La collezione Torlonia è una collezione d'arte nata nell'Ottocento, tuttora in parte (la sezione di antichità) proprietà della famiglia Torlonia di Roma.

Nata sotto gli anni di dominazione napoleonica a Roma come una delle più grandiose collezioni europee del XIX secolo, sia per qualità sia per quantità delle opere, rappresenta di fatto l'ultima collezione in ordine cronologico tra quelle delle grandi famiglie romane che hanno caratterizzato il mecenatismo del XVI-XVII e XVIII secolo..

Composta sia da opere pittoriche sia da reperti di antichità, deve la sua rilevanza proprio a quest'ultimo ambito, avendo la famiglia acquistato interi lotti di alcune delle principali raccolte archeologiche di Roma, su tutte quella della collezione Giustiniani.

Dopo che gran parte della quadreria fu smembrata nel corso della seconda metà dell'Ottocento, 382 opere, tra le principali del catalogo, vennero donate nel 1892 allo Stato italiano e da lì confluite alla Galleria nazionale d'arte antica di palazzo Barberini a Roma, mentre i 620 pezzi della raccolta di antichità sono rimasti di proprietà degli eredi della famiglia trovando collocazione nella storica villa familiare di porta Salaria, di cui la Fondazione Torlonia cura la conservazione, la gestione e gli interessi.

Storia Settecento Il contesto storico e la famiglia Torlonia Durante gli anni della Repubblica francese di fine XVIII secolo, le gravose tasse imposte dai nuovi governanti su Roma costrinsero le famiglie nobiliari locali a ricercare denaro liquido per fronteggiare a tutte le spese. Questo comportò per molte di queste famiglie la vendita nel mercato d'arte di svariate opere delle proprie collezioni artistiche. Tale sorte toccò pressoché quasi tutte le grandi casate romane del tempo: Borghese, Giustiniani, Ludovisi, Barberini, Chigi, Mattei, Spada, Albani e altre.

A ciò conseguì la nascita di nuove collezioni d'arte europee detenute da famiglie legate più o meno direttamente a quella Bonaparte, tra le quali vi furono i filo-francesi Torlonia.

Il capostipite della famiglia Torlonia a Roma, chiamata originariamente Tourlonias, proveniente dall'Alvernia, fu Marin Tourlonias. Suo figlio Giovanni Raimondo, banchiere della corte di Monaco, ottenne fortune in campo finanziario anche grazie ai legami che ebbe con l'ambiente papale, divenendo il dominus delle forniture pubbliche papaline una volta che i francesi lasciarono Roma.

Ottocento

La collezione di Giovanni Raimondo Torlonia (1800-1829) In campo mecenatistico Giovanni Raimondo, dopo una fase iniziale dedicata al commercio di sculture antiche, si avviò a creare per la sua famiglia una propria collezione artistica che potesse testimoniare l'ascesa sociale intrapresa.

Durante il primo decennio francese, Giovanni Raimondo fece incetta di opere delle collezioni romane. La collezione Torlonia divenne dunque una delle più grandi e importanti della città, assorbendo lotti da gran parte delle principali collezioni nobiliari cittadine. Inizialmente questa trovò custodia all'interno del palazzo familiare di piazza Venezia, comperato nel 1807 da Giovanni, che ne finanziò il restauro e l'arricchimento degli arredi interni, che durarono fino agli anni '30 del XIX secolo, quindi dopo la sua morte.

Il consulente per la costituenda quadreria fu Giuseppe Valadier che, vista l'impossibilità del suo signore di poter competere con le famose collezioni romane già collaudate, suggerì di reperire opere non solo a Roma, ma anche in altre città nazionali ed europee. I primi acquisti avvennero nelle aste tenute a Roma nel 1804 (cosiddetta vendita Bristol) e nel 1806 (cosiddetta vendita Bonelli), dove il banchiere riuscì ad accaparrarsi quadri che però erano considerati "minori" in quanto a importanza, poiché non erano di scuola italiana, bensì di scuola fiamminga, incentrati per lo più su ritratti o paesaggi del XVII secolo, oppure copie di altri quadri già famosi.

Nel frattempo Valadier fu incaricato anche di ristrutturare il palazzo nella Vigna Colonna a via Nomentana, acquistata già nel 1797, dove tra il 1802 e il 1806 ampliò il Casino Nobile, mentre Domenico Del Frate eseguì alcuni dipinti e Antonio Canova dei bassorilievi in gesso.

Negli anni successivi il reperimento di opere fu attuato mediante l'acquisto massiccio di quadri direttamente dalle nobili famiglie romane, che per motivi di carenza di liquidità si trovavano a dover alienare parte delle loro ricchezze.

Da Odoardo Valenti Gonzaga, V marchese di Montilio, il banchiere Torlonia acquistò tra il 1808 e il 1809 un grosso gruppo di opere provenienti dalla collezione del prozio cardinale Silvio Valenti Gonzaga, composto da 44 opere, tra cui alcuni dei principali pezzi della raccolta. Tra questi vi furono il dipinto di Giuliano Bugiardini con Leone X e i due cardinali Giulio de' Medici e Innocenzo Cybo, lAutoritratto di Orazio Borgianni,Al tempo indicato come scuola di Ludovico Carracci. la copia del Compianto su Cristo morto di Ribera, i due ritratti di Johannes Cornelisz Verspronck, uno di dama e l'altro di uomo, quello di Louis Cousin col Ritratto del marchese Giacomo Antonio Barthos, vicerè di Milano, quello di Bartolomeo Manfredi del Bacco e bevitore, la Maddalena copia dal Correggio, il tabernacolo con la Pietà del Carracci, il Ritratto del cardinal Ricci di Scipione Pulzone, il Ritratto di Baldassarre Castiglione (copia da Raffaello con varianti) attribuito a Giulio Romano la Crocifissione di Simon Marmion, e altri.

Dalla famiglia Guerrieri, eredi della collezione di Cassiano dal Pozzo, avvenne l'acquisto da parte del Torlonia di un altro blocco di dipinti, tra cui il Ritratto di Cassiano dal Pozzo senior di Bernardino Lanino e la Buona ventura e lAllegoria della pittura di Simon Vouet.

Altre opere pervennero invece dalle case Colonna, Altieri, Albani, Santacroce, Falonieri e altre. Nel 1814 venne redatto da Gaspare Landi il primo inventario della collezione, che era formalmente intestata a Giuseppe Torlonia, fratello e prestanome di Giovanni, principalmente disposta (sia quadreria sia marmi antichi) nel palazzo di piazza Venezia. Nel 1817-1821 viene invece redatto un secondo inventario da Giuseppe Antonio Guattani che fotografa la collezione sempre all'interno di palazzo Torlonia a piazza Venezia e che aggiunge rispetto al primo alcune opere che testimoniano la crescita qualitativa della raccolta, ossia vedute del Canaletto, opere del Guercino e una considerevole serie di paesaggi e di ritratti di Hans Holbein il Giovane, Bartolomeo Veneto e Giovanni Bernardo Carbone. Al primo piano del palazzo risultava collocato inoltre il gruppo dell'''Ercole e Lica di Antonio Canova, il cui progetto fu acquistato già nel 1800 per 18.000 scudi, ma fu completato solo nel 1815.

Se la quadreria fu da sempre sottovalutata per quel che concerne il prestigio delle opere, la raccolta che assurse già dal principio a nucleo fondamentale della collezione fu rappresentato invece da quella di marmi antichi.

Il primo insieme di opere antiche nella collezione risale al 1800, quando tramite asta pubblica entrò nel patrimonio Torlonia la collezione dello scultore Bartolomeo Cavaceppi, il più illustre restauratore di marmi antichi del Settecento,Nella sua collezione vi erano opere provenienti dalle collezioni Cesarini, Caetani, Pio di Carpi ecc. a cui si affiancheranno successivamente una serie di acquisizioni delle maggiori collezioni patrizie romane (Cesarini, Albani e Giustiniani) e diversi rinvenimenti dagli scavi archeologici condotti nelle terre di proprietà della famiglia (Tenuta Roma Vecchia, Porto, Cures e altre).

Nel primo decennio una parte dei bronzi della collezione Albani provenienti in gran parte da Tivoli, che furono del cardinale Alessandro, vennero comperati da Giovanni Raimondo direttamente dal pronipote erede Carlo Francesco Albani. L'acquisto più importante fu tuttavia il nucleo centrale delle sculture d'antichità della collezione Giustiniani.Quivi è conservata una statua virile, creduta un Meleagro, con la testa copia di un atleta vincitore, citata nei Comptes rendus bibliographiques, Revue archéologique 2005/1 (nº 39), p. 428, come già ospitata a palazzo Giustiniani. Nel 1819 avvenne la cessione a titolo di garanzia di un debito che la famiglia Giustiniani aveva nei confronti dei Torlonia, pari a circa 33.600 scudi. Furono circa 267 le opere antiche trasferite a Giovanni Torlonia, che però per vicissitudini burocratiche saranno consegnate ad Alessandro Torlonia solo intorno al 1856.

Per nobilitare la famiglia Torlonia, Giovanni cominciò a comprare, mentre acquisiva opere d'arte, palazzi e terre (per estensione dei possedimenti fondiari la famiglia era seconda in quel momento solo alla casa Borghese), anche alcuni dei relativi titoli nobiliari: nel 1803 il ducato di Bracciano e la contea di Pisciarelli dagli Odescalchi,Possedimenti poi riacquistati da Livio V Odescalchi nel 1848. nel 1809 il marchesato di Roma Vecchia dai Massimo e Turrita, nel 1820 i ducati di Poli e Guadagnolo dai Conti, nel 1822 Capo di Monte, Morata e Bisenzio dal principe Stanislao Poniatowski. Intanto papa Pio VII lo nominò nel 1809 Nobile Romano e Nobile di Viterbo e nel 1814 primo principe di Civitella Cesi (titolo di Princeps Romanus appositamente creato), acquistato dai Pallavicini.

Nel 1829 Giovanni Raimondo morì e la proprietà dei suoi beni si trasferì al figlio Alessandro Raffaele.

La collezione sotto Alessandro Raffaele Torlonia (1829-1886) In prima istanza Alessandro seguì i lavori progettati dall'architetto Giovanni Battista Caretti e finanziati in precedenza dal padre Giovanni Raimondo Torlonia per il palazzo di piazza Venezia, dov'era disposta gran parte della collezione (sia quadreria sia antichità) e dove trasferì la propria residenza, lasciando quella del palazzo in via della Conciliazione.. L'apparato decorativo interno vide interventi ad affreschi eseguiti da Francesco Podesti, mentre altri apparati scultorei furono del Canova, Thorvaldsen, Tenerani, Cognetti e Diofebi.Nel 1832 Alessandro seguì anche gli interventi del Casino Nobile di villa Nomentana, dove fece aggiungere un pronao con loggia all'ingresso e inoltre affidò ancora a Francesco Podesti la decorazione ad affresco della sala di Bacco, dove dipinse il Mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti..

Alessandro, non particolarmente attento alle dinamiche collezionistiche, contravvenendo alle disposizioni testamentarie del padre e dietro suggerimento di Jean Baptiste Wicar, tra il 1832 e il 1837 vendette più di 1.300 dipinti ritenuti di scarso valore. Nel 1834 vennero invece rinvenute altre opere antiche durante le operazioni di scavo nei feudi di proprietà della famiglia, come quelli a Roma Vecchia, negli Orti Cesarini, a Vulci, Musignano, Cecchignola, Torricola e Porto.

Con l'aggiunta di alcune opere marginali, la quadreria Torlonia del palazzo romano di piazza Venezia arrivò a contare 352 quadri nel 1855. Un anno dopo furono invece consegnate le 267 opere antiche già Giustiniani acquistate da Giovanni Raimondo nel 1819. Gran parte dei pezzi confluirono quindi nelle raccolte della famiglia e vennero collocate in svariate residenze romane, inclusi alcuni dei più rilevanti del catalogo delle antichità romane, come lHestia Giustiniani, lApollo con la pelle di Marsia, il busto del Satiro ebbro, quello di Eutidemo di Battriana, lErcole con la pelle del leone e altre ancora (conservate principalmente nel palazzo Torlonia alla Lungara, preso in affitto in quegli anni dalla famiglia Corsini prima di comperarlo nel 1864).