Questa pagina tratta la storia dell'Unione Sportiva Lecce dal 1908 ai nostri giorni.

Le origini 1908-1929: Primi anni con Sporting Club, fusione nel 1927 e nascita dell'US Lecce

Il 15 marzo 1908, presso uno stabile in via Gaetano Brunetti, nasce lo Sporting Club Lecce, attivo nell'atletica, nel ciclismo e nel calcio. Il primo presidente del club è Franco Marangi, mentre risale all'11 aprile 1910 la prima partita ufficiale: nel Torneo regionale pugliese la squadra perde contro il Bari Football Club per 5-1. La prima formazione ufficiale è la seguente: De Michele (capitano), Capozza, Rima, Acquaviva, Torsello, Marzano, De Salvatore, Tortorella, Kniazzek, Pastore, De Muro (autore del gol). Nel 1912 lo Sporting ha anche un nuovo presidente, Francesco De Castris, cognato di Francesco Marangi. Lo scenario politico sta, tuttavia, cambiando: ci si avvia verso la prima guerra mondiale e molti dei giovani dello Sporting finiscono al fronte (Ottorino De Salvatore muore). Terminata la fase pionieristica del calcio leccese, quando si ricomincia, a conclusione del conflitto, allo Sporting sui giornali si fa cenno raramente. Nel 1922 la squadra partecipa (sempre nel girone pugliese) al campionato nazionale di Seconda Divisione e il 29 maggio, vincendo a Taranto contro l'Enotria (3-2), si aggiudica la promozione al massimo campionato nella stagione 1922-1923, con 9 punti di vantaggio sulla stessa Enotria, sul Garibaldino e sullo'S.C. Taranto, tutte compagini della città ionica. Si tratta della prima promozione nella storia del calcio leccese, ottenuta beneficiando di un calcio di rigore e senza il portiere titolare, che perde il treno e non può raggiungere Taranto. Il Corriere delle Puglie parla di "vittoria cittadina": è il punto più alto dell'avventura dello Sporting, anche a livello di considerazione generale. Quando, a novembre, inizia il torneo di Prima Divisione, lo scenario nel paese è, tuttavia, traumaticamente cambiato, con l'avvento del fascismo.

Poco dopo, nel 1924, viene inaugurato il nuovo Campo XXVIII Ottobre o Campo Achille Starace, che dopo la seconda guerra mondiale sarà ribattezzato stadio Carlo Pranzo, dal nome di un giovane leccese caduto durante il conflitto.

La svolta avviene il 16 settembre 1927: dalla fusione tra i club locali della FBC Juventus e del Gladiator nasce lUnione Sportiva Lecce, il cui presidente è Luigi Lopez y Royo. I colori adottati dalla nuova società sono il bianco e il nero, che lasciano spazio al giallo e al rosso nel 1929, quando il Lecce ottiene la promozione in Serie B vincendo il doppio spareggio contro il (2-2 dopo i tempi supplementari e 3-1), mentre il marchio riporta l'anno in cui ebbe inizio il calcio a Lecce, ad opera dell'antenata Sporting Club Lecce.

Promosso per la prima volta in Serie B nel 1929, il Lecce, allenato dall'ungherese Ferenc Plemich, esordisce con una vittoria per 2-1 a Novara il 6 ottobre di quell'anno. Alla fine giunge tredicesimo in classifica nel suo primo anno in serie cadetta e disputa altri due tornei in categoria, prima della sospensione dell'attività calcistica nel 1932. Ripresa l'attività nel 1934 come U.S. Pro Lecce (che in seguito dopo vari cambi di denominazione diventerà U.S. Lecce), nel 1936 il club viene ammesso in Serie C, dove arriva undicesimo. Dopo aver sospeso nuovamente l'attività della FIGC nel 1943-1944, nella stagione 1944-45 disputa il torneo misto pugliese classificandosi al terzo posto, dietro a Bari e Taranto, con il nome di U.S. Presidio Lecce. Alla ripresa dei campionati nazionali nel 1946, riesce a tornare in Serie B. Dopo tre anni di cadetteria, dal 1949 attraversa una fase di profonda crisi, che ha l'apice nel 1955 con la retrocessione in quarta divisione, da cui i giallorossi risaliranno in Serie C nel 1958.

Gli anni sessanta 1959-1960: Settimo posto finale e ritorno di Alfonso Nel 1959-1960 il Lecce chiude la stagione al settimo posto. Ritorna Alfonso in panchina e lo coadiuva, dando molta importanza al fattore della preparazione atletica, Eliano Tana, mentre il presidente è sempre De Palma; i nuovi sono il portiere Bendin, il terzino Remini, l'ala Berti, il centravanti Gambino, l'ala Arfuso, il centrocampista Novelli; giocano anche Caus, Marzo, De Vitis, Gortan, disputando un campionato discreto.

1960-1961: Ancora settimi; presidente diventa Germano Ventura Soddisfacente è anche il campionato 1960-1961, che il Lecce conclude con gli stessi 34 punti e lo stesso settimo posto. In quest'ultimo torneo, però, ci sono novità interessanti, dalla società (il cui presidente è Germano Ventura) alla panchina (Dino Bovoli), alla squadra, che schiera Bendin, Crivellenti (Macripò), De Vitis, Davalle, Biancardi, Maccagni, Arfuso (Greco), Gambino, Luna I, Bitetto, Cordone (Luna II). Il primo dei Luna segna 14 reti, 12 le realizza Gambino e 9 sono di Arfuso.

1961-1962: La grande illusione della B e l'impresa di Foggia Il torneo 1961-1962 è quello della grande illusione, durata una settimana. Su un'intelaiatura già notevole il presidente Esposito inserisce, affidandoli all'allenatore Bovoli, il mediano Musiani, i centrocampisti Falsiroli, Bitetto e Malavasi e la punta Franzò, che segna 12 gol. Verso Natale la squadra comincia a girare bene e si trova a lottare testa a testa con il di Oronzo Pugliese per la promozione in Serie B, con i tifosi sempre più convinti che l'impresa di possa realizzare. Le speranze sembrano però smorzarsi alla terz'ultima partita, quando il Lecce perde (2-1) a Taranto, trovandosi a due punti di svantaggio dal Foggia prima dello scontro diretto in casa dei dauni. Allo Zaccheria, tra la sorpresa generale, finisce 2-1 per i giallorossi, ma l'illusione dura appena sette giorni. Contro il , in uno stadio Carlo Pranzo pavesato con mille bandiere, segna Arfuso ma nella ripresa, al 33', i lucani pareggiano: è la fine del sogno perché il Foggia vince fuori casa, ritornando in testa. All'ultima giornata i giallorossi perdono ancora, consentendo così al Foggia di festeggiare la promozione in Serie B.

1962-1963: Rivoluzione della squadra, gravi problemi finanziari e ottavo posto finale Nei campionati successivi la squadra, invece di essere rinforzata secondo criterio, è rivoluzionata letteralmente, così le speranze di ritentare la scalata alla Serie B svaniscono. La società attraversa in più occasioni serie difficoltà dal punto di vista finanziario, tanto che più volte non vengono pagati i premi partita ai calciatori. A causa delle troppe novità, i risultati latitano: la squadra (allenatore è Ulisse Giunchi, poi sostituito da Piero Andreoli) si classifica all'ottavo posto con un ampio distacco dal (che l'anno prima ha costretto i giallorossi a restare in Serie C) vincitore del campionato.

1963-1964: Resta Andreoli con molti cambiamenti in rosa, ma è ancora Serie C La stagione 1963-1964 vede numerose novità. Rimane Andreoli, mentre la squadra viene rivoluzionata. Dei vecchi protagonisti del duello con il Foggia rimangono solo Remini e De Vitis. In realtà non mancano gli acquisti di buon livello, come il portiere Ferrari, la mezzala Trevisan, l'ala Tribuzio ed il centravanti Ciabattari (specialista nei calci di punizione); le altre novità sono Bettini, Ianni, Ronchi, Corsi, Santelli, Bronzini, Panigada, Frontali. Alla fine il Lecce si piazza al settimo posto. I risultati non esaltanti di questo periodo sono, indubbiamente, dovuti anche alla confusa situazione societaria: una serie di problemi economici, così come nella stagione precedente.

1964-1965: Regna la confusione in società, con il seguente sciopero dei giocatori

Nella stagione 1964-1965 allenatore diventa Ambrogio Alfonso. La formazione tipo è formata da: Ferrari, Tardivo, Daniele, Vemati, Lucci, Sestini, Tribuzio, Cartisano, Teneggi, Trevisan, Zucchinali. Ci sono pure Gareffa e Busilacchi. Nonostante difficoltà di ogni genere, come stipendi non pagati e promesse non rispettate, la squadra, a poche giornate dalla fine, è salva e anzi riesce a ottenere una significativa vittoria in casa del Taranto (gol di Tribuzio, rigore parato da Ferrari), impedendo così ai rossoblù di raggiungere la promozione in Serie B. Forse proprio questa consapevolezza di non arrecare particolare danno alla società, e quindi ai tifosi, induce i titolari a incrociare le gambe. È uno sciopero che fa rumore negli ambienti calcistici e di certo l'immagine sportiva della città non ne guadagna.

A questo punto, per le ultime tre gare di campionato, entrano in scena alcuni ragazzini che diverranno famosi. Sono i giovani di Attilio Adamo, leccesi, come Franco Causio, Mario Russo, Antonio Donadei, Aldo Sensibile, Della Tommasa, Petrucelli, Marzo, Stomeo, Lentini, Caldani, Colajanni, Cartisano. Il primo test per questo nuovo Lecce è a Reggio Calabria, sul campo della di Maestrelli, lanciatissima verso la Serie B, dove gioca Holmes Neri, futuro allenatore in seconda del Lecce. I calabresi si impongono per 2-1. I giallorossi perderanno anche le ultime due partite del campionato, chiuso al dodicesimo posto con 32 punti.

1965-1966: Continua la difficile crisi, nell'ultima stagione al Carlo Pranzo L'anno successivo (commissario della società ancora Del Piano) è sempre ancora difficile, con la crisi sempre imminente. La squadra parte con Della Tommasa, Tardivo, Garagna, Lucci, Zini, Cartisano, Guardavaccaro, Dalla Pietra, Palmieri, Trevisan, Russo, ma poi giocheranno anche il portiere Genero, Marovelli, Mainardi, Petrini I e Petrini II e Scardeoni. È una squadra modesta, che si salva grazie ad una buona difesa e ai gol di Trevisan, mentre Russo e Petrini II hanno la soddisfazione di finire in nazionale iuniores. Altre piccole soddisfazioni per i tifosi sono le vittorie contro il Taranto e contro il , proprio nell'ultima partita. È un incontro che segnerà anche il commiato allo stadio Carlo Pranzo.

1966-1967: Il trasferimento del Lecce allo stadio Via del mare

Il 2 ottobre 1966 i tifosi leccesi vanno a vedere una partita di campionato non più al vecchio stadio Carlo Pranzo, ma nel nuovo stadio Via del mare. È un derby contro il Taranto, vinto per 1-0 dai giallorossi. Un paio di settimane prima nel nuovo impianto era stata disputata una partita (un'amichevole tra i salentini e lo , finita 1-1). L'inaugurazione avviene, come detto, il 2 ottobre, alla presenza di numerose autorità e ben 25 000 spettatori festanti. Il 24 giugno 1967 lo stadio registra altro pienone in occasione di un'amichevole internazionale molto prestigiosa, questa volta contro il di Pelé. I giallorossi perdono per 5-1 (tripletta di Pelé, gol di Edu e autorete di Melideo per i brasiliani; Mammì per i giallorossi). In realtà di nuovo nella stagione 1966-1967 non c'è soltanto lo stadio. La società ha una guida diversa, l'avvocato Marcello Indraccolo, in panchina c'è Luigi Soffrido e anche la squadra si presenta ampiamente rinnovata. Al debutto, ad Ascoli (vittoria dei marchigiani per 3-1), giocano Bottoni, Marconato, Garagna, Lucci, Zini, Petrini, Dalla Pietra, Mellina, Trevisan, Marcucci, Brutti. In rosa ci sono anche Caristano, Panico, Farroni, Gareffa e poi arrivano anche il centravanti Mammì, Sacchella, Cesana, Melideo e Bersellini, il quale ultimo diventa ben presto la mente della formazione ed uno dei beniamini del pubblico, insieme a Trevisan e al giovanissimo Mellina, un'ala sinistra ingaggiata dal che si distingue per velocità e fantasia. È un campionato a fasi alterne. Dopo una sconfitta in casa col , vi è un cambio di allenatore: dopo l'interregno di Alfonso arriva Gianni Seghedoni. Non mancano buoni risultati e non manca nemmeno un tentativo di invasione, contro il , per un gol annullato a Mammì. Finisce con un nono posto che è un significativo risultato, dopo gli anni bui.

1967-1968: Viene confermato Seghedoni, in una buona stagione il Lecce culla il sogno Serie B