Secondo la Costituzione del Giappone, l' è il capo di stato e monarca formale del Giappone, simbolo dello stato e dell'unità del popolo: secondo la costituzione del 1947, l'imperatore è una figura simbolica e cerimoniale della monarchia parlamentare; dal 1979 (anno della deposizione di Mohammad Reza Pahlavi, Scià di Persia) il monarca giapponese è l'unico al mondo ad avere dignità imperiale; l'attuale sovrano è Naruhito, salito al trono del crisantemo il 1º maggio 2019 dopo l'abdicazione del padre, l'Imperatore Akihito.
Il ruolo dell'imperatore del Giappone ha sempre oscillato tra quello di un capo religioso di alto grado, con grandi poteri simbolici, e quello di monarca estremamente potente; è esistito un autentico culto imperiale (l'Arahitogami) che vedeva l'imperatore come entità sovrannaturale discendente da divinità millenarie; il termine tennō, sovrano celeste, che venne adottato per la prima volta nel VII secolo, era già in uso nel paese prima di tale adozione, e veniva usato per definire i , i leggendari guardiani del mondo nella tradizione shintoista e buddhista.
Malgrado l'impero fosse stato fino ad allora una monarchia assoluta, a differenza dei regnanti occidentali, gli imperatori giapponesi erano considerati degli dei, pertanto nessuno osava opporsi alle loro "divine" gesta, ritenute perfette ed incontestabili; dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, il palazzo imperiale è stato denominato prima "Kyūjō" (宮城), poi "Kōkyo" (皇居), ed era situato nell'antico sito del castello di Edo (江戸城) nel cuore di Tokyo; i precedenti imperatori hanno risieduto a Kyoto per quasi undici secoli.
Tuttavia, la dinastia imperiale del Clan Yamato, ininterrotta da 2600 anni, fu spesso affiancata dagli shōgun, potenti governanti e ufficiali dell'esercito dotati di poteri assoluti de facto. La decadenza del potere della famiglia imperiale iniziò con l'ambizione di Minamoto no Yoritomo, fondando nel 1192 il primo bakufu, ma fu Tokugawa Ieyasu a portarla a termine, creando nel 1603 uno Stato feudale arretrato e isolato dal resto del mondo che i suoi discendenti dominarono per due secoli e mezzo, fino alla restaurazione del 1868, quando il Giappone si aprì alla politica e all'economia internazionale.
Storia Nonostante l'imperatore sia sempre stato un simbolo della continuità con il passato, il grado di potere che ha esercitato è variato considerevolmente durante la storia del Giappone.
Origine La leggenda che accompagna la nascita dello stato giapponese vuole che il capostipite della dinastia imperiale, il primo sovrano Jinmu, fosse un pronipote della , una delle principali divinità shintoiste (Kami). In base a questa tradizione, i sovrani giapponesi sono sempre stati considerati discendenti diretti degli dei.
Le notizie riguardanti i più antichi imperatori di cui si abbia testimonianza nei libri Kojiki e Nihonshoki, . Il primo monarca che è stato generalmente accettato dagli storici come effettivamente esistito fu l'imperatore Ōjin. I due antichi testi, redatti all'inizio dell'VIII secolo, affermano che la famiglia imperiale ha mantenuto una discendenza continua, anche se molti storici credono oggi che molti degli antichi imperatori descritti come discendenti di Ojin non avessero in realtà alcun collegamento genealogico con il loro predecessore. Tuttavia, la genealogia che inizia con l'imperatore Keitai, che salì al trono nel 507, può essere considerata realistica; ciò significa che la dinastia è continuata almeno per anni.
Consolidamento della dinastia L'attuale titolo imperiale di , secondo buona parte della storiografia, fu introdotto per il regno dell'imperatore Tenmu (672-686). Fino ad allora i sovrani avevano regnato con il titolo di , oppure anche "grande re di Yamato" (ヤマト大王/大君).
I clan dell'antica provincia di Yamato, che corrisponde all'attuale prefettura di Nara, costituirono il regno che, nel periodo Kofun (250-538), si espanse conquistando buona parte dei territori delle isole di Honshū, Kyūshū e Shikoku. Altre aree dell'odierno Giappone, popolate principalmente da tribù indigene come Emishi, Hayato e Kumaso, si trovavano al di fuori dei confini del regno di Yamato. A seguito di tali conquiste, ai sovrani di Yamato fu riconosciuto il titolo di di Yamato. Fu solo a partire dal VII secolo che il "grande regno" venne chiamato impero, ed il titolo di imperatore fu esteso a tutti i sovrani precedenti della dinastia.
Il V secolo fu anche interessato da avvenimenti epocali, come le immigrazioni di massa, che favorirono la formazione del popolo giapponese. In quel periodo furono inoltre intensificati gli scambi commerciali con la Cina e la Corea, dalle quali arrivarono grandi novità in campo educativo, con l'introduzione del sistema di scrittura cinese, in quello religioso, con l'avvento del buddhismo ed in quello tecnologico.
Secondo alcuni storiografi, la prima dinastia dei sovrani di Yamato ebbe termine con l'imperatore Buretsu, che morì nel 507 senza avere avuto figli. L'aristocrazia scelse come nuovo sovrano Keitai che, pur avendo tra i suoi antenati l'imperatore Ōjin, prima di accedere al trono del Crisantemo era diventato sovrano del regno di Koshi e fu quindi considerato il capostipite della nuova dinastia.. Alla metà del VI secolo, le antiche famiglie regnanti si erano congiunte genealogicamente con la nascita di Kinmei e di suo figlio, dai quali si è generata l'attuale linea di discendenza imperiale.
Alcune date e alcuni dettagli sono al centro di una disputa tra gli storici giapponesi. Molti degli imperatori presenti nella lista tradizionale degli imperatori del Giappone morirono giovanissimi, senza aver effettivamente governato il paese. Altri furono manovrati dai loro predecessori, che si ritiravano spesso in monastero ma continuavano ad esercitare la loro influenza in un processo chiamato "governo del chiostro".
I clan Ci sono stati sei clan di origine non-imperiale che hanno controllato gli imperatori giapponesi: i Soga (circa 530-645), i Fujiwara (645-1070), i Taira (per un periodo relativamente breve), i Minamoto (e il bakufu Kamakura) (1192-1331), gli Ashikaga (1336-1565) e i Tokugawa (1603-1867). Durante i periodi di influenza delle famiglie Minamoto, Ashigaka e Tokugawa, ogni shogun doveva essere riconosciuto ufficialmente dagli imperatori, e rimanere "formalmente" al comando del potere militare, senza poter imporre la propria volontà in campo politico.
Dispute L'affermazione del ceto dei samurai, a partire dal decimo secolo, indebolì gradualmente il potere della famiglia imperiale, portando un periodo di instabilità. Gli imperatori del chiostro entravano spesso in conflitto con quelli regnanti; un notevole esempio è la ribellione di Hōgen del 1156, in cui l'ex imperatore Sutoku tentò di prendere il potere dall'imperatore Go-Shirakawa, allora regnante, ed entrambi poterono contare sull'appoggio di diversi clan di samurai. Altri esempi, come la ribellione dell'imperatore Go-Toba contro lo shogunato Kamakura, e la restaurazione Kemmu durante il periodo dell'imperatore Go-Daigo, dimostrano la grande lotta di potere tra la dinastia imperiale e il governo militare del Giappone.
Periodo Nanbokucho La conseguenza della restaurazione Kemmu fu il , detto anche Periodo delle Corti del Nord e del Sud, che va dal 1336 al 1392 e che vide l'esistenza e la contrapposizione tra due contemporanei imperatori agli inizi dello shogunato Ashikaga. La Corte del Nord fu insediata dallo shogun Ashikaga Takauji a Kyōto, mentre la Corte del Sud fu fondata dall'imperatore Go-Daigo che aveva trovato rifugio a Yoshino presso Nara.
Le due corti si contesero aspramente il prestigio e il diritto di governare fino alla sconfitta del Sud nel 1392 e la riunificazione. Furono entrambe guidate da un monarca di sangue imperiale non interrompendo così la millenaria tradizione. Nonostante la sconfitta subita, gli imperatori della dinastia del Sud sono considerati dagli storici, a partire dal XIX secolo, i monarchi legittimi del Giappone in quanto furono sempre in possesso delle insegne imperiali. Gli imperatori del Nord vengono generalmente annoverati nelle genealogie come "pretendenti" al trono.
Questioni territoriali Fino a pochi secoli fa, il territorio del Giappone non comprendeva alcune regioni remote che fanno parte dell'attuale territorio. Il nome Nihon venne coniato solo nel VII secolo. Buona parte dell'unificazione del paese avvenne durante il periodo di reggenza che il principe Shotoku svolse per conto della zia, l'imperatrice Suiko. L'imperatore era considerato un'incarnazione riverita dell'armonia divina piuttosto che il capo dell'amministrazione del governo.
In Giappone è stato facile per ambiziosi signori locali esercitare il potere effettivo, se questo non era in contrasto con la posizione dell'imperatore. L'odierno governo parlamentare rappresenta la continuazione di questa tendenza, così come è accaduto in passato nel rapporto della casa imperiale con gli shogun, i reggenti, i signori della guerra, i guardiani, ecc.
Storicamente, il titolo di tennō in giapponese non ha mai comportato effettive acquisizioni territoriali, al contrario di quanto succedeva per i sovrani europei. La posizione di imperatore è un fenomeno indipendente dal fattore territoriale; l'imperatore è stato tale anche quando ha avuto effettivo controllo su una sola provincia (come accadeva talvolta con le corti settentrionali e meridionali).
Gli Shogun A partire dagli ultimi anni del XII secolo fino al 1867, il potere effettivo era nelle mani degli shōgun, che ricevevano in teoria la loro autorità dall'imperatore. Quando gli esploratori portoghesi ebbero i primi contatti con il Giappone (nel cosiddetto periodo Nanban), paragonarono il rapporto fra imperatore e shogun a quello tra Papa (figura spirituale, con poco potere temporale) e re (figura temporale con grande potere politico), sebbene questo paragone non sia pertinente, in quanto, come l'imperatore, il papa ha esercitato il potere temporale e politico con diverse intensità nella storia.
Il Rinnovamento Meiji
Il rinnovamento Meiji fu una sorta di rivoluzione che si compì con l'avvento al potere di Satsuma e Chōshū e con la caduta dello Shogunato Tokugawa. Il padre dell'imperatore Mutsushito, l'imperatore Kōmei, vide aumentare il proprio potere ai danni dello shogun dopo che la nave del Commodoro Matthew C. Perry ebbe visitato la città di Edo, l'odierna Tokyo. Nella seconda metà del 1800, le dinamiche tra la corte imperiale e lo Shogunato cambiarono radicalmente.
Komei riuscì ad affermarsi contro lo Shogunato proprio perché quest'ultimo non era riuscito ad espellere gli intrusi, suscitando le ire dei nobili e dello stesso imperatore. I clan contrari allo shogun e i rōnin, i samurai decaduti, si unirono nello slogan "sonno, joi", ossia "rispetto per l'imperatore, espellete i barbari". Satsuma e Chōshū approfittarono di questi disordini per attaccare le forze di Tokugawa, ottenendo un'importante vittoria militare nei dintorni di Kyoto. Nel 1868 fu dichiarata la "restaurazione imperiale", e lo Shogunato fu spogliato di tutti i suoi poteri. Il sovrano e la sua famiglia ripresero il ruolo di effettiva guida politica del paese che avevano perso da anni. Gli anni successivi avrebbero visto importanti disordini, tumulti e sporadiche ribellioni.
L'Imperatore e l'esercito Fino al 1946 i monarchi giapponesi sono sempre stati formalmente i comandanti dell'esercito e della marina, ma nella pratica non agivano come tali.
La dichiarazione della natura umana dell'imperatore
Con la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, il paese andò incontro ad una serie di grandi mutamenti. L'occupazione delle truppe americane, comandate dal generale Douglas MacArthur, costrinse i giapponesi a perdere gran parte del senso di superiorità derivante dall'essere un popolo discendente dagli dèi.