Le virtù cardinali, denominate anche virtù umane principali, nella religione cristiana sono delle virtù morali che costituiscono i pilastri di una vita dedicata al bene, ovvero l'abito operativo che induce a vivere rettamente.
Concettualmente enunciate dai filosofi antichi, in particolare da Platone«Fra i beni divini, invece, si trova al primo posto, in posizione preminente, la saggezza; al secondo, subito dopo, l'intelligenza, l'atteggiamento temperante dell'anima. Terza viene la giustizia che nasce dalla mescolanza di queste virtù con il coraggio. Al quarto posto, infine, mettiamo il coraggio» (Platone, Leggi, I 631C, traduzione di Giovanni Reale)., presso il cattolicesimo riguardano l'animo umano (a differenza perciò delle virtù teologali, che invece riguardano il rapporto con Dio) regolando la condotta in conformità alla fede, nonché alla ragione, e possono essere sia infuse da Dio che acquisite con la pratica. Sono inoltre strettamente connesse alle virtù intellettuali: sapienza, scienza e intelletto.
Le quattro virtù cardinali
La classificazione cristiana e tomistica rispecchia quella proposta nel Fedro di Platone, il dialogo che presenta anche il mito del carro e dell'auriga che descrive il rapporto dell'anima razionale con le altre due facoltà dell'anima, quella irascibile e quella concupiscente. Le virtù platoniche erano le seguenti: saggezza (σοφία, trasl. sophìa), giustizia (δικαιοσυνη, trasl. dikaiosyne), fortezza (ἀνδρεία, trasl. andréia), temperanza (σωφροσύνη, trasl. sophrosyne).
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Prudenza
La prudenza o discernimento (in latino prudentia) dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo. Da un punto di vista strettamente biblico il discernimento evoca essenzialmente il dono della Sapienza, cioè la capacità di vedere ogni cosa alla luce di Dio, facendosi istruire da Loro circa le decisioni da prendere. Concretamente la prudentia latina si traduce e quindi consiste nel discernimento, cioè nella capacità di distinguere il vero dal falso e il bene dal male, smascherando -attraverso questa stessa virtù- le false verità (a volte difficilmente identificabili) approfondendo ciò che si vede. L'uomo prudente allora non è tanto l'indeciso, il cauto, il titubante, ma al contrario è colui che sa decidere con sano realismo, non si fa trascinare dai facili entusiasmi, non tentenna e non ha paura di osare e di andare contro una cultura sociale, lontana dalla legge di Dio.
Giustizia
La giustizia (in latino iustitia) consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto e quindi, per mezzo di essa, intendiamo e conseguentemente operiamo ciò che è bene nei riguardi di Dio, di noi stessi e del prossimo. È la più importante tra le virtù cardinali perché "chi pratica la giustizia è giusto come Egli [Cristo] è giusto" (1Giovanni 3,7) mentre "chi non pratica la giustizia non è da Dio" (1Giovanni 3,10) come dice san Giovanni.
Fortezza
La fortezza (in latino fortitudo) assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. La fortezza è la capacità di resistere alle avversità, di non scoraggiarsi dinanzi ai contrattempi, di perseverare nel cammino di perfezione, cioè di andare avanti a ogni costo, senza lasciarsi vincere dalla pigrizia, dalla viltà, dalla paura. La fortezza si oppone alla pusillanimità che, come insegna Tommaso d'Aquino, è il difetto di chi non sfrutta al massimo le proprie possibilità, cioè non si esprime nella pienezza delle sue potenzialità, facendosi cullare dalla pigrizia o accontentandosi di condurre un'esistenza vuota.
Temperanza
La temperanza (in latino temperantia) modera l'attrattiva dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell'uso della materia. Se l'uomo, come l'animale, seguisse liberamente le proprie pulsioni, prodotto del peccato originale, finirebbe col diventare schiavo delle sue bramosie e delle sue passioni, giacché la parte animale dell'uomo è molto sensibile, se non controllata costantemente, alla degenerazione e all'abuso. Occorre allora un impegno ascetico, che alleni la volontà e l'intelligenza a evitare e a valutare ciò che può nuocere loro tramite il rapporto con Dio. Questa autoeducazione della volontà è precisamente la virtù della temperanza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che "la temperanza è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà" (N° 1809). In senso specificamente cristiano la temperanza diventa imitazione di Gesù, il quale è modello di equilibrio, perché sa essere temperante in tutti i suoi rapporti e in tutte le sue azioni.
Le quattro virtù nella Repubblica di Platone
Le virtù cardinali in Dante Dante nel canto I del Purgatorio fa riferimento a quattro stelle, ognuna delle quali corrisponde a una virtù cardinale.
Note
Bibliografia Chiesa Cattolica, Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 1992 (ISBN 88-209-1888-9). Remo Bodei, Giulio Giorello, Michela Marzano, Salvatore Veca, Le virtù cardinali. Prudenza, Temperanza, Fortezza, Giustizia, Editori Laterza, Roma-Bari, 2017 (ISBN 978-8858127636). Vito Mancuso, La forza di essere migliori, Garzanti, Milano, 2019 (ISBN 978-8811675730).
Voci correlate Morale Virtù teologali Vizi capitali Catechismo Saggezza
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