Bono (Bono in sardo) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Sassari, situato nella regione storica del Goceano. Patria di Giovanni Maria Angioy.

Geografia fisica Territorio

Orografia e paesaggio Bono sorge a 540 m al di sopra del livello del mare, ai piedi del massiccio del monte Rasu. Abitato fin dall'epoca preistorica, il suo territorio si estende per circa 74,54 km² nella regione storica del Goceano ed è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, in un continuo alternarsi di pianure, colline e montagne. L'escursione altimetrica spazia dalla valle del fiume Tirso fino alla cima di monte Rasu la cui vetta, "Sa Punta Manna", raggiunge i 1259 metri s.l.m., rappresentando il rilievo più elevato dell'intera provincia di Sassari.

Questa spiccata eterogeneità altimetrica e la ridotta antropizzazione delle aree in quota hanno preservato un ambiente incontaminato, di forte richiamo paesaggistico. Dalla sommità del massiccio, accessibile grazie a una fitta rete di sentieri tracciati per l'escursionismo, si gode di un ampio panorama che domina la valle e gran parte della Sardegna centro-settentrionale, fino a scorgere a sud i rilievi del Gennargentu. Geologicamente, i rilievi montuosi del territorio bonese sono costituiti da formazioni antiche, prevalentemente scisti paleozoici e intrusioni granitiche.

Idrografia I versanti del monte Rasu sono solcati da una fitta rete di limpide sorgenti, ruscelli e torrenti a regime stagionale che scorrono all'interno dei boschi primigeni. Queste acque montane defluiscono verso sud, andando ad alimentare il bacino del Tirso, il fiume più lungo della Sardegna, che lambisce la parte meridionale e più mite del territorio comunale. La zona montana è inoltre caratterizzata e impreziosita dalla presenza di numerosi laghetti.

Flora e aree naturali protette La maggior parte del territorio di Bono, per il rilevante interesse naturalistico, è protetto e salvaguardato dall'intensa attività svolta dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dell'Agenzia Forestas (ex Ente foreste della Sardegna). Il cuore verde del comprensorio è il Complesso forestale di Monte Pisanu, costituito da fitte e antiche foreste di leccio (Quercus ilex), roverella (Quercus pubescens) e acero minore.

A poca distanza dal paese si trovano monte Pisanu e l'area di sosta "Sa Puntighedda". Queste zone, provviste di servizi per l'accoglienza all'aria aperta, costituiscono un ideale punto di partenza per attività di trekking, mountain bike e turismo equestre. Presso l'ex-caserma del Corpo forestale di monte Pisanu, a 861 metri d'altezza, sono state impiantate diverse specie arboree quali il cedro atlantico, la roverella, le tuie giganti; tra esse emerge un notevole esemplare di abete bianco.

Di eccezionale importanza naturalistica è la località di "Sos Nibberos", posta alle pendici nord-ovest del monte Rasu a circa 1.000 metri di quota, che comprende la foresta di Taxus baccata più estesa d'Italia, dichiarata monumento naturale nel 1994. Alcuni esemplari millenari raggiungono i 16 metri d'altezza ed hanno un diametro superiore al metro. Il fitto sottobosco di quest'area boschiva primaria, di grande interesse scientifico e didattico, ospita agrifogli, felci e rari endemismi botanici locali, come il rovo di Arrigoni (Rubus arrigonii).

Fauna montana ed ecoturismo L'integrità di questi ecosistemi garantisce un rifugio ideale per la fauna selvatica, rendendo l'area una meta di spicco per l'ecoturismo e l'osservazione naturalistica, frequentata da molti visitatori. Nei boschi incontaminati trovano infatti habitat mammiferi come il cinghiale sardo, la volpe, la martora, la donnola, la lepre sarda e il raro gatto selvatico sardo. Molto ricca è anche l'avifauna: le pareti rocciose e le alte chiome degli alberi secolari offrono riparo e siti di nidificazione a numerosi rapaci di quota, tra cui lo sparviere, la poiana, il gheppio, l'astore sardo e l'aquila reale.

Storia

L'antico villaggio di Lorthia e l'origine del nome Il territorio di Bono è abitato sin dall'epoca preistorica, ma la genesi e lo sviluppo dell'odierno centro abitato sono strettamente legati alle condizioni ambientali e sanitarie che hanno caratterizzato la valle del Tirso nel corso dei secoli.

In epoca antica e alto-medievale, i primi nuclei insediativi erano concentrati a valle. Tra questi spiccava il fiorente villaggio di Lorthia (o Lortzia) (AFI: , ), un centro di fondovalle che arrivò a contare una vasta popolazione. Con il passare del tempo, la diffusione endemica della malaria nelle zone pianeggianti e i cicli di gravi pestilenze decimarono gli abitanti, spingendo i superstiti ad abbandonare definitivamente l'insediamento originario. La popolazione cercò rifugio ad altitudini maggiori, spostandosi verso le pendici boscose del massiccio del monte Rasu, a oltre 500 metri di quota, dove fondò un nuovo centro.

Per celebrare la ritrovata salubrità dell'aria montana, lontana dalle febbri malariche, e l'abbondanza di sorgenti pure, i fuggiaschi battezzarono inizialmente il nuovo insediamento con il nome di Bidda Sana ("Paese sano") (AFI: ). Successivamente, il toponimo mutò in Bono Loco ("Luogo buono"), per poi contrarsi definitivamente nell'odierno nome di Bono.

Una tangibile e affascinante testimonianza storica di questo progressivo spostamento demografico verso la montagna è rappresentata dalla presenza delle cosiddette "chiese di Lorzia al campo" (tra cui San Gavino, Sant'Ambrogio, Santa Restituta, San Nicola di Bari e Santa Barbara), antiche chiesette campestri sparse nelle campagne bonesi nei pressi del fiume. Questi piccoli edifici di culto sorgono proprio sul sito dove un tempo si estendeva il villaggio di Lorthia, fungendo oggi da impronta indelebile di quell'antica comunità prima del suo definitivo trasferimento nell'odierno centro montano.

Età Giudicale Durante il medioevo Bono apparteneva al giudicato di Torres e precisamente alla curatoria del Goceano con Bottidda, Burgos, Anela, Esporlatu, Bultei e Benetutti. Nei primi decenni del XII secolo l'isola si arricchì di chiese, monasteri e castelli. Anche Bono ebbe la nuova chiesa, in stile romanico pisano, oggi parrocchia di San Michele Arcangelo, il suo convento, uno dei più antichi della Sardegna, a Monte Rasu e a pochi chilometri di distanza il Castello del Goceano.

Età Moderna Sotto la dominazione spagnola Bono seguì la sorte del resto della Sardegna: spopolamento e depressione economica; ma, nel 1721, dopo la cessione del Regno di Sardegna ai Savoia, la situazione migliorò con un notevole incremento dell'attività agricola. Nel 1796, in seguito alla partecipazione ai moti antifeudali di Giovanni Maria Angioy, nativo del luogo, il centro venne attaccato dalle truppe piemontesi che dopo averlo bombardato lo conquistarono. I bonesi aspettarono i soldati sulla via del ritorno, li attaccarono e ne fecero prigionieri alcuni. Agli inizi del secolo scorso per qualche anno il paese fu capoluogo di provincia, poi venne inserito nella provincia di Sassari, sebbene tutt'oggi mantenga maggiori rapporti culturali ed economici con quella di Nuoro.

Simboli Lo stemma del comune di Bono è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 13 maggio 2003.

Il gonfalone municipale è un drappo partito di verde e di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Il paese e il suo territorio ospitano un numero eccezionale di edifici di culto, testimonianza di una profonda e radicata devozione popolare nel corso dei secoli.

Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo È l'edificio di culto principale del paese. L'esterno è caratterizzato da un'elegante facciata in stile romanico-gotico del XIV secolo, realizzata in blocchi di trachite rosa, sormontata da archetti pensili e impreziosita da un rosone centrale e da portoni in bronzo. All'interno si conservano tesori di inestimabile valore storico e artistico: un'imponente statua lignea policroma di San Michele risalente alla fine del Trecento (tra i manufatti più antichi del Goceano) e un prezioso calice in argento dorato del XIV secolo. Quest'ultimo, tradizionalmente attribuito a una donazione dal castello di Burgos, fu trafugato dalle truppe regie durante il saccheggio del paese nel 1796 ai tempi della "Sarda Rivoluzione", per poi essere restituito alla comunità solo grazie alla tenacia del parroco locale.

Ex Convento dei Francescani Situato in posizione panoramica sulle pendici del massiccio montuoso, è uno degli insediamenti monastici più antichi della Sardegna (fondato intorno al 1220).

Chiesa di San Raimondo Nonnato Importante chiesa del centro abitato, attorno alla quale, tra la fine di agosto e i primi di settembre, si tengono i grandi festeggiamenti patronali che richiamano visitatori da tutta l'isola.

Altre chiese cittadine Il tessuto urbano è arricchito dalla chiesa di Sant'Efisio Martire Guerriero, dalla chiesa di Santa Caterina Vergine (teatro di una sentita festa tra maggio e giugno con sfilate in costume e gruppi folk), dalla chiesa di Sant'Antonio Abate e dalla chiesa di San Giovanni Battista.

Le chiese campestri (ex villaggio di Lorthia) Nelle campagne verso la valle del Tirso sorgono piccoli edifici di culto che segnano il luogo in cui un tempo si trovava l'antico villaggio di fondovalle poi abbandonato. Tra queste spiccano la chiesa di San Nicola di Bari, la chiesa di Santa Barbara (restaurata per un voto dei reduci della Seconda guerra mondiale) e la chiesa di Santa Restituta, che custodisce le reliquie della santa e un altare ligneo del Seicento.

I Murales e il centro storico Le vie e le piazze dell'antico nucleo abitato di Bono sono arricchite dalla presenza di numerosi murales, che trasformano il paese in un vero e proprio museo a cielo aperto. I dipinti narrano le tradizioni agropastorali del Goceano, il folklore e le scene di vita quotidiana del passato. Una parte significativa di queste opere è dedicata alla rievocazione dei moti antifeudali sardi e alla "Sarda Rivoluzione".

I luoghi di Giovanni Maria Angioy In Piazza Bialada è collocato un busto in bronzo dedicato all'illustre magistrato Giovanni Maria Angioy, nato proprio a Bono. La piazza e i suoi edifici storici fanno da cornice alle celebrazioni commemorative e ai percorsi storici del paese. Alle spalle della piazza si trova inoltre una storica fontana di pubblica utilità edificata nel 1886.

Complesso di Monte Pisanu Situato a poca distanza dal paese, è un'autentica oasi naturale e meta privilegiata per il turismo ecosostenibile, l'escursionismo e la mountain bike. Presso l'ex-caserma del Corpo forestale, situata a 861 metri d'altezza e dotata di un centro servizi, si possono ammirare rimboschimenti storici con maestosi esemplari di cedro atlantico, tuie giganti e un notevole esemplare di abete bianco. Il monte, sorvegliato dall'alto dai resti dell'antico convento, accoglie l'area di sosta di Sa Puntighedda e innumerevoli fonti d'acqua pura.

Monumento naturale Tassi di Sos Nìbberos Inserito all'interno della foresta di Monte Pisanu, a circa 1.000 metri di quota, è un'area protetta istituita nel 1994 che custodisce una delle foreste di tassi (Taxus baccata) più antiche ed estese d'Italia, con esemplari millenari.

Società

Evoluzione demografica Bono rappresenta storicamente il centro più popoloso e il capoluogo di riferimento socio-economico della regione storica del Goceano. Pur mantenendo un ruolo di centralità territoriale, a partire dalla seconda metà del Novecento il comune ha registrato una flessione demografica, in linea con il generale fenomeno di spopolamento che interessa le aree interne della Sardegna a favore delle zone costiere e dei grandi centri urbani. Nonostante ciò, Bono conserva un tessuto sociale vitale e un forte attaccamento alle proprie radici culturali.

Lingue e dialetti