Ministro plenipotenziario fascista, governatore della Tripolitania italiana (1921-1925), Ministro delle finanze (1925-1928), primo procuratore di San Marco (1927-1947), presidente della Biennale di Venezia (1930-1943) e presidente di Confindustria (1934-1943).

Biografia Il padre Ernesto, da giovane (all'età di 15-16 anni), partecipò come garibaldino alle battaglie della guerra d'indipendenza del 1860. Laureato in Ingegneria civile a Padova, lavorò in diverse parti del paese (Siena, Pisa, Salerno, Foggia e Milano) prima di tornare a Venezia, dove era nato nel 1845 e dove svolse le sue mansioni per conto del Comune. Giuseppe era il quarto figlio di Ernesto e di Luigia Adriana Emilia De Mitri (1848-1886), appartenente alla piccola nobiltà di provincia, figlia di Giuseppe De Mitri e di Caterina Boerio, che erano i suoi nonni materni. Giuseppe De Mitri era nato nel 1820 ed era figlio di Giovanni De Mitri (1797-1858) e di Luigia Bigaglia. Gli altri fratelli di Giuseppe Volpi erano Giovanni, Maria e Caterina. Un'altra bambina, Caterina, la terza nata, morì pochi giorni dopo la nascita. La madre scomparve quando Giuseppe aveva solo 9 anni. Il fratello maggiore, Giovanni, caporale dell'esercito, morì nella battaglia di Adua il 1º marzo 1896 e il suo corpo non venne mai ritrovato.

Università Nel 1896 iniziò gli studi in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Padova. Contemporaneamente avviò una collaborazione come corrispondente del giornale "La Capitale" di Venezia, ma in quel momento il suo orizzonte professionale non sembrava andasse oltre le opportunità offerte a qualsiasi laureato in giurisprudenza. Tentò, senza successo, tra il 1896 e il 1897, un concorso presso la Corte dei conti. Più promettente sembrava invece la carriera nel mondo delle assicurazioni. Insieme a Ugo Pantaleo (con la garanzia del padre di quest'ultimo, Giovanni, proprietario della ditta omonima) assunse la rappresentanza dell'agenzia di Venezia della società di assicurazioni vita francese l'Urbaine con uno stipendio fisso di 150 lire al mese, oltre alle provvigioni. La scomparsa del padre, nel 1898, costrinse Volpi ad abbandonare gli studi. Di fronte a un avvenire divenuto all'improvviso alquanto più complicato, si lanciò con grande decisione nel mondo degli affari.

Le prime attività Le attività della Urbaine proseguivano piuttosto bene, visto che divenne ispettore della compagnia, fu aggiunto anche il ramo incendi e la zona di attività venne ampliata a tutto il Veneto. Nel contempo diede slancio ad alcune iniziative che erano state avviate da tempo dal padre. Dapprima potenziò e migliorò due pubblicazioni a carattere economico-commerciale, la "Guida economico-commerciale di Venezia" e la "Guida economico-commerciale del Veneto", fondate dal genitore nei primi anni Ottanta e che nel 1897 Ernesto Volpi aveva ceduto al figlio. Per dare maggiore solidità a questa iniziativa costituì un'apposita società editrice e di pubblicità, "L'Aquila", grazie a un prestito del socio Giovanni Pantaleo, e assunse un collaboratore per sviluppare le attività della "Guida".

La società Volpi & C Nel 1899 costituì la sua prima società, la Volpi & C. (i soci iniziali erano Silvio Rottigni e Ugo Pantaleo), che fu anche la sola che portò il suo nome fra tutte quelle che avrebbe fondato lungo l'intera carriera di imprenditore. Mettendo a frutto i rapporti di amicizia che il suo fondatore aveva sviluppato con uomini politici ungheresi (Adolf Strausz e Julio Lukacs, entrambi deputati al Parlamento di Budapest), la Volpi & C. crebbe molto velocemente. Essa operava nell'import-export di prodotti agricoli con l'Ungheria e fu a lungo l'unica società italiana ufficialmente riconosciuta per tali attività dal Museo Commerciale Ungherese, la struttura del ministero del Commercio ungherese che si occupava di sviluppare i contatti economico-commerciali con l'estero. Nel 1900 si recò per la prima volta in Serbia, dove strinse rapporti di amicizia con l'allora ministro delle finanze Milovan Milovanović, più tardi primo ministro, e con Milenko Vesnić, più tardi ambasciatore serbo a Roma. In Serbia fece parte di un comitato, presieduto da Milovanović, per la costituzione di un'agenzia commerciale serba in Italia e per una banca italo-serba a Belgrado.

Grazie all'insieme di attività riuscì ad accumulare una piccola fortuna (dal padre ereditò molto poco, se si esclude la casa di famiglia all'angolo del canale in Campo dei Frari), che negli anni successivi investì con molta oculatezza in altre attività. Negli stessi anni aveva costituito con l'avvocato Giovanni Pantaleo (padre dell'amico Ugo e finanziatore di alcune importanti attività del Volpi) una società mineraria per lo sfruttamento di un giacimento di antracite in Carnia. Le prospettive dell'affare dovevano essere piuttosto buone, se Volpi riuscì a convincere il senatore Niccolò Papadopoli, che aveva sviluppato già diversi interessi in campo economico a Venezia (era azionista e amministratore della Società veneziana di navigazione a vapore e della Società Cellina per lo sfruttamento delle risorse idriche nel Veneto) a divenire socio della società versando 250.000 lire.

Attività diplomatica e il Montenegro Abile nel costruirsi una rete di contatti sia in Italia sia all'estero (tra l'altro fu dapprima, nel 1903, vice-console e poi, dal 1905, console onorario di Serbia, una posizione che in quegli stessi anni ottenne anche per lo stato di San Marino), divenne, ancora molto giovane, il punto di riferimento per un gruppo di imprenditori, uomini d'affari e possidenti veneziani (Piero Foscari, Niccolò Papadopoli, Amedeo Corinaldi, Ruggero Revedin, Roberto Paganini) per diverse iniziative economiche.

All'estero la più importante si concretizzò in Montenegro tra il 1902 e il 1903, quando Volpi aveva appena 25 anni. Subentrando a un ambizioso progetto avviato da Foscari che prevedeva la costruzione di una ferrovia, di un porto, lo sfruttamento di miniere e risorse forestali, Volpi realizzò un vasto accordo con il governo montenegrino, trattando direttamente con il re Nicola I del Montenegro, padre della regina Elena di Savoia, e con l'allora principe Danilo II del Montenegro, oltre che con i ministri competenti. Nel 1903 venne costituita la Regia Cointeressata dei tabacchi del Montenegro, una società di cui Volpi divenne amministratore delegato, che garantiva alle casse dello stato balcanico entrate sicure dall'attività di coltivazione del tabacco, una delle risorse più ricche del paese, mentre l'impresa produceva in esclusiva tabacco e sigari per le esportazioni nei due stabilimenti aperti ad Antivari e a Podgorica.

Due anni più tardi, nel 1905, venne fondata la Compagnia di Antivari, di cui Volpi fu direttore e poi amministratore delegato. Tale società si incaricò di svolgere i complessi lavori per la realizzazione del porto di Antivari e per la costruzione di una ferrovia che dal porto sarebbe risalita fino a Virpazar, una località sul Lago di Scutari, dove le merci avrebbero proseguito per raggiungere la linea ferroviaria, all'epoca in costruzione, che doveva collegare Vienna e i Balcani a Costantinopoli. In entrambe le operazioni Volpi venne sostenuto dalla Banca Commerciale Italiana. Nei primi anni del secolo Volpi aveva conosciuto Giuseppe Toeplitz, all'epoca direttore centrale dell'istituto di credito, inviato a Venezia per aprire la locale filiale della banca milanese, e attraverso di lui era entrato in una relazione umana e professionale molto stretta con l'amministratore delegato della banca, Otto Joel.

Nel 1902 trasformò in Società Italiana per le miniere d'Oriente un sindacato costituito a Venezia con i soci abituali per lo sfruttamento delle miniere in Anatolia, al confine tra Turchia e Bulgaria. Direttore della società fu Bernardino Nogara, con il quale avrebbe in seguito condiviso molte delle iniziative a Costantinopoli.

La SADE Nel 1904 Volpi si lanciò in un nuovo affare molto promettente e non meno complesso, quello elettrico. Insieme al conte Ruggero Revedin iniziò ad acquisire alcuni piccoli impianti elettrici a Palmanova, Cividale e a Belluno. Nel 1905 costituì una nuova impresa, la Società Adriatica di Elettricità (SADE), dotata di un capitale iniziale di 2,5 milioni di lire, dentro la quale trovarono spazio gli impianti già acquisiti e integrati fra loro. Era solo il primo passo per la costruzione di uno dei maggiori colossi italiani del settore.

Come in altre circostanze, il capitale di rischio sottoscritto da Volpi fu relativamente contenuto (versò inizialmente poche decine di migliaia di lire), ma anche in questa circostanza il non ancora trentenne imprenditore seppe riunire attorno a sé la quasi totalità degli investitori che aveva coinvolto nell'affare montenegrino, oltre alla filiale veneziana della Banca Commerciale. Già prima dello scoppio della prima guerra mondiale la SADE era uno dei maggiori gruppi elettrici del paese, controllando l'intero Nord-Est e avendo propaggini che, comprendendo tra l'altro Bologna, scendevano lungo la costa adriatica fino alle Puglie.

Guerra italo-turca e prima guerra mondiale Nel 1912, con la Guerra italo-turca, i suoi contatti nel mondo ottomano e nei Balcani fecero di Volpi l'uomo ideale per prendere parte alle discussioni per il trattato di pace con la Turchia. Nominato ministro plenipotenziario da Giolitti, fu uno dei negoziatori italiani (gli altri due erano Pietro Bertolini e Guido Fusinato) che discussero i termini di un accordo con i rappresentanti di Costantinopoli per diverse settimane a Ouchy, un quartiere di Losanna, in Svizzera.

L'accordo, noto come pace di Ouchy o Trattato di Losanna, venne raggiunto nell'ottobre del 1912, grazie anche al lavoro che Bernardino Nogara conduceva per conto dei negoziatori a Costantinopoli. Il trionfale ritorno in Italia dei tre negoziatori diede un'inattesa notorietà a Volpi, trasformandolo in una personalità pubblica. Il governo Giolitti gli assegnò il titolo di ministro plenipotenziario, mentre nel 1913 il Re Vittorio Emanuele III lo nominò conte.

Si arruola come volontario nell'aprile 1915 in qualità di sottotenente del genio della milizia territoriale, venendo poi inviato, nell'agosto dello stesso anno, nei pressi di Monfalcone. Viene successivamente inviato al comando del VI corpo d’armata e passò poi alla direzione del genio militare di Venezia in modo da poter lavorare anche per le sue aziende, dove rimane in servizio fino al 1917.

Altre attività in campo industriale e turistico Nel 1913, oltre a rivestire la carica di presidente della SADE, Volpi era vicepresidente delle Officine Galileo di Firenze (un’impresa che fabbricava strumenti ottici di precisione per le navi da guerra ed era anche la principale fornitrice in questo campo del ministero della Marina). Dal 1907-8 divenne il maggiore azionista della Compagnia Italiana Grandi Alberghi (CIGA), lasciandone però la gestione all'allora direttore della SADE, Achille Gaggia. La CIGA era già allora proprietaria dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, l’albergo che avrebbe rappresentato a lungo il fiore all’occhiello del gruppo.

Volpi massone? Alcune fonti non prettamente qualificate sul piano storiografico hanno sospettato che Volpi fosse iscritto alla Massoneria. Il maggiore studioso della storia della massoneria italiana, Aldo Alessandro Mola, ha sempre negato in tutti i suoi studi un'eventualità del genere. Ricerche più recenti effettuate presso gli archivi del Grande Oriente d'Italia e presso gli archivi massonici di Istanbul confermano le affermazioni di Mola, anche se la scarsa trasparenza di questo mondo ha sempre lasciata aperta la strada a ipotesi di diversa natura.

Il porto industriale di Porto Marghera