Col nome di archivio Mitrochin ci si riferisce ai materiali che l'ex funzionario del servizio segreto sovietico, il KGB, Vasilij Nikitič Mitrochin (Василий Никитич Митрохин) raccolse durante la sua attività e poi divulgò in tre volumi, pubblicati rispettivamente, nel 1999, nel 2000 e (postumo) nel 2005.
L'archivio fu, in origine, chiamato Dossier Impedian da uno dei nomi in codice di Mitrochin.
L'Archivio Mitrochin in Gran Bretagna
Dopo un fallito tentativo di aggancio ai servizi segreti degli Stati Uniti (presso l'ambasciata Statunitense in Lettonia), fallito poiché gli agenti della CIA non lo ritennero credibile e considerarono i documenti come possibili falsi), Vasilij Mitrochin si presentò il 24 marzo 1992 all'ambasciata britannica nella capitale di uno stato baltico. Ottenne un secondo appuntamento il 9 aprile e portò all'ambasciata oltre duemila cartelle, parte del suo archivio. I diplomatici britannici capirono subito di avere di fronte del materiale scottante: profili di centinaia di agenti del KGB, arricchiti con dettagli e particolari tali da consentire l'identificazione di diverse spie sovietiche di stanza in Occidente.
Dopo che fu informato il capo dei Servizi segreti (SIS), Colin McColl, il quale a sua volta riferì al Primo ministro John Major, una prima parte dell'archivio Mitrochin venne portata in Gran Bretagna. Le autorità britanniche compresero di avere a che fare con una fonte di importanza straordinaria e decisero di proporre all'ex archivista di trasferirsi in Inghilterra in una località segreta. A settembre Mitrochin accettò la proposta e a ottobre il Ministro degli Esteri Douglas Hurd autorizzò l'ingresso di Mitrochin e della sua famiglia.
Intanto, a partire dal maggio 1992 il materiale consegnato al SIS cominciava ad essere tradotto, valutato e trasmesso ai servizi di sicurezza e collegamento. Questa operazione durò alcuni mesi. Successivamente le schede vennero inserite al computer. Alla fine del 1992 il ministro britannico degli Esteri, Jack Straw, poté inviare ai paesi alleati, tra cui l'Italia, le prime informazioni provenienti dall'archivio Mitrochin. Nel frattempo il servizio segreto inglese avviava delle proprie indagini per trovare i necessari riscontri oggettivi. Le ricerche si protrassero per tre anni e nel luglio 1995 vennero consegnate al governo le prime relazioni sommarie.
Il passo successivo fu rendere di pubblico dominio le informazioni raccolte da Mitrochin. Per questo l'ex funzionario russo venne affiancato da uno storico di professione, il professor Cristopher Andrew, che aveva già lavorato con un dissidente dei servizi segreti sovietici, Oleg Gordievskij. La nomina di Andrew a curatore delle pubblicazioni dell'archivio giunse il 16 marzo del 1996. Il lavoro era estremamente lungo e si prevedeva di pubblicare diversi volumi. I due decisero allora di anticiparne il contenuto in una serie di articoli per il maggior quotidiano britannico, The Times.
L'11 settembre 1999 uscì il primo di essi. Scoppiò subito uno scandalo allorché nell'articolo veniva rivelata l'identità di due spie fino allora ignote al controspionaggio di Sua Maestà: Melita Norwood (nome in codice Hola) e John Seymonds (nome in codice Scot). Il governo, messo in evidente imbarazzo, decise di avviare senza indugi un'inchiesta pubblica sulla credibilità di Mitrochin. Al termine dell'indagine, la Commissione parlamentare concluse che Vasilij Mitrochin “è la più informata fonte sovietica che l'Occidente abbia mai trovato”. La Commissione descrisse Mitrochin come un uomo di notevole impegno e coraggio, che aveva rischiato la prigione o la morte nella sua determinazione di rivelare la verità sulla vera natura del KGB. Nel luglio 2000, il governo britannico consegnò ufficialmente a 36 nazioni un totale di 3500 rapporti di controspionaggio basati sulle informazioni fornite dall'ex archivista russo.
Operazioni del KGB nel mondo America Latina Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica ottenne l'egemonia su una metà dell'Europa; successivamente si dedicò ai continenti extra-europei. In America Latina, però, Stalin non preparò nessun piano operativo, giudicando la situazione non ancora favorevole per sfidare gli Stati Uniti nel loro “cortile di casa”. Negli anni successivi alla morte di Stalin (1953) l'URSS mantenne le missioni diplomatiche e le residenze “legali” del KGB soltanto in tre capitali latino-americane: Città del Messico, Buenos Aires e Montevideo (Uruguay). L'attenzione verso il continente aumentò considerevolmente quando emersero due nuovi leader rivoluzionari: Fidel Castro (che conquistò il potere a Cuba nel 1959) e l'argentino Ernesto «Che» Guevara.
La loro fama si era estesa ben al di là dei confini dell'America Latina, raggiungendo anche l'Europa occidentale e gli stessi Stati Uniti. Con Castro e altri carismatici rivoluzionari latino-americani, che si opponevano all'egemonia americana, il prestigio dell'Unione Sovietica nel continente crebbe notevolmente. Il KGB fu in prima linea nelle relazioni tra Cuba e URSS: l'ambasciatore sovietico fu un uomo dei servizi. Anche i primi contatti con Salvador Allende, prima che fosse eletto presidente del Cile, e con Juan Perón, prima che facesse ritorno in Argentina nel 1973 furono gestiti da uomini del KGB. I contatti con i sandinisti durarono circa vent'anni, fino alla loro presa del potere nel 1979.
I servizi segreti sovietici riuscirono anche a sfruttare un'atavica sensazione di risentimento verso l'imperialismo statunitense, molto presente in America latina. I sandinisti presero il potere in Nicaragua un anno prima dell'inizio dell'amministrazione guidata da Ronald Reagan. Per gli Stati Uniti fu uno smacco paragonabile solamente alla vittoria di Castro a Cuba di vent'anni prima. Il Servizio A esercitò una massiccia opera di disinformazione, volta a presentare l'URSS e i suoi alleati nell'America Latina come i Paesi dell'eguaglianza sociale e della pienezza dei diritti.
L'operazione ebbe successo, come confermò un sondaggio condotto alla metà degli anni ottanta presso i docenti universitari messicani, i quali misero gli USA in testa alla lista dei Paesi in cui non desideravano risiedere. Al secondo posto finì il Cile di Augusto Pinochet. Un esempio dell'efficacia della propaganda sovietica nel continente fu la storia, totalmente inventata, dei "bambini rubati", secondo cui ricchi statunitensi facevano rapire bambini poveri dal Sudamerica, poi ne prelevavano gli organi al fine di usarli per trapianti. La storia fu massicciamente pubblicizzata sulla stampa di oltre 50 paesi.
Africa Per lungo tempo gli interessi strategici dell'URSS si fermarono al Mediterraneo. L'unico Paese africano che destò l'interesse di Mosca fu il Sudafrica, il cui partito comunista era stato ammesso nel Comintern fin dal 1922. Dopo Stalin, l'interesse per il continente nero aumentò. A Mosca piacquero molto le denunce dell'imperialismo occidentale proferite dai leader dei Paesi di nuova indipendenza. Si era all'inizio del movimento di decolonizzazione: la prima colonia nera africana a ottenere l'indipendenza fu il Ghana, nel 1957. Nel 1960 il servizio estero del KGB (quello in cui lavorava Mitrochin) costituì un dipartimento specializzato nell'Africa sub-sahariana. In poco tempo, grazie al KGB, l'URSS si costruì l'immagine di forza per la liberazione.
Anche Nelson Mandela iniziò a percepire i comunisti in maniera positiva e giunse ad affermare che «ci sono molti africani che oggi tendono a mettere in relazione il comunismo con la libertà» (1964). I primi investimenti in denaro del KGB andarono alla Guinea e al Mali, due ex colonie francesi. Ma il fallimento, in pochi anni, dell'economia centralizzata in entrambi i paesi fu fonte di delusione. Negli anni seguenti Mosca credette sempre meno alle parole dei leader marxisti, sempre pronti a seguire l'esempio sovietico, ma solo nella speranza di assicurarsi degli aiuti economici.
La fine del colonialismo portoghese e la caduta di Hailé Selassié in Etiopia inaugurarono una nuova fase delle operazioni dei servizi segreti sovietici in Africa. Nel 1974 i comunisti salirono al potere nelle ex colonie portoghesi dell'Angola e del Mozambico. Nello stesso anno anche l'Etiopia fu conquistata dai marxisti. Mosca investì nei tre Paesi risorse ancora maggiori di quelle spese negli anni sessanta per Ghana, Guinea e Mali. Ma i nuovi regimi si rivelarono incapaci di gestire l'economia e furono responsabili di massacri dei propri oppositori, senza che il KGB riuscisse a controllare la diffusione delle notizie in Occidente.
L'unico Paese africano che rappresentò un successo nella storia del KGB fu il Sudafrica. Il Congresso nazionale africano (ANC) ricevette per anni il sostegno di Mosca. La fine della Guerra fredda non modificò le buone relazioni esistenti tra i comunisti russi e quelli sudafricani. Molti militanti dell'ANC nel Sudafrica post-apartheid erano anche membri del Partito Comunista Sudafricano (SACP), tra cui il successore di Mandela, Thabo Mbeki. Ma Mbeki si guardò bene dall'introdurre principi di economia pianificata nel suo Paese. Fece entrare nel governo uomini della sinistra e affidò loro la responsabilità di privatizzare le industrie statali.
Asia Il continente extraeuropeo in cui il comunismo si diffuse maggiormente fu l'Asia, oggetto di interesse sin dagli anni Trenta. I partiti comunisti andarono al potere in Cina, Corea del Nord, tutta l'ex Indocina francese e l'Afghanistan. Eppure, soprattutto i primi due, chiudendosi ermeticamente verso l'estero, crearono non poche difficoltà operative ai servizi segreti sovietici. Il KGB ebbe una parte di responsabilità nella decisione di Stalin di dare il via libera a Kim Il Sung per attaccare la Corea del Sud. All'origine della Guerra di Corea (1950) furono infatti informazioni provenienti dagli Stati Uniti mal interpretate.
L'URSS non riuscì ad instaurare una fattiva collaborazione con la Cina di Mao neanche nei primi anni del dopoguerra, finché il leader di Pechino fu allineato con Mosca: Krusciov non stimava il “Grande Timoniere” e, in privato, non faceva mistero di disprezzare il popolo cinese. Mosca prese male anche la decisione del partito comunista giapponese di allearsi con i comunisti cinesi. A livello di intelligence, ciò significò la fine di una collaborazione con un'importante risorsa e trasformò il Giappone in un obiettivo ostile.
Il Paese con cui l'URSS riuscì ad instaurare le migliori relazioni bilaterali fu il Vietnam del Nord. Mosca fornì ad Hanoi gran parte delle armi durante il conflitto contro il sud e non mancò di lodare l'«eroica resistenza» dei compagni vietnamiti contro l'imperialismo americano. La guerra del Vietnam unì tutte le forze di sinistra del Terzo mondo contro gli Stati Uniti. Ma non fu diretta da Mosca, come credettero i presidenti Kennedy e Johnson. In realtà, Ho Chi Minh non volle mai prendere ordini dall'URSS. I servizi segreti vietnamiti, nonostante il rapporto di collaborazione con gli omologhi russi, tennero il KGB ad una certa distanza. Il KGB, infatti, lamentò di non poter condurre gli interrogatori dei prigionieri americani secondo le proprie modalità. Agli agenti di Mosca fu permesso con riluttanza di osservare le armi americane catturate dai combattenti nordvietnamiti.