La storia di Torregrotta ha inizio in età romana con la formazione dei primi latifondi. e comprende le vicende storiche e sociali che si sono succedute fino ai nostri giorni nell'ambito del territorio comunale e ad esso strettamente collegate. Sin dal medioevo e per tutta l'età moderna l'area fu soggetta alla giurisdizione del feudo di Santa Maria della Scala e, in misura minore, di quello di Rocca.. La popolazione, prevalentemente contadina, si concentrò nel Casale del feudo Scala, abbandonandolo a partire dal XIV secolo.. L'odierno centro abitato nacque soltanto all'inizio del 1500 quando il Casale fu riedificato per volere dell'imperatore Carlo V e si sviluppo nel corso dei secoli successivi... Con il dissolvimento dei feudi in seguito alle riforme amministrative dei Borbone, il Casale, chiamato Torre, e i suoi possedimenti passarono sotto il controllo del Comune di Roccavaldina. A partire dalla seconda metà dell'ottocento, lo sviluppo sociale ed economico di Torre, ormai divenuta Torregrotta, causò una serie di contrasti con Roccavaldina, dapprima in ambito religioso e poi in quello civile, che culminarono nella scissione amministrativa delle due comunità nel 1923..

Età Antica

Ipotesi sui primi insediamenti In territorio torrese non sono mai stati ufficialmente scoperti reperti archeologici che possano attestare l'esistenza di gruppi umani stanziali durante l'età antica.. L'ipotesi degli storiografi è che già in epoca preellenica sul territorio vi fosse una frequentazione umana.. Ciò potrebbe essere testimoniato da resti di tombe sicane presenti nella porzione di versante collinare compreso tra Torregrotta e la frazione Cardà del comune di Roccavaldina.. Ai Sicani si sostituirono i Siculi.. e successivamente i Greci.

Durante il periodo greco-siceliota è concordemente accettata l'idea secondo cui nel territorio della piana di Torregrotta, lungo tutto il corso del torrente Niceto. e sul suolo torrese stesso, vi fossero dei piccoli insediamenti rurali di contadini. Ne costituisce indizio la scoperta nel 1949 di diverse monete d'argento e di bronzo risalenti indicativamente al 339 a.C. avvenuta nel limitrofo comune di Monforte San Giorgio.. Inoltre è stato provato che già prima del 396 a.C. al porto di Messina arrivavano grandi quantità di prodotti agricoli e che questi provenivano dall'entroterra nord-orientale della Sicilia. L'attività agricola della zona trova anche giustificazione nel fatto che i suoli della valle erano particolarmente fertili grazie all'abbondanza d'acqua garantita dal Niceto.

I latifondi romani

Con la conquista romana, avvenuta nel 260 a.C. dopo la battaglia di Milazzo., la parte costiera subì un processo di bonifica e disboscamento dovuto principalmente a scopi militari.. Nel 210 a.C. infatti furono avviati i lavori per la realizzazione della Via Valeria. che, ricalcando all'incirca l'attuale tracciato della Strada Statale 113.., consentiva il transito di grossi carri e macchine da guerra. Dopo la seconda guerra punica nel territorio dell'odierno comune si formarono dei latifondi con la creazione molto probabile di un insediamento abitativo permanente. L'intera zona, comprendente sia il suolo torrese che quello di altri attuali comuni limitrofi, fu denominata Lavina dal nome del corso d'acqua, oggi soltanto un piccolo ruscello, che scorre ai margini di Torregrotta e che, secondo le ipotesi degli storici, durate l'antichità fu tra i più importanti del circondario soprattutto dal punto di vista economico.. Per facilitare i trasferimenti della mano d'opera impegnata nei lavori, fu fondato un pagus, ovvero un piccolo accampamento, su una collina circostante, forse non molto lontano dall'attuale Roccavaldina.

Non è chiaro chi fossero i proprietari dei latifondi: potrebbero essere stati assegnati ad un tribuno poiché era prassi ripartire i territori conquistati tra i capi militari che durante la guerra avevano dato dimostrazione del proprio valore oppure affittati ad alcuni ricchi romani che avevano offerto denaro per sovvenzionare le spese della guerra Annibalica.

Due secoli dopo, nel 36 a.C., nelle acque antistanti Torregrotta si svolse la famosa battaglia di Nauloco, decisiva nella guerra civile fra Cesare Ottaviano e Sesto Pompeo.. Prima della battaglia, le 300 navi di Pompeo di rifugiarono presso Nauloco, un'antica città scomparsa sulla quale sono state formulate diverse ipotesi per l'individuazione della sua esatta posizione..

Età Medievale Dal Casale del Conte a Rachal Elmelum Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente il territorio chiamato Lavina, di cui l'odierno comune faceva parte, cadde prima in mano degli Ostrogoti, che nel 476 avevano occupato la Sicilia, e poi dei Bizantini.

L'area attorno al torrente Lavina fu quindi concessa ad un tribuno e nominata Casale del Conte (Casale Comitis). in onore del nuovo possidente che fu anche un cortigiano di palazzo dell'imperatore Giustiniano I. Il casale era un piccolo centro abitato circondato da una vasta estensione di terreno agricolo in cui vivevano dei villani dediti alla coltivazione della terra.. Sotto l'impero bizantino vi furono diversi secoli di pace e stabilita fino all'827 quando iniziò l'invasione della Sicilia da parte dei Saraceni. che raggiunsero il Casale del Conte soltanto intorno all'anno 870. Gli Arabi, che importarono gli usi e costumi del loro luogo di origine, rasero al suolo il Casale e si insediarono nell'odierna contrada torrese di Radali, sulla cima di una collina da cui si domina l'odierna città, poiché preferivano le basse alture vicino ai fiumi. L'intera zona fu rinominata Rachal Elmelum o più probabilmente Rahl el Melum, locuzione strettamente collegata a Radali che è una chiara evoluzione linguistica dell'originario Rahl, termine con il quale si indicavano piccole località abitate. Secondo la tradizione, sotto la dominazione araba vennero per la prima volta coltivate le sbergie.

Il feudo di Santa Maria della Scala La dominazione islamica durò fino al 1061 quando i Normanni guidati da Ruggero d’Altavilla diedero avvio alla conquista della Sicilia... I nuovi governanti, di fede Cristiana, per facilitare la conversione religiosa della popolazione, agevolarono la nascita dei monasteri ai quali dispensarono anche ampie porzioni rurali di territorio. Ragione per cui, nel marzo del 1168, il Re normanno di Sicilia Guglielmo II, ancora quindicenne, e la madre Regina Margherita di Navarra concedettero e donarono al monastero benedettino di Santa Maria della Scala di Messina l'antico Casale bizantino..:

La donazione, riconfermata in seguito anche dall'imperatore Enrico VI., rappresentò la nascita del feudo di Santa Maria della Scala, o semplicemente feudo Scala, al quale tuttavia fu attribuita questa denominazione soltanto nei secoli successivi.. Il feudo comprendeva le attuali frazioni Fondachello e Tracoccia del Comune di Valdina e la gran parte del territorio torrese, dalla costa fino all'incirca l'odierna via Libertà, ovvero nei pressi del palazzo ex Asilo Infantile.. Da quest'ultima via, verso sud, si estendeva il demanio reale di Rametta (odierna Rometta) che includeva tutti i territori compresi tra il torrente Gallo e il torrente Muto..

Nei territori del Casale, grazie alla «manodopera professionale» che qui abitava sin dalle epoche precedenti. ma di cui è ignota la reale entità numerica, fu avviata prontamente la produzione agricola senza l'investimento di ingenti somme di denaro. Le religiose benedettine furono anche esentate dal pagamento dei tributi, che di solito erano obbligatori per coloro che ricevevano donazioni da parte del sovrano.. Il 13 gennaio 1196., la Regina Costanza per scongiurare che il Casale venisse sottratto alle monache riconfermò la donazione fatta dai suoi due predecessori estendendo i confini alla vasta tenuta di Niceta.. Quest'ultima si trovava nell'odierno comune di Monforte San Giorgio e fu portata in dote al monastero da una suora di nome Maria.. Anche Federico II, primo Re di Sicilia della dinastia Sveva e figlio di Costanza., confermò le precedenti donazioni nell'agosto del 1209, quando era ancora minorenne. Lo stesso Federico, ormai raggiunta la maggiore età, durante un'assise tenutasi a Capua nel 1220, ordinò la revoca di tutti i privilegi da lui concessi fino a quel momento poiché molti di questi erano stati estorti con mistificazioni e inganni. Sicché l'11 luglio 1221, dopo aver ricevuto le suore Margherita e Caterina e preso visione dei documenti inviati dalla badessa Barbara, riconfermò per la seconda volta l'elargizione del Casale Comitis alle monache di Santa Maria della Scala. In seguito, nel periodo in cui i rapporti tra il papato e Federico II furono apertamente ostili a causa della scomunica di quest'ultimo, il sovrano lasciò che i beni della chiesa fossero razziati.; così un giudice messinese, Afranione de Porta, approfittando della situazione si impadronì del feudo Scala, la cui proprietà passò poi al figlio Bartolomeo.. Alla morte dell'imperatore il Casale fu occupato da un gruppo di messinesi finché il 10 giugno 1267, il legato pontificio in Sicilia, Cardinale Rodolfo de Chevrières, mandato sull'isola per reintegrare i beni ecclesiastici derubati dai feudatari laici, emise una sentenza in cui stabilì la restituzione del feudo alle legittime proprietarie. Frattanto l'insediamento del nuovo Re Carlo I d'Angiò, avvenuto nel 1266, aveva aperto il breve periodo Angioino nel corso del quale le religiose del monastero di Santa Maria della Scala non riuscirono a tornare in possesso del Casale.: il sovrano, infatti, simulava di approvare le sentenze ma non ne ordinava l'effettiva attuazione.. Nell'incertezza, il casale fu nuovamente usurpato dal nipote del giudice Afranione de Porta.

Dopo i Vespri Siciliani del 1282, il trono di Sicilia fu avocato da Pietro III, inaugurando la stagione della dinastia Aragonese.. Il 3 aprile 1289, durante il regno di Giacomo II d'Aragona, i giudici di Monforte, Bonsignorino de Neapoli e Joannes de Peretti, riconsegnarono il Casale alle suore di Santa Maria della Scala, in conseguenza di una sentenza della Magna Regia Curia e a distanza di 22 anni da quella del Cardinale de Chevrières.

Il feudo di Rocca e la storica divisione

Agli inizi del XIV secolo., il nuovo re di Sicilia Federico III concesse parte del demanio occidentale di Rometta al cavaliere pisano Giovanni La Rocca e al genovese Giovanni Mauro, entrambi suoi convinti assertori. I due feudatari costituirono due nuovi feudi a al loro interno edificarono dei Casali ai quali fu attribuito il nome dei rispettivi proprietari: Rocca (odierna Roccavaldina). e Maurojanni (odierna Valdina). Quest'ultimo fu successivamente aggregato al primo formando un unico feudo. Il feudo di Rocca comprendeva l'estrema porzione meridionale dell'attuale territorio di Torregrotta che, a partire dal XIV secolo, vide quindi la presenza di due distinte proprietà: da un lato il già menzionato Casale del Conte, amministrato dal monastero messinese di Santa Maria della Scala, dall'altro la terra di Rocca. L'esatto confine divisorio tra i due possedimenti è alquanto incerto.: gli storici hanno ipotizzato che fosse la via Bucceri (odierna via Mezzasalma) oppure si trovasse all'altezza del palazzo ex Asilo Infantile. Nel centro storico torrese esistono comunque due zone adiacenti denominate Barone e Badessa, testimonianza della storica divisione.