La fortificazione alla moderna (o fortificazione all'italiana) è un tipo di fortificazione elaborato a partire dal XV secolo in Italia, per ovviare al problema posto dallo sviluppo dell'artiglieria, evidenziato dalle guerre d'Italia e da quelle contro gli Ottomani.
Lo sviluppo delle nuove tecniche, che modificava radicalmente il rapporto fra città e contado, influenzò per secoli l'urbanistica e fornì nuovi stimoli ad architetti ed ingegneri. Anche le tecniche ossidionali e in genere lo svolgimento delle azioni militari subirono un cambiamento altrettanto drastico. Il complesso delle nuove tecniche di fortificazioni fu oggetto di un'ampia trattatistica, soprattutto italiana, e si diffuse in tutta l'Europa e nel Mediterraneo. Nella seconda fase di evoluzione ebbero invece un ruolo preminente i paesi del Nord Europa, sulla spinta delle guerre di religione e della Guerra dei Trent'anni.
Le origini storiche
Fino al XV secolo l'efficacia delle fortificazioni era legata soprattutto alla loro altezza, limitata solo dai costi e dalle possibilità strutturali: più una muraglia era alta più difficile sarebbe stato scalarla e migliore sarebbe stato il dominio visuale sulla zona circostante. Le azioni difensive più efficaci attuate dalla sommità di tali mura, denominate "difesa piombante", erano costituite principalmente dal getto dall'alto di oggetti e liquidi bollenti. Le tecniche di assedio prevedevano invece la scalata e, comunque, il raggiungimento della sommità delle mura.
L'artiglieria del XV secolo rivoluzionò tale situazione. Nonostante la polvere da sparo e l'artiglieria fossero state inventate da tempo, solo lo sviluppo di artiglierie portatili mise in discussione le tradizionali fortificazioni basate sulla difesa piombante, costituite da muraglie perpendicolari al suolo, relativamente sottili e spesso molto alte e con coronamento sporgente. Tali strutture, quanto più alte erano, tanto più erano esposte ai proiettili dell'artiglieria.
Tradizionalmente, sulla scorta di Machiavelli (Storia d'Italia), si indica nella spedizione guidata da Carlo VIII di Francia contro il regno di Napoli (1494-1497) la causa scatenante delle innovazioni in materia di fortificazione. Questo rapporto di causa-effetto è stato messo in discussione dalla critica in anni recenti, poiché i cannoni erano una minaccia reale già intorno agli anni cinquanta del XV secolo. È comunque innegabile che molti castelli di vecchia concezione caddero di fronte alle moderne artiglierie francesi, favorendo il sorgere di fortificazioni aggiornate.
Già Alberti nel De re aedificatoria, aveva affrontato il tema delle architetture difensive intuendo come le armi da fuoco avrebbero rivoluzionato l'aspetto delle fortificazioni. Per aumentare l'efficacia difensiva indicò che le difese dovrebbero essere "costruite lungo linee irregolari, come i denti di una sega" anticipando così i principi della fortificazione alla moderna.
Nella seconda parte del XV secolo, per ovviare alla novità tecnologica delle artiglierie, si iniziarono a seguire due pratiche, che nel corso del tempo si influenzarono a vicenda: L'adattamento delle esistenti murature (abbassamento e ispessimento delle muraglie, sostituzione delle torri a pianta quadrata o con spigoli facilmente danneggiabili con torri rotonde, creazione di terrapieni e addossamento di opere in terra dal lato interno delle muraglie). Questa tecnica fu descritta dai trattatisti dell'epoca come "star sul cerchio vecchio". L'elaborazione di modelli di fortificazione completamente nuovi, a partire non più dalle condizioni del terreno e dalle necessità interne del luogo da fortificare, ma dalle linee di tiro e dai principi di copertura e tiro d'infilata.
Il Quattrocento
L'ovvio passo iniziale fu quello di adattare le vecchie fortificazioni: questo fu fatto soprattutto per ammodernare le cinte urbane, spesso molto estese e che sarebbe stato economicamente troppo impegnativo rimpiazzare. Fu però presto evidente che il continuo progresso tecnico delle artiglierie richiedeva un totale ripensamento del tracciato delle mura. Tra i primi esempi di strutture ossidionali ibride realizzate già a metà Quattrocento ricordiamo le strutture scarpate del Castelnuovo a Napoli e lo spesso basamento realizzato negli stessi anni nel Torrione di Bitonto in provincia di Bari. E quel periodo emersero personalità di rilievo, che cominciarono a teorizzare e costruire nuovi tipi di fortificazione. Tra questi Francesco di Giorgio Martini che, nonostante abbia seguito linee di sviluppo che i successivi progressi tecnologici resero inefficaci, è spesso considerato il vero padre della fortificazione alla moderna, soprattutto grazie alla sua attività di trattatista. Infatti realizzò e modificò un gran numero di fortificazioni, utilizzando forme sperimentali nell'adattamento della forma della fortificazione alla morfologia dei luoghi, ma fu anche il teorico che dette nel suo trattato elaborazioni, indicazioni dettagliate, idee e modelli, ripresi poi da altri progettisti. I principi della sua opera progettuale e teorica si possono considerarsi l'espressione dei caratteri specifici di quest'epoca di ricerca e transizione e possono essere così riassunti: mura basse e con scarpa, fossati profondi, perimetri angolati per permettere i tiri radenti, torrioni avanzati, postazioni di tiro basse a difesa della base delle muraF.P. Fiore, L'architettura militare di Francesco di Giorgio: realizzazioni e trattati, in "Architettura militare nell'Europa del XVI secolo", Atti del convegno, 1988, pp. 35-47.
Importante anche l'opera di Francione che realizzò opere importanti, come la Fortezza di Sarzanello con i suoi possenti bastioni circolari, in un'epoca di transizione verso la fortificazione alla moderna il cui sviluppo, in buona parte è dovuta ai suoi allievi diretti. Tra questi troviamo Baccio Pontelli, i fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano, anche se spiccano maggiormente come costruttori e sperimentatori i fratelli Da Sangallo, che idearono il bastione pentagonale intorno agli anni ottanta del Quattrocento.
Le principali preoccupazioni degli architetti di quegli anni erano rivolte alla protezione delle cortine (tratti rettilinei fra torre e torre, o fra bastione e bastione), il principale bersaglio delle artiglierie d'assedio, che potevano facilmente battere in breccia, cioè smantellare e rendere possibile un attacco di fanterie attraverso il varco praticato in un semplice muro diritto, non importa quanto robusto. Per controbattere questa tattica si sperimentò il cosiddetto fuoco di rovescio che poteva colpire le fanterie all'assalto della breccia partendo da strutture sporgenti rispetto alle cortine (bastioni), appositamente irrobustite e provviste di postazioni d'artiglieria. Inizialmente questi bastioni sporgenti presero la forma circolare prevalente per tutto il XV secolo.
Si comprende come queste opere fossero a loro volta esposte al tiro delle artiglierie nemiche, infatti attorno agli anni venti del Cinquecento il tiro delle batterie da breccia, ora molto più potenti, si spostò sulle opere avanzate. La protezione delle cortine poteva essere affidata a pochi cannoni di piccolo calibro, mentre l'attenzione di cannonieri e fortificatori puntava sui bastioni. Le forme circolari e quelle fantasiose teorizzate da Francesco di Giorgio e dai suoi seguaci (e presenti nelle prime opere dei Sangallo) che sinora avevano servito egregiamente allo scopo non rispondevano più all'esigenza di evitare gli angoli morti, dove il tiro dei difensori non poteva giungere.
Lo scenario di questi cambiamenti fu non tanto l’Italia padana, quanto piuttosto nel centro Italia: la Romagna, la Toscana, le Marche, in parte l’Italia meridionale.
I Sangallo e il fronte bastionato all'italiana I fratelli Antonio e Giuliano da Sangallo furono tra i numerosi architetti del Rinascimento a dedicarsi alla ricerca sul modo migliore di costruire fortificazioni a prova di artiglieria, ma a differenza di tanti teorici riuscirono a concretizzare i loro progetti in una serie di opere impressionanti per omogeneità e coerenza. La loro opera fu poi proseguita dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane. Il risultato fu l'ideazione del fronte bastionato all'italiana, sistema difensivo che fu poi il modello di riferimento per la costruzione di fortezze, cittadelle e di mura cittadine; questo modello fu utilizzato in tutta Europa per oltre 350 anni e durante questo lasso di tempo può essere considerato lo stile internazionale dell'architettura militare.
La fondamentale innovazione dei Sangallo non riguarda tanto la pianta, già elaborata nei decenni precedenti, quanto il profilo del sistema (vedi illustrazione; da sinistra a destra: spalto, strada coperta, controscarpa, fossato (con o senza roggia), opera esterna (F-G), cammino di ronda, scarpa, terrapieno): si nota chiaramente che un'arma da fuoco piazzata da un assediante sullo spalto (il piano inclinato a sinistra) non può colpire alcuna parte della fortificazione con un tiro diretto, a meno di esporsi in pieno al tiro dei difensori.
Questo schema continuerà a dominare la fortificazione alla moderna anche molto tempo dopo il superamento del fronte bastionato. Il sistema così concepito era anche un complesso unitario in cui forma e dimensioni di ciascun elemento dovevano essere in preciso rapporto geometrico con tutti gli altri componenti, pena la vulnerabilità dell'intero complesso.
Sempre dall'illustrazione è possibile comprendere che alterare l'altezza o il profilo di uno qualsiasi degli elementi fa sì che per mantenere la copertura debbano essere modificati tutti gli altri elementi. Un simile profilo impediva di fatto il tiro diretto dei cannoni assedianti sulle murature. Si rendevano così necessari lunghi lavori di scavo e protezione per impiantare un assedio scientifico.
Ne conseguì la trasformazione dell'architettura militare (offensiva e difensiva) in una vera e propria branca della geometria: le piante disegnate dovevano essere trasferite sul terreno con la massima esattezza (un angolo sbagliato di pochi gradi sarebbe stato fatale), il che costrinse gli architetti ad ideare complessi sistemi di tracciamento e ingrandimento dei disegni. Le semplici fortezze di minuscole dimensioni (in confronto alle successive realizzazioni) realizzate dai Sangallo possiedono in nuce molti degli elementi che caratterizzeranno l'architettura militare per secoli.
Muratura in mattoni, più economici e facili da usare rispetto alla pietra, ma anche più elastici per meglio resistere all'artiglieria. Caratteristiche dei Sangallo sono le "cuciture" verticali in pietra, per decorare e irrigidire le lunghe cortine di laterizio. Bastioni pentagonali bassi e spesso con gli spigoli arrotondati per evitare di essere scantonati e indeboliti. Batterie situate negli angoli rientranti fra il bastione e la cortina, invisibili dallo spalto.
Fortezze costruite dai Sangallo della prima generazione sono: la fortezza di Poggio Imperiale, sulla collina che domina Poggibonsi, la fortezza di Sansepolcro, quella di Arezzo, la cittadella di Civita Castellana la Fortezza Vecchia di Livorno, la fortezza dei Fiorentini a Pisa, i bastioni di Pitigliano su commissione dei Conti Orsini, il forte di Nettuno eretto per Alessandro VI, Papa dal 1492 al 1503.
Siano le fortezze poche e buone, situate alle frontiere…
A cavallo fra il Quattrocento ed il Cinquecento le difese del nuovo tipo si diffusero in tutta Italia; ognuna delle numerose entità politiche in cui l'Italia era suddivisa sviluppò un sistema di fortificazione e spesso un proprio nucleo di ingegneri militari con conoscenze condivise in cui le due scuole delle origini non erano più distinguibili.