Travo (Träv in dialetto piacentino.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna, situato in val Trebbia.
Sorge sulla riva sinistra del fiume Trebbia ed è collegato alla riva destra da tre ponti: il ponte di Travo che collega il centro abitato con le frazioni di Quadrelli e Due Bandiere, il ponte di Statto che collega la località "I Marchesi" con Rivergaro e il ponte di Perino che collega la frazione di Donceto con Perino, frazione del comune di Coli.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Travo si trova quasi interamente in val Trebbia, nel passaggio tra la bassa valle, a nord, e la media valle. Il capoluogo si trova a un'altitudine di , mentre l'altitudine massima del territorio comunale è di Una porzione del territorio comunale, a sud, ricade nella val Perino, percorsa dall'omonimo affluente del fiume Trebbia che funge da confine meridionale del comune di Travo con il comune di Coli. Un'altra porzione del territorio travese, ad ovest, ricade invece all'interno della val Luretta con il ramo di Monteventano del torrente Luretta che segna, per un breve tratto, il confine con il comune di Piozzano..
All'estremità sud-ovest del territorio comunale, sul confine con il comune di Bobbio, si trova il monte noto come Pietra Parcellara. Ofiolite di serpentino nero, pur se non particolarmente alto, domina le colline circostanti, formate in prevalenza da argille scagliose, da cui emerge in maniera definita a causa del fenomeno dell'erosione differenziale.
Nelle vicinanze della Pietra Parcellara è posto un altro monte ofiolitico, la Pietra Perduca, alta 659 m s.l.m. e raggiungibile dalla frazione di Bobbiano. Il luogo, un tempo dedito al culto celtico-ligure del dio Pan, fu successivamente una cella monastica, mentre in epoca medievale vide la costruzione dell'oratorio di Sant'Anna, nel X secolo e, in seguito, di un castello, poi distrutto nel 1170.. Nei pressi della cima sono presenti delle vasche di raccolta della acque piovane, abitate da due diverse specie di tritoni..
Pietra Perduca e Pietra Parcellara rientrano nel sito SIC-ZSC della Pietra Parcellara e Pietra Perduca.
Clima
Il clima di Travo, così come delle parti della provincia di Piacenza pianeggiante e collinare, è di tipo temperato subcontinentale, con inverni freddi ed estati calde. Rispetto alla pianura Padana le escursioni termiche annuali e giornaliere sono minori e il clima è più mite e temperato. Essendo posto al di sopra della sommità media delle inversioni termiche della val Padana, a Travo non si verificano, solitamente, fenomeni come afa o nebbia.
Di seguito si riporta la tabella con le temperature massime e minime mensili riscontrate nella stazione meteorologica di Travo Statto.
Origini del nome Secondo una leggenda il toponimo Travo deriverebbe dal nome del suo fondatore, un condottiero di stirpe gallica di nome Triverio vissuto all'epoca del re cretese Minosse che avrebbe fondato il primo nucleo di centro abitato travese. Un'altra teoria vedrebbe il nome Travo derivare dalla radice celtica trev significante villa. Più probabilmente, il nome deriva dal latino Tres Vici indicante la presenza di tre distinti villaggi nella zona: Santo Stefano, diventato, poi, Caverzago, San Michele, diventato, poi, Bobbiano, e Sant'Antonino, diventato, poi, il capoluogo.. Un'ultima ipotesi vede derivare il toponimo dalla parola latina trabs significante trave come riferimento all'uso di tronchi e travi per guadare il fiume Trebbia.
Storia La zona di Travo fu abitata fin dal Paleolitico; lo sviluppo di insediamenti continuò in maniera più consistente durante il Neolitico, come testimoniato dagli scavi, iniziati nel 1995, situati in località Sant'Andrea presso la quale sono stati rinvenuti i resti di un abitato riferibile alla cultura di Chassey-Lagozza; i rinvenimenti, parzialmente restaurati e ricostruiti sono visitabili nel parco Archeologico Villaggio Neolitico di S. Andrea, realizzato grazie ai finanziamenti congiunti del comune, della regione, della Comunità Europea, della Fondazione di Piacenza e Vigevano, con la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna; la maggior parte dei reperti rinvenuti sono conservati nel locale museo archeologico.
In seguito il territorio vide la presenza di popolazioni Liguri e celtiche, le quali si stanziarono nella zona intorno al 400 a.C.; a quest'epoca risale il culto della dea Minerva Memore e Medica, a cui fanno riferimento diversi cippi votivi ritrovati nel territorio che testimoniano la presenza di un tempio, la cui localizzazione non è certa, ma che potrebbe essere sorto presso Caverzago dove sono stati ritrovati alcuni resti nell'edificio che ospita la canonica della locale chiesa parrocchiale.
Successivamente la zona venne colonizzata dai romani assumendo il nome latino di Trivia. Nelle vicinanze di Travo, intorno al 303 d.C., secondo la tradizione, si consumò il martirio di Sant'Antonino, centurione romano di nobile famiglia originaria dell'Egitto che, trasferitosi nella zona di Piacenza, era entrato in contatto con le locali comunità cristiane, prima di venire decapitato durante la persecuzione dei cristiani dell'imperatore Diocleziano. Il culto di Antonino fu, in seguito, introdotto nel territorio travese verso la fine del IV secolo d.C. da parte di Savino, secondo vescovo di Piacenza, con l'obiettivo di estirpare completamente i culti pagani, ancora molto diffusi. Antonino divenne, poi, santo patrono del paese, nonché del capoluogo provinciale e dell'intera di diocesi di Piacenza-Bobbio.
Durante il basso Medioevo la famiglia Malaspina, originaria della Lunigiana, ottenne l'investitura su Travo e il diritto a costruirvi un castello, che prese il nome di Castrum Trabani. Nel 1255 il fortilizio venne raso al suolo da parte delle truppe guelfe agli ordini di Oberto Pallavicino. Nel 1302 il feudo travese venne concesso alla famiglia Anguissola da parte dell'imperatore Alberto I. Nel 1337 la concessione feudale venne rinnovata a favore di Bernardino Anguissola da parte del signore di Milano Azzone Visconti.
Nel 1805, nell'ambito delle riforme amministrative napoleoniche, venne costituito il comune di Travo. Il 17 luglio del 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria della Trebbia che devastò case e campagne della valle, soprattutto nel territorio del mandamento bobbiese di Ottone e nella zona al confine tra le provincie di Genova e Pavia, con gravi danni nell'abitato di Gorreto, la distruzione di cinque ponti lungo la statale 45 e l'interruzione delle comunicazioni stradali fra Ottone e Torriglia e della linea telegrafica fra Bobbio e Genova. Le campagne subirono danni ingenti con la distruzione dei raccolti, in special modo il frumento; grazie al pronto preavviso telegrafico partito da Bobbio prima dell'imminente piena furono evitati danni peggiori con la messa in salvo di materiali, bestiame e persone.
Nel 1927 la frazione di Mezzano Scotti venne scorporata dal comune di Travo e aggregata al confinante comune di Bobbio. Il 19 settembre 1953 si verificò un'ulteriore alluvione che causò a Travo, così come in tutta la val Trebbia dal genovesato al piacentino, distruzioni imponenti e ingenti danniDagli articoli del settimanale bobbiese La Trebbia raccolti in .
Nella notte fra il 14 e il 15 settembre 2015, Travo, così come buona parte della val Trebbia e della provincia di Piacenza, fu colpita dall'alluvione del fiume Trebbia, dovuta al maltempo, che causò ingenti danni tra i quali la distruzione del centro sportivo del paese.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 10 dicembre 1965.
È raffigurato sant'Antonino, patrono di Piacenza, in veste di soldato romano della Legione Tebana; l'erma di Minerva ricorda il sacrificio del martire. I denti rosso e argento (definiti nella blasonatura "promontori") derivano dallo stemma degli Anguissola (troncato cuneato d'argento e di rosso). Il gonfalone è un drappo partito di rosso e di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Le parrocchie dipendono dal vicariato Bassa e Media Val Trebbia e Val Luretta della diocesi di Piacenza-Bobbio. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonino Martire, situata nel capoluogo. L'edificio fu costruito nell'XI secolo su una costruzione preesistente risalente al IX secolo e nel Trecento fu una delle pievi più importanti della vallata. La facciata è in pietra a vista e presenta una commistione tra gli originali elementi romanici e aggiunte tardo cinquecentesche in stile neoclassico. L'edificio presenta una pianta basilicale a tre navate e conserva al suo interno l'altare maggiore e l'ambone realizzati in marmo moka crème dallo scultore Paolo Perotti nel 1982.. Chiesa della Beata Vergine Addolorata, situata nella località di Santa Maria. Un edificio religioso nel luogo, originariamente consacrato a Sant'Andrea, è documentato a partire dal VI secolo. Inizialmente alle dipendenze dell'abbazia di San Colombano di Bobbio, Tra il 1000 e il 1100 secolo passò alle dipendenze del monastero di San Paolo di Mezzano Scotti. Caduto successivamente in rovina, l'edificio venne ricostruito, mantenendo invariato unicamente l'abside, e consacrato alla Vergine Maria. La chiesa presenta una facciata a capanna in pietra a vista sormontata da un frontone triangolare e con un unico portale di accesso all'interno. La base della torre campanaria risale al XII secolo, mentre i rustici adiacenti fanno parte del convento dei Serviti, risalente al XVI secolo.. Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, situata nella frazione di Bobbiano. Sorta probabilmente in epoca medioevale come cappella privata a servizio del castello di Bobbiano, edificio già documentato nel 1037, la chiesa venne ricostruita tra il 1552 e il 1553 e poi riedificata ampliandola nel 1769. La chiesa è accessibile tramite una scalinata a doppia rampa e presenta una facciata tripartita con un doppio ordine di lesene agli angoli. L'interno è a navata unica decorata da lesene doriche con una trabeazione in aggetto. Chiesa di San Bartolomeo, nella frazione di Castellaro, alle dipendenze della parrocchia di Fellino. Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, situato nella frazione di Castellaro e posto alle dipendenze della parrocchia di Fellino. La chiesa, sorta nel XV secolo, fu ampliata tra il 1850 e l'inizio del XX secolo e sorge dove un tempo si trovava il fortilizio di Fellino.. L'edificio è realizzato interamente in pietra a vista e la facciata è preceduta da un pronao che si apre in un arco a tutto sesto. L'unico portale è sormontato da una lunetta al cui interno è presente un bassorilievo rappresentante la Madonna e il Bambino. Chiesa parrocchiale di Santo Stefano Protomartire, posta nella frazione di Caverzago. Sorta in epoca medioevale insieme alla rocca di Caverzago, venne citata per la prima volta nel 1346; la chiesa venne poi ampliata tra il XVII e il XVIII secolo, subendo, infine, dei restauri nel 1925. L'edificio è in pietra a vista a navata singola sulla quale si aprono sui lati due cappelle votive. Oratorio della Beata Vergine, situata nella frazione di Cernusca, alle dipendenze della parrocchia di Viserano. Venne realizzato negli anni '60 del novecento dietro impulso di don Grossetti. La facciata è di forma rettangolare con un portico centrale formato dalla falda del tetto al centro del quale si trova il portale di accesso. La struttura è a aula a pianta rettangolare. Chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita, posta nella frazione di Denavolo. Venne costruita nel 1656 e elevata a parrocchia nel 1767. Il timpano è decorato con un motivo realizzato in stucco, a rosone fiorito. Dispone di un unico portale, sormontato dalla dedica ai santi Faustino e Giovita.