LOspizio Sant'Erasmo è un edificio di ricovero di Legnano. L'ospizio originario, che venne realizzato tra il XIII ed il XIV secolo, fu demolito nel 1926. Venne sostituito nel 1927 da un edificio moderno avente la medesima funzione e lo stesso nome.. Sorge a fianco dell'omonima chiesa ed è il più antico ente legnanese di beneficenza..

Storia Le origini Nello stesso luogo dove fu fondato nel Medioevo l'ospizio Sant'Erasmo esisteva probabilmente una costruzione molto antica. Le prime tracce di presenza umana in questo luogo sono infatti collegate a una tomba del III secolo a.C. trovata da Guido Sutermeister, che risale al periodo della conquista romana della pianura padana.

In epoca romana Legnano era collegata alle zone limitrofe attraverso importanti vie di comunicazione, la più importante delle quali era una strada romana costruita nel I secolo che costeggiava il fiume Olona in corrispondenza del moderno corso Sempione e che collegava l'antica Milano al Verbano, la via Severiana Augusta..

Non è quindi escluso che lungo questa via di comunicazione, già in tempi remoti, sia stato costruito un importante edificio di riferimento per i viandanti, che in epoca medievale si trasformò nell'ospizio Sant'Erasmo. Il Medioevo fu infatti percorso da intensi fermenti religiosi che portarono, tra l'altro, alla costruzione di molte chiese, santuari, monasteri e ospizi gestiti da religiosi, nonché all'indizione di crociate.

Il primo documento che cita l'ospizio Sant'Erasmo è datato 7 giugno 1290. questa testimonianza scritta si riferisce a un lascito testamentario di un mercante milanese, Paxius de Ossona, che dono parte delle sue sostanze una trentina di strutture ospedaliere dell'arcidiocesi di Milano, tra cui l'ospizio Sant'Erasmo, a cui lasciò 20 soldi. Su un altro documento è invece riportato che un anno e mezzo dopo la data del lascito testamentario, era magister dell'ospizio Sant'Erasmo un certo frate Bernabò.

Bonvesin de la Riva e l'ospizio

Alcuni autori fanno risalire la sua origine a Bonvesin de la Riva, scrittore e poeta duecentesco che soggiornò per lungo tempo a Legnano. Sulla sua lapide mortuaria era infatti riportato che:

Inoltre, su un lascito testamentario del celebre scrittore e poeta lombardo che è datato 18 agosto 1304, è menzionato il desiderio di Bonvesin de la Riva di lasciare parte delle sue ricchezze ai frati dell'ospizio Sant'Erasmo. Sul testamento, in particolare, era anche riportato che Bonvesin de la Riva avesse destinato all'ospizio una donazione pari all'affitto di 100 soldi, denaro che i monaci gli corrispondevano annualmente, con l'obbligo, da parte dei religiosi, definiti nel documenti i fratres, di dedicare una messa settimanale al grande poeta duecentesco in perpetuum, cioè per sempre; ciò testimonia, tra l'altro, anche il forte legame tra l'ospizio e il poeta..

Il legame di Bonvesin de la Riva e l'ospizio Sant'Erasmo è spiegato anche dall'interesse che aveva il poeta nei confronti dei pellegrini, degli ammalati e dei luoghi di cura. Nella sua opera Vulgare de Elymosinis, che è dedicata alla carità, Bonvesin de la Riva suggerisce tre cose che dovrebbero fare ("tre cosse fazan", come scrive il poeta) i penitenti che chiedono il perdono: la devozione alla Vergine, la confessione dei peccati e l'elemosina. Inoltre, tra le azioni più importanti legate alla pietà che i penitenti dovrebbero fare, sempre secondo il poeta duecentesco, sono la visita ai carcerati, ai malati e agli infermi.:

Per quanto concerne i malati gravi, Bonvesin de la Riva, nell'opera Vulgare de Elymosinis, sottolinea il ruolo degli ospedali, luoghi in cui le comunità religiose si prendono cura delle persone che non sono in grado di espletare i bisogni più elementari in modo autonomo e che spesso vivono in solitudine. Questi luoghi, sempre secondo Bonvesin de la Riva, sono importanti anche per i pellegrini di passaggio, dato che forniscono il ristoro a loro necessario.

Altri autori, che invece si basano su un documento conservato presso l'Ospedale Maggiore di Milano, reputano che Bonvesin de la Riva abbia solamente ampliato, restaurato o ricostruito una struttura già esistente in precedenza. Secondo questi studiosi, l'epitaffio riportante il fatto che l'ospizio sia stato fondato da Bonvesin de la Riva è stato posizionato sulla tomba solo un secolo dopo la sua morte, e ciò farebbe perdere parte della sua valenza storica, fermo restando che di questa ipotesi non esistono prove documentate..

Gli stessi studiosi aggiungono anche il fatto che, all'epoca, nell'ospizio Sant'Erasmo, non erano presenti frati dell'ordine degli Umiliati, ordine di cui faceva parte Bonvesin de la Riva: conferma di questo fatto verrebbe da una fonte dell'epoca che non elenca, tra i luoghi sede di questo ordine monastico, l'ospizio legnanese. Inoltre, in questo documento, il Notitia Cleri Mediolanensis, vengono citati i Fratres hospitalis S. Erasmi e non i Fratres Humiliati. Questa tesi è sposata, tra gli altri, anche dallo studioso Augusto Marinoni, il quale osserva che all'epoca i frati che gestivano questo tipo di strutture facevano generalmente parte dell'ordine monastico degli Agostiniani.

I documenti giunti sino a noi non chiariscono quindi i fatti che portarono alla fondazione dell'ospizio.

L'intitolazione a Sant'Erasmo

L'intitolazione dell'ospizio a Sant'Erasmo di Formia, secondo gli studiosi, è legato al fatto che il santo era considerato, nel Medioevo, uno dei santi ausiliatori, ovvero faceva parte di un gruppo di quattordici santi a cui la comunità cristiana faceva riferimento in casi particolari, in genere per guarire le malattie. Per tale motivo a sant'Erasmo, come agli altri tredici santi, vennero intitolati, soprattutto nel Medioevo, ospedali e santuari.

Esiste anche una leggenda popolare che spiega l'intitolazione a sant'Erasmo dell'ospizio. Questa leggenda narra che dal monastero legnanese di Santa Caterina, improvvisamente, iniziò a svanire il cibo. Il padre superiore decise quindi di istituire un servizio di guardia che tenesse d'occhio le cucine. Il giorno dopo l'istituzione del servizio di guardia, i religiosi videro entrare dalla finestra un corvo. Il volatile, dopo aver sottratto del pane e del formaggio dalla dispensa, uscì fuori dalla finestra. I religiosi seguirono quindi il corvo fuori dal convento. I frati videro il volatile dirigersi verso un gruppo di anziani radunato intorno ad una tovaglia e dare loro il cibo rubato dalla dispensa. Per rendere grazie a Dio del miracolo, la congregazione religiosa decise di costruire un ospizio e di dedicare questo nuovo edificio a Sant'Erasmo, dato che nei pressi del luogo dove avvenne il miracolo era situata una piccola cappella intitolata al Santo. Il corvo diventò poi anche il simbolo della contrada Sant'Erasmo.

Come stazione di sosta di una delle vie romee

Nel Medioevo i pellegrini che percorrevano una delle vie romee diretti a Milano avevano tra le soste anche l'ospizio Sant'Erasmo. Legnano era infatti la quarta stazione di sosta dal passo del Sempione e l'ultima prima di Milano. Da Milano i pellegrini si dirigevano poi a Roma oppure a Venezia, dove potevano imbarcarsi per la Terra santa. L'ospizio Sant'Erasmo aveva quindi funzione di luogo di ricovero, di preghiera e di cura per i viandanti, oltre che di ospedale e orfanotrofio per gli abitanti locali. L'ospizio Sant'Erasmo era forse riferimento anche per i crociati. All'ospizio era infatti possibile anche cambiare i cavalli, dato che era presente una stalla.

Nel periodo in cui l'ospizio Sant'Erasmo fu una stazione di sosta della via romea, l'Europa fu caratterizzato da un ingente movimento di persone verso la Terra santa.. Questo movimento di persone portò ricchezza un po' ovunque, e Legnano non fu un'eccezione. Tale stimolo economico contribuì a far superare, ai territori un tempo facenti parte dell'Impero romano d'occidente, la profonda crisi economica e sociale causata dalle invasioni barbariche. Altra conseguenza di questo flusso costante di pellegrini fu la nascita di xenodochi e ospizi destinati all'alloggio di viandanti.

Nello specifico, questa crescita dell'economia locale toccò tutti i comparti, dall'agricoltura all'artigianato, e spinse gli abitanti di queste zone, un tempo rifugiatesi nelle campagne isolate per sfuggire alle invasioni barbariche, a cercare di nuovo l'aggregazione, con il ritorno nelle città e con la fondazione di nuovi borghi e villaggi. Tutte le classi sociali erano rappresentate da questo flusso di persone verso la Terra santa, dai ricchi, ai poveri, ai mercanti: questi ultimi, in particolare, facevano affari con gli abitanti delle zone interessate da questo fenomeno migratorio, contribuendo alla crescita economica delle aree che visitavano. In questo contesto, un ruolo importante l'ebbe anche Legnano con l'ospizio Sant'Erasmo.

Il XV secolo: il nuovo tipo di gestione Nel XV secolo, già diversi anni dopo la morte di Bonvesin de la Riva, Giovanni Maria Visconti, duca di Milano, aveva decretato l'accentramento delle attività di assistenza dei malati degli ospedali locali sull'Ospedale Maggiore di Milano, da poco realizzato.. A questo si aggiunse una bolla papale di papa Pio II datata 9 dicembre 1456, che decretò il passaggio della gestione dei piccoli ospedali locali che si trovavano nel contado milanese e che erano guidati da comunità religiose, allo storico nosocomio milanese.

A capo dell'ospizio Sant'Erasmo venne messo Baldassarre Lampugnani, nobile locale che era diventato presidente e amministratore dell'opera pia di Sant'Erasmo: alla struttura di assistenza legnanese fu comunque garantita una certa autonomia. Nel XIV e nel XV secolo sulle pareti esterne dell'edificio principale dell'ospizio vennero realizzati dai fratelli Lampugnani alcuni affreschi che riproducevano il martirio di sant'Erasmo.

A Baldassare Lampugnani successe, nel 1477, Gian Rodolfo Vismara, ovvero il nobile più in vista della Legnano dell'epoca, nonché stimato medico, che nel borgo costruì, tra l'altro, l'omonimo palazzo, il convento di Sant'Angelo e il convento di Santa Chiara. Per quanto concerne l'ospizio, Gian Rodolfo Vismara lo ristrutturò amministrativamente, compiendo anche alcuni lavori di restauro dell'edificio e ricostruendo, nel 1490, la chiesa di Sant'Erasmo. Sempre Gian Rodolfo Vismara donò alla comunità religiosa che gestiva l'ospizio, una pregevole una pala d'altare realizzata da Benvenuto Tisi, detto "Il Garofalo", oppure ascrivibile a Cristoforo Lampugnani (l'attribuzione è dubbia), riproducente una Madonna col Bambino. Sulla sinistra della Vergine è raffigurato Sant'Erasmo, mentre a destra è stato dipinto San Magno, che è anche il santo patrono di Legnano. Gian Rodolfo Vismara morì nel 1495, e come suo successore il duca di Milano Ludovico Sforza scelse il frate umiliato Giacomo Lampugnani.

L'ospizio Sant'Erasmo continuava la sua attività anche grazie agli introiti derivanti dalla vendita del vino dei colli di Sant'Erasmo (o "Ronchi di Sant'Erasmo"). La coltivazione vinicola del quartiere di Sant'Erasmo, un tempo fiorente, entrò poi in crisi a metà del XIX secolo a causa di alcune malattie della vite. In seguito a queste infezioni, verso la fine del secolo citato, la viticoltura scomparve dall'intero Alto Milanese, ed i contadini locali si indirizzarono verso produzione agricola di cereali e all'allevamento di bachi da seta. Nelle altre zone vinicole lombarde il problema fu risolto con l'innesto di specie di viti immuni alle malattie (uva americana). Gli ultimi campi dei colli di Sant'Erasmo coltivati a vite furono eliminati nel 1987 per consentire la costruzione, tra via colli di Sant'Erasmo, via Canazza e via Trivulzio, di un parcheggio a servizio dello storico e vicino ospedale civile, nel 2010 trasferito in un'altra zona di Legnano..