici di Milano e Como.
La trasformazione delle città del comasco in Comuni coincise con la guerra decennale tra Como e Milano iniziatasi a partire dal 1118. Vertemate con Minoprio fu coinvolta essendo dipendente da Como e situata in posizione strategica tra Como e Milano. Nel 1125 i milanesi posero l'assedio alla città di Como. I comaschi dopo aver conseguito una vittoria navale sugli avversari rientrarono in città e la liberarono dai milanesi che si diedero alla fuga. In questa occasione c'è un episodio che riguarda Vertemate: si narra che i guanzatesi uccisero il nobile comasco Beltramo Bocca e che i comaschi per vendetta uccisero a loro volta Alberto, figlio di uno spadaccino guanzatese e fecero prigioniero Manfredo, uno dei loro capi. Rientrando verso Como i vertematesi ostacolarono la marcia dei comaschi e li tennero in scacco per lungo tempo. Ottenuti rinforzi di truppe i comaschi cinsero d'assedio il castello di Vertemate dove si erano rifugiati gli assalitori difendendosi strenuamente fino a che furono costretti ad arrendersi. La cittadina venne saccheggiata e per buona parte distrutta. Finita la guerra e caduta Como tutto il territorio lariano e anche Vertemate venne a dipendere da Milano, che impose pesanti tributi. Successivamente ci fu la dominazione del Barbarossa a Como e nel Ducato di Milano quella delle Signorie dei Visconti e degli Sforza.
Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 citano il comune de Vertemate e il comune de Minovrio all'interno della pieve di Fino, nella quale rimasero inseriti fino alla fine del XVIII secolo.
Durante il Ducato di Milano, nel 1500 tutto il territorio lombardo e quindi anche quello lariano subì la dominazione francese (per breve tempo) e poi spagnola e austriaca. Ai tempi del ducato, Vertemate fu concesso in feudo alla famiglia Carcano, alla quale il comune non risultò più infeudato nel 1751 (pur essendo in quell'anno ancora soggetto a un pagamento quindecennale per la redenzione). Nello stesso anno, anche il comune di Minoprio risultava libero dall'infeudazione (seppur anch'esso soggetto al già citato quindecennale).
Sempre nel 1751, il territorio vertematese comprendeva anche i cassinaggi di Pioda, Monticello, Movaglia e “Abbazia di San Giovanni Battista". Nello stesso anno il comune Vertemate si estese alle due località di Rionca (attestata anche come Rioncha, Galliazzo o Ronca) e di Binone, le quali già nel 1652 costituivano due comuni autonomi (rispettivamente: Molino di Galeazzo e Molino di Binon).
La parentesi napoleonica comportò una serie di rapidi cambiamenti. Dalla fine del 1798 al 1801 Binone e Rionca fecero temporaneamente parte del comune di Carimate, per ritornare definitivamente sotto Vertemate nel 1805. Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia datato 1807 sancì invece l'annessione di Minoprio da parte di Vertemate, decisione cancellata dagli austro-ungarici con la Restaurazione.
Durante il Regno Lombardo-Veneto, il comune di Vertemate è attestato con la denominazione "Vertemate con Rionca e Bunone". Nello stesso periodo, le ultime due località si ritrovano anche con la dicitura di Ronca e di Banone.
Durante il Risorgimento, il ritorno degli austriaci suscitò un anelito di libertà nella famiglia Raimondi di Minoprio e in don Vincenzo Guaita di Vertemate accomunati dal desiderio e dalla volontà di formare un'Italia unita, libera e indipendente.
Nel 1928 una parte del territorio comunale di Minoprio fu aggregata a quello di Cantù. L'anno successivo i due comuni di Vertemate e di Minoprio vennero incorporati in un unico comune (R.D. 28 marzo 1929, n. 698).
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 21 marzo 1997.
Il gonfalone è un drappo troncato di verde e di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Abbazia di San Giovanni
Nel territorio comunale sorge l'abbazia di San Giovanni Battista, fondata nel 1084.. da un monaco benedettino milanese di nome Gerardo durante il suo ritorno da Cluny.. Sorse in stile romanico, in un luogo ameno che ospitava i ruderi di una fortezza. che sovrastava una zona paludosa e solitaria della Valle del Seveso in prossimità della strada che collegava Milano con Como. Il suo circondario apparteneva all'antico territorio longobardo del Seprio (Castelseprio o Torba)
L'abbazia si articolava in un complesso di edifici monastici in cui venivano forniti vari servizi che accompagnavano la vita religiosa, la meditazione e la preghiera: il refettorio, la stalla, il granaio, la cucina, il forno, la farmacia-erboristeria e liquoreria, un orto botanico di piante officinali e medicinali, una sorgente di acqua fresca, una chiesa, una biblioteca, un chiostro e le celle per i monaci. Tutto il complesso era provvisto di mura e di una torre per l'avvistamento di pericoli. Era considerato un luogo molto sicuro, sia come rifugio per persone comuni, sia per l'accoglienza di personaggi importanti come papa Urbano II o Sant'Ugo, abate di Cluny. Nel 1095 vi fu la consacrazione dell'abbazia da parte del vescovo di Imola Odone. Nel 1288 si trovò coinvolta nella lotta tra Milano e Como e i comaschi ne distrussero le mura, il chiostro e in parte la torre. I primi interventi di restauro furono effettuati solo duecento anni dopo, nel 1480, ma soltanto alla fine del Quattrocento, con papa Sisto IV l'abbazia fu ripristinata appieno. Verso il 1800 la chiesa, passata di proprietà ai marchesi Cusani di Desio, venne adibita a cascinale agricolo con ricovero per cavalli e attrezzi agricoli. Nel 1960 un avvocato milanese, il dott. Piero Ricotti, incaricò il prof. Clemente Bernasconi di dirigere e seguire i lavori di restauro con ingenti opere di ristrutturazione che a partire dal 1970 riportarono l'abbazia al suo aspetto originale.
All'interno della chiesa di San Giovanni si conservano resti di affreschi del XIV secolo.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, eretta nel XIX secolo, è la sede dell'omonima parrocchia di Vertemate, che in origine era ospitata in un'altra chiesa poco distante (oggi adibita a edificio privato).
Della vecchia chiesa parrocchiale, risalente ai secoli XIV-XV ma attestata come cappella nella pieve di Fino già alla fine del XIII, sopravvivono parte della facciata e il campanile.
Altro
Chiesa di Santa Maria Assunta, a Minoprio (1883-1894)
Architetture civili Castello di Vertemate Il castello, sorge in posizione preminente sulla sommità di un dosso a dominio della campagna circostante. In età feudale era il centro intorno al quale si svolgeva la vita comunitaria (artigianato, arti, mestieri, commercio, traffici) e all'occorrenza rappresentava una sicura protezione e un baluardo contro i nemici e le calamità. Al suo interno vi sono ampie sale istoriate, tra cui spiccano la sala della caccia e l'affresco della battaglia del 1125, quando i Comaschi lo cinsero d'assedio e, alla fine, lo distrussero una prima volta. All'interno si possono facilmente distinguere le mura perimetrali di due delle quattro torri laterali. Altri affreschi si trovano ove fino al 1946 era ubicata la cappella di famiglia, a destra dell'ingresso. In parte restaurati nel 2011, essi sono stati attribuiti ai fratelli Recchi, allievi del Morazzone che ha decorato la Basilica della SS. Annunciata (Santuario del SS. Crocifisso) di Como. La torre centrale, isolata nel cortile, si erge per 35 metri; presenta grandi feritoie in alto, merlature guelfe e un pinnacolo centrale da cui si gode un'ampia visuale su tutto il territorio comunale e sui monti all'orizzonte: nelle giornate terse si distinguono il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il Generoso, il Bisbino, il Bollettone, le Grigne e il Resegone. È accessibile mediante una scaletta a chiocciola interna, che porta altresì ai granai del maniero, scorta alimentare per tutta la popolazione.