Un mostro è un essere, reale o immaginario, con caratteristiche diverse dalla norma e, in quanto tale, generatore di stupore e paura.

Etimologia e caratterizzazione

Il termine deriva dal latino monstrum, da monere, che significa "portento", "prodigio", e può assumere sfumature ambivalenti.

Se inteso in senso positivo, o perlomeno ambiguo, il mostro è accostabile ai mirabiliaFranco Porsia, Liber monstrorum, Bari, Dedalo Libri, 1976, pagg. 118-119 (compresa la nota 24 sugli Otia imperialia di Gervasius Tilleberiensis)., e ai cosiddetti "fenomeni da baraccone"; se inteso invece in senso negativo, si carica, secondo il contesto, di una valenza fisica o morale.

Il mostro è una creatura che ha un aspetto strano, come ad esempio avere due teste, oppure con le dimensioni diverse dalla norma, come ad esempio i ciclopi o i giganti. Nelle mitologie e nelle tradizioni popolari delle diverse culture esistono innumerevoli esempi che vengono in genere associati a significati simbolici. Il termine è associato anche a persone reali, in senso figurato, sia con un'accezione negativa, riferita a una persona con un aspetto particolarmente lontano dai canoni estetici tradizionali, ma anche a una persona che si macchia di atti particolarmente biasimevoli; in questi casi, è invalso l'uso, nel linguaggio giornalistico, di riferirsi a criminali particolarmente efferati con questo appellativo, ad es. il mostro di Firenze; "Mostro", dunque, può essere definito sia chi presenta deformità anatomicheCesare Taruffi, Storia della teratologia, Volume 4, 1886 ("Veramente le ragioni dei mostri (e), e quelle degli animali deformi (d) sono affini, e in certo modo simili fra di loro: imperocché anche il mostro è una deformità"). sia chi si comporta in un modo disumano.

il termine può avere anche un'accezione positiva quando viene impiegato per una persona dotata di qualità o abilità particolarmente superiori al normale ("mostro di bravura").

A parte va poi considerata l'espressione "mostro sacro", riferita a una persona, un animale o un oggetto tenuti in tale considerazione da non poter essere criticati o attaccati, sino a diventare - talvolta - un tabù.

Funzioni del mostro

Nell'antichità e nel Medioevo il mostro rivestiva solitamente una duplice funzione: da un lato incarnava una forza dirompente e distruttrice, rappresentando un nemico o antagonista di Dei ed eroi; dall'altro possedeva una forza sovrumana in grado di proteggere luoghi o custodire persone, divenendo dunque un guardiano.

Tali aspetti talvolta si sovrapponevano come nel caso di Ḫumbaba, posto da Shamash a guardia della Foresta dei Cedri e poi ucciso da Gilgamesh ed Enkidu, di Pitone, che custodiva l'Oracolo di Delfi e morto per mano di Apollo, di Cerbero, cane da guardia a tre teste degli Inferi catturato da Eracle, di Argo, carceriere di Io addormentato e poi decapitato da Ermes.

Spesso, tuttavia, le due funzioni si escludevano a vicenda; un mostro dunque o andava combattuto o andava rispettato. Nel primo caso, la figura era al centro di vari miti, leggende e fiabe in cui l'eroe aveva tra i suoi compiti proprio quello di uccidere-sconfiggere-catturare il mostro. Nel secondo caso, la figura assumeva una caratterizzazione tipicamente sacra e a volte divina, come per Ammut, che divorava il cuore degli ingiusti.

Classificazione

Di là dall'interpretazione positiva o negativa che del mostro hanno dato vari popoli e scrittori (cfr. il paragrafo #Esempi),

Il primo parametro riguarda la presenza di caratteristiche comuni ad altri esseri viventi, ma riscontrate nel mostro in modo smisurato, vale a dire "abnorme" e/o "deforme".Cesare Taruffi, Storia della teratologia, Volume 4, 1886 ("Veramente le ragioni dei mostri (e), e quelle degli animali deformi (d) sono affini, e in certo modo simili fra di loro: imperocché anche il mostro è una deformità"). Il secondo parametro riguarda la compresenza (ibrido) di caratteristiche che, in condizioni ritenute normali, dovrebbero appartenere ad esseri viventi diversi.Manuele Bellini, L'orrore nelle arti. Prospettive estetiche sull'immaginazione del limite, Napoli, CIVIS, 2007. Il terzo parametro riguarda infine caratteristiche che, andando contro le leggi naturali e della fisica, dovrebbero essere assenti in qualunque essere vivente e sono invece presenti nel mostro in questione.Michel Foucault, Gli anormali. Corso al Collège de France (1974-1975), Milano, Feltrinelli, 2000 (ed. orig. in lingua francese, Les anormaux. Course au Collège de France (1974-1975), Paris, Seuil/Gallimard, 1999). L'analisi dell'autore, piuttosto articolata, è riassumibile nelle affermazioni che "il mostro contraddice la legge" ed è "la forma spontanea o primitiva (e di conseguenza naturale) della contro-natura".Maria Luisa Gatti Perer, in Etimologia e filosofia: strategie comunicative del filosofo nel «Cratilo» di Platone, analizza la distinzione platonica tra ciò che è "secondo natura" e ciò che è "contro natura", cioè "mostruoso". Si sofferma in particolare sul rapporto tra γένος (la "generazione secondo natura") e τέρας (il "mostro") nel Cratilo. Tutti i tre i parametri citati possono inoltre combinarsi in vari modi.

Ulteriori classificazioni dei mostri sono possibili prendendo in esame altre importanti variabili. Tra queste, le tre principali riguardano il fatto che il mostro appartenga ad una specie in grado di riprodursi (i centauri) o sia invece un unicum (la Chimera), che sia nato da un parto della natura (i titani) o per un esperimento umano (la "Creatura di Frankenstein", il Golem), o infine che sia percepito come un essere malefico o benefico (sfumature intermedie comprese).

I tipo: abnormità e deformità

I mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche abnormi e deformi rispetto agli esseri viventi ritenuti "normali". Un tipico esempio sono le dimensioni eccessivamente piccole o grandi, come avviene nei nani e nei giganti (entrambi ascrivibili alla sfera umana), e negli animali cresciuti a dismisura. A tale tipo appartengono, dunque, tanto i Lillipuziani, gli gnomi e i folletti, quanto gli orchi, King Kong, Godzilla e le formiche giganti di Assalto alla Terra.

L'abnormità, inoltre, riguarda spesso il numero di organi, in difetto o in eccesso, posseduti dal mostro: un solo occhio (il ciclope), cento braccia (i Centimani), tre teste (Cerbero), con varianti pressoché infinite che includono l'assenza stessa di uno o più organi (basti pensare allo "spaventapasseri senza cervello" e all'"uomo di latta senza cuore" del Mago di Oz).

Oltre alla quantità, l'aspetto del mostro può apparire abnorme anche nella qualità. In questo caso si parla più propriamente di "deformità", spesso associata al concetto di bruttezza: ad esempio l'essere zoppo (Efesto), gobbo (il Gobbo di Notre Dame e il parodico Igor in Frankenstein Junior) o sfigurato (il fantasma dell'Opera, Joker, Darkman).

L'incapacità di svolgere normali e semplici attività - secondo la diversa tradizione e sensibilità di vari popoli - può a sua volta rientrare in questo tipo, a cui apparterrebbero quindi gli esseri viventi nati sordi o ciechi. Emblematico, in tal senso, è il racconto Il paese dei ciechi di Herbert G. Wells, dove i non vedenti si ritengono una razza superiore rispetto a chi è dotato della vista, tanto da considerarlo un mostro che, per poter sposare una di loro, dovrà privarsi degli abnormi organi chiamati "occhi".

Un caso particolare è infine costituito dai mostri che presentano parti del proprio corpo di un materiale diverso da quello comune, spesso di origine inorganica. È il caso dell'"uomo di bronzo" Talos, forgiato dal dio-fabbro Efesto. Si tratta, in ogni caso, di una tipologia particolarmente attestata in modo trasversale nelle varie epoche, da quella antica alla modernità. Tuttavia, dopo l'avvento di robotica, cibernetica e bionica, alcuni mostri moderni sono da considerarsi piuttosto degli ibridi e appartenenti dunque al II tipo.

II tipo: l'ibrido I mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche proprie di differenti specie viventi - umana, animali e vegetali - variamente combinate. Tutte le combinazioni sono possibili e attestate (in mitologia, antropologia, letteratura, arte, fumetti e cinema), ma non altrettanto feconde.

La più comune è la commistione di elementi umani e animali, come nel minotauro, l'arpia, il lupo mannaro, o nei più recenti uomo falena e Uomo ragno (quest'ultimo preceduto da antiche divinità con le quali non ha però alcun legame).

Frequente è anche la combinazione di elementi provenienti da animali diversi. L'unicorno, il cavallo alato, la Sfinge, la Chimera, il drago ne sono notissimi esempi.

Più rari sono invece gli ibridi che coinvolgono il regno vegetale. Si ricordano, in particolare, la mandragola, i baccelli giganti di L'invasione degli ultracorpi e la creatura aliena di La cosa da un altro mondo (umano-vegetale), e il Borametz (animale-vegetale).

A questo tipo, inoltre, appartengono quegli esseri viventi che presentano caratteristiche in netto contrasto tra loro, tanto che dovrebbero eludersi a vicenda nelle creature "ordinarie": la vita e la morte (gli zombie, i vampiri), maschio e femmina (l'ermafrodita, uno degli archetipi junghiani).

III tipo: il sovrannaturale

I mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche che, contravvenendo alle leggi naturali e della fisica, dovrebbero a rigor di logica essere impossibili. Tra queste, le più comuni fin dai tempi antichi sono l'immortalità, l'invulnerabilità e un elenco piuttosto lungo di poteri sovrannaturali, dalla telepatia all'invisibilità, in vari casi legati a percezioni extrasensoriali. Si tratta, solitamente, di caratteristiche interpretate al negativo: l'impossibilità di morire, di essere feriti, di essere visti e così via; o, al contrario, di capacità straordinarie come il saper uccidere o pietrificare con lo sguardo, spostarsi all'istante da un luogo all'altro, leggere nel pensiero, predire il futuro o conoscere ciò che nessuno sa. In questo senso, anche gli indovini sono da considerarsi mostri nell'accezione di "prodigi" e, in effetti, essi in origine avevano sovente sembianze mostruose come il Pitone ucciso da Apollo.

Nell'antichità sono piuttosto frequenti mostri di questo tipo, dalla Gorgone alla Sfinge, entrambe femminili. Anche nel Medioevo godono di notevole fortuna, come dimostrano ad esempio il basilisco, il drago sputafuoco e la mandragola (quest'ultima appartenente anche al II tipo).

Altre classificazioni Oltre alla classificazione in tre tipi proposta qui sopra, ne esistono varie altre che prendono in esame parametri differenti e altrettanto legittimi.

Il primo fa riferimento alla cosiddetta "appartenenza di specie". Il mostro, infatti, può essere o meno in grado di riprodursi, presentandosi - secondo i casi - o come un esemplare unico o come una specie vera e propria, diffusa su un territorio nel quale prende più o meno parte alle dinamiche della catena alimentare, di generazione in generazione.

Se è vero che la maggior parte dei mostri appartiene a un gruppo più ampio di suoi simili (i centauri, i satiri, gli orchi, i draghi, etc.), sono altresì attestati diversi casi di creature che costituiscono un unicum nel loro genere. Si tratta, solitamente, di esseri generati per una punizione divina (Scilla), un esperimento umano (la Creatura di Frankenstein) o un accoppiamento aberrante tra specie fra loro incompatibili (il Minotauro).

Questa, tuttavia, è una regola che conosce varie eccezioni. La Fenice, per esempio, è un essere vivente sovrannaturale che rinasce dalle sue stesse ceneri, secondo un particolare fenomeno di palingenesi che lo rende unico oltre che immortale (lo stesso esemplare torna in vita, infatti, ogni 500 anni).