La nazionale maschile di calcio dell'Arabia Saudita (), i cui giocatori sono soprannominati "i figli del deserto", "i falchi" () o "i verdi" (), è la squadra maschile maggiore di calcio che rappresenta la Saudi Arabian Football Federation (la Federazione calcistica dell'Arabia Saudita affiliata alla FIFA, all'AFC e alla WAFF).

Tra le nazionali asiatiche storicamente più valide, nel suo palmarès annovera tre Coppe d'Asia (1984, 1988 e 1996), torneo in cui ha raggiunto il numero record di sei finali disputate. A livello giovanile vanta la vittoria di un campionato mondiale under-17 (1989). Conta sei partecipazioni alla fase finale della Coppa del mondo (1994, 1998, 2002, 2006, 2018, 2022 e 2026), dove raggiunse gli ottavi di finale nel 1994.

Occupa la 61ª posizione nella classifica mondiale della FIFA.

Storia Primo ventennio (1950-1974) Fu nei primi anni 1950 che si formarono le prime compagini saudite. Il 27 giugno 1951 i migliori giocatori di Al-Wahda e Al Ahli si riunirono per affrontare in amichevole una selezione di funzionari del Ministero della Sanità dell'Egitto. Il giorno dopo la compagine affrontò un'altra formazione saudita, questa volta composta da giocatori da Al-Ittihad e Al-Hilal.

Nel 1956 fu costituita la federazione calcistica saudita, che si affiliò nello stesso anno alla FIFA e alla AFC.

Il 20 ottobre 1957 la nazionale saudita esordì ufficialmente battendo per 3-1 la ai Giochi panarabi a Beirut, in Libano. Questa partita fu anche il primo incontro internazionale giocato nel Stadio Città Sportiva Camille Chamoun della capitale libanese. Guidata dall'ex nazionale egiziano Abdulrahman Fawzi, la squadra saudita perse contro la e poi pareggiò contro il padrone di casa. A causa di una differenza reti sfavorevole rispetto alla Siria, la squadra fu eliminata al primo turno del torneo.

Nel 1961 l'Arabia Saudita partecipò nuovamente ai Giochi panarabi, che si disputarono a Casablanca, in Marocco. Per la nazionale il torneo fu molto negativo: quattro furono le sconfitte consecutive (tra cui un 13-0 contro la e un 13-1 contro il ) e una sola la vittoria, contro il (4-0). Due anni dopo, allenata dal tunisino Ali Chaouach, la squadra subì una nuova netta sconfitta contro l'Egitto (7-0).

Nel dicembre 1967 l'Arabia Saudita batté per 4-0 la in amichevole a Tunisi e il 17 gennaio 1969 perse contro la nella prima partita giocata in patria.

Dagli anni 1970 l'Arabia Saudita partecipò alla Coppa delle Nazioni del Golfo, raggiungendo per due volte la finale e ottenendo un terzo posto nelle prime tre partecipazioni. Nel 1975 la federcalcio ingaggiò come selezionatore l'ex campione ungherese Ferenc Puskás, primo europeo a guidare i sauditi.

Ingresso sulla scena internazionale (1975-1981)

Il 2 aprile 1975 a Baghdad la squadra saudita disputò il suo primo match ufficiale in Asia, contro l'. Si trattava di una partita valida per le qualificazioni alla Coppa d'Asia 1976, per ottenere la quale i sauditi battagliarono in un girone con e . Il secondo posto finale alle spalle degli iracheni garantì l'accesso alla fase finale del torneo, ma la nazionale allenata da Puskás non partecipò alla Coppa d'Asia perché la federazione decise di ritirarsi dalla manifestazione per ragioni ignote.

La nazionale partecipò poi alle eliminatorie per le Olimpiadi di Montréal del 1976. In un girone con , , e , i sauditi ottennero due vittorie e due sconfitte, risultato che non permise di qualificarsi al torneo canadese.

Nel maggio 1976, dopo un'edizione della Coppa del Golfo particolarmente deludente (quinti posto con un bilancio di quattro sconfitte in sei partite), Puskás lasciò il posto all'inglese Bill McGarry, il cui obiettivo immediato fu qualificare la squadra al , nella prima campagna di qualificazione mondiale per l'Arabia Saudita. Inserita nel gruppo 3 con e (l', inserito nel medesimo gruppo, si ritirò), la nazionale debuttò il 12 novembre 1976 con una vittoria a domicilio contro la Siria, prima di subire tre sconfitte consecutive e concludere il girone al secondo posto alle spalle degli iraniani, fallendo così la qualificazione. McGarry lasciò l'incarico al connazionale Danny Allison.

La federazione decise di non iscrivere la nazionale alle eliminatorie della Coppa d'Asia 1980, disputata in Kuwait.

Nel 1979 la quinta edizione della Coppa del Golfo vide i sauditi terminare al terzo posto.

In questi anni alla guida della nazionale dei verdi si alternarono vari commissari tecnici. Ad Allison successe un altro inglese, David Woodfield, che rimase in carica solo per qualche mese. Nel 1981 la federcalcio saudita affidò la panchina della nazionale al brasiliano Rubens Minelli, che avrebbe portato a Riad i primi trofei.

Primi successi (1982-1990)

Impegnata nelle qualificazioni al , l'Arabia Saudita terminò il girone 2 al primo posto. Tutti i match si disputarono a Riad, dove i sauditi batterono , , e , vincendo così il girone. Ebbe dunque accesso alla seconda fase, dove finì ultima alle spalle di , e , con un bilancio di un pareggio e cinque sconfitte in sei partite. La federazione decise di sollevare Minelli dall'incarico e di affidare la squadra al suo connazionale Mário Zagallo, già due volte campione del mondo con il come calciatore e all'epoca allenatore dell'.

Zagallo esordì nella Coppa del Golfo 1982, organizzata dagli Emirati Arabi Uniti. L'Arabia Saudita ottenne due sole vittorie (contro Qatar e ) e chiuse al quarto posto, superata da nazionali che aveva battuto appena qualche mese prima. Nei Giochi Asiatici del 1982 la squadra riuscì a piazzarsi terza.

Nel 1983 la squadra araba non disputò alcun match, ma Zagallo fu impegnato alla guida della nazionale olimpica, che per la prima volta si qualificò per le Olimpiadi, quelle di Los Angeles 1984.

Il 26 maggio 1984, dopo la sconfitta per 4-0 contro l'Iraq arrivata durante la Coppa del Golfo a Mascate, in Oman, Zagallo fu esonerato. La federazione decise di nominare selezionatore Khalil Ibrahim Al-Zayani, primo saudita a ricoprire l'incarico.

Dopo aver condotto la nazionale saudita sul podio nella Coppa del Golfo 1984, Al-Zayani guidò i suoi nella fase finale delle Olimpiadi di Los Angeles 1984, dove i sauditi ottennero tre sconfitte in altrettante partite, contro Brasile, Marocco e Germania Ovest. Majed Abdullah è l'unico marcatore saudita del torneo, grazie al gol nel match inaugurale contro la Seleção, perso per 1-3.

L'Arabia Saudita vinse poi la Coppa d'Asia 1984 a Singapore. Nell'ottobre 1984 a Gedda batté , , e senza subire gol, accedendo così alla fase finale del torneo. Qui vinse il girone con , , e grazie a due vittorie e due pareggi in quattro partite. In semifinale ebbe la meglio sull' per 5-4 ai tiri di rigore (1-1 dopo i tempi supplementari) e in finale sulla , battuta per 2-0. Per i sauditi fu il primo alloro continentale.

L'anno dopo l'Arabia Saudita fu eliminata al primo turno delle qualificazioni asiatiche al : dopo lo 0-0 dell'andata, perse per 1-0 contro gli . Prese poi parte alla Coppa araba 1985, debuttando nel torneo, che organizzò, con un terzo posto. Nel 1985 perse la Coppa delle nazioni afro-asiatiche contro il , che si impose per 4-1 nella partita di andata a Yaoundé e fu sconfitto per 2-1 nella partita di ritorno a Ta'if. Nel settembre del 1986 l'Arabia giunse a disputare la finale delle Giochi asiatici di Seul, dove perse contro la padrona di casa.

Nel 1987 la panchina della nazionale conobbe vari avvicendamenti, passando prima da Al-Zayani all'uruguaiano Kosia Tastilo e da questi al connazionale Omar Borrás e poi ai brasiliani Osvaldo e Galletti, prima dell'arrivo, nel 1988, di un altro brasiliano, Carlos Alberto Parreira, vincitore della Coppa d'Asia 1980 alla guida del Kuwait.

Nel 1988, che si aprì con un pari (2-2) in amichevole contro la , l'Arabia Saudita fu impegnata in varie competizioni, tra cui la Coppa del Golfo, ospitata in casa, e la Coppa d'Asia 1988 in Qatar, ai cui nastri di partenza si presentò come Campione in carica.

Nella Coppa del Golfo gli arabi non andarono oltre il terzo posto, in un torneo dominato dall'. A marzo, nella Coppa del Golfo, i sauditi, presenti al torneo con una formazione composta da giovani, si piazzarono terzi nel girone composto da sette squadre, con un bilancio di due vittorie, tre pareggi e una sconfitta. A luglio gli uomini di Parreira si recarono in Australia per partecipare alla Gold Cup del Bicentenario, un torneo amichevole che celebrava i 200 anni dell'indipendenza del paese oceaniano. Classificatisi ultimi nel girone dopo un pari all'esordio contro l' e due sconfitte contro e , persero anche la finale per il terzo posto, di nuovo contro gli argentini.

A novembre il C.T. brasiliano convocò un gruppo ristretto di quindici giocatori con l'obiettivo di vincere nuovamente la Coppa d'Asia. Dopo aver convinto nelle amichevoli pre-torneo (pari contro l' e vittoria contro la ), l'Arabia Saudita riuscì nell'impresa di confermarsi Campione d'Asia. Dopo aver vinto il girone di cinque squadre con due vittorie e due pareggi in quattro partite, batté infatti l' in semifinale (come quattro anni prima) e, dopo i tiri di rigore, la nella finale disputata a Doha. Una delle chiavi del successo fu la solida difesa, che incassò un solo gol, contro il , in sei incontri.

Epoca d'oro (1990-1996) Bicampione d'Asia in carica, nel 1989 l'Arabia Saudita iniziò le qualificazioni al con grandi aspettative e la speranza concreta di accedere per la prima volta nella sua storia alla fase finale del torneo, in programma in Italia. Vinto il primo girone eliminatorio nel marzo 1989 grazie al primo posto davanti a e (tre vittorie e un pareggio in quattro partite), la squadra saudita cadde però nel turno finale, un girone a sei squadre che si affrontarono a Singapore ad ottobre. I ragazzi di Parreira si piazzarono quinti con un bilancio di una vittoria, due pareggi e due sconfitte, fallendo l'accesso al Mondiale del 1990.

Parreira lasciò l'incarico per passare sulla panchina degli , appena qualificatisi per il Mondiale italiano. Al suo posto arrivò sulla panchina saudita il turco Metin Türel.

Dopo aver rinunciato a partecipare alla Coppa del Golfo del 1990, nello stesso anno la nazionale saudita prese parte ai Giochi Asiatici di Pechino, dove superò e prima di arrendersi ai rigori alla ai quarti di finale. Türel si dimise rinunciando al proprio contratto, valevole sino all'autunno 1992.

La partecipazione dell'Arabia Saudita del nuovo C.T. Veloso ai Giochi panarabi del 1992 in Siria fece da preludio alla partecipazione alla Coppa re Fahd 1992, l'antesignana della Coppa delle Confederazioni FIFA. A Riad, nell'ottobre 1992, i sauditi, campioni d'Asia in carica e paese ospitante, vinsero per 3-0 la semifinale contro gli e persero per 1-3 la finale contro l', piazzandosi secondi nel torneo.

Nove giorni dopo la finale contro l'Argentina i sauditi allenati da Nelsinho Rosa si presentarono alla Coppa d'Asia 1992, giocata in Giappone, come bicampioni in carica, con l'obiettivo di diventare campioni per la terza volta di fila, fatto senza precedenti nella storia del calcio asiatico, ancor più consecutivamente. Vinto il girone con , e , gli uomini di Martins eliminarono gli Emirati Arabi Uniti in semifinale (2-0) e si qualificarono per la terza volta consecutiva per la finale della competizione. L'8 novembre 1992, di fronte a 60.000 spettatori accorsi all'Hiroshima Big Arch, il Giappone padrone di casa batté per 1-0 l'Arabia Saudita, laureandosi per la prima volta Campione d'Asia e infliggendo agli avversari la prima sconfitta dopo 17 risultati utili consecutivi in Coppa d'Asia.

Alla delusione giapponese seguì il terzo posto nella Coppa del Golfo 1992, con un bilancio di tre vittorie e due sconfitte.