La Marina Militare è la componente operativa marittima della difesa militare della Repubblica Italiana e costituisce una delle quattro forze armate, insieme a Esercito Italiano, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri. A essa sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali e internazionali. È l'unica forza armata in grado di operare sia sulla terraferma, sia nel mare e sia nell'aria.
L'attuale denominazione è stata adottata nel 1946, con la proclamazione della Repubblica dopo la Seconda guerra mondiale, ereditando la stessa struttura della Regia Marina e le unità navali che le condizioni armistiziali e del trattato di pace lasciavano all'Italia. Dopo un'espansione dovuta anche alla cessione da parte degli Stati Uniti d'America di alcune unità navali e a un programma di costruzioni noto come "legge navale", necessario per far fronte alla minaccia proveniente dal Patto di Varsavia, a partire dalla fine del XX secolo è stato attuato un programma di ridimensionamento dovuto alla rivalutazione dei compiti della forza armata.
La sua missione, inizialmente all'interno della NATO e successivamente anche dell'Unione europea, consiste nel mantenimento di una continua e credibile presenza nell'area mediterranea, nel controllo dei mari italiani con unità aeronavali e relativo supporto terrestre, nella cooperazione con le forze navali alleate, nel mantenimento di una forza di superficie e di una forza subacquea in grado di operare autonomamente, garantendosi una protezione da offese aeree, di superficie e subacquee, cui affiancare una componente anfibia in grado di svolgere limitate operazioni..
Storia
L'unità d'Italia e la Prima guerra mondiale
La nascita della marina militare del futuro Regno di Sardegna, successivamente divenuto Regno d'Italia, si può far risalire all'epoca del Ducato di Savoia, che ebbe accesso al mare sin dal 1388 dopo l'acquisizione di Nizza. L'atto fondante, considerato dagli storici, della marineria sabauda è l'intervento militare nella Battaglia di Lepanto del 1571 ad opera dell'ammiraglio Andrea Provana di Leinì.
La Marina del Regno di Sardegna o Marina Sarda fu costituita con il neonato Regno di Sardegna nel 1713, dopo l'acquisizione del Regno di Sicilia da parte dei duchi di Savoia nello stesso anno, con lo scopo di collegamento con la terraferma e la protezione delle nuove coste. Furono acquisite le quattro galee siciliane e nel 1716 furono pronte tre navi a vela, il Vittorio, costruita in Inghilterra, la Santa Rosalia e il Beato Amedeo, costruite all'Arsenale di Palermo e armate da quaranta a sessanta cannoni. La marina militare italiana nacque il 17 novembre 1860 con l'unificazione della Marina del Regno di Sardegna assiem alle marine delle Due Sicilie, della Granducale toscana e di quella pontificia e successivamente assunse la denominazione di Regia Marina il 17 marzo 1861, a seguito della proclamazione del Regno d'Italia da parte del parlamento di Torino. Il 10 gennaio 1861 venne istituito il Ministero della Marina, separato da quello della Guerra. Nello stesso anno viene costituito il "Reggimento Marina" che nel corso dei decenni si è evoluto fino a diventare oggi la brigata marina "San Marco" e venne fondata la Regia Scuola degli Allievi Macchinisti, oggi nota come Scuola sottufficiali della Marina Militare. Nel 1881 viene inaugurata a Livorno l'Accademia navale, per la formazione dei futuri ufficiali. Nel 1866 la pirocorvetta Magenta salpò e fu la prima nave della Regia marina ad effettuare la circumnavigazione del globo terminata due anni dopo.
Dopo la battaglia di Lissa, essa fu impegnata prima nella guerra italo-turca e poi nella Prima guerra mondiale; in quest'ultima, essa non partecipò mai ad alcuna vera e propria "battaglia navale" con la flotta austro-ungarica, ma famose sono rimaste le azioni di quella che diventò in seguito la Xª Flottiglia MAS.
Nel 1869 venne inaugurato l'arsenale della Spezia, base navale utilizzata ancora tutt'oggi. Nel 1872 nacque l'Istituto idrografico della marina responsabile della produzione della documentazione nautica ufficiale dello Stato italiano. Qualche anno dopo, nel 1890 viene impostato il regio sommergibile Delfino dando così vita alla componente subacquea. Nel 1909 il sottotenente di vascello Mario Calderara conseguì il primo brevetto italiano di pilota d'aeroplano permettendo così la fondazione qualche anno dopo (1913) del "Servizio Aeronautico della Regia Marina", divenuto trasformandosi poi nell'odierna aviazione navale. Nel 1911 nasce la Direzione Fari e Segnalamenti marittimi. Nel 1914 vengono effettuati i primi esperimenti al mondo di lancio di siluro da idrovolante da parte del capitano del genio navale Alessandro Guidoni. Nello stesso anno viene costituito il Comando della Armata navale, da cui nel 1940 discenderà il Comando in capo delle forze navali.
Durante la Prima guerra mondiale, nel 1918 avvenne l'impresa di Premuda, il 10 giugno di ogni anno, la Marina Militare ricorda questo evento come la "Giornata della Marina".
Nel 1931 viene varata la Regia Nave Scuola Amerigo Vespucci, la più anziana unità della Marina.
La Seconda guerra mondiale
Verso la fine della Seconda guerra mondiale, l'Italia si presentava come uno Stato devastato da cinque anni di conflitto; nonostante l'importante contributo delle forze navali italiane durante il periodo di cobelligeranza, successivo all'armistizio proclamato l'8 settembre 1943 e all'accordo di cooperazione con gli Alleati siglato a Taranto il 23 settembre dello stesso anno, la Marina versava in pessime condizioni, con infrastrutture e installazioni in gran parte inutilizzabili e con i porti minati o ingombri di relitti affondati.
Nel secondo dopoguerra venne avviato un grande progetto di ammodernamento e ampliamento della flotta. Dal 1946, in seguito alla proclamazione della Repubblica, la Regia Marina assunse la nuova denominazione di "Marina Militare".
Il dopoguerra e l'adesione alla NATO
Il trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate, firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi, si rivelò particolarmente gravoso per la Marina, ponendo una serie di restrizioni operative e tecnologiche. Oltre alle cessioni territoriali e materiali imposte all'Italia in generale, vi furono anche: restrizioni di carattere militare riguardanti il divieto di installazioni fisse di difesa costiera per tutte le forze armate in prossimità delle frontiere terrestri e marittime con Francia e Jugoslavia;Articoli 47 e 48 del Trattato. divieto per tutte le forze armate di possedere, costruire o sperimentare armi atomiche, proiettili ad autopropulsione con i relativi dispositivi di lancio, cannoni con gittate superiori ai , mine e siluri provvisti di congegni di attivazione a influenza;Articolo 51 del Trattato. divieto di costruire, acquistare o sostituire navi da guerra, sperimentare unità portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e mezzi d'assalto di qualsiasi tipo;Articoli 56, 58, 59 e 60, Allegato XII A del Trattato. divieto di mettere in opera qualsiasi tipo di installazione militare nelle isole di Pantelleria, di Pianosa e nell'arcipelago delle Pelagie;Articolo 56 del Trattato. consegna, a titolo di riparazione di guerra, alle nazioni vincitrici (Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia, Jugoslavia, Albania e Grecia) di tre corazzate, cinque tra incrociatori ed esploratori, sette cacciatorpediniere, sei torpediniere, otto sommergibili e una nave scuola.
Infine, il totale del naviglio militare dislocato, fatta eccezione per le navi da guerra, non doveva superare le tonnellate, mentre il personale effettivo non poteva superare le unità.L'articolo 67 del Trattato comma 1 recita "Tutto il materiale bellico italiano, in eccedenza a quello consentito per le Forze armate di cui alle Sezioni III, IV e V, dovrà essere messo a disposizione dei Governi dell'Unione Sovietica, del Regno Unito, degli Stati Uniti d'America e della Francia, in conformità alle istruzioni ch'essi potranno dare all'Italia." L'articolo 74 definisce quali siano le riparazioni verso gli stati vincitori.
I grossi mutamenti in atto nella situazione politica internazionale convinsero Regno Unito e Stati Uniti a rinunciare alle loro aliquote di naviglio, pretendendone però la demolizione; in ciò furono imitati in piccola parte anche dalla Francia. L'Unione Sovietica pretese la consegna di gran parte delle unità a essa attribuite (tra cui la corazzata Giulio Cesare e la nave scuola Cristoforo Colombo), a eccezione del cacciatorpediniere Riboty e di alcune unità (motosiluranti e rimorchiatori) completamente inefficienti.
La crescente attenzione rivolta dall'Unione Sovietica verso i paesi del mar Mediterraneo, con i conseguenti tentativi da parte degli Stati Uniti di contrastare l'aumento dell'influenza sovietica nell'area, trasformò i mari italiani in uno dei principali luoghi di confronto tra le grandi potenze internazionali, contribuendo alla riaffermazione dell'importanza dell'Italia e dei suoi porti, grazie alla loro posizione geografica strategica.
Il 4 aprile 1949 l'Italia sottoscrisse il Trattato del Nordatlantico (NATO), ribadendo la sua impossibilità a contribuire attivamente all'interno dell'organizzazione e questo portò diplomaticamente, sul finire del 1951, alla revoca definitiva dei vincoli del trattato di pace con il consenso di tutte le nazioni occidentali. Con l'adesione alla NATO, alla Marina fu assegnato il controllo del mare Adriatico e del Canale d'Otranto, nonché la difesa delle linee di comunicazione marittime nel mar Tirreno. Per assolvere questi compiti, fu realizzato già nel novembre del 1949 uno "Studio sul potenziamento della Marina italiana in relazione al Patto Atlantico", con il quale si individuavano le strutture e le modalità di potenziamento della Marina Militare stessa.
Gli anni cinquanta
Venute meno le clausole del trattato di pace che vietavano all'Italia il possesso di sommergibili, e con l'ingresso di essa nella NATO, nell'ambito del programma di potenziamento navale avviato nel 1950 venne anche avviata la ricostituzione della componente subacquea. Anche grazie al programma "MDAP" (Mutual Defence Assistance Program) giunsero dagli USA due cacciatorpediniere del tipo classe Benson e altre tre unità di scorta che, utilizzate come fregate, costituirono la classe Aldebaran. Vennero avviati nello stesso periodo anche i lavori di ricostruzione/trasformazione di due incrociatori leggeri della classe Capitani Romani, trasformati nei cacciatorpediniere San Giorgio (D 562) e San Marco (D 563) entrando in servizio tra il 1955 e il 1956. Furono poi realizzate quattro corvette della classe Alcione, prime unità di scorta costruite in Italia nel dopoguerra, e due cacciatorpediniere della classe Indomito, oltre a quattro fregate classe Centauro.
Nella seconda metà degli anni cinquanta vennero emanate da parte dello stato maggiore della Marina le direttive per un nuovo programma di potenziamento noto come "Programma 1958", il quale prevedeva la realizzazione di:
due incrociatori lanciamissili e portaelicotteri classe Andrea Doria; due cacciatorpediniere lanciamissili classe Impavido; quattro fregate portaelicotteri classe Bergamini; quattro sottomarini classe Toti; la ricostruzione/trasformazione dell'incrociatore Giuseppe Garibaldi in unità lanciamissili; la ricostruzione/trasformazione del sommergibile Bario.
In quegli anni, precisamente nel 1956 (anno di nascita dell'Aviazione Navale), la Marina iniziò a sperimentare i primi elicotteri, inizialmente AB47-G decisamente insufficienti come capacità operative, ma che servirono a effettuare indispensabili prove sulle fregate della classe Bergamini, che nel 1958 furono le prime unità di scorta al mondo a imbarcare elicotteri. Gli elicotteri vennero presto sostituiti dalla versione potenziata AB47-J, che grazie ai pattini più alti poteva ospitare un siluro, e nel 1959, sempre grazie al "MDAP", arrivarono due elicotteri SH-34 Seabat.