Biografia Nacque il 20 ottobre 1883, come quarto figlio di , un shizokuUna classe sociale in Giappone composta da ex samurai dopo il rinnovamento Meiji dal 1869 al 1947 della prefettura di Fukuoka. Il suo nome all'epoca era Harukichi Inoue. Dopo essersi diplomato alla , lui e la sua famiglia si trasferirono a Tokyo, dove entrò nel dipartimento di inglese della Scuola normale superiore di Tokyo nel 1907. Nello stesso anno, fu adottato da , e cambiò il suo cognome in Shimoi dopo aver sposato sua figlia, . Studiò sotto il poeta , e nel 1911 fondò il , che divenne famoso per le sue recite di fiabe. Le sue opere rappresentative includono Gonzamushi e Come raccontare una storia, che fu pubblicato nel 1917 come libro tecnico. Mentre insegnava in una scuola media femminile e in una scuola normale superiore femminile, studiò anche al dipartimento italiano dell'Università degli Studi esteri di Tokyo, dove imparò l'italiano.

Dopo gli studi effettuati in patria, durante i quali incontrò e venne influenzato da Bin Ueda, Shimoi si trasferì in Italia per studiare Dante, per poi divenire docente di giapponese presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli nel 1915. Attraverso Gherardo Marone, il caporedattore della rivista letteraria La Diana, ha interagito con intellettuali come Benedetto Croce. Ha anche contribuito allo scambio culturale traducendo in italiano il kyōgen di cui era coautore con Gherardo Marone e facendo conoscere poeti giapponesi come e .

Nel 1917, verso la fine della prima guerra mondiale, Shimoi fece la conoscenza del generale Armando Diaz, che gli raccomandò di raccogliere notizie in prima linea per la scrittura letteraria. Andò al fronte come corrispondente di un giornale. Diversamente dalla vulgata corrente, alimentata da foto scattate a Fiume in divisa da Ardito, ma priva di stellette militari, non fece mai parte di alcun Reparto d'assalto né insegnò ai suoi commilitoni l'arte del karate. Non partecipò ad alcun combattimento, ma ottenne di seguire le truppe italiane in avanzata negli ultimi giorni della cosiddetta Battaglia di Vittorio Veneto, documentando ciò in sue lettere, poi raccolte in un libro. Mentre era a Trento, la guerra finì, dopo di che tornò a Napoli.

Dopo la guerra Shimoi funse da collegamento, trasportandone segretamente le lettere, tra Gabriele D'Annunzio, reggente di Fiume, e Benito Mussolini, all'epoca a capo dei Fasci italiani di combattimento e direttore de Il Popolo d'Italia, sfruttando il suo passaporto diplomatico che gli permetteva una grande libertà di movimento. Shimoi era, tra l'altro, tra coloro che per primi seguirono il poeta abruzzese nell'impresa fiumana. D'Annunzio soprannominò Shimoi "camerata Samurai" e "samurai di Fiume". Insieme promossero ed organizzarono il volo propagandistico Roma-Tokyo terminato dall'aviatore Arturo Ferrarin.

Ritornato a Napoli fondò, nel 1920, la rivista di letteratura giapponese Sakura, che sarà edita sino al marzo dell'anno seguente, per un totale di cinque numeri. Nel 1922 partecipò alla marcia su Roma.

Nel 1934 fece da interprete, durante la sua permanenza in Italia, a Jigorō Kanō, fondatore del judo. Le interviste concesse da Kanō furono una spinta fondamentale per lo sviluppo di questa disciplina in Italia.

Ritornato in patria, Shimoi aiutò l'ambasciata italiana di Tokyo a fermare il supporto all'Etiopia delle associazioni di destra giapponesi durante la guerra d'Etiopia e contribuì all'avvicinamento politico fra Italia fascista e Giappone imperiale (che culminerà nel 1940 con la firma del patto tripartito). Shimoi fu uno dei più noti sostenitori giapponesi del fascismo, intravedendo l'analogia tra i principi fascisti e quelli tipici della propria cultura, e in particolare del Bushido, egli sosteneva che il fascismo fosse una conseguenza naturale del risorgimento e che il suo ruolo fosse quello di "movimento spirituale" che rendesse gli italiani un'unità con la loro nazione. Sostenitore del fascismo, Shimoi non fu fascista in Giappone, considerando il movimento come prettamente italiano..

Deluso dall'esito della seconda guerra mondiale, Shimoi si allontanò dalla politica e nel secondo dopoguerra conobbe e divenne amico di Indro Montanelli, giunto in Giappone per dei reportage e per il quale fece da guida nel suo paese natio. Ritiratosi a vita privata, morì nel 1954.

Attività letteraria Shimoi tradusse numerose opere dal giapponese all'italiano e viceversa. Dal giapponese tradusse tra gli altri i poeti Akiko Yosano e Matsuo Bashō, mentre tra gli autori italiani da lui tradotti figurano D'Annunzio e Dante. Per il sommo poeta, Shimoi promosse nel 1920 addirittura la costruzione di un tempio a lui dedicato a Tokyo.

Oltre che traduttore Shimoi fu egli stesso poeta. Sua opera fu Shinto Ponpeo o tou tame ni, dedicata alle rovine della città romana di Pompei.

Opere In lingua giapponese L'arte di raccontare storie di Shimōi Harukichi (お噺の仕方), Dōbunkan, 1917. Il giovane italiano che salvò una nazione sull'orlo del collasso (倒れんとする国家を救ひたる伊国青年), Taimin Club, 1925. A cavallo del siluro (魚雷の背に跨りて), Shinyōdō Shoten, 1926. Visitare la città morta di Pompei (死都ポンペイを訪ふために - Shinto Ponpeo o tou tame ni), a cura di Nippon Yusen, 1926. L'Italia durante la Grande Guerra (大戦中のイタリヤ), Shinyodo Shoten, 1926; traduzione dal giapponese di Stefano Lo Cigno, a cura di Simone Guidi, Idrovolante Edizioni, 2023, ISBN 979-1281143074. Due eroi italiani nati dalla Grande Guerra (大戦が生んだ伊国の二勇士), Teikoku Bunka Kyōkai, 1927. Il movimento fascista e Mussolini (ファッショ運動とムッソリーニ), Bunmei Kyōkai, 1927. La politica del lavoro nel regime fascista (ファッショ政体に於ける労働政策), Shūchōsha, 1932. La politica industriale italiana e la Carta del lavoro (伊国の産業政策と労働憲章), 1933. Lo Stato sindacalista italiano e la politica agricola (伊太利の組合制国家と農業政策), Diamond Publishing, 1933. L'essenza del fascismo e il controllo industriale italiano (フアッシズムの真髄と伊太利の産業統制), Osaka Books, 1933. L'errata concezione giapponese del conflitto italo-etiopico (日本人の誤りたる伊エ紛争観), Tokyo Pamphlet Publishing, 1935. La gioventù Showa e la visione del mondo (昭和の青年と世界の展望), Nihon Shosho, 1937. Le tendenze politiche mondiali che circondano l'entrata in guerra dell'Italia (イタリヤの参戦を回る世界政局の動向), Dipartimento Editoriale dell'Associazione Giapponese, 1940. Alla gioventù rurale (農村青年に与ふ), Uedaya Shoten, 1941.

In lingua italiana Harukichi Shimoi, Gherardo Marone, Poesie giapponesi, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1917.

Nella cultura di massa L'attore Taiyo Yamanouchi lo ha interpretato nella serie televisiva M - Il figlio del secolo di Joe Wright del 2025 e nel film Alla festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari del 2026.

Note

Bibliografia

Voci correlate Moriaki Shimizu Guglielmo Scalise

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