Villa Torlonia è un parco con un complesso di edifici, sito nel quartiere Nomentano a Roma. Già proprietà della famiglia Torlonia, fu residenza di Mussolini, e dal 1978 è un parco pubblico. I suoi edifici storici ospitano i musei di Villa Torlonia.

Ha l'ingresso principale in via Nomentana, altri due ingressi in via Lazzaro Spallanzani, ed è delimitata da via Siracusa, via di Villa Massimo e via Alessandro Torlonia.

Storia

Dal XVII a metà del XVIII secolo la proprietà appartenne ai Pamphilj, che la utilizzarono come tenuta agricola, similmente ad altre situate nella stessa zona. Pervenne poi per eredità nella seconda metà del XVIII secolo al cardinale Girolamo Colonna mantenendone la natura di terreno agricolo ed iniziando la costruzione del primo nucleo della villa. Ceduta dopo la sua morte dalla sua famiglia al banchiere Giovanni Raimondo Torlonia nel 1797, costui dava incarico nel 1806 di realizzare la villa su progetto dell'architetto Giuseppe Valadier, che venne terminata per il figlio Alessandro. Valadier trasformò due edifici preesistenti (l'edificio padronale e il casino Abbati) in un palazzo e nell'odierno Casino dei Principi; costruì le Scuderie e un ingresso, oggi demolito in seguito all'ampliamento della via Nomentana. L'architetto risistemò il parco, creando viali simmetrici e perpendicolari alla cui intersezione è posto il palazzo. Contemporaneamente, la villa venne abbellita con sculture d'arte classica appositamente acquistate.

Nel 1832 Alessandro Torlonia, succeduto al defunto padre Giovanni, incaricò Giovan Battista Caretti di continuare i lavori sulla villa. I particolari gusti del principe determinarono la costruzione di un Tempio di Saturno, dei Falsi Ruderi e della Tribuna con Fontana, oltre che della Coffee-house, della Cappella di Sant'Alessandro e dell'Anfiteatro, oggi non più esistenti.

Collaborarono alla progettazione della villa Giuseppe Jappelli, che si occupò della sistemazione della parte meridionale e vi realizzò la Capanna Svizzera e la Serra Moresca, e Quintiliano Raimondi, il quale operò sul Teatro e sull'Aranciera, oggi Limonaia.

Nella zona sud, differentemente da quella settentrionale, caratterizzata da un gusto neoclassico, vennero creati laghetti, viali a serpentina e nuovi edifici: la Capanna Svizzera, la Serra, la Torre, la Grotta Moresca e il Campo da Tornei. Inoltre, nel 1842, Alessandro fece erigere due obelischi in memoria dei genitori.Vale la pena rilevare che, al momento della Breccia di Porta Pia, i Torlonia possedevano in quella zona ben tre ville: oltre a questa, Villa Albani - acquistata nel 1865 - e un'altra villa Torlonia oggi non più esistente, sui terreni a sinistra di Porta Pia dove insiste attualmente l'Ambasciata di Gran Bretagna.

Il successore, Giovanni, oltre a trasformare la Capanna Svizzera nell'attuale Casina delle Civette, fece edificare un nuovo muro di cinta, il Villino Medievale e il Villino Rosso.

Nel 1919 all'interno del parco della villa fu scoperto un cimitero sotterraneo ebraico di epoca romana.

Negli anni 1920, Giovanni Torlonia concesse la residenza ufficiale a Benito Mussolini. Mussolini con la sua famiglia si trasferì al Casino Nobile, mentre il principe si trasferì alla Casina delle Civette. Il duce pagava un affitto annuale simbolico di una lira; affitto concesso alle stesse condizioni anche dopo la morte del principe, avvenuta nel 1939, dall'erede Alessandro Gerini. Mussolini e il principe Carlo Torlonia, fratello di Giovanni, costruirono un rifugio contro i bombardamenti. La famiglia Mussolini lasciò la Casina dopo il 25 luglio 1943. Dal 1944 al 1947 la villa fu occupata dal comando anglo-americano.

Nel periodo successivo alla guerra, la villa, tornata alla proprietà dei Torlonia, venne abbandonata attraversando un periodo di decadenza, fino a quando, nel 1977 venne acquistata dal Comune di Roma e trasformata in parco pubblico. Dal 1991 iniziò il restauro dei vari edifici, trasformati in sedi museali.Fonti sulla storia: Annapaola Agati, Notizie storiche in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, pp. 11-22, ISBN 978-88-370-4961-4Annapaola Agati, La residenza di Mussolini a Villa Torlonia in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, pp. 183-190 ISBN 978-88-370-4961-4 I lavori di ristrutturazione hanno consentito la riapertura al pubblico di quasi tutti gli elementi del complesso.

Edifici e luoghi d'interesse Casino Nobile Casino dei Principi Casina delle Civette Limonaia Serra moresca Teatro Torlonia Villino rosso Villino Medievale Scuderie Catacombe

Gli ingressi attuali Ingresso monumentale con propilei L'attuale ingresso su Via Nomentana e il relativo muro di cinta vennero edificati tra il 1905 e il 1911 su progetto di Enrico Gennari in seguito all'arretramento della facciata dovuto all'ampliamento della carreggiata che prevedeva la demolizione del vecchio muro di cinta e degli annessi ingressi. Ai lati dell'ingresso si ergono due propilei in ordine ionico e composito, con basamento bugnato e lastre in travertino; la cancellata a sei ante è in ferro battuto intervallata da due pilastri in travertino sostenenti dei globi in vetro che sostengono a loro volta delle aquile bronzee. Nel basamento dei due fabbricati si trova il corpo di vigilanza della villa e la biglietteria. Al piano superiore sono poste delle paraste marmoree con scanalature con capitelli ionici. Ai lati si trovano dei capitelli compositi. Ai lati dei due loggiati copie di statue i cui originali sono posti nel museo del Casino Nobile, tra cui degni di menzione Pandora, la Pudicizia e un Fauno.Annapaola Agati, Ingresso monumentale: Propilei in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, pp. 163-164 ISBN 978-88-370-4961-4

Ingresso di Via Spallanzani e villino di portineria

La costruzione del Villino medievale aveva reso necessaria l'apertura di un nuovo ingresso su via SpallanzaniStrada caratterizzata da una serie di villini liberty (per quello della famiglia Ferri-Cassinelli, v. http://www.gruppodeiromanisti.it/wp-content/uploads/2014/10/2012.pdf , p. 490). e l'edificazione di un edificio di portineria. L'ingresso è composto da una semplice struttura con due pilastri in laterizio sormontato da due vasi in terracotta. Il villino, destinato al custode della villa, è un edificio a due livelli che imita in formato ridotto il vicino villino medievale.Annapaola Agati, Ingresso di via Spallanzani e villino della portineria in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, p. 163. ISBN 978-88-370-4961-4

Casino Nobile o Casino Principale

Il Casino Nobile è un esempio di architettura neoclassica, con colonne e paraste marmoree di ordine gigante. I portici laterali e il pronao palladiano sono opera di Giovan Battista Caretti: a lui si devono pure i partiti decorativi di stile gotico e pompeiani di numerosi ambienti interni. Il frontone in terracotta, raffigurante il trionfo di Bacco, è di un allievo del Canova, Rinaldo Rinaldi.

Una volta acquistata la Vigna Colonna nel 1797, Giovanni Torlonia affidò a Giuseppe Valadier il compito di ristrutturare il palazzo. L'architetto, tra il 1802 e il 1806, ristrutturò e ampliò l'edificio, detto anche "Casino nobile". Il Valadier inserì nella sala da pranzo (Salle à manger, detta oggi Sala da ballo), degli specchi per migliorare e moltiplicare l'effetto dell'illuminazione dall'esterno. Domenico Del Frate eseguì dei dipinti e Antonio Canova dei bassorilievi in gesso, alcuni dei quali sono esposti nella stanza a "Bercerau".

Dopo la morte di Giovanni, nel 1832, l'incarico di abbellire il Casino passò al figlio Alessandro che, per migliorare l'impatto visivo del palazzo, fece aggiungere un pronao con loggia all'ingresso. Inoltre affidò a Francesco Podesti la decorazione ad affresco della Sala di Bacco; il Podesti dipinse così il Mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti..

Il piano terra e il piano nobile servivano per ospitare i nobili nei ricevimenti, da cui il nome di "Casino nobile", mentre seminterrato e secondo piano erano lasciati alla servitù.

Dal seminterrato si accede anche a un bunker antiaereo fatto costruire da Mussolini e a una sala ipogea in stile simil-"tomba etrusca".Fonti sul Casino Nobile da: Annapaola Agati, Casino Nobile o Palazzo in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, pp. 33-77, ISBN 978-88-370-4961-4

Casino dei Principi

Questo casino, originariamente un edificio rurale della Vigna Abati, venne restaurato su ordine del principe Alessandro da Giovan Battista Caretti tra il 1835 e il 1840, in stile neorinascimentale. Collegato al "Casino principale" tramite una galleria sotterranea, svolgeva la funzione di sala per i ricevimenti.

Tra le decorazioni originali, il fregio rappresentante il "Trionfo di Alessandro a Babilonia", mentre, nelle tre sale del piano nobile facevano un tempo bella mostra di sé affreschi raffiguranti l'antica Grecia e l'antica Roma, e nella sala da pranzo alcune pitture del golfo di Napoli opera di allievi del Caretti. Tra le altre opere di pregio, da ricordare le decorazioni novecentesche della prima sala di Giovan Battista Caretti e Filippo Bigioli.

La Casina delle Civette

L'attuale Casina delle Civette sorge dove si trovava una volta la Capanna Svizzera, voluta da Alessandro Torlonia e costruita nel 1840 da Giuseppe Jappelli, riparata rispetto al palazzo principale da una piccola collina artificiale. La Casina odierna conserva solo l'impianto murario a forma di "L", la copertura e il gusto rustico dell'insieme che si presentava, una volta, come l'imitazione di un rifugio alpino.

Su indicazione di Giovanni Torlonia il Giovane, dal 1908, la Capanna iniziò a essere trasformata per opera dall'architetto Enrico Gennari in un "Villaggio Medioevale" caratterizzato da porticati, torrette e loggette, decorato da maioliche e vetrate.

Nel 1914 venne installata una vetrata, disegnata da Duilio Cambellotti, raffigurante due civette e dei tralci d'edera. Grazie a essa e alla presenza ricorrente di quest'uccello nelle decorazioni, ispirate dall'amore di Giovanni per l'esoterismo, la casina iniziò a essere chiamata Villino delle Civette. Nel 1917 vennero aggiunte delle nuove strutture in stile Liberty da Vincenzo Fasolo, che curò il lato meridionale dell'edificio.

All'interno, la Casina, disposta su due piani, è riccamente decorata da stucchi, maioliche, mosaici, pitture, sculture e ferri battuti. Tra tutte, spiccano le numerose vetrate che caratterizzano l'intera costruzione.

Nel 1944 iniziò un periodo di degrado per la Villa, quando essa venne occupata da parte delle truppe alleate che vi sarebbero rimaste fino al 1947. La Casina delle Civette, già in pessime condizioni al momento dell'acquisto da parte del Comune, subì, oltre a vari furti e atti di vandalismo, un incendio nel 1991.

Dal 1992 al 1997 la Casina fu tuttavia sottoposta a un lungo restauro, che ha permesso l'apertura al pubblico di questo edificio, primo tra tutti quelli della villa.Fonti sulla Casina delle Civette da: Annapaola Agati, Casina delle Civette in Alberta Campitelli (a cura di) Villa Torlonia Guida, Roma, Electa, 2006, pp. 9-108, ISBN 978-88-370-4961-4

Il Teatro Torlonia

Costruito tra il 1841 e il 1873.Alberta Campitelli (a cura di), Villa Torlonia. Guida, Roma, Electa, 2007, pp. 121-142 ISBN 978-88-370-4960-7. Dopo lavori di restauro, ha riaperto nel 2013.

Complesso della Serra moresca