Bettola (La Bëttla o Béttula in dialetto piacentino.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Geografia fisica

Il territorio comunale di Bettola si trova per buona parte nella media val Nure: il capoluogo viene anche definito la porta della valle, a causa della sua posizione dove la valle subisce un restringimento e i rilievi da collinari diventano montuosi.

Dal capoluogo si diramano due strade di valico: quella che, transitando al passo del Cerro, conduce a Perino, frazione del comune di Coli, in val Trebbia, e quella che raggiunge il valico di Prato Barbieri e il passo dei Guselli permettendo il collegamento della val Nure con la val Chero e la val d'Arda.

Il torrente Nure taglia longitudinalmente l'intero territorio comunale in due parti; lo stesso capoluogo è diviso dal torrente in due rioni, San Giovanni, posto sulla sponda sinistra del Nure e San Bernardino, posto sulla sponda opposta, originariamente comuni autonomi collegati tra loro con un ponte nel 1878, in seguito alla loro unificazione in un unico comune.

Fanno parte del territorio comunale bettolese anche una parte della limitrofa val Perino, formata dall'omonimo torrente affluente di destra della Trebbia, e una parte della val Riglio. Nella val Perino, che si caratterizza per un ambiente aspro e di importanza naturalistica, si trovano le cascate formate dall'omonimo torrente, la più grande delle quali compie un salto di , raggiungibili dalla frazione di Calenzano percorrendo un sentiero CAI.

Il territorio comunale presenta caratteristiche piuttosto eterogenee tra la porzione meridionale e quella settentrionale: nella prima si caratterizza per elementi spiccatamente montani con colture di versante che si alternano a superfici boscate da faggi e castagni e a valli secondarie percorse da affluenti del Nure dove l'antropizzazione è minima. Al contrario, nel segmento settentrionale del comune il territorio è sfrutatto principalmente a fini agricoli, mentre la flora presente è quella tipica degli ambienti collinari con la presenza di boschi di rovere, frassino, ontano e nocciolo, oltre ad alcune rare querce da sughero.

Storia Epoca medievale L'abitato di Bettola si sviluppò a partire dalla metà del Quattrocento come luogo di sosta sulle rotte commerciali tra Piacenza e Genova. Attorno all'anno Mille il monastero piacentino di San Savino possedeva diverse terre e fortezze nella zona, tra cui quella scomparsa di Calenzano, in Valperino, e quella tuttora esistente, anche se in rovina, di Castelnardo. La zona passo sotto la famiglia dei Nicelli, i quali edificarono il castello di Erbia, sempre in Valperino, nel 1400 a difesa e controllo della strada che da Perino (Coli) dalla Val Trebbia porta attraverso la Val Perino in Val Nure.

All'epoca longobarda, tra il VII e l'VIII secolo, risalgono la origini della pieve di Revigozzo (Rivegocio).

Attorno all'anno Mille parecchi possedimenti e castelli del bettolese risultavano già dipendenti dal Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, e da questi in dono al vescovo Folco Scotti di Pavia con bolla di papa Onorio III dell'11 maggio 1217Testo della bolla in .; tra questi c'erano quello, successivamente scomparso, di Calenzano, in val Perino, e quello, successivamente caduto in rovina, di Castelnardo. La zona passò poi sotto il dominio della famiglia dei Nicelli, i quali edificarono il castello di Erbia, che si innalzava dalla vetta di un promontorio e che, già notevolmente malandato con il passare dei secoli, è crollato tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, il castello di Villanova Valperino, crollato attorno all'inizio degli anni sessanta e l'esile torre di S. Giovanni, posta nei pressi della località di Bacchetti lungo la strada che collega Bettola al passo del Cerro.

Dalla metà del XIV secolo Bettola e tutta la media val Nure furono soggette alla sfera di influenza politica del Ducato di Milano, retto dalla famiglia Visconti; la presenza viscontea ebbe l'effetto di ridimensionare le mire delle famiglie Nicelli e Landi di val Ceno. Intorno alla metà del secolo successivo cominciò a svilupparsi il centro di Bettola acquisendo importanza come luogo di sosta e ristoro lungo la strada che collegava Piacenza a Genova valicando la catena appenninica e che veniva chiamata via del pane da parte dei genovesi e via dell'olio da parte dei piacentini. La crescita di importanza fu favorita principalmente dalla posizione strategica tra montagna e pianura dove i mercanti piacentini incontravano quelli provenienti dal genovese scambiando cereali con olio d'oliva. A questo si deve anche l'origine del toponimo Bettola indicante un'osteria oppure un luogo di sosta in cui si fermavano i viaggiatori che percorrevano l'itinerario in entrambe le direzioni.

Nel Basso Medioevo Bettola fu sede della "Magnifica Università di Val Nure", un'istituzione comunitaria riconosciuta dal duca di Milano Filippo Maria Visconti nel 1441, che riuniva le popolazioni della val Nure e di alcune valli limitrofe, comprendente 38 comuni, ai quali era concessa una parziale autonomia nei confronti di Milano, nonché delle esenzioni fiscali e la possibilità di un'amministrazione autonoma della giustizia esercitata da propri magistrati. Quest'istituto, che sopravvisse fino alla riorganizzazione amministrativa operata durante l'occupazione napoleonica, fu contrastato per diversi secoli da parte della famiglia Nicelli la quale, sfruttando il controllo su ampie porzioni del territorio, operava per il mantenimento di un più tradizionale potere feudale.

Secondo alcune fonti, sarebbe originario del comune di Bettola il navigatore Cristoforo Colombo, a cui è dedicata una statua posta nella piazza principale del capoluogo. Nella frazione Pradello Colombo si trova una torre di origine medievale chiamata "Torre dei Colombo" o "Torre Colombo" che viene tradizionalmente indicata come dimora dei genitori di Cristoforo o, addirittura, come casa natale dello scopritore. Al di fuori delle ipotesi, è storicamente accertato che sia la torre sia i terreni circostanti appartenessero effettivamente al ramo di Pradello della famiglia Colombo. Essendo Bettola posta lungo quella che un tempo era una via di scambio tra il Genovesato e la Pianura Padana viene ritenuto verosimile un trasferimento di Giovanni e Domenico Colombo, rispettivamente nonno e padre del navigatore, da Quinto o da Terrarossa di Mocònesi a Pradello di Bettola..

Età moderna

Nel 1496, a seguito dell'apparizione della Madonna a una pastorella, avvenuta secondo la tradizione nelle vicinanze di un albero di quercia situato a breve distanza da Bettola., si formò nella zona un forte culto popolare con centro nel luogo dell'apparizione, dove furono costruiti un santuario e un convento francescano, che rimase attivo fino alla soppressione degli ordini religiosi, avvenuta negli anni della dominazione napoleonica. Successivamente il santuario cadde in rovina, mentre il convento annesso fu adibito a carcere. Il santuario sarebbe stato poi ricostruito alla fine dell'Ottocento nella piazza principale della località, mentre sul luogo dell'apparizione sarebbe stata ricostruita una cappella nel 1954.

Nel periodo compreso tra il XV e il XVI secolo la famiglia Nicelli riuscì ad ampliare i propri domini su gran parte del territorio bettolese; per meglio difendere le proprie posizioni i Nicelli presero possesso di diverse fortificazioni preesistenti, procedendo, inoltre, alla costruzione di altre roccaforti, in buona parte afferenti alla tipologia della casa-torre: edifici realizzati in pietra dediti esclusivamente alla difesa senza alcuna concessione a decorazioni e funzioni di rappresentanza. In questo periodo la famiglia Nicelli si scontrò più volte con la famiglia Camia per il predominio sul territorio locale: il perdurare degli scontri tra le due famiglie convinsero papa Paolo III a intervenire, intorno al 1540, al fine di riappacificare il territorio: fu, quindi, costruita, su iniziativa del figlio del papa, Pier Luigi Farnese, la torre Farnese, che divenne sede dei delegati pontifici ed emblema del potere centrale contrapposto agli interessi feudali locali. La torre fu bruciata dalla famiglia Nicelli pochi anni dopo la sua costruzione, approfittando della congiura culminata con l'uccisione del duca Pier Luigi Farnese e in seguito ricostruita per volere di Ottavio Farnese nel 1562.

Età contemporanea

Nel 1805, in seguito alla riorganizzazione amministrativa dei territori della Repubblica Cisalpina voluta da Napoleone Bonaparte, vennero istituiti i comuni di San Giovanni e San Bernardino situati, rispettivamente, sulla sponde sinistra e destra del torrente Nure.

Il 2 gennaio 1809 la diocesi di Pavia rinunciò alle parrocchie piacentine. della pieve di Fontana Fredda e Roveleto di Cadeo e della pieve di val Nure con Bettola e la pieve di Revegozzo, San Bernardino, Bramaiano, Groppoducale, Rigolo, S. Giovanni, Cogno San Bassano, Leggio, Monte Ossero, Santa Maria, La Costa, Olmo, Vigolo che passarono quindi alla diocesi di Piacenza.

Nel 1832 la parte della val Riglio situata sulla riva destra del torrente, storicamente legata alla val Nure a causa dell'appartenenza alla Magnifica Università, viene distaccata dal comune di Borgo San Bernardino e aggregata al comune di Gropparello.

Nel 1853 le frazioni di Grondone, Ciregna, Solaro, Brugneto, Curletti e Castelcanafurone vennero distaccate dal comune di San Giovanni e aggregate al comune di Ferriere.

Con il regio decreto 4066, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 novembre 1867, venne costituito il nuovo comune di Farini d'Olmo, situato a sud di Bettola, distaccando dai due comuni bettolesi le frazioni di Groppallo, Boccolo della Noce, Cogno San Savino, Cogno San Bassano, Mareto, Gallare, Migliorini, Groppo, Assé e Farini d’Olmo a cui si aggiunse la frazione di Pradovera appartenente al comune di Coli..

Assunto il nome di Bettola da parte del comune di San Giovanni nel corso dell'Ottocento, i due comuni furono unificati nel 1877 incorporando il comune di San Bernardino in quello di San Giovanni che aveva mutato la propria denominazione in Bettola. L'anno successivo venne costruito il ponte che metteva in comunicazione le due borgate. Dal 15 agosto 1881 al 27 aprile 1885 fu chiamata Borgonure, per poi riassumere la denominazione di Bettola. Dopo l'unificazione, i due borghi mantennero due parrocchie distinte: quella di San Bernardino risalente al Seicento e quella di San Giovanni, ottocentesca, con al suo interno, le reliquie dell'estinto santuario della Madonna della Quercia.

Nel Novecento, Bettola svolgeva la funzione di importante centro di scambi agrari per tutta l'alta e media val Nure, con l'organizzazione di fiere di bestiame e di mercati, fatto testimoniato dall'ampiezza della piazza Cristoforo Colombo.

Durante la seconda guerra mondiale, nell'ambito della resistenza partigiana, vari gruppi di ribelli si formarono nelle zone montane attorno a Bettola, riuscendo persino a costituire per quattro mesi a partire dal luglio 1944 una "libera repubblica di Bettola", sede del comando unificato della zona XIII della resistenza. Dopo il termine della guerra, nel referendum istituzionale del 1946 i voti dei cittadini bettolesi furono divisi quasi equamente tra la monarchia, che prevalse con il 50,8% delle preferenze, e la repubblica, che ottenne il 49,1% dei suffragi.

Nel 1954 venne costruita una nuova cappella sul luogo dell'apparizione mariana quattrocentesca, nelle vicinanze dei resti del convento. La quercia e la statua mariana oggetto di culto sono conservate nel nuovo Santuario della Madonna della Quercia costruito nel Novecento nella piazza principale di Bettola.