Alà dei Sardi (Alà in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia della Gallura Nord-Est Sardegna. Si trova nella subregione del Monteacuto.
Fa parte della Comunità montana del Monte Acuto e della diocesi di Ozieri.
Geografia fisica Territorio Il paese sorge a 663 metri s.l.m. su un vasto altipiano caratterizzato da boschi di querce da sughero, lecci e roverelle, con una superficie di 197,990 km². È inserito nella regione storica del Monteacuto e rappresenta il confine orientale tra quest'ultima e quelle della Baronia, della Gallura e del Nuorese.
La sua posizione geografica ha dunque consentito l'integrazione tra ambienti e culture differenti: da qui, infatti, passa la strada che, dall'antichità, mette in collegamento le aree costiere galluresi, soprattutto la piana di Olbia, con quelle dell'altopiano di Buddusò e Bitti.
Il territorio è molto esteso (197,99 km²), e confina a nord con Berchidda, Monti e Berchiddeddu (isola amministrativa di Olbia), a est con Padru e Bitti e a sud-ovest con Buddusò. I limiti amministrativi sono segnati da torrenti e, in particolare, quelli settentrionali dal rio S'Elene, affluente del fiume Coghinas, e quelli meridionali dal rio S'Aragòne.
Caratterizzano la regione le creste dei Monti di Alà, parte terminale di un rilievo, parallelo al corso del Tirso, che ha inizio nel Montiferru, comprende le montagne del Marghine e del Goceano e taglia la Sardegna settentrionale da sud-ovest a nord-est per circa , e che culminano con la punta di Senalonga (1 077 m di altitudine), dalla cui vetta si possono scorgere il golfo di Olbia, l’isola di Tavolara e perfino i rilievi della Corsica.
Il territorio si presenta puro e incontaminato. Al confine con Buddusò e Bitti si trova il lago artificiale di Sa Coilùna: le sue acque sono ricche di trote e attorno al lago sono presenti aree di sosta con barbecue. A nord invece, in località S'aldu Pinzòne, sono state ricostruite le antiche capanne dei pastori, sos cubones o pinnettas, in prossimità di un corso d'acqua che con le sue cascatelle crea sonorità rilassanti. Al confine con Berchidda, a Pali-bàsciu e a Su fossu malu, si trovano una serie di cascate spettacolari alte decine di metri. Da punta Giommaria Cocco, a 1 036 metri di altezza, si scorge il porto di Olbia. Da Sos Litos, a sud-est, al confine col comune di Bitti, si scorgono le montagne e le vallate della Barbagia.
Nel 2017, insieme ad altri sedici comuni ricadenti nell’area del Parco naturale regionale di Tepilora, Sant'Anna e Rio Posada, il comune ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come Riserva di Biosfera, certificando che il paesaggio alaese è unico dal punto di vista ambientale.
Clima
Origini del nome Il significato del nome è oscuro. Antonio Taramelli fu il primo a pensare che potesse derivare dal nome Balaròi, ossia la schiatta ribelle che abitava i monti di Alà nel periodo della dominazione romana. La perdita della B iniziale è appunto caratteristica del dialetto alaese. Il toponimo dovrebbe dunque definirla come antica città dei Balari, oppure si ipotizza derivi dal popolo degli Ilienses, da cui Alaenses, Alà, ipotesi meno credibile poiché si suppone che gli Ilienses stessero al di là del fiume Tirso, in prossimità dell'odierna Oliena.
Secondo il canonico Giovanni Battista Demelas, il nome di Alà deriverebbe dal termine latino ala (reparto di cavalleria dell'esercito romano), ipotizzando che nel territorio alaese in passato ci sia stato un accampamento dell'esercito imperiale, circostanza storica confermata dalla presenza, nel territorio comunale, di uno stanziamento romano. Ipotesi interpretativa però assai improbabile in quanto incoerente foneticamente con l'attuale denominazione che, essendo accentata nella sua ultima vocale, è più probabile che sia da annoverarsi tra i toponimi pre-latini molto diffusi in zona, il cui significato dunque non può derivare ovviamente dal lessico latino. Lo studio di Demelas è però importante perché rileva la presenza a sud dell'attuale abitato, del toponimo "Balare" (oggi conosciuto come Su pedrighinosu) che riporta dunque alla prima ipotesi indicata.
Storia
Storia antica
Il territorio fu abitato da popolazioni poco inclini a essere sottomesse dal dominatore di turno, tanto che la stessa romanizzazione della zona fu tardiva e superficiale. Testimonia ciò il gran numero di toponimi prelatini ancora oggi rilevabili nel territorio di Alà (Boddò, Seultà, Cheltosumele, Burachele, Alzarò, Serì, Laccaralò, Senè, Istenolì). Il vecchio centro dove forse erano insediati i Balari, chiamato appunto Balare, localizzato nell'odierno sito di "Su Pedrighinosu" durante la feroce rappresaglia del 177 a.C. ad opera delle milizie romane guidate da Tiberio Sempronio Gracco e Tito Ebuzio Parro, descritta da Ettore Pais. la distruzione dell'imponente nuraghe Latari, di cui oggi restano gli enormi massi di base. A Latari venne poi stanziato un piccolo avamposto romano di modesta entità collegato con alcuni latifondi attribuiti, secondo il consueto metodo della centurazione, ai veterani di guerra romani.
La zona circostante l'attuale abitato di Alà, a seguito delle vittorie di Tiberio Sempronio Gracco, fu effettivamente romanizzata, ma rimane una piccola parte dell'intero territorio alaese che specialmente a nord rimase pressoché' inviolato. In prossimità di questa zona si trova qualche resto della strada romana che in epoca imperiale collegava Olbia a Caralis (Cagliari).
Storia medievale Il più antico documento che menziona l'abitato di Alà è datato 1106. Risale a tale data infatti la nomina di un reggente della diocesi di Castro di un vescovo il cui nome non si è tramandato all'età contemporanea. Nell'atto si evidenziano i 27 villaggi facenti parte della diocesi, tra cui appunto Alà. Al tempo la villa di Alà faceva parte del giudicato di Torres, inserita nella curatoria del Monteacuto. Alla metà del XIII secolo il paese passa al giudicato di Arborea. A causa delle mire espansionistiche degli aragonesi sulla Sardegna, seguì una lunga guerra che vide prevalere gli aragonesi sugli arborensi: nel 1410 il paese, semispopolato, passò al Visconte di Narbona, e nel 1421, assieme a tutto il Montacuto, diventò feudo dei Centelles, ai quali il paese si ribellò nel 1458. Successivamente il paese passò alla famiglia Borgia, e nel 1767 ai loro eredi, i Pimentel.
Storia moderna e contemporanea Nel 1462, ormai passata al regno di Sardegna, il paese appartiene sicuramente alla contea di Oliva, come indicato dalla recente pubblicazione Atlante dei Feudi - Periodo Spagnolo 1479-1700. L'8 dicembre 1503, Alà passa alla diocesi di Alghero, sorta dall'unificazione delle diocesi di Bisarcio, Castro e Ottana. Nel 1581 il villaggio di Alà paga un ducato di tasse: il paese è menzionato dal vescovo Andrea Baccalar come metro di paragone con i 15 ducati pagati dalla sola chiesa di Santa Reparata di Buddusò. Lo stesso Baccalar nominerà nel 1590 due sacerdoti di Alà, a seguito di lamentela diretta del Vaticano circa la crisi di vocazioni in Goceano e nel Montacuto.
Il paese moderno è sorto attorno al XVII secolo, grazie alla costruzione della chiesa di Santa Maria (1619) che ha agito da fulcro, da punto d'incontro delle famiglie di pastori che abitavano sparsi in tutto l'altopiano di Alà. Nel 1656 ci fu la prima rilevazione demografica per Alà, che contava 29 nuclei familiari (detti fuochi).
Risale a quel periodo una rilevante colonizzazione del territorio alaese da parte di immigrati galluresi, provenienti principalmente da Calangianus. Il 31 ottobre 1647 Don Gironimo de Sosa, feudatario del Montacuto, dopo alcuni infruttuosi tentativi di popolamento, cede in arrendamento alla comunità calangianese i vicini territori di Silvas de intro, permettendo dunque a tali popolazioni di diffondersi un po' ovunque. Per il tramite dei vicini villaggi di Monti e Olevà, giungono e si stabiliscono ad Alà alcune famiglie che incideranno notevolmente sul suo avvenire: De Trinchis "Curtu", Porcu/Porcheddu, Garrucciu, Mundula, Pinna, Corda, Sanna, Allegria, Scanu, Satta, Sotgiu, Mayorca, e nel secolo successivo: Arrica, Nieddu, Todescu, Lucianu, Molinas, Cossu, Giorda e Melone (Calangianus); Longu, Baltolu, Russinu e Diana (Tempio), Mureddu (Nughes-Nuchis), Leoni e Piga (Aggius). Una presenza talmente capillare - agevolata probabilmente dalla presenza continua di curati parrocchiali della stessa origine - che é un miracolo che Alà abbia conservato la propria lingua sarda e non abbia subito il processo di sostituzione linguistica che caratterizzò quasi tutto il nord-est sardo in quel periodo.
Nel 1668 si conteranno ad Alà 118 abitanti (65 donne e 53 maschi), mentre la prima notizia su un parroco del villaggio è del 1691, tale Domenico Cossu. Ma nonostante la costruzione nel 1692 della chiesa di San Giovanni, pochi anni dopo, nel 1698, la parrocchia di Alà viene unita a quella di Buddusò, appunto per la pochezza di abitanti (276, di cui 161 donne e 115 maschi nell'anno in questione).
Un lascito testamentario del 1730 menziona la chiesa di San Pietro, di cui si ignora la localizzazione e che probabilmente nel 1795 già non esisteva più, considerando che la relazione scritta nell'anno in previsione della rinascita della diocesi ozierese cita solo le chiese di Santa Maria, Sant'Antonio e San Giovanni. Al 1758 risale il più antico riferimento al corpo barracellare di Alà, di cui si conosce il capo alla data in questione, tale Giuseppe Pinna. In realtà i barracelli alaesi furono menzionati - seppur in maniera indiretta - fin dal 20 marzo 1661, in un prospetto dimostrante l'inutilità dei barracelli (Soldados de campagna), scritto dal catalano Bernardo Pons Y Turell e dal sardo Giorgio di Castelvì e certificato dal notaio del Montacuto, Giovanni Michele Cossu, nella quale si accusavano i barracelli delle ville di Buddusò, Oschiri, Nulvi, Alà, Osidda, Berchidda, Ozieri, Pattada e Bantine di essere loro stessi la causa dei reati che invece avrebbero dovuto evitare. Nel 1771 venne costituito il primo Consiglio Comunitativo del paese, e sulla spinta di tale strumento di democrazia, tra il 1774 e il 1785 il paese si rifiutò apertamente di versare i tributi richiesti. Nel 1779 a Venezia venne stampata la più antica carta geografica recante l'indicazione di Alà, scritta in lingua francese: il paese viene compreso nell'encontrada del Montagudo. Nel 1795 il paese partecipò, come tanti altri centri dell'isola, ai moti anti-feudali.
Il 9 marzo 1803 rinasce la diocesi di Bisarcio e Alà viene chiamata a farne parte. Quattro anni più tardi, la chiesa di Santa Maria viene ricostituita in rettorato autonomo sotto il titolo di Sant'Agostino: nel periodo di unificazione con Buddusò la parrocchia era dedicata a san Giacomo. Sant'Agostino era comunque festeggiato già da tempo come si evince da una poesia di Pietro Pisurzi, poeta di Bantine morto nel 1799. Nel 1807, il 4 maggio, viene costituita la Prefettura di Ozieri, e Alà ne farà parte essendo conglobata nel Mandamento di Buddusò. Nel 1810 ci fu una nuova ribellione anti-feudale in paese, con la temporanea occupazione dei terreni facenti parte del demanio feudale. Nel 1821 la prefettura diverrà Provincia di Ozieri. Il 18 aprile del 1823 passa in paese il conte Alberto La Marmora. Il 4 maggio 1832 viene presentato a Torino il progetto preliminare della strada che unirà a fine secolo Nuoro con Monti, che romperà l'isolamento in cui ha vissuto Alà per secoli. Nel 1848 viene abolita la Provincia di Ozieri e il paese passa a far parte di quella di Sassari.