La Chiesa di San Pietro Apostolo in Coppito è ubicata vicino al fiume Aterno, in corrispondenza dell'ingresso del paese di Coppito, il medioevale borgo di Poppleto.Non va confusa con la Chiesa di San Pietro a Coppito interna alle mura cittadine. Si tratta, infatti, di due chiese antiche legate dalla fondazione delle città, dentro e fuori le mura.

Ha la facciata quadrangolare, rivolta ad oriente, suddivisa in due ordini orizzontali tramite cornice marcapiano ad archetti, l'inferiore in pietra squadrata con portale centrale, il superiore in filari di conci ad apparecchio aquilanoLe murature della città dell'Aquila e del suo territorio offrono un panorama vario e complesso: caratterizzate dall'impiego di materiale calcareo, in genere compatto, convivono apparecchiature differenti frutto delle stratificazioni succedutesi nel tempo. In particolare all'Aquila sono diffusi paramenti in piccoli conci lapidei sbozzati, di dimensione media tra i 10 ed i 12 cm, disposti a corsi orizzontali e paralleli, detti apparecchio aquilano (Brusaporci, Stefano. II Disegno Dell'Apparecchio Aquilano Nell'Architettura Religiosa Dal XII Al XIV Secolo). con monofora centrale ogivale. Le absidi semicircolari visibili esternamente, in pietra squadrata, sono abbellite da giri di archetti ciechi, incavati nella cortina, doppi nella tribuna centrale, singoli nelle laterali. L'abside nord fa da base al campanile a vela a due fornici, posto in posizione parallela alla facciata.

Ad aula unica, scandita da due altari laterali per lato, con soffitto piano ligneo a lacunari decorati; arco trionfale che introduce ad area presbiteriale ad emicicli affrescati.

Storia

Preesistenze La chiesa di San Pietro è da ritenersi sorta sul medesimo sito della chiesa vescovile di Pitinum, la città romana ancora esistente nel 499 e distrutta, come la vicina Amiternum, nell'invasione Longobarda del 571-574.

Verosimilmente, secondo quanto venuto fuori dagli scavi archeologici effettuati sotto il sagrato, è sorta "sui resti di una villa rustica impiantata in epoca repubblicana e rimasta attiva almeno fino ai secoli VI-VII d. C. durante i quali il complesso subì una riorganizzazione spaziale e funzionale; nel corso del VII secolo all’abbandono o, più probabilmente, a una riduzione del settore abitativo è legata l’impostazione di un sepolcreto (Tuteri 2014, p. 26), cui sarebbe contestuale la diversa destinazione dell’area", nella quale in seguito fu impiantato un edificio ecclesiastico.Flaminia Alberini, op. cit.

L'epigrafe romana CIL IX 4321CIL IX 4321 è un'epigrafe romana (databile al II-I secolo a.C.) rinvenuta nei pressi della chiesa di San Pietro di Coppito: itus actusque est / in hoce delubrum / Feroniai ex hoce loco / in via poplicam / Campanam qua / proximum est / p. MCCX[XX] - in latere sin. Fero[niae] (l'accesso/l'adito a questo delubro di Feronia ai pedoni ed ai carri è da questo luogo sulla via pubblica campana dalla quale dista 1230 passi). (Gianfranco De Benedittis, La provincia Samnii e la viabilità romana, Volturnia Edizioni, 2010) (si veda, altresì, Sandro Zenodocchio, La Via Poplica Campana, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LXXXV (1995), p. 8). ha fatto a lungo ritenere agli storici locali (tra cui il Rivera e il Leosini) che nel territorio di Coppito sorgesse un delubrum (un tempio pagano) dedicato alla dea Feronia. Tuttavia, gli studi archeologici e topografici più recenti propendono per una diversa interpretazione. Storici successivi e archeologi (come B. Di Vincenzo) hanno reinterpretato i resti archeologici della zona attribuendoli a una tomba monumentale romana, ridimensionando l'ipotesi del tempio di Feronia.

La prima memoria certa del "San Pietro ad extra" longobardo-franco, ossia prima dell'incastellamento, si attesta nel Chronicon farfenseIl Chronicon Farfense è una delle fonti storiche e documentarie più importanti del Medioevo italiano. Scritto tra il 1107 e il 1119 dal monaco Gregorio di Catino, l'opera narra la storia della celebre Abbazia di Farfa (in Sabina) dalle sue origini fino all'inizio del XII secolo. del 793, in quanto in quegli anni tutto il territorio passò sotto il dominio dell'abbazia di Farfa e la Diocesi fu incorporata a quella vicina di Amiternum. Inoltre la menzione di Pitinum insieme a Vetoio e alla Chiesa di S. Pietro compare in una “Carta offertionis” del 792, quando i due coniugi Paolo e Tassilla, originari di Amiternum, offrono alcuni appezzamenti di terreno alla Abbazia di Farfa situati “… ad Sanctum Petri… in Vetuvio e... in Pectini”. In questo periodo la chiesa era isolata vicino al fiume, ed assurgeva al ruolo di pieve nel contestuale assetto insediativo sparso. Di questo periodo rimangono alcuni resti scultorei: la croce latina a tipiche terminazioni a volute, posta sopra il portale maggiore e una piccola monofora, decorata con trecce bisolcate visibile dall’interno della canonica.

Costruzione Nella prima metà del sec. XI la chiesa diveniva polo attivo di urbanizzazione, venendo a determinare l'incastellamento nell'attuale agglomerato sulla vicina rupe, rimanendo però in posizione leggermente isolata. L'edificio venne consacrato nel 1112 dal vescovo reatino Benincasa, come si legge nell'epigrafe posta in facciata.Fonte: Chiesa S. Pietro Apostolo - Coppito » Iscrizione lapidea S. Pietro Apostolo in Coppito Il 24 agosto del 1153 Papa Anastasio IV, allorché confermò i beni del vescovo reatino Diodone, incluse anche la pieve di San Pietro di Coppito. Inizialmente l'edificio doveva essere suddiviso in tre navate, divise da due file di arcate, con tre absidi.

Ricostruzione post sisma (1349, 1461, 1703) A seguito del sisma del 1349 il muro perimetrale destro (a Nord) venne ricostruito in una nuova posizione in modo da ridurre l'ampiezza della chiesa che venne trasformata ad una unica navata, mentre delle tre absidi non demolite, solo una non fece più parte della chiesa.

Altri lavori furono eseguiti dopo il terremoto del 1461. Verosimilmente a coronamento di tali lavori, Francesco da Montereale nei primi anni del 500 affrescò l'abside di sinistra e quella centrale, oltre la parete posta sopra di esse.

Dopo il terremoto del 1703 venne realizzato un arco trionfale che inquadrava l'altare maggiore separando in maniera netta la zona presbiteriale dalla navata: se ne ricavò un'area absidale utilizzata come sagrestia, per la cui illuminazione venne effettuata un'apertura posta al centro del catino absidale maggiore che mutilò in maniera irreversibile la Pietà, parte integrante del cinquecentesco ciclo di affreschi. In questo stesso periodo furono realizzati i quattro altari barocchi laterali e il soffitto in tavolato.

Interventi XX e XXI secolo Gli ultimi interventi alla struttura vennero realizzati nel 1908, con l'aggiunta della sede della Confraternita sul lato Nord e nel 1929 con la realizzazione del soffitto costituito da lacunari lignei con fondi in tela dipinta a rosoncini, e da due raffigurazioni pittoriche ad opera di un allievo di Teofilo Patini, che ritraggono episodi della vita di San Pietro.Barbara Di Vincenzo, op. cit., p. 99

Negli anni 2006-2007, sull'edificio sono stati condotti importanti lavori di restauro che hanno permesso la riscoperta della planimetria duecentesca e il recupero delle tre absidi originarie.

Gli interventi di restauro realizzati negli anni 2006-2007 hanno impedito che la chiesa, a seguito del sisma del 6 aprile 2009, venisse danneggiata in modo grave. In occasione dei lavori post sisma è stato scoperto un affresco databile tra l'ultimo decennio del 400 e il primo del 500, probabilmente opera di Saturnino Gatti, che ritrae pastori in adorazione (Natività), quasi certamente celato dai lavori successivi al terremoto del 1703.

Note

Categoria:Chiese dell'Aquila Categoria:Architetture romaniche dell'Aquila Categoria:Chiese dedicate a san Pietro Categoria:Chiese dell'arcidiocesi dell'Aquila