Leccidio di Piavola è una strage nazista avvenuta a Piavola, presso Buti (PI): domenica 23 luglio 1944 tre gruppi di soldati tedeschi irruppero nei boschi e uccisero, senza motivo apparente, 18 uomini: il più giovane aveva solo 16 anni, il più anziano 62.
Prima della tragedia Dopo l'8 settembre 1943, quando il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze Anglo-Americane Alleate e la penisola si trovò di fatto in gran parte occupata dall'esercito nazista, anche i paesi più piccoli che si trovavano lungo la linea di ritirata delle armate tedesche vennero coinvolti direttamente nelle ostilità. Tra questi figurava anche Buti, un piccolo paese collocato in un avvallamento dei monti Pisani che dividono la parte orientale della provincia di Pisa da quella di Lucca, non lontano dalla Linea Gotica.
Fino al dicembre 1943 il territorio era controllato dal Deutscher Wehrmacht-Standortoffizier (Ufficiale di stanza della Wehrmacht); dal gennaio al giugno 1944 la provincia di Pisa venne inquadrata nella MK 1015-Lucca"Rapporto del Comando militare 1015 MVGr del giugno 1944 al Generale plenipotenziario della Wehrmacht in Italia", in M. Palla (a cura di), Toscana occupata Rapporti delle Militärkommandanturen 1943-1944, Leo S. Olschki, Firenze, 1997, p. 403 e p. 418.
Dopo l'arresto di Mussolini anche a Buti il Partito Nazionale Fascista si sciolse e le sedi vennero consegnate al podestà il 29 luglio 1943.Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61, Verbale di consegna dei mobili registri di cassa, libri contabili, etc. appartenenti al disciolto Fascio di Buti, e Verbale di consegna di mobili, oggetti registri di cassa e libri contabili appartenenti al disciolto Fascio di Cascine di Buti.
Dal 31 agosto, giorno del bombardamento americano su Pisa, molti cittadini si rifugiarono nel territorio butese che passò così dai 3.000 ai 15-20.000 abitanti. Solo a partire dal mese di ottobre del 1943 i butesi iniziarono a percepire la drammaticità della guerra: il fronte dei combattimenti si avvicinava rapidamente e la popolazione si trovava circondata dai bombardamenti americani da un lato e dall'altro dalle truppe tedesche che cercavano di tenere testa agli Alleati in attesa di ritirarsi dietro la Linea Gotica.
In quello stesso periodo arrivarono in paese ex internati greci, disertori di varia origine che si erano dati alla macchia e sfollati dai paesi vicini che cercavano di evitare sia il contatto con i tedeschi sia i bombardamenti americani. Nel frattempo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana fece rialzare la testa ai fascisti locali: il 20 ottobre 1943 il podestà di Buti, Perfetto Baschieri,Perfetto Baschieri fu nominato podestà il 1º aprile 1941 dal commissario prefettizio dottor Carlo Ponzano. Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61, Pratiche Riservate. Epurazione. Varie. riconsegnò ai segretari del Fascio repubblicano di Buti e di Cascine i mobili e altri oggetti precedentemente appartenuti al disciolto Partito fascista.Verbale di riconsegna al PRF degli oggetti e registri o quant'altro, già appartenenti al disciolto PNF di Buti.
Secondo un manifesto redatto dal podestà e affisso per tutto il territorio di Buti e dei Comuni limitrofi (ad esempio Bientina e Calcinaia), il 29 ottobre numerosi soldati tedeschi svolsero un'azione di rastrellamento di prigionieri anglo-americani che si trovavano sui monti pisani e la popolazione butese fornì loro viveri, cibo, abiti civili e informazioni logistiche. Vennero arrestati diversi cittadini di Buti, tra i quali alcuni Carabinieri, i quali avevano collaborato con i civili, rifiutandosi di applicare i bandi di cattura emessi dalle autorità naziste e dalla Repubblica Sociale Italiana nell'autunno 1943, e la popolazione fu costretta a pagare una multa di £. 50.000."Avviso del 25 novembre 1943".Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61,"Dichiarazione del 28 agosto 1945" ad opera del presidente del Comitato di liberazione nazionale di Buti all'Alto Commissariato per le sanzioni contro il Fascismo di Livorno."Diario n. 136/43 segr." del Comando militare di Bagni di Casciana che afferma: «nella provincia di Pisa, in alcune località di montagna fuori mano, alcuni prigionieri inglesi sono stati ospitati e nascosti dalla popolazione con il tacito consenso dei carabinieri. I carabinieri sono stati sostituiti. Ai comuni sono state inflitte pene pecuniarie. Il comune di Buti ha dovuto sborsare 50000 lire». ("Rapporto dell'11/12/1943", in Palla (a cura di), Toscana occupata, cit., p. 232).
Nel novembre del 1943 fu fondata la sezione del Partito Fascista Repubblicano: il Partito dovette far subito fronte a numerose azioni di sabotaggio da parte delle bande partigiane e delle GAP, che incrinarono i rapporti tra la popolazione e i tedeschi. Contemporaneamente vi fu l'insediamento delle truppe tedesche sul territorio di Buti. Il primo stanziamento si ebbe nell'autunno, seguito da un altro numeroso arrivo nell'inverno e nel periodo pasquale dell'anno successivo. Con l'insediamento tedesco iniziò anche la requisizione di numerosi alloggi, sia nella frazione di Cascine che a Buti: fu spesso un sequestro che obbligava gli abitanti delle case requisite ad andarsene e a trovarsi un altro alloggio. Aiutati dai fascisti locali, i tedeschi requisivano bestiame e generi alimentari di ogni tipo, in particolar modo olio e vino, al fine di vendicarsi per la complicità del popolo butese di aver ospitato prigionieri anglo-americani e di compiere rastrellamenti per ottenere risorse per militarizzare la Linea Gotica.Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61, Relazione sulle sevizie. Un comando germanico per il comune di Buti, con sede nel palazzo comunale, fu istituito ufficialmente a partire dal 19 maggio 1944.Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61, foglio dattiloscritto.
Da quel momento la presenza tedesca, oltre che più numerosa, diventò sempre più oppressiva. Fu durante questo periodo che molti civili iniziarono a prendere distanza dal fascismo e dai suoi alleati; soprattutto i giovani si opposero alla chiamata alle armi. Iniziò così a formarsi, nei Monti Pisani, la formazione partigiana "Nevilio Casarosa". Le attività di questa brigata consistevano principalmente nel tendere imboscate alle pattuglie della Wehrmacht e della RSI, catturare armi, munizioni ed automezzi per poi nasconderli in grotte o capanne o per fornirli agli Alleati, nell'interrompere linee di comunicazione di rifornimenti tedeschi verso il fronte dell'Arno e nel fornire informazioni agli anglo-americani sulle posizioni delle fortificazioni e delle batterie d'artiglieria tedesche dislocate sul Monte Pisano. Tuttavia, queste azioni molto spesso portavano a delle rappresaglie tedesche molto brutali e violente, anche contro civili innocenti che cercavano di sopravvivere, parteggiando né con i tedeschi né con gli Alleati, come vedremo in seguito.
Per gli Alleati la località divenne obiettivo da colpire soprattutto dopo che pesanti automezzi tedeschi erano entrati a Buti. Il giorno dopo l'ingresso di questi automezzi, il 10 giugno 1944, un ricognitore sorvolò la zona più volte e molti abitanti fuggirono sui monti. A metà mattina una squadriglia di caccia americana aprì il fuoco e in località Mariotto una donna e sei uomini (fra cui un ragazzo di 11 anni) rimasero uccisi.Archivio Privato Massimo Pioli, Calendario 1944-XXII, sabato 10 giugno 1944. Il bombardamento sconvolse il paese e provocò i primi morti e feriti, ma non risultarono danni alle postazioni militari. Pochi giorni dopo un violento cannoneggiamento americano colpì Cima alla Serra dove nel mese di giugno era stato installato un osservatorio tedesco. Fino a quel momento, i butesi e gli sfollati avevano avuto la sensazione di trovarsi in una zona sicura almeno rispetto ai bombardamenti.
La situazione peggiorò ulteriormente quando le truppe degli Alleati si fermarono sulla riva dell'Arno e gli abitanti dei paesi vicini fuggirono terrorizzati sui monti di Buti. Gli Alleati invitavano, con appelli e proclami, a creare difficoltà all'esercito tedesco.Stampa, radio e propaganda. Gli alleati in Italia 1943-1946, Alejandro Pizarroso Quintero, Editore: Franco Angeli. Molti civili, anche individualmente, iniziarono quindi a boicottare le attività tedesche.
La Banda di Carlino Carlo Pelosini, sottotenente del Regio Esercito e sfollato a Buti da Pisa, venne sollecitato a non presentarsi alla chiamata alle armi della Repubblica sociale italiana da alcuni autorevoli personaggi locali che stavano costituendo il Comitato di Liberazione Nazionale. Gli fu chiesto di dare origine ad un gruppo armato che combattesse contro i soldati tedeschi.Archivio Storico Comune di Buti, Carteggio e Atti 61, "Certificazione rilasciata in data 25 settembre 1944", foglio dattiloscritto sottoscritto dal sindaco:«[...] dopo l'8 settembre il Pelosini, essendo sfuggito alla deportazione, dato che in quei giorni tutti gli Ufficiali venivano arrestati, inizia la sua attività partigiana.»
Inizialmente il nucleo era costituito da un gruppo ristretto e vi erano enormi difficoltà perché gli uomini erano pochi e gli armamenti scarsi. La formazione era dislocata sul monte Serra, la sede del Comando in vari luoghi: Pian Bello, Fonte al Pruno, Grotte della Madonna, Buti paese.
Le azioni di sabotaggio e di guerriglia erano rese difficili dal sovraffollamento e dall'inesperienza dei giovani partigiani; le azioni erano di portata piuttosto limitata e le armi in parte arrangiate, in parte fornite dagli americani.Adelchi Matteucci, La banda del Carlino, Provincia di Pisa-ANPI, Ora e Sempre: Resistenza, Pontedera, Bandecchi e Vivaldi, 1975, p. 27.
L'eccidio
La cattura dei soldati austriaci La mattina del 19 luglio 1944La data è stata indicata da Ario Ciampi. , Ario Ciampi, uno sfollato butese che si era rifugiato in Pian Bello, e Giulio Filippi videro giungere due giovani militari austriaciLe versioni sul paese di appartenenza dei due soldati sono discorde. La maggior parte dei testimoni parla di militare austriaci. in uniforme tedesca dal sentiero che saliva da Ruota: in qualche modo, con una pistola puntata verso di loro, Ario riuscì a disarmarli. Non sapendo cosa farne li portò dai partigiani.Testimonianza di Ario Ciampi. Ciampi non era un partigiano, ma aveva una pistola perché, secondo la sua testimonianza, in quel periodo tutti erano armati.
In quel periodo la maggior parte dei fascisti aveva deciso di allontanarsi da Buti per seguire gli appelli di gerarchi che non riuscivano più a controllare il territorio. Le versioni sul motivo della presenza dei due soldati sul monte sono tuttora differenti: in paese c'è chi sostiene che stessero facendo rilevamenti di strade, chi afferma che fossero disertori, chi ritiene che fossero stati mandati a riparare una linea telefonica.Testimonianze di Vlady Cavallini, in Scuola Media di Buti, Testimonianze e documenti, p.62 e di Rodolfo Bernardini, in Pratali, Piavola 23 luglio 1944, p. 64.
Nel dopoguerra Ario Ciampi affermò di averli arrestati perché la loro presenza avrebbe comunque rappresentato un pericolo per la popolazione; avrebbe poi deciso di consegnarli ai partigiani che a loro volta avrebbero dovuto affidarli agli Alleati.
Ario consegnò quindi i due soldati alla Banda di Carlino, riunitasi in un casotto in mezzo ai boschi. Il comandante della banda (Carlo Pelosini) propose di portare i prigionieri a Calci dove operava il gruppo di partigiani del monte Faeta, più numeroso e meglio organizzato di loro. Tuttavia le condizioni dei partigiani del Faeta non erano diverse da quelle del gruppo butese, pertanto i prigionieri e i loro accompagnatori tornarono indietro.