La world music (in italiano: "musica del mondo"), nota anche come global music o international music, è un genere musicale di contaminazione fra elementi di popular music e musica tradizionale (folk rock e etnica).Nattiez; pag. 1194-1195

I progetti musicali che attingono a tradizioni culturali diverse tendono a travalicare le classificazioni tradizionali.

Sebbene siano generi correlati, la world music non va confusa con il worldbeat, che è incentrato sui suoni percussivi e su un approccio maggiormente "elettronico" e "rock".Nattiez; pag. 1195, 1198

Il termine è divenuto popolare negli anni ottanta come categoria commerciale per la musica tradizionale non occidentale. Nella world music coesistono anche altri sottogeneri, come la ethnic fusion (Clannad, Ry Cooder, Enya).

La world music può includere scale, modi o inflessioni musicali distintive e non occidentali, e spesso fa uso di strumenti tradizionali etnici come il kora, la steel drum, il sitar o il didgeridoo.. Brani di Elena Frolova basati sulla poesia di Marina Tsvetaeva e realizzati con la ricostruzione di un'antica arpa angolare ritrovata sui monti Altaj in Siberia.

Nel periodo della produzione musicale digitale, l'aumento della disponibilità di campionamenti di musica etnica di alta qualità, sound bites e loop provenienti da ogni regione conosciuta nel mondo, ne ha permesso l'utilizzo frequente nella produzione commerciale che ha esposto un ampio spettro di tessuti musicali indigeni e artisti indipendenti.

Alcuni esempi di questo genere sono l'opera di Jon Hassell (generalmente indicato come "padre della world music"), Brian Eno, Peter Gabriel o di Paul Simon.

Storia

Nel 1964, la cantautrice giamaicana Millie Small pubblicò una versione ska di My Boy Lollipop che raggiunse il secondo posto nella UK Singles Chart e nella Billboard Hot 100. Negli anni sessanta, i sudafricani Miriam Makeba e Hugh Masekela ebbero successo negli Stati Uniti e nel 1969 il musicista indiano Ravi Shankar si esibì al Festival di Woodstock suonando il sitar.

Il primo utilizzo del termine "world" in riferimento alla musica, è stato attribuito all'etnomusicologo statunitense Robert E. Brown che, nei primi anni sessanta alla Wesleyan University del Connecticut, realizzò un apposito corso post laurea. Nelle sue lezioni, Brown invitava numerosi artisti provenienti dall'Africa e dall'Asia e organizzava una serie di concerti di musica world.

Nel 1972, il brano Soul Makossa del camerunense Manu Dibango divenne una hit e nel 1976 il gruppo britannico Osibisa pubblicò Sunshine Day. Il nigeriano Fela Kuti fu tra i primi a creare l'Afrobeat, seguito da Femi Kuti, Seun Kuti e Tony Allen. La musica latina verrà sviluppata da musicisti salsa come Jose Alberto, Ray Sepúlveda, Johnny Pacheco, Fania All-Stars, Ray Barretto, Rubén Blades, Gilberto Santa Rosa, Roberto Roena, Bobby Valentín, Eddie Palmieri, Héctor Lavoe e Willie Colón.

Il musicista bretone Alan Stivell unì la musica tradizionale folk, il rock moderno e la world nell'album Renaissance de la harpe celtique del 1972.Bruce Elder. All Music Guide, Renaissance of the Celtic harp. Retrieved 15 July 2009. Nello stesso periodo, il cantautore gallese Meic Stevens rese popolare la folk del Galles. Bob Delyn a'r Ebillion sviluppò in seguito la musica neo-tradizionale in lingua gallese con la fusione di strumenti moderni e tradizionali, come il pibgorn e l'arpa tripla gallese. La libanese Lydia Canaan unì le semiminime e la musica microtonale mediorientale con il folk anglofono, ed è citata nel catalogo degli archivi e della libreria della Rock and Roll Hall of Fame and Museum come la prima rock star del medio oriente.

La diffusione del genere è stata inoltre permessa grazie al successo del reggae che, dopo essersi diffuso dalla Giamaica al resto del mondo a partire dagli anni settanta grazie a Bob Marley e Jimmy Cliff, suscitò l'interesse di importanti case discografiche che iniziarono a pubblicare musica etnica, specialmente africana.Nattiez; pag. 1196

Incontro del 1987 Nel 1986 Paul Simon pubblicò l'album Graceland, un disco caratterizzato dalla riproposizione di suoni di artisti sudafricani come Ladysmith Black Mambazo e Savuka. Il successo del progetto, assieme alle opere di Peter Gabriel e Johnny Clegg, permise l'introduzione della musica non occidentale ad un pubblico più ampio e gli artisti videro in essa un'opportunità.

Nonostante i negozi di musica specializzati fossero stati importanti nello sviluppo del genere nel corso degli anni, le case discografiche, le emittenti e i giornalisti ritenevano difficile creare un seguito a tale musica perché sembrava quantitativamente troppo scarsa.

Il musicista Roger Armstrong riteneva che qualcosa doveva essere fatto:

Il 29 giugno 1987, fu organizzato un incontro in un pub di Londra riguardante la capitalizzazione sul marketing della world music. Tra i partecipanti vi erano il disc jockey Charlie Gillett, l'editore della rivista fRoots Ian A. Anderson e i produttori discografici Joe Boyd e Iain Scott.

La questione principale fu quella di scegliere un nome collettivo con il quale poteva essere classificata tale musica. Inizialmente furono proposti "Worldbeat" e l'uso di prefissi come "Hot" o "Tropical" da aggiungere ai titoli dei generi esistenti, oppure nomi come "Ethnic", "International Pop" e "Roots". Alla fine fu scelto "World music" ma non come il nome di un intero genere ma solo come un qualcosa che le etichette discografiche avrebbero potuto usare sulle copertine per la successiva campagna pubblicitaria.

Descrizione Originalmente la world music era identificata con tutte quelle musiche estranee al repertorio colto occidentale, ed era destinata esclusivamente agli studi accademici. Successivamente, a partire dagli anni sessanta, i flussi migratori, giunti in Occidente, di popoli provenienti dai vari paesi del terzo mondo resero nota la loro musica grazie ai mezzi radio-televisivi nelle metropoli occidentali. Le musiche provenienti da queste culture iniziarono a diffondersi su larga scala a partire dagli anni ottanta, quando alcuni imprenditori iniziarono a fondare etichette indipendenti finalizzate alla distribuzione su larga scala della musica etnica. Ciò determinò una serie di "mescolanze" fra le varie culture musicali che determinò la creazione del genere

Il termine "world music" è impiegato anche come una classificazione della musica che unisce gli stili e i generi occidentali con uno o più generi non-occidentali, spesso definiti come folk o etnici. Tuttavia, la world music include anche stili pop ritenuti all'avanguardia. Brevemente, può essere descritta come la "musica locale da là fuori"fRoots magazine, quoted in N'Dour 2004, p. 1 o " di qualcun altro".Songlines magazine È una classificazione abbastanza vaga con un crescente numero di generi che ricadono sotto l'ombrello della "world music", per catturare trend musicali di stili e trame etniche combinate, includendo elementi occidentali. Come "world music" vengono classificati, in modo simmetrico, quegli artisti africani, sudamericani e così via che sono stati "scoperti" dal "business" della musica pop e che in genere seguono un percorso musicale inverso, partendo dalle proprie tradizioni musicali e "sposandole" a schemi adatti a essere ben accolti dal pubblico europeo e statunitense (come Youssou N'Dour, Ladysmith Black Mambazo, Papa Wemba e altri).

La musica proveniente da tutto il mondo esercita un'ampia influenza interculturale, poiché ogni stile influisce su un altro, e la world music si è rivelata un genere di successo commerciale. Lo studio accademico della world music, come anche quello associato ai generi musicali in generale e a singoli artisti, rientra in discipline come l'antropologia, la folcloristica, studi delle performance e l'etnomusicologia.

La definizione classica e originale di world music fu in parte concepita per distinguere le tradizioni musicali indigene da quelle contaminate dalla cultura pop, e il dibattito su come sia possibile preservare tale percezione all'interno del vasto ed eterogeneo panorama della world è ancora aperto.

In un rapporto del globalFEST del 2014, la giornalista della National Public Radio Anastasia Tsioulcas affermò:

Data l'evoluzione dei sistemi di trasporto e di comunicazione anche solo rispetto all'inizio del XX secolo, non stupisce che le tradizioni occidentali vengano in contatto con quelle di altre culture, con reciproca influenza; in questo senso, è verosimile che il confine fra quella che viene chiamata pop music e la musica etnica diventi via via più sfuggente. I critici di questa tendenza osservano che essa potrebbe portare, sul lungo periodo, a una sostanziale "globalizzazione" della musica che coinciderebbe con un depauperamento delle tradizioni musicali dei popoli. Da questa preoccupazione nasce quindi, come contromisura, l'interesse per lo studio e la preservazione delle tradizioni musicali dei paesi del terzo mondo.

Forme Tra gli esempi di espressioni popolari della world music vi sono le diverse forme della musica classica non europea (come la musica cinese con il guzheng, la raga indiana e i canti tibetani), dell'Europa orientale (come quella nei villaggi dei Balcani o del coro femminile bulgaro Le Mystère des Voix Bulgares), del folk scandivano, della musica latina, indonesiana e di molte altre forme di musica tribale e folcloristica del medio oriente, dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania, dell'America centrale e meridionale.

L'ampia categoria della world music include forme isolate di musica etnica proveniente da diverse regioni geografiche e unite insieme dalla virtù delle loro radici indigene. Nel corso del XX secolo, l'invenzione della registrazione sonora, i voli internazionali low-cost e l'accesso comune alla comunicazione globale tra gli artisti e il pubblico generale ha permesso l'ascesa della musica "crossover". Musicisti di diverse culture e regioni hanno potuto facilmente accedere alla musica registrata di tutto il mondo, vedere e ascoltare musicisti ospiti di altre culture e visitare altri paesi dove poter suonare la propria musica, creando un "melting pot" di influenze stilistiche. Mentre le tecnologie dell'informazione e della comunicazione permettono un accesso maggiore a forme di musica poco conosciute, le pressioni del mercato presentano anche il rischio di aumentare l'omogeneità musicale, l'offuscamento delle identità regionali e la graduale estinzione delle tecniche locali di produzione musicali.

Sottogeneri ibridi

Sin dall'utilizzo del termine da parte dell'industria musicale, il concetto di world music ha iniziato ad includere vari incontri di tradizioni, stili e interpretazioni di musica etnica, e per tali forme derivate sono stati coniati dei generi appositi, come la ethnic fusion e la worldbeat. Tra i principali esempi della world fusion vi sono la musica afro-irlandese degli Afro Celt Sound System, il sound pan-culturale degli AO Music e la musica jazz/folk finlandese degli Värttinä, ciascuno dei quali attinge all'influenza contemporanea occidentale. La worldbeat e la ethnic fusion possono mescolare anche specifici sound indigeni con i più vistosi elementi della musica pop occidentale: l'album Graceland, (1986) di Paul Simon presenta lo stile della musica mbaqanga sudafricana, la collaborazione tra Peter Gabriel e il cantante pakistano Sufi Nusrat Fateh Ali Khan, il progetto francese dei Deep Forest unisce i loop vocali dell'Africa occidentale con i tessuti ritmici e le strutture armoniche del mondo occidentale contemporanei. In Italia, il cantautore Mango ha unito la musica pop e rock con elementi della musica world.