La battaglia di Pidna fu combattuta il 22 giugno 168 a.C. e costituì lo scontro decisivo della terza guerra macedonica, concludendosi con la netta vittoria delle legioni romane guidate dal console Lucio Emilio Paolo sull'esercito macedone del re Perseo. Questa vittoria portò alla fine della guerra e del Regno di Macedonia e al passaggio di tutta la Grecia sotto il controllo romano.
La battaglia evidenziò la superiorità tattica del sistema manipolare della legione romana, che nel giro di due ore sconfisse nettamente la rigida falange macedone. Un primo fattore di questa decisiva vittoria fu l'inizio disorganizzato, che impedì ai Macedoni di formare una vera e propria formazione da battaglia; successivamente il console Emilio Paolo poté manovrare con abilità le sue legioni, sfruttando la flessibilità del suo esercito per disorientare lo schieramento della falange.
Antefatti Dopo la seconda guerra macedonica, le relazioni tra il Regno di Macedonia e la Repubblica romana erano ancora scarse e non era stato fatto alcun tentativo per migliorarle.
Il figlio di Filippo V, Perseo, salì al trono nel 179 a.C.; come il padre, odiava Roma e iniziò subito a sfidare l'autorità romana in varie regioni. Sposò Laodice, figlia di Seleuco IV Filopatore, sovrano del regno seleucide, e strinse trattati di alleanza, tra gli altri, con la Grecia, l'Epiro, i Seleucidi, Rodi e diverse tribù anti-romane della Tracia e dell'Illiria. Fece marciare i suoi eserciti sia nella Macedonia settentrionale sia nella Grecia meridionale, infrangendo i precedenti trattati della Macedonia con Roma. Infine, formò un'alleanza con la Lega achea e altre città-stato greche, minacciando il controllo romano della Macedonia e della Grecia.
Nel 172 a.C. il re Eumene II di Pergamo, convinto alleato di Roma e nemico della Macedonia, si insospettì e informò i Romani delle azioni di Perseo, accusandolo di aver violato i confini di Pergamo. Tuttavia, il Senato romano non aveva ancora prestato molta attenzione alla questione, poiché l'attenzione dei Romani era concentrata sull'Illiria, dove erano ripetutamente impegnati in battaglie con le tribù locali. Tuttavia, l'opinione cambiò quando i problemi in Illiria e il tentativo di assassinio di Eumene furono collegati a Perseo. Il Senato decise di intraprendere un'azione militare contro Perseo e Roma inviò legionari e inviati in Epiro e in Grecia per assicurare le vie d'invasione in Macedonia e per garantire il sostegno delle città greche a Roma. La guerra fu dichiarata nella primavera del 171 a.C.; nelle prime settimane i Romani riuscirono a ottenere una serie di piccole vittorie sui Macedoni, ma più tardi, nello stesso anno, Perseo sconfisse un esercito romano guidato dal console romano Publio Licinio Crasso nella battaglia di Callinico, vicino a Larissa, uccidendo 250 romani e facendo prigionieri.Plutarco, Emilio Paolo 9.2; secondo Livio (42.60), i Romani ebbero invece morti e 600 prigionieri. Crasso e i suoi successori dimostrarono poca abilità in battaglia e i loro movimenti erano scarsamente coordinati. Lo stesso anno, dopo la battaglia, le forze del pretore Lucrezio Gallo e poi di L. Ortensio saccheggiarono diverse città macedoni, fomentando l'odio tra i Greci.
Negli anni successivi la guerra si arenò e nessuna delle due parti ottenne un vantaggio strategico. I Romani finirono soprattutto per saccheggiare le città macedoni e greche, mentre Perseo si mise sulla difensiva e si concentrò sulla fortificazione delle sue posizioni al confine con la Macedonia. Nel 169 a.C., il console Quinto Marcio Filippo assunse il comando dell'esercito romano, ma non riuscì a costringere i Macedoni a una battaglia decisiva, anche se riuscì a superare il difficilissimo terreno montuoso fino all'altopiano vicino al monte Olimpo e a catturare Herakleion, Dion e altre città costiere.
Lucio Emilio Paolo fu eletto console per la seconda volta il 15 marzo 168 a.C. e divenne comandante dell'esercito romano in Macedonia.Tito Livio 44.19.
Avvicinamento alla battaglia
Il 7 giugno 168 a.C. Paolo arrivò all'accampamento invernale dell'esercito romano vicino alla città di Fila,Preparativi: Tito Livio, 44.18.1–4. Arrivo in Macedonia: Tito Livio, 44.30.1; Plutarco Emilio Paolo, 12, 1. e trovò le truppe indisciplinate, problema a cui provvedette rapidamente. L'esercito romano si mise in marcia verso nord, raggiungendo prima Herakleion, poi le propaggini del monte Olimpo là dove scorreva il fiume Elpeus (moderno Ενιπέα), e dove il sovrano macedone Perseo aveva posto il campo a sbarrare l'avanzata romana.Tito Livio, 44.34.10. Qui vi fu uno scontro tra truppe leggere romane e macedoni, ma i Romani non riuscirono ad avanzare. Il sovrano macedone, temendo una manovra di aggiramento dei Romani per terra e per mare, distaccò peltasti a Tessalonica, cavalieri sulla costa e uomini a sorvegliare il passo di Pitione, nei pressi del monte Olimpo. Paolo, però, venne a sapere dell'esistenza di un passo montano attraverso la Perrebia e decise di inviare un contingente, al comando di Scipione Nasica e di Fabio Massimo Emiliano (figlio naturale di Emilio Paolo), con l'ordine di aggirare il monte Olimpo e prendere Perseo alle spalle: i Romani riuscirono a sconfiggere il presidio macedone a Pitione, impossessandosi della cittadina, ma Perseo fu informato della disfatta e decise di abbandonare la sua posizione e ritirarsi a nord, in direzione delle pianure nei pressi della città costiera di Pidna.
Riunitosi al contingente di Scipione Nasica, l'esercito romano al comando di Paolo si imbatté di nuovo in quello nemico il 21 giugno, quando le truppe di Perseo presero posizione subito dietro il fiume Leuco (Leukos, il moderno Agios Georgios), fermando l'avanzata romana: a oriente le truppe macedoni si ancorarono su un terreno paludoso, mentre a occidente la fanteria leggera presidiava alcune basse pianure; al centro, la falange macedone fu disposta su doppia profondità, con 32 ranghi, a coprire la stretta pianura.Plutarco, Emilio Paolo, 16.7–9; Tito Livio, 44.36.11 (l'esercito macedone disposto sulla pianura); Frontino, Strategemata, 2.3.20 (falange col doppio dei ranghi).
Arrivato nei pressi dell'esercito nemico, Paolo fece prima disporre i suoi uomini in linea di battaglia, ma rifiutò successivamente lo scontro, distaccando e arretrando un manipolo alla volta per andare a mettere campo a qualche chilometro di distanza; la ragione di questa precauzione è forse da identificare con il numero simile di soldati tra le due parti e quindi col timore di uno scontro alla pari e incerto..
Perseo non impegnò a battaglia le truppe nemiche in ritirata, probabilmente perché la sua falange, schierata sul doppio dei ranghi, aveva un fronte molto ridotto che poteva offrire il fianco al contrattacco romano una volta passato il fiume ed entrata nella pianura più larga.. È possibile che comunque le truppe macedoni abbiano seguito la ritirata romana da una certa distanza e che la cavalleria romana abbia effettuato un lavoro di copertura della fanteria in arretramento, in quanto una fonte parla di truppe macedoni in lenta avanzata e di cavalleria romana che abbatté le sarisse cavalcando lungo il fronte nemico.Frontino, Strategemata, 2.3.20; l'entità dell'avanzata e dell'intervento della cavalleria romana è minimizzato da .
Il disimpegno delle truppe romane generò malcontento tra gli ufficiali di Paolo, dando a Perseo una sorta di vittoria morale; al contempo, l'accampamento romano creava qualche problema ai Macedoni, che dovevano controllare un fronte maggiore di quello iniziale, tanto che alcuni ufficiali romani temettero che Perseo potesse disimpegnare il suo esercito durante la notte e ritirarsi sulle montagne.Tito Livio 44.36.7–14: l'unico a prendere la parola davanti al consesso dei generali fu proprio Nasica, che criticò la scelta di Paolo facendosi portavoce degli altri ufficiali scontenti. La posizione di Perseo era comunque molto favorevole, e l'esercito macedone non si allontanò durante la notte, che fu però segnata da un'eclissi lunare che fu interpretata in maniera infausta dai soldati di entrambe le parti.Plutarco, Emilio Paolo, 17.7–10; Tito Livio, 44.37.6–9. L'eclissi lunare è stata confermata dal computo delle effemeridi («»). Amico e ufficiale subordinato di Emilio Paolo era Gaio Sulpicio Gallo, studioso di astronomia e console del 166, che predisse l'eclissi di luna ottenendo grande fama: secondo Livio, Plinio il Vecchio e Frontino (Tito Livio 44.37; Plinio, Naturalis Historia, 2.53; Frontino, Strategemma 1.12) Gallo spiegò il fenomeno ai soldati il giorno prima che avvenisse, mentre Cicerone, che era legato al circolo degli Scipioni riporta l'informazione che la spiegazione del fenomeno dell'eclissi avvenne davanti all'esercito la mattina dopo l'eclissi stessa (Cicerone, De republica, 1.15.23).
Quando due eserciti si accampavano a breve distanza l'uno dall'altro, era normale che fossero disposti degli schermi di protezione costituiti da truppe leggere, per controllare le azioni del nemico, e che gli eserciti fossero mantenuti in uno stato di allerta, talvolta schierando le truppe per dimostrare al nemico la propria preparazione.Schermi di truppe leggere: battaglia di Rafia (Polibio 5.80.7), prima di Cinocefale (Polibio 18.19.9–11), battaglie del Po e della Trebbia (3.65.3, 3.69.8–10), battaglia dell'Ebro (11.32.2), battaglia di Baecula (10.38.8–10.39.1). Truppe schierate a battaglia, ma solo alla sera e senza ingaggiare il nemico: battaglia di Ilipa (Polibio 11.21.7–11.22.3), battaglia dei Campi Magni (14.8.2–4). All'inizio della battaglia di Pidna, alcuni schermagliatori romani erano disposti davanti all'esercito,Plutarco, Emilio Paolo, 18.4. forse composti da velites romani e italici e da fanteria leggera greca.. Oltre agli schermagliatori, che avevano anche il compito di proteggere i soldati incaricati dell'approvvigionamento dell'acqua,Come i 700 Liguri coinvolti all'inizio della battaglia (Tito Livio 44.35.14). i Romani distaccarono un contingente composto da cinque coorti di fanteria ( uomini in totale) e quattro turmae di cavalleria, distribuite tra due presidi: uno, più piccolo, di fronte al campo macedone, composto da una coorte di Peligni, una di Marrucini e due turmae di cavalieri sanniti; uno, più grande, davanti al campo romano, composto da due coorti di coloni latini e una di Vestini, oltre a due turmae di cavalieri latini.. Le fonti menzionano solo 800 Traci schierati a schermo vicino al corso del fiume;Plutarco, Emilio Paolo, 18.1; Tito Livio, 44.40.9. è possibile che le truppe macedoni che giunsero per prime sul campo di battaglia quando si accese lo scontro – Traci, mercenari greci e Peoni, l'Agema macedone – fossero le truppe usate come schermo da Perseo..
Battaglia
Sito della battaglia
Le fonti antiche riportano che la battaglia fu combattuta su di una pianura posta prima della città tessala di PidnaStrabone, 7, frammento 22. e dotata di basse colline poste sul fianco destro macedone.Plutarco, Emilio Paolo, 16.8. Al centro di questa pianura scorreva un corso d'acqua, il Leuco, poco profondo,Tito Livio 44.40.8. che all'inizio della battaglia aveva diviso i due schieramenti e che entrambi gli eserciti avevano usato per l'approvvigionamento idrico,Tito Livio 44.40.4. specialmente nel punto in cui avvenne il primo scontro tra le truppe, più vicino al campo macedone che a quello romano.Tito Livio 44.41.3. Tale punto doveva distare circa 2 stadi () dal castra romano (Plutarco, Emilio Paolo, 18.9). Il terreno posto davanti al campo romano era poco adatto alla falange macedone,Tito Livio 44.37.11. e i due campi erano abbastanza vicini da permettere la vista del campo macedone dal praetorium del castra romano.Plutarco, Emilio Paolo, 17.13.