Sala Baganza (Säla in dialetto parmigianoGuglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna, circa 12 km a sud del capoluogo provinciale.
È sede di numerose aziende del comparto metalmeccanico e del settore agroalimentare (soprattutto lavorazione carne suina per produzione di salumi), dislocate tra Castellaro e San Vitale Baganza, sulla riva sinistra del torrente Baganza. L'offerta enogastronomica può essere considerata di pregio: il comune è infatti terra del Prosciutto di Parma, del Parmigiano Reggiano e zona di produzione del vino Malvasia. Fa parte dell'Unione Pedemontana Parmense.
Geografia fisica Il capoluogo sorge alla quota di 162 m s.l.m., sulla riva sinistra del torrente Baganza; il centro abitato si estende ai margini dei primi rilievi dell'Appennino parmense, tra terreni coltivati e colline boscose. La porzione nord-ovest del territorio comunale è occupata dal parco naturale regionale dei Boschi di Carrega, che prosegue nell'adiacente comune di Collecchio..
Origini del nome Il toponimo Sala non ha un'origine completamente accertata. Secondo alcuni storici, deriverebbe dal termine etrusco zal, ossia "sei", forse in riferimento alla distanza da Parma corrispondente a circa 6 miglia, mentre secondo altri discenderebbe dal latino salarius, ossia "relativo al sale", usato per la stagionatura della carne; tuttavia, l'ipotesi più accreditata riguarda la probabile origine dal longobardo sala, che all'epoca indicava la più piccola struttura organizzativa della proprietà terriera, destinata alla riscossione dei tributi da parte dei contadini..
Il termine Baganza, aggiunto nel 1862 in riferimento al vicino torrente per distinguere la località da numerose altre omonime, deriva forse dal celtico bagus, ossia "faggio", albero molto diffuso in zona..
Storia Origini Il territorio di Sala Baganza risultava abitato già in età preistorica, come testimoniato dal ritrovamento di alcuni reperti databili al neolitico..
All'epoca romana risalgono invece i resti di un'azienda agricola del I o II secolo, con annessa fornace per la realizzazione di anfore, rinvenuti nel 1978 nel corso di alcuni scavi.
Medioevo Il borgo fu fondato in epoca altomedievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 20 novembre 995, quando Sala fu menzionata in un atto di donazione di alcune terre da parte del vescovo Sigifredo II al Capitolo della Cattedrale di Parma...
In seguito fu edificata a difesa del territorio una struttura fortificata, conosciuta come torre di San Lorenzo, nominata per la prima volta nel 1141. Non è noto se all'epoca la zona dipendesse già dai Franceschi, che ne risultavano feudatari sicuramente nel 1196.
Gherardo, ultimo discendente maschio dei Franceschi, morì intorno al 1245, lasciando i suoi beni all'unica figlia Mabilia, moglie di Bernardino da Cornazzano; quest'ultima nel 1248 nominò sua erede l'unica figlia Adelmota, che sposò Tedisio Sanvitale, capostipite della casata e fratello del vescovo di Parma Obizzo; la restante parte di Sala e Maiatico, appartenente al cugino Bernardino Franceschi, fu acquistata da Tedisio nel 1258....
Alla morte di Tedisio nel 1310, gli succedette il figlio Gianquirico, avuto dalla seconda moglie Margherita Fieschi. Negli anni seguenti Gianquirico estese notevolmente le sue proprietà: nel 1311 acquistò metà del castello di Piantonia da Gherardo da Piantonia, nel 1312 ottenne il castello di Belforte dal Comune di Parma e nel 1313 ereditò i beni materni. Tuttavia, nel 1315 i conti Rossi assaltarono e conquistarono il maniero di Belforte, che Gianquirico riconquistò successivamente, ottenendo la conferma del suo possesso da parte del Comune di Parma; per tentare di placare la potente famiglia nemica, nel 1322 Vannina Sanvitale, figlia di Gianquirico, fu data in sposa ad Andreasio de' Rossi, che però, soltanto dopo pochi mesi, il 19 settembre assaltò e distrusse la fortificazione salese, per poi devastare e dare alle fiamme anche i borghi di Sala e Maiatico. Gianquirico fu arrestato a Parma ed esposto in una gabbia accanto alla torre del palazzo del Comune; l'anno seguente rinunciò a Belforte, ma ottenne la scarcerazione solo nel 1326, a condizione che si allontanasse dalla città. Dopo la presa del potere a Parma nel 1341 da parte di Azzo da Correggio e la vendita della città a Obizzo III d'Este nel 1344, Gianquirico, da tempo in esilio a Venezia, ottenne dal Signore di Ferrara la restituzione dei suoi beni e la possibilità di rientrare nelle terre natie...
Nel 1345, in seguito alla morte di Gianquirico, gli subentrò il figlio Giberto I, che convinse Obizzo a rinunciare a Parma in favore di Luchino Visconti e nel 1355 fu nominato da Bernabò Visconti conte di Belforte.. Suo successore fu il figlio Antonio, che nel 1386 fu investito da Gian Galeazzo Visconti del feudo di Fontanellato e di alcune terre nei dintorni.. Nel 1399 gli subentrarono i figli Gian Martino e Giberto II, che tre anni dopo conquistarono Noceto e nel 1407 furono nominati dal duca di Milano Giovanni Maria Visconti conti di Belforte, Fontanellato, Noceto e Oriano. Alla morte dei due fratelli rispettivamente nel 1432 e nel 1447, succedettero i due cugini Angelo, figlio del primo, e Stefano, figlio del secondo; nel 1449 Angelo, sostenitore di Niccolò Piccinino contro Francesco Sforza, fu da quest'ultimo spogliato di tutti i beni, che furono ceduti a Stefano,. il quale nel 1461 fece fortificare l'antica torre di San Lorenzo.
Nel frattempo nel 1454 Giberto III Sanvitale, figlio di Stefano, sposò Donella de' Rossi, figlia del conte Pier Maria, nella speranza di pacificare i rapporti tra le due famiglie.. Negli anni seguenti morì Stefano e i due figli Giberto e Giacomo Antonio si divisero l'eredità, mantenendo in comune Belforte e assegnando Sala al primo e Fontanellato al secondo.. Trascorse qualche anno di tregua, fino alla morte di Galeazzo Maria Sforza nel 1476; l'anno seguente il nuovo duca Gian Galeazzo Maria Sforza nominò Giberto primo conte di Sala, il cui feudo includeva anche Maiatico e Castellaro, e gli concesse il consenso alla ricostruzione della torre di San Lorenzo per trasformarla in un grande castello, sviluppato intorno a una corte rettangolare e dotato di numerosi torrioni.. Nel frattempo, le famiglie Sanvitale, Da Correggio e Pallavicino, in passato rivali dei Rossi, si riavvicinarono, allarmando il conte Pier Maria,. che nel 1481 fu inoltre obbligato da Ludovico il Moro a restituire la rocca di Noceto a Gianquirico Sanvitale, figlio di Angelo.. Pier Maria iniziò allora a organizzare la guerra contro le famiglie rivali e Ludovico il Moro; nel 1482 attaccò il castello di Oriano, tenuto dal genero Giberto III, e lo rase al suolo;. pochi mesi dopo, inviò le truppe guidate dal nipote Amuratte Torelli a Sala, ove si trovava solo la figlia Donella, in quanto il genero era impegnato in guerra a fianco del Moro. Il 22 agosto le milizie rossiane riempirono il fossato del castello con fascine, posero delle scale contro le mura e si prepararono all'attacco; Donella da un baluardo scorse il cugino sotto una pianta, impegnato a impartire ordini, e con un archibugio lo colpì a una coscia. Le milizie rossiane, spaventate, si ritirarono frettolosamente nel castello di Felino, ove Amuratte morì dopo tre giorni....
XVI secolo A Giberto III succedette il figlio Niccolò Maria Quirico, la cui moglie Beatrice Da Correggio, grazie anche all'amicizia con Ludovico Ariosto e altri letterati dell'epoca, trasformò per alcuni anni la rocca in una corte umanistica; rimasta vedova nel 1511, la contessa si occupò anche di espandere i suoi possedimenti, conquistando nel 1513 i feudi di Collecchio, Talignano e Piantonia. Tuttavia, dopo la sua morte nel 1520, il figlio Girolamo I nel 1522 fu costretto a restituire le terre occupate ai legittimi proprietari....
Nel 1545, in seguito alla fondazione del ducato di Parma e Piacenza, Girolamo I giurò fedeltà a Pier Luigi Farnese,. ma, dopo lo scoppio nel 1551 della guerra di Parma, i suoi due figli e successori Alfonso e Gian Galeazzo Sanvitale si schierarono dalla parte del papa Giulio III, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo contro il duca di Parma Ottavio Farnese, a sua volta appoggiato dal re di Francia Enrico II. Nel 1552, durante l'assedio di Parma, Gian Galeazzo fu giustiziato per tradimento dai francesi per aver tentato di aprire una porta cittadina alle truppe papali e imperiali; non appena la notizia giunse al fratello Alfonso, questi fortificò rapidamente la rocca di Sala, ove infatti si diresse Ottavio Farnese con le sue milizie; l'esercito ducale scagliò vari colpi di bombarda contro il maniero, ma, a causa di alcuni ritardi, fu presto costretto a ritirarsi frettolosamente verso Parma. Il 29 aprile fu firmato l'armistizio che pose fine a ogni scontro..
L'improvvisa morte in guerra di Alfonso nel 1555 spinse il terzo fratello Giberto IV a interrompere la carriera ecclesiastica per diventare il sesto conte di Sala. Giberto IV sposò in prime nozze Livia da Barbiano di Belgioioso, che gli diede nel 1558 la figlia Eleonora e nel 1562 lo lasciò vedovo, e due anni dopo la giovanissima Barbara Sanseverino, dalla quale ebbe due figli, tra i quali nel 1567 Girolamo..
Dopo la morte di Gianfrancesco e Lavinia Sanseverino, genitori di Barbara, nel 1578 quest'ultima ereditò il feudo di Colorno e vi si trasferì, legandosi sentimentalmente al futuro duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga e chiedendo al papa Gregorio XIII di dichiarare nullo il matrimonio con Giberto per motivi di consanguineità; tuttavia, il marito morì nel 1585, prima della sentenza, lasciando i suoi beni al figlio Girolamo. Quest'ultimo nel 1585 fu investito dal duca Ottavio del marchesato di Colorno e nel 1587 sposò Benedetta Pio, dalla quale ebbe il figlio Gianfrancesco nel 1590, anno in cui richiese alla madre l'effettiva cessione di Colorno.. Barbara nel 1596 sposò il conte di Sissa Orazio Simonetta, ma non interruppe il legame con Vincenzo I Gonzaga, insospettendo il duca Ranuccio I Farnese, che nel 1606 dichiarò riserva di caccia ducale un vasto territorio esteso tra l'alta pianura e le prime colline del Parmense, comprendente al centro i boschi di Sala..
XVII secolo Nel 1611 ebbe inizio il processo alla cosiddetta "congiura dei feudatari", sulla cui veridicità gli storici si dividono: secondo alcuni i documenti del procedimento legale dell'epoca dimostrano che le accuse si basavano su fatti reali, mentre secondo altri si trattava di una montatura, inventata appositamente da Ranuccio per impossessarsi dei ricchi territori appartenenti a numerose famiglie nobili del Parmense..
Le vicende presero avvio in modo apparentemente casuale tra il 10 e il 15 giugno, con l'arresto, per il tentato omicidio della moglie e della suocera, del conte di Fontanellato Alfonso II Sanvitale e del suo servitore Onofrio Martani; quest'ultimo, sottoposto a tortura, confessò l'esistenza di una congiura contro il Duca, che il 19 maggio, insieme al fratello Odoardo e ai figli Ottavio e Alessandro, durante il battesimo di quest'ultimo avrebbe dovuto essere ucciso nella chiesa dei Cappuccini di Fontevivo; tuttavia, l'attentato non si sarebbe svolto a causa dell'annullamento della cerimonia, rimandata ad altra data. Emerse immediatamente il nome di Gianfrancesco Sanvitale, che, insieme al cugino Alfonso, confessò sotto tortura la complicità anche di vari famigliari, tra i quali Barbara Sanseverino, Orazio Simonetta, Girolamo Sanvitale e Benedetta Pio, e di numerosi altri nobili, compresi il conte Pio Torelli, il conte Gian Battista Masi e la marchesa Agnese Argotta. I presunti congiurati confessarono sotto tortura le proprie responsabilità e il 4 maggio 1612 fu emessa la sentenza, che sancì la condanna a morte di un centinaio di persone tra nobili e persone comuni e la confisca di tutti i loro beni da parte di Ranuccio...