Appartenenti a una famiglia d'antica origine,“La famiglia de' Cornazzani di Parma è antichissima. Reputata di origine francese.” Così Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, Parma, Stamperia Carmignani, 1837, p. 304 i da Cornazzano erano vassalli legati ai Canossa e alla Diocesi di Parma. Tennero estesi patrimoni feudali nel Parmense e nel Reggiano. Esponenti della casata si distinsero nel rango di Podestà e ressero le sorti d'importanti città dell'Italia Settentrionale nel secolo XII e XIII; altri si segnalarono come valorosi capitani d’armi, schierati per la pars imperii sotto i vessilli di Federico Barbarossa e Federico II di Svevia.
Le origini Secondo l’Affò, a spingere i da Cornazzano, con Oddone (II) e il nipote Gherardo, a subordinarsi feudalmente ai Canossa “cui forse anche prima aderivano” fu la persecuzione aggressiva dei parmigiani Pallavicino, o Pelavicino.«Questa gran turba cominciò dunque a scorrer qua e là, danneggiando. Una delle prime cose, cred'io, che fosse quella di scacciare dal nostro Contado la famiglia da Cornazzano […] onde poi detto Oddone, e il suo nipote Gherardo si rifugiarono presso la Contessa». I. Affò, Storia della città di Parma, II, Parma 1793, pp. 100-101. Questa ipotesi è fatta propria anche dal Nasalli Rocca: “Matilde aveva anche a Parma i suoi fedeli con qualifiche forse di vassalli, tra i quali sono tipici i Cornazzano, che perseguitati dai Pallavicino si rifugiarono presso la loro signora e fecero parte della sua Corte”. Cfr. E. Nasalli Rocca, Parma e la contessa Matilde, in «Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le antiche Provincie modenesi», s. IX, III, 1963, p. 6.
Questa sudditanza feudale dei da Cornazzano è documentata da testimonianze che dal tempo di Bonifacio di Canossa, terminano con la morte della contessa Matilde, nel 1115. Altri studiosi ritengono che i da Cornazzano si fossero insediati nel Parmense fin dal tempo del vescovo Sigifredo II, appartenente a quella casata, spiegando in tal modo la coesistenza del legame vassallatico con i Canossa e con il Capitolo della Cattedrale di Parma.R. Schumann, Istituzioni e società a Parma dall’età carolingia alla nascita del comune, Parma 2004, pp. 105 e segg. Un’ipotesi che potrebbe essere avvalorata dalla presenza, in due documenti notarili coevi risalenti secondo l’Affò attorno al 1015, con cui il vescovo Enrico di Parma riconfermava in tutte le sue proprietà il convento di San Paolo e dove sono registrati, verosimilmente, i primi nomi dell’agnazione dei da Cornazzano, nella sequenza Oddone (I) e Gerardo (I), ovvero Gerardus filius Oddonis.G. Drei, Le carte degli Archivi Parmensi dei sec. X-XI, II, “Dall’anno 1001 all’anno 1100”, Parma 1928, nn. XVIII, XIX. “In entrambi questi documenti compare la sequenza dei nomi d’appartenenza salica Gerardus filius Oddonis (Oddone I e Gerardo I) secondo una struttura parentale riproducente nelle filiazioni i nomi propri ereditati dagli avi, in questo caso tipica dei Cornazzano. La concatenazione dei nomi di Gerardo e Oddone, assieme a quello di Gandolfo, peculiare in quella famiglia, si ritrova, tradotta in gergo notarile, negli altri atti ufficiali rogati nel secolo XI che raccolgono le loro testimonianze.” Cit. in: P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile ("Fonti e Studi", serie I, XXI), Parma 2017, pp. 9-10.
La prima citazione del nomen da Cornazzano si trova nel placito deciso a Parma il 21 novembre 1046 dal vescovo Dietmar, o Teutemario, vescovo di Coira, messo dell'imperatore Enrico III il Nero.Enrico, noto anche come Arrigo III, fu in realtà incoronato imperatore a Roma solo il mese seguente, a Natale, dal Papa Clemente II, appena intronizzato quello stesso giorno. Nella sentenza di Teutomario emessa dal Palazzo arcivescovile di Parma, si certificò che Oddone (II) da Cornazzano riceveva in beneficio da Cadalo, vescovo di Parma il castello di Pizzo, la foresta di Gazzo e tutti i beni immobili e poderi dello stesso territorio (parte massaricia) appartenenti al Capitolo della cattedrale di Santa Maria di Parma.
Oddone (II) citato nel placito di Teutmario, come Oddo qui dicitur de Cornazano, fu il primo a essere indicato col cognomen della famiglia. In un precedente documento, datato Fornovo 24 ottobre 1045 veniva citato Gandolfo (Gandulfus filius quondam Obdoni) assieme ai nipoti Gerardo (II) e Oddone (II), fratelli e orfani di un defunto Gerardo (Girardus seu Obdo germanis bar[ba] et nepotis filiis quondam Girardi), vassalli di Bonifacio di Canossa. Mediante quell’atto Gandolfo rinunciava a favore di Imilia, badessa poi del monastero di San Paolo in Parma, a ogni diritto sulle sue proprietà e le pertinenze del castello di Giarola e della cappella di San Nicomede. P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, cit., pp, 11-12.
Il 18 giugno 1051 Odo, ovvero Oddone (II), di Gerardo da Cornazzano era a Spilamberto, con Ubaldo, Vuido, Ato, Borello, Alberto e Vulgarello, vassalli di Bonifacio di Canossa, duca e marchese di Toscana, che presiedeva un placito riguardante i diritti sulla corte, il castello e la cappella di Sala nel Modenese a favore di Cadalo vescovo di Parma. Oddone dichiarò allora d’essere vassallo sia del Canossa che della diocesi di Parma.
Il medesimo Oddone, Odo de Cornazzano, quale vassallo dei Canossa, per la marchesa Beatrice di Lotaringia, vedova di Bonifacio, e la figlia Matilde, fu testimone, a Marengo il 18 agosto 1073, ad una donazione di terre che queste possedevano a Castellonchio, a favore del Monastero di San Paolo (Parma). Il 15 maggio del 1076, Gandolfo da Cornazzano, o Gandulfus de Cornazano, compare come testimone dell’atto di donazione da parte di Giulia, vedova di Arcoino, di due masserizie nel Reggiano,, a Prato Arneri presso Corviaco (oggi Cavriago, e a Casale Revani di Poviglio, a favore del Capitolo della Cattedrale di Parma dove era arcidiacono suo figlio Giovanni. Sempre nella cattedrale di S. Maria, il 2 gennaio 1090, si legge in un atto rogato da Adegerius notarius sacri palacii, si trovava il canonico Lanfrancus, filius Gandulfi de Cornazano. Cfr. ivi, Cfr. ivi, n. pp. 233–234.G. Drei, Le carte degli Archivi Parmensi dei sec. X-XI, II, “Dall’anno 1001 all’anno 1100”, nn. CXXVII, CXLVII, pp. 203-234. 5nn. XVIII, XIX. Cfr. P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, cit, pp. 13-14.
Il 9 dicembre 1081, Oddone (II) da Cornazzano e il pronipote Gerardo (III) risultano esser stati testimoni per Matilde di Canossa a Reggio come risulta in un atto di donazione fatta al monastero di San Prospero.E. e W. Goez (a cura di), Die Urkunden und Briefe der Markgräfin Mathilde von Tuszien, Hannover 1998, n. 3, p. 117 Gerardo (III) compare ancora come testimone nel 1096 a Piadena, e nel 1099 a Lucca, e quindi, il 29 marzo 1101, in un atto rogato a Guastalla, con cui la contessa, invocata dall’arciprete Giovanni, riconfermava la sua alta tutela al locale monastero di San Pietro. Infine, nel 1113 il medesimo Gerardo (III), vassallo di rango, compare nel seguito di Matilde, in curte Pigognage, a Pegognaga nel mantovano, ove la contessa maestosamente fece donazione di un manso, bosco e pascolo posti sull’isola di Revere, all’abbazia di San Benedetto in Polirone.Cfr. P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile, cit, p. 14. L’abbazia benedettina di San Benedetto Po, fondata da Tedaldo di Canossa, nonno di Matilde e dove la gran contessa trovò la sua prima sepoltura, nel 1115, prima di essere traslata nella basilica di San Pietro, a Roma.
Defunta Matilde di Canossa, il 24 luglio 1115, i da Cornazzano passarono immediatamente fra i fautori dell’imperatore L’8 aprile 1116, Gerardo (III), Girardus de Cornazano, si trovò tra i cives parmenses testimoni al placito tenuto dall’imperatore Enrico V di Franconia a Reggio con il quale i figli di Gerardo de Herberia furono obbligati a restituire alla Chiesa di Parma la corte di Marzaglia, nel Modenese. Il medesimo Gerardo nel maggio 1116 nella rocca di Governolo è nel seguito di Enrico V durante la cerimonia d’acquisto da parte dell’imperatore, dell’eredità di Matilde.A. Overmann, La contessa Matilde di Canossa , traduzione italiana, Roma 1980, n. 50, p. 42.
Nel 1116 i membri della famiglia da Cornazzano sono elencati fra gli eminenti cives parmenses e si trovano inseriti col prestigio di protagonisti nelle strutture civiche comunali fino al XIII secolo. Tra questi, un Giacomo da Cornazzano nel 1179 ricoprirà l'importante carica di Rettore della Società dei Militi che tutelava gli interessi politici dell'aristocrazia nell'ambito del Parmense.
Il 3 agosto 1136 un altro Oddone manifestò con propria sentenza (iudicatum) che, se fosse morto senza discendenza maschile, avrebbe fatto donazione di metà dei propri possedimenti nella contea di Parma ai suoi vassalli, decisione che rivela come egli fosse al vertice una sequela di milites minores, a lui subordinati.
Rimanevano esclusi dal lascito i beni che Oddone destinava alle chiese di San Giovanni e di Maria di Parma. Queste proprietà erano situate in terra di Sissa, alla foce del Taro, confinanti con Palasone e le rocche di San Secondo Parmense e Pizzo. Quando, poi i canonici della cattedrale di Parma, nella seconda metà del XII secolo, instaurarono sui medesimi luoghi una loro signoria territoriale i rapporti con i da Cornazzano s'inasprirono. La famiglia uscì soccombente dal conflitto con il Capitolo episcopale e fu costretta a vendere quei possedimenti.In seguito tuttavia i rapporti vassallatici con la Chiesa maggiore di Parma furono ripristinati, probabilmente ricorrendo all'influenza di un membro della famiglia, Aicardo da Cornazzano, Preposto della Diocesi di Parma. Tale risulta in un privilegio datato 25 febbraio 1146 di papa Eugenio III conservato nell'Archivio capitolare di Parma.
Il 14 marzo, 1140, Gerardo (III) da Cornazzano, Gerardus de Cornazzano, fu esortato dai Piacentini a divenire loro cittadino. I consoli per incoraggiarlo gli avevano donato una casa e apprezzabili benefici. Il figlio, Gerardo (IV), ovvero Gerardus filius predicti Gerardi, fu caricato dell’onere di dimorare a Piacenza almeno un mese all’anno in tempo di pace e per tre con lo stato di guerra. L’Affò ha rilevato: «In tal guisa la famiglia da Cornazzano originaria di Parma restò divisa in due principali rami propagati nelle due Città con molto splendore. E certamente Gerardo non tardò a essere in Piacenza riputato altamente; conciossiaché in un atto al seguente anno spettante vedesi posto al rango stesso che i Marchesi Malaspina, il Marchese Cavalcabò, e il Marchese Pelavicino».Ed aggiunge: “Nel Registro Mezzano della Comunità di Piacenza leggesi l'accordo fatto da Gherardo co' Piacentini il giorno 14 di Marzo del 1140 alla presenza de' Consoli, e del Vescovo Arduino.“. In I. Affò, “Storia della città di Parma“, II, cit., pp. 178-179, nota.
Al servizio dell’imperatore Gerardo (IV) da Cornazzano conquistò un ruolo importante come fedele capitano d’armi al seguito di Federico Barbarossa, sovrano del Sacro Romano Impero.